It’s not a bug, it’s a feature

Sai quelli che non ci voglion bene
È perché non si ricordano
Di esser stati ragazzi giovani
E di avere avuto già la nostra età

Gianni Pettenari , “Bandiera gialla

Da che tempo è tempo, noi anziani ci siamo lamentati dei giovani.
Devo precisare che anziani e giovani, qui, sono termini relativi. Ho sentito personalmente dei diciottenni scuotere il capo davanti al comportamento dei quattordicenni: “Ai nostri tempi, noi non eravamo così”.
Neanche loro erano come noi. E noi non eravamo come i nostri padri, che a loro volta facevano alzare gli occhi al cielo ai nostri nonni. Apparentemente ogni generazione è peggiore della precedente; lavora meno, capisce meno, ha meno voglia di fare le cose. O tempora, o mores.

Si lamentavano i nonni, si lamentavano gli avi nell’ottocento, gli antenati nel medioevo, antichi romani, greci, cinesi del tempo che fu. Se questo costante peggioramento fosse vero deve essere esistita, qualche migliaio di anni fa, un’età dell’oro dove la terra era popolata esclusivamente da saggi e operosi superuomini.

Permettetemi qualche dubbio. Quando una lamentela passa di generazione in generazione praticamente immutata mi viene da pensare che non sia un errore del sistema, ma una sua caratteristica. “It’s not a bug, it’s a feature“, come si dice tra ingegneri.

Può darsi che ci dimentichiamo come eravamo noi davvero. Forse spinti dal doverci dare un contegno, o proprio perché certe cose è meglio scordarle tanto sono imbarazzanti. Quando devo rimproverare i miei figli di qualcosa tante volte mi viene da ridere, perché all’epoca ero ben peggio. Poi però il ruolo ha la meglio, perché adesso sappiamo che i nostri vecchi non avevano poi torto, i loro rimproveri erano corretti, e quindi li facciamo nostri. La maturità si paga cara, e a prezzi d’inflazione.
Così, in attesa che i figli compiano i nostri errori e ne inventino di nuovi noi, benevoli ipocriti ci lamentiamo di loro, quando fanno ciò che facemmo noi; o che avremmo fatto, avessimo potuto.

Ieri sera sono stato a cena con una dozzina di persone. Oltre la metà erano miei coetanei, e poi c’erano dei diciottenni e dei venticinquenni. Bella gioventù. No, il mondo non finirà con la prossima generazione; o, almeno, c’è speranza. Il mondo funziona così, sempre sull’orlo del disastro e sempre si risolleva; it’s a feature.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 luglio 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. “…e sempre si risolleva.”

    il paparino induttivista.

  2. Massimo Paradiso

    Mi chiedevo se lei, così razionale, non potesse approfondire (o sollecitare qualche storico a farlo) sullo ‘scandalo’ degli orfanotrofi canadesi. Su internet c’è ben poco, salvo qualche notizia di anni addietro su torture talmente feroci da far impallidire tutti i sadici del mondo riuniti. Quanto ai morti ritrovati mi chiedo: 1) a fronte di 150.000 bambini ‘internati’ (!) in 150 anni (così si dice) e 715 + 2000, + forse 2500 morti: forse che i bambini non morivano? 2) Qual era il tasso di motalità infantile a quel tempo?; 3) da sempre le grandi comunità e i conventi (ma anche le piccole parrocchie, com’era regola fino a qualche anno adietro in Inghilterra) avevano un loro cimitero, dove seppellire i ‘loro’ morti. Perché avrebbero dovuto servirsi di altri cimiteri? 4) Fosse comuni: cos’altro si fa ancor oggi, che abbiamo altri mezzi, quando c’è un’epidemia?
    Ecco alcune dlle domande che mi incuriososcono e mi do una sola risposta: è gfente che bussa a quattrini…
    Massimo Paradiso

