La misura del male

(…) Non parlo più di male radicale, ora credo che il male non sia mai “radicale”, ma che sia solamente estremo e che non possieda né profondità né spessore demoniaco.

Hannah Arendt

Oh, la banalità del male. Non venite a contarmela. So di Hannah Arendt e di Eichmann. Embè? Perché la mediocrità di un burocrate nazista dovrebbe essere un paradigma per negare che il male esista davvero? Perché asserire che esso è relativo, come il bene, quando è evidente che non è così?
E’ chiaro: perché vi è scomodo chiamarlo peccato. La vostra filosofia appesa a nessun dio ha bisogno di negare l’evidenza per non vedersi sospesa nel vuoto, per illudersi di essere credibile. Se non c’è nessun cielo non c’è neanche nessun inferno ad attendere chi spara nella nuca ad un ragazzo solo perché può farlo.

Siete anche voi degli scialbi burocrati del male, forse, ma il male di per sé non è mai scialbo. Per voi può essere solo questione di opinioni, ma è esattamente lo stesso tipo di non-ragionamento che fa sgozzare ridendo una donna dopo averla violentata, che induce a fare a pezzi bambini non nati e sghignazzare pestando un vecchio. Che fa usare ed abusare di sé e degli altri, che fa tradire e mentire.
Perché si può fare. Perché è comodo farlo. Eccitante. Glorioso. E si deve pur poter giustificare il gusto che si prova, inventandosi acrobazie mentali per potere negare che il male sia male.
Per potere negare che i demoni esistano, e che ci accompagnino. Nel massacro, o nella parola cattiva lasciata cadere in un commento sperando di fare del male, poveretti vacui d’umano, o forse pieni solo di quello.

E come lo misuro, il male? Lo si può solamente fare pesando quanto bene manca.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 aprile 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 32 commenti.

  1. Ruggero Romani

    Ma quanto male è stato promosso in nome di dio?

  2. Romani, fare il male è male, in qualunque nome si faccia. Nel nome di Lenin, Mao, Romani o Dio. Sono esattamente le autogiustificazioni di cui parlo nel post, non se ne rende conto?
    Ma se Dio è il Bene senza male, per definizione, il problema non sta in Dio, ma nell’uomo.

  3. “Ma se Dio è il Bene senza male, per definizione,…”

    definizione discutibile; e infatti – toh – discussa fin dalla notte dei tempi.

  4. Discutibile per il tuo dio, forse, non certo per il Dio dei cristiani. Studia.

  5. come or non è guari ti ho detto quanto al libero arbitrio, anche le supercazzore sulla teodicea le so già tutte – a meno che non ci sia qualche strumento nuovo…?

  6. Ruggero Romani

    Che cosa intende dire con la frase ” la vostra filosofia appesa a nessun dio”? Io ho capito che lei la intende nel senso di” senza dio tutto è permesso “. io credo invece che la credenza in dio non garantisca automaticamente nessun incremento etico

  7. Perché non ha capito cosa significhi credere in qualcosa. Se no non userebbe la parola “automaticamente”.

    Se cosa sia il bene non è garantito da qualcosa di più alto di noi, il bene è solo ciò che uno immagina. Se non c’è un Dio, non esiste neanche il libero arbitrio; il santo e l’assassino non sono responsabili delle loro azioni, e la sua etica è una parola senza senso.

  8. ” …il santo e l’assassino non sono responsabili delle loro azioni…”

    la verità ti sta sfiorando. allunga le dita (scherzo, so bene che non lo farai…).

  9. Ruggero Romani

    Se non sbaglio una religione ritiene che le buone azioni siano originate da dio, le cattive siano responsabilità dell’ uomo. Non credo in questa spartizione.

  10. xRomani: se la può consolare neanch’io ci credo. La mia religione la pensa in modo differente.
    Il Dio in cui credo non lotta per il potere, non obbliga gli esseri umani a fare ciò che non vogliono, indica semplicemente dove sta il loro bene e li invita ad aderire. Cioè ad amarlo.

    xR&s: se né il santo né l’assassino sono responsabili delle loro azioni, neanche tu lo sei; sei un povero automa sciocco – come, secondo la tua concezione, ogni uomo – che legge e commenta senza scopo. E allora evita.

  11. ” E allora evita.”

    potrei ubbidirti, ma l’illusione del libero arbitrio mi spinge a postare ancora queste notarelle. perché non dici all’illusioe del tuo libero arbitrio di bannarmi? non sarebbe nemmeno la prima volta…!

  12. Bannarti? No, l’idiozia intrinseca della tua risposta è più edificante per i lettori di ogni altra cosa. Non credi neanche tu a te stesso.

  13. Ruggero Romani

    La religione a cui mi riferivo è il cattolicesimo, forse dovrebbe ripassare il catechismo.

  14. Romani, lei invece di ripassarlo dovrebbe proprio leggerlo…

  15. Ruggero Romani

    Legga allora “Catechismo della chiesa cattolica” paragrafi 2007 e seguenti.

  16. Letto certamente, Ruggeri. Vediamo se mi riesce di spiegare. Immagino lei si riferisca a
    #2008: i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzitutto alla grazia di Dio, poi al fedele.
    Merito è definito poco sopra: “Il termine “merito” indica, in generale, la retribuzione dovuta da una comunità o da una società per l’azione di uno dei suoi membri riconosciuta come buona o cattiva”.
    Quindi qui non si sta parlando di libertà o di origine delle buone o cattive azioni. come lei presumibilmente intendeva: “(…) una religione ritiene che le buone azioni siano originate da dio, le cattive siano responsabilità dell’ uomo.”
    Se lei prova a leggere le parti sulla grazia, o sula giustificazione, o sulla libertà più avanti, forse si chiarisce. Certo che ciò che è buono non può che arrivare da Dio; ma “Sotto la mozione della grazia, l’uomo si volge verso Dio e si allontana dal peccato, accogliendo così il perdono e la giustizia dall’Alto”. Sia l’aderire che il non aderire sono frutto della libertà, come le dicevo.

