Quali regole?

Dicevo, l’altro giorno, che tifare per la propria squadra si può dire innato nell’essere umano.
E non solo nell’essere umano. Non c’è animale che non attacchi a vista l’intruso nel proprio territorio. Le guerre non sono prerogativa solo degli uomini, ma di ogni tipo di società organizzata. Chiedetelo alle formiche.

La storia e la biologia insegnano che cessare di sostenere la propria squadra si risolve di solito in un disastro. Ciò che non è sostenuto crolla, di solito trascinando con sé quanto lo circonda. Almeno, questo sembra valere per le organizzazioni umane, siano stati, partiti, squadre di calcio.

L’appello ad amare il proprio prossimo, in questo tipo di civiltà, si sposa con l’impegno di odiare il proprio nemico. E’ ragionevole: se c’è un nemico, meglio distruggerlo appena si riesce.

C’è una scena nel film “Butch Cassidy & Sundance Kid” in cui il primo, impersonato da Paul Newman, affronta in un duello con i coltelli Harvey, un energumeno il doppio di lui.

Butch Cassidy: [Si dirige verso Harvey, che si tiene pronto a combattere. Qualcuno gli offre un coltello] No, no, non ancora. Non finché io e Harvey non mettiamo in chiaro le regole.
Harvey Logan: Regole? In un combattimento con i coltelli? Non ci sono regole.
[Butch dà un calcio nei testicoli ad Harvey, che cade in ginocchio]

C’è una ragione per non odiare il proprio nemico? Per non menarlo, sputargli in faccia, pensare una legge per azzopparlo? Regole, quali regole?

Nella storia, c’è stato un uomo che per primo ha detto qualcosa di radicalmente diverso:

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Matteo 5, 43

Dopo di lui, altri ci hanno provato, ma il guaio è che non hanno saputo dare una ragione diversa da quella che Cristo ha dettagliato qui sopra.

Perché fare il tifo per il proprio prossimo è congenito. Chi predica una generica fratellanza, ma senza un padre, di solito finisce per stilare elenchi di quelli che sono fratellastri, semplici conoscenti ed estranei. Trovare qualcosa che unisca davvero tutti è impossibile a degli esseri umani; deve per forza provenire dall’alto; deve per forza presupporre Qualcuno che garantisca, che certifichi, che dia un senso a qualcosa di così assurdo come volere bene a chi ci vuole male.

Perché fair play e la fratellanza del volemose bene durano finché non inizi a perdere. Poi, il tuo prossimo tiene fermo quel bastardo del tuo avversario mentre tu lo meni.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 luglio 2021 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Una “fratellanza” senza un fondamento trascendente e quindi superiore alla realtà quotidiana non si regge, perché sarebbe una delle tante varianti della realtà immanente, e quindi allo stesso livello di altri interessi leciti o illeciti: preferenze personali, denaro, piacere, interessi vari (sociali, statali, etc.). Solo una fratellanza fondata su una realtà superiore al nostro mondo può sopravanzare in importanza le varie dinamiche e i vari interessi presenti nella nostra realtà.

  2. Si può combattere, e anche uccidere, senza odiare. Dobbiamo amare i nemici, ma i nemici restano tali, non diventano fratelli con una dichiarazione dell’ONU e neppure con una enciclica.

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