  3. Bruciano quattro chiese in Canada e qualcuno pensa -e lo lascia intendere- che ‘se lo sono meritato’.
    Ma è così? È davvero ‘tempistica’ questa reazione, oppure c’è dell’altro, qualcosa -more solito- vien esasperato, qualcos’altro viene occultato, qualcos’altro ancora viene mischiato con un interessato pregiudizio, specie in questo momento in cui per debolezza e per strategia dell’immagine, la Chiesa cattolica va colpita, da ogni parte, il più duramente possibile?
    Vediamo: ma senza però trascurare mai che, per capire qualcosa di qualsiasi fenomeno, specie di quelli che affondano le loro radici nella storia, è sempre necessario il tempo indispensabile allo studio di atti, testimonianze, fatti.
    Tempo che consenta di staccare la notizia dal fuoco -interessato, spesso per fini diversi dall’amore per la verità- della cronaca.
    Ed è proprio questa la prima domanda che un osservatore attento, informato sui fatti, dovrebbe porsi: perché viene dato fuoco alle chiese (e solo a quelle cattoliche) solo nel 2021?
    Perché bruciano queste chiese proprio ora, se la Truth and Reconciliation Commission of Canada, fondata nel 2008 dopo le scuse del Governo Canadese, che includeva tutti i soggetti interessati (presieduta da un Giudice in pensione della Corte Suprema Canadese, e composta dal National Consortium, dal Merchant Law Group, consiglio indipendente di avvocati, dall’Assemblea della Prime Nazioni Indiane -rappresentanti della tribù aborigena degli Inuit-, dal Sinodo generale della Chiesa anglicana del Canada, dalla Chiesa presbiteriana in Canada, dalla Chiesa unita del Canada e dalla Chiesa cattolica), aveva già nel 2015 rilasciato il proprio rapporto su quanto accaduto nelle Indian Residential Schools dal 1896 al 1996?
    Perché bruciano queste chiese proprio ora, se già entro il 2012, ben 1,62 miliardi di dollari erano stati già pagati a 78.750 persone, il 98% degli 80.000 ex studenti indiani ancore nelle scuole nel 1996”? se già entro il 2012 l’Independent Assessment Process (IAP), un fondo di liquidazione per denunce di abusi sessuali, abusi fisici gravi e altri atti illeciti” aveva pagato oltre 1,7 miliardi di dollari alle vittime di tali abusi?
    Perché bruciano solo oggi queste chiese, se sin dal 1998, il governo federale aveva istituito la Aboriginal Healing Foundation, “società privata senza scopo di lucro gestita dagli aborigeni, nazionale, con sede a Ottawa”, con una sovvenzione di 350 milioni di dollari e un mandato di undici anni dal marzo 1998 al marzo 2009, per “incoraggiare e sostenere, attraverso la ricerca e contributi finanziari, iniziative di guarigione dirette dagli aborigeni basate sulla comunità che affrontano l’eredità di abusi fisici e sessuali subiti nel sistema scolastico residenziale indiano del Canada, compresi gli impatti intergenerazionali” e se questo ente, nel 2007, ha ricevuto altri 125 milioni di dollari fino al 2014? Se l’IRSSA ha anche sostenuto il programma Resolution Health Support Worker e stanziato 20 milioni di dollari per il Fondo di commemorazione per progetti commemorativi nazionali e comunitari, gestito dalla TRC e dagli Aboriginal Affairs e dal Northern Development Canada?
    Insomma: perché -dopo tutto questo e tanto altro, soprattutto da parte delle chiese coinvolte, inclusa quella di Roma- oggi qualcuno pare interessato a far regredire la ‘riconciliazione’ iniziata e voluta da tutte le parti, a cancellarla, applicando il taglione del fuoco solo sulle Chiese cattoliche?
    Bisognerà tornarci sopra…

