Tifo

E’ da ieri sera che sto cercando di capire perché tifo Italia.
Oh, c’ero anch’io davanti al televisore. E certo, anch’io ho esultato al quinto rigore. Ma mentre impazzavano i festeggiamenti e persino le campane del vicino campanile suonavano a festa, mi domandavo: perché?

Non è che conosca qualcuno di quei signori in azzurro. Non mi arriverà un bonus speciale in banca. Nessuno dei miei problemi troverà una soluzione grazie alla loro vittoria. Eppure ne sono felice, e con me tanti.

Ecco un primo punto. Abbiamo vinto pure l’europeo di softball femminile, ma per quello non ci sono stati cortei di clacson strombazzanti. Forse non è solo importante vincere, ma la gioia sembra anche essere direttamente proporzionale a quanta altra gente esulta. La felicità è tanto maggiore quanto è condivisa con chi ci sta accanto. Perché avessero esultato gli inglesi non sarebbe stata la stessa cosa.,

Si direbbe che fare il tifo per chi ti sta vicino, con chi ti sta vicino, rientri in ciò che possiamo chiamare umano. Tenere per la propria tribù, per il proprio popolo, per il proprio paese: se la mia comunità vince, si dimostra migliore delle altre, di riflesso anch’io sono esaltato con i vincitori. Ci sentiamo migliori. Quasi certamente non lo siamo, ma è così che funzioniamo noi uomini.

Diceva Aristotele che sono solamente le bestie e i superuomini che vivono da soli, che non hanno bisogno d’altri. Non conosco superuomini. Tifare per qualcuno lontano da noi, per l’estraneo, è innaturale: può farlo solo chi crede in cose innaturali, in ideologie che hanno prosciugato l’umano che è in lui.

E non potevo fare a meno di chiedermi: è forse questo che vuol dire amare il proprio prossimo? Desiderare che chi ci sta accanto sia felice. Che le cose gli vadano bene; che so, che vinca pure un Europeo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 luglio 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. «Tifare per qualcuno lontano da noi, per l’estraneo, è innaturale: può farlo solo chi crede in cose innaturali, in ideologie che hanno prosciugato l’umano che è in lui. E non potevo fare a meno di chiedermi: è forse questo che vuol dire amare il proprio prossimo? Desiderare che chi ci sta accanto sia felice. Che le cose gli vadano bene; che so, che vinca pure un Europeo».

    A uno che invitava ad amare il prossimo chiesero una volta: «E chi è il mio prossimo?». La risposta, se non ricordo male, non fu esattamente «un membro della propria tribù, del proprio popolo, del proprio paese»…

  2. Infatti è esattamente questa la forza del cristianesimo: fare in maniera che anche una persona apparentemente lontana sia della tua tribù, del tuo popolo, del tuo paese; tuo fratello.
    Grazie per avere anticipato la seconda parte della riflessione…

  3. Sei stato meno “Berlicche” del solito stavolta, infatti ho dovuto compensare io con qualche critica!! Comunque grazie della riflessione, condivido in pieno!!!

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