Vittoria, o sconfitta

Sembrerebbe talvolta che il successo e l’insuccesso dipendano da piccoli particolari. Una intera spedizione olimpica dal reagire di un singolo neurone a un suono, il lavoro di anni ingarbugliato dall’imponderabile agitarsi di un alito di vento, dalla posizione di una zolla di terra. Se solo sapessimo separare il risultato finale, la sfolgorante vittoria o l’oscura sconfitta, dalla volontà, dalla tenacia, dal carattere, dalla perseveranza e dalle altre mille e mille cose che hanno contribuito e che si sono fermate un attimo prima, sospese all’intrecciarsi di eventi imprevedibili, forse gioiremmo di meno di gloria riflessa o non scuoteremmo il capo in cupa rassegnazione. Saremmo più consapevoli di cosa sia importante; in ultima analisi, di cosa significhi vivere.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 3 agosto 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Noto con po’ di delusione che i nostri dirigenti sportivi (il presidente del CONI in primis) non sembrano condividere le considerazioni di Berlicche: premi (180 mila euro all’oro, 90 mila all’argento e 60 mila al bronzo) a chi vince, nulla agli altri. Sarebbe bello avessero il coraggio di proporre in futuro una scansione inversa: 180 mila al bronzo, 90 mila all’argento e 60 mila all’oro.

  2. Essendo uno sportivo una cosa che mi ha sempre colpito è il medagliere olimpico che dovrebbe rappresentare in qualche modo il livello di una nazione. Gia limitarlo alle sole medaglie ne altera la sostanza. Quando poi vedo che una nazione che vince una sola medaglia, ma d’oro, è davanti a nazioni che ne vincono 20, ma di argento o bronzo, mi rendo conto di come il marketing della competitività abbia totalmente eclissato la sportività e la giustizia. Ho scoperto invece che , molto più correttamente, nel mondo anglosassone (USA e UK) la classifica viene fatta sul numero di medaglie indipendentemente dal metallo, che entra in gioco solo in caso di parità . Anche da questi piccoli particolari si percepisce la caratteristica tutta italiana di correre sempre in aiuto dei vincitori.
    Nella conferenza stampa una ingenua giornalista ha chiesto a Filippo Tortu se era preoccupato che dopo questa ondata di popolarità l’atletica tornasse nel dimenticatoio e cosa potevano fare gli atleti per evitarlo. Tortu è stato assolutamente perfetto nella risposta tanto è vero che è stato applaudito da tutti i compagni : “Veramente non dipende da noi, ma da voi giornalisti che continuate a mettere in prima pagina solo notizie di un certo sport anche quando sono secondarie, ignorando l’esistenza degli altri sport. Noi possiamo solo continuare a provare a vincere.”
    Ed infatti all estero anglosassone l’atletica è la regina mentre qui in Italia i campionati italiani (che si fanno una volta l’anno…non tutti i giorni ) vengono trasmessi in sintesi su rai sport un paio di ore di sera se capita e non c’è nulla di meglio.
    Quando vedo su Rai Sport le repliche di partite di calcio dell Italia di secoli indietro mi chiedo sempre : ma oggi non c’erano campionati di nessun altro sport ?

  3. Lombardo, condivido le tue riflessioni, ma penso il problema è a livello generale di cultura dello sport, che non è tipica del nostro paese, malgrado i molti appassionati. La cultrua dello sport si fogia nei gli anni più ‘teneri’: nelle nostre scuole lo sport è una materia secondaria, a voler essere benevoli, e la musica sta pure messa peggio. Alla base della vera cultura dello sport c’è qualcosa di molto più importante dello sport stesso: ci sono i valori su cui si ‘edificano’ sia le vite delle singole persone che dell’intera comunità: il valore della vita, innanzitutto, il rispetto per se stessi e per gli altri, per il corpo e per i sentimenti propri e altrui, la lealtà, la solidarietà, la responsabilità, il valore della fatica e dell’impegno, dell’umltà e della costanza, della pazienza, della temperanza… Se impari tutto questo non avrai bisogno dell’oro per essere un campione nella vita, è di questi campioni che una nazione ha bisogno.

  4. “Non lo splendore del successo, bensì la purezza degli intenti e la tenace fedeltà al proprio dovere deciderà un giorno sul valore di una vita umana… Noi non sappiamo ciò che dobbiamo attribuire a noi stessi, agli altri o a una volontà superiore. Sarà bene, quindi, per prima cosa non farsi troppe illusioni”

    (feldmaresciallo Helmuth von Moltke)

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