Memorie contraffatte

Le nostre memorie sono innanzi tutto visive. Immagini. Scene del nostro passato.
Da che uomo è uomo, abbiamo sempre tentato di riprodurre quanto vedevamo, i nostri ricordi. Per fissarli, per dare loro vita al di fuori della nostra testa.
Su pareti  in fondo alle grotte, sui muri di un tempio; sul legno, sulla tela. Poi sulla carta, poi su qualcosa di ancora più inconsistente, punti invisibili, onde, schermi.
Ogni volta si aggiunge qualcosa; ci si avvicina sempre più a quella che è la realtà; una realtà che diventa virtuale, che non permette più di distinguere il vero dal falso.
Se Zeusi riusciva ad ingannare gli uccelli e Parraso stupiva Zeusi, oggi l’informatica consente un grado di realismo delle immagini così elevato da renderle praticamente indistinguibili dalla realtà. Al punto da farci dubitare di ciò che vediamo. Sono passati i tempi in cui una prova video era inconfutabile.
Le memorie di un tempo sono prelevate e rinnovate. Si possono animare antiche foto, persino i quadri; fino a pochi anni fa pareva impossibile, oggi basta un clic.
Potremo presto giocare con la nostalgia, riesumare ciò che non c’è più in modo che ci accompagni nella vita di ogni giorno. Potremo rifugiarci, se vorremo, in un passato perfetto, per eludere un presente deludente e negarci un possibile futuro; come i vecchi, vivere in un tempo che non è più, in luoghi che hanno cessato di esistere, se mai sono esistiti. Una demenza desiderata e ricercata.

Il nostro essere, chi siamo, è fatto di memorie. Avremo ancora memoria di noi stessi?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 marzo 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. È una questione che mi angustia da tempo, anche senza bisogno del riferimento tecnologico. Però indubbiamente il passaggio ad un’informazione sempre più fatta di immagini e video rappresenta un pericolo, e più volte mi sono ritrovato ad indicare ai ragazzi i “segni” per accorgersi di una contraffazione, o anche di un uso della telecamera finalizzato a raccontare la notizia proprio in modo da passare un messaggio come se fosse una cronaca neutra dei fatti. Anche prima che esistessero certe tecniche di manipolazione, in mancanza della testimonianza orale la fonte affidabile rimane lo scritto, non perché ci si usino meno trucchi ma perché è più facile identificarli, non essendo l’attenzione catturata da altri stimoli sensoriali.

    Tuttavia trovo angosciante anche il funzionamento della “nostra” memoria, che temo non sia meno virtuale di quella di cui parli, né meno soggetta a manipolazione. Ho provato a problematizzarlo nel romanzo su “l’Inferno” a cui sto ancora lavorando, in cui ho immaginato che i ricordi siano la prima arma utilizzata dall’Accusatore contro il protagonista, che dopo una lunga prigionia si trova a supplicare il Redentore perché gli riveli se certe cose le aveva fatte davvero.

    Inevitabilmente, più avanzerà la tecnologia “dell’informazione”, più armi avrà il maestro della calunnia per aggredirci.

  2. I trucchi semantici e retorici della scrittura possono essere molto raffinati, ma per scoprirli di solito basta rileggere la parte che “non quadra” e criticarla quando vuoi – un paragrafo resta sempre lì, puoi tornarci tutte le volte che ti pare e sottoporlo all’analisi che hai in mente – mentre i video di youtube, le notizie dei telegiornali e il flusso di stati sui social non permettono tutto ciò, anzi: catturano completamente gli stimoli sensoriali e ti inseriscono in un flusso che non puoi fermare – chi è che legge gli stati di 3 giorni prima?

  3. Gli stati sui social – per lo meno quelli testuali – è sempre importante ricordarli e rileggerli, in certi casi salvarli O:-)

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