San Randazio e i due prigionieri

San Randazio bussò al pesante portone. Una finestrella dalle spesse sbarre si aprì per un istante, e nell’ombra un paio d’occhi infossati guardarono il religioso. “Chi è?” udì pronunciare da una voce distante dietro il portone. “E’ quel frate”, sentì rispondere.
Attimi di silenzio, bassi borbottii, poi il portone cigolando si aprì di uno spiraglio. Randazio vi si infilò.
Un ufficiale barbuto lo squadrò. “Ha un bel coraggio a venire qui. Potrei anche decidere di tenerla dentro.”
Randazio lo guardò sorridendo. “Suvvia, capitano. Se i suoi superiori mi avessero voluto arrestare l’avrebbero certamente già fatto. Invece mi hanno dato questo lasciapassare”, disse, sventolando un foglio arrotolato e sigillato “Per poter far visita ai miei poveri fratelli in carcere.”
L’ufficiale si massaggiò la barba. “Glielo ripeto, avrebbe fatto meglio a scappare come gli altri. Ma voi preti siete matti del vostro. I veri preti, cioè.”
Accennò ad una porta sbarrata che conduceva nelle viscere della fortezza. “Ce ne sono tre dentro, ora come ora. La guardia la scorterà dal suo.”
Randazio lo guardò in volto. “Sarebbe possibile visitare anche gli altri due?”, chiese.
Il capitano lo guardò con aria perplessa. “E perché? Mica li conosce gli altri. Sono delinquenti.”
“Ragione di più. Chissà che si ravvedano”.
Il capitano sbuffò, a metà tra la noia e il riso. “Soldato, scorta questo frate nelle tre celle e stai di fuori di guardia alle porte. Frate, tra mezz’ora ti voglio fuori”.

Il corridoio era scuro e umido, appena sotto il piano del cortile. La prima cella era un buco di forse tre metri per parete, con un pertugio di finestrella in alto. Tanfava di muffa e orina.
“Hai visite”, disse la guardia al prigioniero incatenato al muro. Questi si voltò a guardare Randazio per un attimo, poi tornò a fissare con sguardo torvo la finestrella, come potesse svellere a forza d’occhiate le sbarre.
“La pace sia con te”, disse Randazio.
“Ma vaffanculo, monaco”, fu la risposta.
Randazio sospirò. “Sono in visita. Posso fare qualcosa per te?”
“Sì, sparisci. Anzi, meglio, frega la spada alla guardia e porgimela”.
“E cosa ne vuoi fare?”
“Spezzo le catene, poi sbudello te e tutte le guardie”.
“Programma interessante. Temo però di non poterlo fare.”
“Allora sei inutile, barba. Vattene prima che ti metta al collo queste catene e ti ci strozzi. Non sai chi sono io?”
“Non ho il piacere.”
“Sono il bandito Lentizzi. Vuoi parlare ancora con me?”
“Certo. Se non volessi parlare con chi ha peccato avrei fatto voto di silenzio perpetuo. Tutti facciamo il male, ma per Nostro Signore tutti possiamo essere perdonati per tutto. Basta esserne pentiti.”
“Io ho ammazzato”.
Randazio lo guardò per un lungo istante. Poi “Quante volte?” chiese.
Lentizzi scattò in piedi, in un tintinnar di catene. “Che te ne frega? Che me ne frega di quelli? Io faccio quello che voglio. Credi di poter fare il furbo perché io sono incatenato e tu no? Questa prigione non mi può tenere. Presto sarò di nuovo libero, e ti verrò a cercare, prete.”
Randazio si limitò a guardarlo. “Ci sono catene che si possono spezzare e sbarre che si possono piegare, ma ce ne sono altre che ci tengono prigionieri da cui non ci si può liberare così. Io ti offro la liberazione da questo tipo di prigione; e ti assicuro che è la peggiore. Se mi cercherai, mi farò trovare.”
Il prigioniero ringhiò. “Guardia, portamelo via di qua”.

“Non molto successo, eh, padre? Quello è una bestia.” gli sussurrò la guardia richiudendo la porta della cella.
“Siamo tutti bestie, prima di diventare uomini”, disse Randazio. “Chi è il secondo?”
“Un funzionario accusato di avere rubato”
“Capisco, mi faccia entrare”.