    In questi giorni, dopo che era stata vandalizzata una statua di san Giovanni Paolo II fuori dalla chiesa del Santo Rosario a Edmonton, in Alberta, sono state date alle fiamme la Chiesa del Sacro Cuore -nel mese dedicato al Sacro Cuore…- e quella di San Gregorio, situate a 40 chilometri di distanza l’una dall’altra.
    Proprio i rappresentanti delle comunità indigene, a stragrande maggioranza cattoliche, si sono detti «arrabbiati» per quanto successo.
    Il tutto subito dopo la celebrazione, sei giorni fa, della giornata nazionale degli indigeni in Canada.
    La sensazione è che, con un timing molto sofisticato, quindici giorni fa sia stata rilanciata -con la scusa della scoperta di cosiddette ‘fosse comuni’- una precisa campagna-rigurgito di odio e vendetta che, come abbiamo scritto, mal si concilia con un processo di riconciliazione fra Autorità religiose e la Nazione Indiana del Canada, che dura da oltre dieci anni, con iniziative memoriali ed economiche molto concrete e lodevoli.
    Un timing che ha fruito della solita memoria corta, dimenticando come già molte realtà di scuole cattoliche si fossero scusate sin dal 1991.
    Persino Papa Benedetto XVI -nel 2009, ben dodici anni fa- aveva espresso «il suo dolore per l’angoscia causata dalla condotta deplorevole di alcuni membri della Chiesa» in Canada.
    Quindi, quello di questi giorni è un vero e proprio rigurgito, un’eruttazione quasi programmata.
    Lo scatenamento proviene dalla notizia di queste ‘fosse comuni’ in cui sarebbero stati ammassati i bambini indigeni delle Canadian Indian residential schools.
    Ma sono davvero ‘fosse comuni’? Davvero c’è stato un getto alla rinfusa di piccoli?
    Ovviamente no.
    Scott Hamilton, un antropologo della “Lakehead University” che ha lavorato per la Truth and Reconciliation Commission of Canada, ha spiegato -ma di questo troverete poche tracce nei reports di Mentana e C.- che, infatti, questi cimiteri non erano «fosse comuni», ma sepolture umili delle quali il tempo ha cancellato ogni traccia in superficie.
    E che non sono state mai un mistero.
    A non essere nota alle famiglie era invece di solito la causa della morte dei figli, le cui spoglie il governo canadese proibiva di restituire ai genitori perché l’invio era troppo costoso. Morte che interveniva -ed è il motivo di un seppellimento così numeroso- per la tubercolosi, seguita da altre malattie infettive e da incendi.
    Fatti noti dalla stesura del rapporto di cui ho parlato e attenzionati dal Governo Trudeau, sin dal 2015, come era noto sin da quell’anno che, su 150mila bambini delle nazioni Inuit o Metis, oltre 4mila erano morti fra il 1890 e il 1996 nelle Indian Residential Schools.
    È di quell’anno The Survivor Speak, il rapporto del Truth and Reconciliation Commission of Canada, contenente molte interviste a quelli che vengono chiamati, appunto, ‘sopravvissuti’.
    Essi parlano delle condizioni all’interno delle scuole e dei metodi di una politica che il Governo canadese -quella della progressiva assimilazione culturale forzata degli indiani- che però ha riguardato, in cento anni, solo il 30% dei piccoli.
    Politica voluta fermamente e rilanciata proprio negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso Durante la lunga permanenza di quattro mandati consecutivi dal 1968 al 1984, del Primo Ministro Pierre Trudeau, liberale progressista nemico giurato di ogni indipendentismo, padre dell’attuale primo ministro di quel Paese, Justin.
    Tra gli anni ’60 e ’80, 20.000 bambini aborigeni continuarono ad essere sottratti dalle loro famiglie e inseriti in famiglie non aborigene.
    Una storia, quindi, recentissima, le cui responsabilità s’incistano principalmente nella mentalità WASP: non è un caso che simili politiche siano comuni agli USA.
    Che però ha visto -come testimonia proprio il rapporto del 2015- eccezioni e tentativi di salvare dal ‘genocidio culturale’ (peraltro non riuscito) la nazione indiana.
    Tentativi di…. preti cattolici che, seguendo la vera vocazione alla proposta, si premurarono di predicare e tradurre le Scritture nelle lingue aborigene canadesi.
    Tentativi che un lascito sembrano averlo ottenuto: la presenza di cattolici aborigeni canadesi.
    Che hanno tutto il diritto di non vedersi buttati con tutta l’erba cattiva, nel fuoco che qualcuno vorrebbe divampasse fuori tempo massimo.