    Adesso però sarei curioso di sapere la sua definizione di bene e male, di buona e cattiva azione e da dove la prenda; e, se non crede a “questa spartizione”, se per caso creda in un dio maligno che ci costringa a fare il male o che il bene (quale?) sia fatto a prescindere dalla sua fonte.

  17. Ruggero Romani

    Lei è maestro in anafrittatosi: io le faccio questa domanda: e possibile compiere una azione buona senza la grazia?

  18. Non si risponde ad una domanda con una domanda, insegnavano da piccoli – anche se il catechismo mi sembra abbastanza chiaro in questo.
    Se non mi dice cosa intende lei per “azione buona”, e come fa a sapere che è buona, come posso replicare?
    Lei risponda alla mia, io risponderò alla sua.

  19. Ruggero Romani

    Buona è un’ azione che avvantaggia gli altri, cattiva una che li danneggia, neutra una che non avvantaggia o danneggia nessun altro.

  20. Ruggero Romani

    Adesso risponda lei.

  21. Perché? Non rispondere mi avvantaggia, quindi secondo quanto da lei stesso affermato la deve considerare un’azione buona.
    Immagino che abbia un’alta considerazione dei ladri, perché rubare dal suo punto di vista avvantaggia chi ruba.

    Non mi sembra abbia ragionato a sufficienza. E, inoltre, non ha risposto a tutto quanto avevo domandato.
    Se davvero la definizione che lei da’ di bene fosse una cosa che sente e che vive, allora mollerebbe tutto per dare se stesso agli altri. Se non lo fa vuol dire che quella sua definizione è qualcosa di puramente teorico che non ha impatto sulla sua vita e a cui non crede neanche lei. In altre parole, mi ha risposto con una menzogna. Magari detta con intento sincero, ma pur sempre qualcosa di non vero.
    Allora forse riesce a capire meglio quello che ho scritto nei due post successivi a questo: che da soli non ce la possiamo fare ad uscire dall’abisso del male.

    Circa la sua domanda, rispondo con Tommaso: “Non c’è nessun bene senza il sommo bene”, cioè non c’è nessun bene è possibile senza la grazia di Dio. A questo punto io le domando: ha capito cos’è la Grazia di Dio? Immagina forse una specie di campo di forza, o un raggio che ci colpisca nel cervello?
    Niente di tutto questo. Per capire la grazia si immagini l’amore di una madre per il figlio: un amore disinteressato e totale, e per quell’amore il figlio vive bene, cresce, impara. Un’amore dato gratis, grazia; senza il quale ci sarebbe solo un bimbo piangente nel vuoto dell’assenza.
    Senza la grazia saremmo bambini sperduti nel mezzo di un luna park: circondati da cose bellissime, ma incapaci a goderne davvero perché non avremmo la mano dei genitori.
    Immaginarsi un bene senza l’origine di ogni bene sarebbe come dire che esiste un fiume senza la fonte.

  22. Ruggero Romani

    Dunque ho ragione io. Grazie.

  23. Romani, di tutto quello che ho scritto è questo che ti importa e che hai capito?
    Mettiamola così: la Grazia ti dà le occasioni, poi sta a te volere comprendere o voltare loro le spalle. Ma occorre attendere qualcosa, per lasciarsi colpire.

  24. “di tutto quello che ho scritto è questo che ti importa e che hai capito?”

    come è noto, oltre a “sì sì – no no” il di più proviene da… nonmiricordoppiù…

  25. No, quello che dici non c’entra; sì, è una sciocchezza.

  26. Ruggero Romani

    1 non è la mia religione, 2 non è il cattolicesimo, 3 sì è il cattolicesimo ma è bello.

  27. Romani, se quello che scrivi è la tua parafrasi di quello che ho detto (non si capisce molto), direi che davvero ci hai capito niente.
    Non hai ancora dato una tua definizione sensata di bene o male; non hai ancora specificato da dove arrivino quel tuo bene o quel tuo male; non hai specificato perché uno dovrebbe agire in quella maniera. Non ti sei minimamente confrontato con ciò che dice questo post e i due successivi.
    Un indizio: parlano di te
    L’impressione è che tu preferisca evitare di farlo distraendo, parlando d’altro – e ignorando la sostanza di quello che dico.
    Tua la libertà. Grazie: sei la migliore dimostrazione che quello che dico è vero.

  28. Ruggero Romani

    Lei invera il detto:”perseverare diabolicum est”

  29. Perché le chiedo conto delle sue omissioni, in cui continua a perseverare?

  30. Ruggero Romani

    Un giorno o l’altro, quando edificheranno il monumento alla disonestà intellettuale, su uno dei bassorilievi metteranno lei.

  31. Mi spiega esattamente in cosa sarei stato disonesto?
    Quando le faccio notare che non ha ancora dato una sua definizione sensata di bene o male? Che non ha ancora specificato da dove arrivino quel suo bene o quel suo male? Che non ha specificato perché uno dovrebbe agire in quella maniera? Quando le faccio notare che non si è minimamente confrontato con ciò che dice questo post e i due successivi, o che le sue domande sono OT?
    Come definirebbe uno che si atteggia a puro e onesto senza mai mettersi in gioco?
    Si rende conto che senza le definizioni di cui sopra, anche “disonestà” è un termine senza significato?

  32. Ruggero Romani

    Vedo che il bassorilevo non le basta….

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