La seconda cella era del tutto simile alla prima, ma la persona incarcerata molto differente. Lentizzi era massiccio quanto questo era magro. Ambedue avevano in comune la sporcizia e l’odore.
“Che significa questa visita? Che volete?” domandò il prigioniero allarmato.
“La pace sia con te. Son venuto a trovarti”, disse Randazio.
“Perde tempo con me, frate. Vede, io sono innocente, non ho fatto niente. Se sono qui è solo colpa della sfortuna. Tra poco tutto sarà chiarito e io sarò liberato. Quindi non ho bisogno di un prete”.
Randazio si grattò la testa. “Non so dire dei crimini di cui lei è accusato, ma nessuno può dirsi davvero innocente. Se posso…”
“Ho già detto che non ho bisogno di niente. Lo so che vorrebbe approfittarsi di me, come fate sempre voi preti quando vedete qualcuno in difficoltà, ma questa situazione finirà presto. E’ temporanea.” Tacque, poi lo squadrò con sguardo improvvisamente calcolatore.
“Però, se è riuscito ad arrivare fin qui vuol dire che conosce gente importante. Se volesse adoperarsi per farmi liberare, io potrei essere molto generoso una volta fuori, mi sono spiegato?”
“Si è spiegato benissimo”, rispose Randazio, “Ma sfortunatamente non sono neanch’io molto ben visto, come del resto tutti quelli della mia Chiesa, in questo momento. Come forse sa, il Re è stato scomunicato e nella cella di fianco alla sua c’è il mio vescovo”.
Il carcerato si allarmò. “E viene a parlare con me, con il rischio di compromettermi? Non ha pensato alla mia sicurezza? Vada subito fuori!”
“Ma io…” provò Randazio.
“Fuori! Guardia! Guardia! Quest’uomo mi minaccia!”

“Neanche qui molta fortuna, eh?” Gli sussurrò la guardia mentre richiudeva anche la seconda cella. Randazio scosse la testa. “Io posso offrire, ma sta alla loro libertà accettare”.

La terza cella non era meno angusta delle altre, anzi. Il volto del prigioniero incatenato al muro quando vide Ranzazio si aprì in un sorriso.
“Randazio! Quale gioia! Vieni, entra nella mia umile cella. Accomodati. Purtroppo non ho da farti sedere.”
Il frate si inginocchiò. “Eccellenza, è bello anche per me. Come sta?”
“Bene, bene. Non mi posso lamentare. Il nostro sovrano ha pensato di premiare la mia fedeltà alla corona favorendo la mia umiltà e la mia penitenza. Mi ha offerto questa cella, e gliene sono grato. Finalmente posso pregare senza le preoccupazioni mondane e le distrazioni. E tu? Ti vedo bene.”
Randazio allargò le mani. “Ancora non mi hanno mandato a farle compagnia. Ci stanno pensando, ma non si decidono”.
Il vescovo rise. “Non so se è perché ti ritengono meno importante di me, o di più. Che pericolo per me, l’invidia!” abbassò ancora la voce “Ma se puoi, non provocarli. Basto io qui. Anzi, come tuo vescovo ti chiedo di lasciare pure tu il paese.”
Randazio scosse la testa. “Sa quanto io sia disubbidiente”. “Lo so, lo so…” il vescovo si chinò in avanti per quanto lo permettevano le catene. “Spero che tu abbia portato il pane e il vino…” “Ce li ho”. “Bene, bene. Allora se vorrai prima udire i miei peccati…”
Qualche minuto dopo, il carceriere bussò alla porta per richiamare Randazio. “Non posso trattenermi oltre”, disse il frate al vescovo. “Tornerò presto, anche se mi fa male vedervi prigioniero.”
Il vescovo rise. “Prigioniero? Io sono libero. Essere rinchiusi tra quattro mura non vuol dire essere prigionieri, solo impossibilitati ad andare altrove. C’è differenza.”

La guardia richiuse la porta della cella. “Tornerò tra qualche giorno a vederli”, gli disse Randazio.
Il carceriere scosse la testa. “Si risparmi il viaggio. Qui non troverà più nessuno. Li impiccano tutti domani all’alba”, gli sussurrò.
Randazio si bloccò, come fulminato, poi lentamente si avviò per risalire alla luce.
Mentre stavano per uscire, una serie di violenti colpi dalla prima cella richiamò la loro attenzione. “Guardia, guardia!” si sentì urlare.
“Che c’è, Lentizzi?”
“E’ ancora lì quel frate? Rimandamelo un attimo”.
La guardia fece per rispondere male, ma Randazio gli mise una mano sulla spalla. “Faccia questa grazia. Tanto, domani…”
Il carceriere esitò un attimo, poi riaprì la cella.