    Ho voluto impiegare un po’ di tempo a leggere le testimonianze del rapporto del 2015 sulle scuole indiane canadesi.
    Un credente -ma anche no- che ami la verità non può né deve temere di affondare lo sguardo negli anfratti della storia, di esplorarne le piaghe per quanto dolorose o purulente esse siano.
    Ed urtanti nell’evidenziare incoerenze, peccati o delitti di propri fratelli nella fede.
    Ovviamente con la serena coscienza che un giudizio ed una condanna non spettano a chi legge, ma nella prospettiva delle fede a Colui che sa scrutare cuori e reni.
    Ebbene è doloroso leggere di aver contribuito non tanto a strappare figli ai loro genitori, ma a strapparli ad una traditio familiare. Dico non tanto a strappare perché questa cattura di massa sarebbe comunque accaduta per scelta dell’Autorità politica.
    Mentre, invece, la ‘complicità’ (che non fu solo cattolica per 41 scuole su 80, ma che ci fu) è in quello che ho detto: l’eradicazione forzata di quell’albero.
    La durezza del regime scolastico -durezza che molte foto, inclusa quella che ho postato ieri di bambini in tenuta da hockey, mitiga- non può costituire un crimine: fino agli anni 60 questa durezza (la netto degli abusi) è stata ‘patrimonio’ dell’intero Occidente anche per i suoi figli WASP.
    Parlo, se non si fosse capito, del vero obiettivo del Governo: cancellare la memoria indiana di quei ragazzi.
    Nessun amico, soprattutto cattolico, si può scandalizzare di quanto dico: nell’agire così, insegnanti e religiosi (con le eccezioni di cui parlavo ieri) hanno finito per tradire il modus operandi della loro stessa fede, prima che un anacronistico politically correct ante litteram.
    Il messaggio evangelico è rivelatorio non cancellatorio: ne è riprova il simbolo stesso della fede delle Americhe, quella Tilma di Guadalupe in cui l’epifania mariana si adagia su materia e stile prettamente indigeni.
    Cristo stesso, parlando della Sua missione, dice di essere venuto non per abolire, ma per dare compimento. Espressione che ha un chiaro sapore universale rispetto al patrimonio religioso e non solo del mondo che ne precedette l’avvento, ma particolare, a discendere, su ogni realtà di popolo, di categoria fino a quella personale.
    Tutte le cose sono fatte nuove: ma restano -anzi- sopravvivono senza venire cancellate. Tutto assume un sapore nuovo, più intenso; tutto brilla di colori inediti sotto una luce nuova.
    Ma resta, depurato dal male, rivisitato, rimeditato, riveduto.
    Se -assieme ad abusi che del peccato di ognuno, incluso il nostro, fanno parte- un delitto culturale vi fu, fu proprio questo. E non ha colpito solo la tradizione della Nazione Indiana, ma anche quella della Chiesa stessa.

  4. La risposta postata da Ago vale anche per me. Se ci sono dubbi, ne possiamo parlare.
    PS: magari non qui, visto che siamo OT

  5. Per correttezza voglio precisare che quanto postato non è stato scritto da me, ma sono tre post di facebook – pubblici, per questo li ho messi qui – di un mio contatto.

  6. Essendo argomento OT, lascio solo il link (x chi fosse interessato):

    https://www.xn--pourunecolelibre-hqb.com/2021/06/ce-quon-ne-dit-jamais-certains.html

  7. @Ago, Berlicche: grazie, avevo cercato invano un punto di vista più equilibrato e meno giustizialista di quello su cui suonavano la grancassa. :-)

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