Il bandito guardò Randazio entrare. “Frate, prima hai detto che ti saresti fatto trovare”, Esitò. “Non so se mi dispiace davvero di tutto quello che ho fatto.” “Ma ti dispiace di non dispiacerti?” chiese piano Randazio. Lentizzi, lentamente, annuì.
Un quarto d’ora dopo, Randazio uscì dai cancelli del carcere. “Allora, ha parlato con i nostri tre prigionieri?” chiese il capitano.
Randazio alzò il capo e lo guardò con un sorriso dolce che fece indietreggiare stupito l’ufficiale. “Tre? Già ne avevate solo due; adesso solo uno ne rimane. Ma non è ancora l’alba.” E se ne andò nella sera che cominciava a tingersi di notte.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 aprile 2021 su fiaboidi, Storie di San Randazio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. il tuo diletto chauvin è stato dichiarato colpevole. ma si sa, la giustizia non è di questo mondo.

    manda s. randazio a salvargli l’anima.

  2. Caro r&s, tutto ciò mette in luce la tua sensibilità.
    Potrai dire che anche tu hai contribuito, almeno con il desiderio, a questo verdetto fortemente voluto da Casa Bianca, poteri forti tutti e saccheggiatori. Sono sicuro che chi ha deciso l’abbia fatto senza pressioni.
    Quanto al salvataggio della sua anima, non sono certo io a provvedere. In ogni caso il Giudice lassù saprà come giudicare, sia lui che chi l’ha giudicato.

  3. meno male, berli’! subito dopo aver postato il commento, mi sono detto uhm, e se fosse rinsavito? se il tempo e il dibattimento gli avessero portato consiglio?

    ….ma vedo che per te strangolare un prigioniero immobilizzato continua a essere lecito. mi hai fatto sprecare un buon dubbio.

  4. R&s, se non sbaglio tu sostenevi l’omicidio intenzionale; ti faccio notare che è stato condannato per omicidio colposo\preterintenzionale come suggerivo io (se ben mi ricordo, dato che WP ha tolto la possibilità di cercare i commenti)

  5. no berli’, tu sostenevi che fuori del filmetto che tu e io e tutto il mondo abbiamo visto c’era ben altro, che scagionava il birichino. peccato che non abbia messo te a difenderlo, l’avresti sicuramente salvato (in effetti ci ha provato anche l’avvocato vero; ma insomma, i poteri forti per qualcosa saranno forti…).

    (omicidio di secondo grado non equivale a omicidio colposo – ti suggerirei di non avventurarti nella procedura penale yanqui, se non sapessi che il pudore ti è affatto alieno)

  6. Non sono io che mi avventuro: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/george-floyd-il-poliziotto-derek-chauvin-condannato-per-omicidio-colposo-di-secondo-e-terzo-grado_31245010-202102k.shtml
    Poi, è chiaro: meno male che ci sei tu a fare giuria, giudice, boia e anche dio. Pensarla come il potere ti servirà bene a qualcosa, no?
    E de hoc satis, che siamo belli OT.

  7. Quello che si sa colpevole, si pente. Quello che insiste a ritenersi innocente, no.

  8. Matteo 9, 12-13: Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

  9. Per chiarire a chi non mastica il legalese-inglese, Chauvin è stato accusato e condannato per:

    – Second degree unintentional murder: omicidio preterintenzionale (Chauvin non intendeva uccidere, ma ha commesso una aggressione dolosa a seguito della quale la vittima è morta)

    – Third degree murder: variante di cui sopra (Chauvin non intendeva uccidere, ma ha commesso un atto estremamente pericoloso dimostrando estrema indifferenza per la vita altrui)

    – Second degree manslaughter: omicidio colposo

    Raccomando di evitarei come la peste le traduzioni fatte dai media.

  10. Quanto Chauvin sia davvero colpevole, quanto capro espiatorio di un intero sistema (da alcune testimonianze risulta che si è comportato coerentemente con le linee guida ricevute in addestramento…), e quanto vittima sacrificale per soddisfare la folla urlante, lo vedremo in appello.

    Quello che è certo è che nel processo ci sono state forzature (l’imputazione di “third degree murder” che è stata prima respinta e poi reintrodotta, le libertà che l’accusa si è prese con le istruzioni del giudice…) e interferenze esterne (non ultima, il non tanto velato invito di una famigerata parlamentare Dem di scatenare tumulti in caso di assoluzione… al confronto Trump era un agnellino)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: