Condizioni necessarie

Forse diamo la scienza troppo per garantita. Come se venisse fuori spontanea. Come se l’avessimo acquisita una volta per tutte. Come se l’uomo non potesse farne a meno.

Non è proprio così. Ci sono tutta una serie di premesse che vanno rispettate.
Intanto, devi pensare di vivere in un mondo che sia comprensibile. Se per te quanto ci circonda avviene in modo misterioso, è sotto il controllo di entità capricciose, allora neanche si comincia. Voi direte, ma quando mai, mica siamo all’età della pietra. Mi dispiace contraddirvi, ma quando si parla di Gaia e Madre Natura e ciarpame mistico vario siete su quella lunghezza d’onda. Se c’è la Terra che Respira, che senso ha misurare il campo magnetico? Se Allah fa quel che vuole, che indago a fare?

Ma la realtà non deve esser solo comprensibile, deve essere anche misurabile. A spanne non si fa la scienza. Devo potere far calcoli, scrivere leggi, trovare valori. Se le cose fisiche non hanno una matematica alle spalle, se questa matematica non ha delle regole deducibili e sempre uguali, se non posso dare dei valori, delle unità di misura a ciò che mi circonda allora non ho scienza, ho magia. Anzi, neanche, dato che anche la magia ha delle regole; ho una stregoneria. Voi direte, siamo oltre quel punto. Niente affatto; anzi, quante volte sentiamo parlare esperti che pensano di essere nel giusto senza avere mai effettuato un calcolo, una statistica, applicato una legge. Se non si deve fare matematica perché discrimina, è uno strumento dell’uomo bianco, dell’oppressione capitalista; se si danno giudizi invece che voti, se c’è il voto minimo garantito vuol dire che non si crede che la realtà sia misurabile.

C’è un’altra condizione indispensabile, oltre alle prime due: che la realtà abbia un senso, e sia utile indagarla. Se la realtà non ha senso, allora investigarla, anche se fosse possibile, sarebbe solo una perdita di tempo. Se non ha significato il cosmo nella sua interezza, allora anche cercare di comprenderlo è sforzo inutile. Tuttalpiù può servire come gioco, o come sfogo; o per acquisire potere – anche questo rigorosamente senza senso, ma se non vuol dire niente non ci si deve aspettare coerenza. Allora tanto vale stordirsi – di lavoro, di meditazione, di sesso, insomma uno di quei sostituti che possano aiutare a non pensare che la vita è vuota.

Un ultimo tassello deve andare a posto. Vale a dire, credere che quello che mi dice la realtà sia più importante di quello che penso io. Se non sono di questa opinione, allora falsificherò i dati per far sì che mi diano ragione; ricercherò l’assurdo e scarterò ciò che non mi piace; sosterrò teorie improbabili e disegnerò grafici su ciò che penso dovrebbe essere. Se non importa cosa mi dicono i cromosomi, potrò affermare che ci sono millemila generi diversi;  griderò che c’è una emergenza climatica senza che questa emergenza appaia da nessuna parte, e dirò efficaci o inefficaci farmaci e teorie in base all’appartenenza politica di chi ne parla.

Vedete quindi che non è un caso che la scienza sia nata dove si credeva in un Dio che non gioca a dadi con il mondo, ma che lo ha progettato in maniera comprensibile e intellegibile a vantaggio nostro, incoraggiandoci a capirlo meglio per capire meglio Lui. Per cui non si può barare.
Ora che quel Dio lo si vuole cancellare, che fine farà la scienza?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 marzo 2021 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Sui dadi di Dio sono in qualche misura possibilista… nel senso che Dio potrebbe giocare come noi giochiamo a un gioco di ruolo (inserisce variabili aleatorie secondo regole da lui stesso preimpostate)

  2. Anche perché l’esistenza del dado non contraddice la logica, semplicemente poiché il dado stesso è stato costruito secondo una logica e per uno scopo

  3. Oggi si argomenta per opinioni. Se si chiede di dare conto della sua opinione ti risponde con un’altra opinione!

  4. “Se le cose fisiche non hanno una matematica alle spalle, se questa matematica non ha delle regole deducibili e sempre uguali, se non posso dare dei valori, delle unità di misura a ciò che mi circonda allora non ho scienza, ho magia”

    Oppure ideologia folle:

    https://mynorthwest.com/2604518/rantz-bill-and-melinda-gates-foundation-bankrolls-math-is-racist-lunacy/

  5. Caro Berlicche, stamattina su Instagram ho letto una vignetta di Sio, artista popolarissimo fra i giovani, caratteristico per lo stile essenziale (fin troppo) del suo tratto e per i contenuti assurdi, oltre il non-sense.
    Un non -sense che però spesso fa riflettere, almeno me, come se le sue affermazioni fossero delle dimostrazioni “ad absurdum”.
    Quella cui mi riferisco rappresenta l’incontro di un ragazzo furbo con un genio della lampada, che gli propone i classici 3 desideri. Il ragazzo desidera: “Voglio che “tre” significhi “un milione”!!” La conclusione è che “improvvisamente le leggi della fisica smisero di funzionare e morirono tutti nell’universo”.
    Sintetica e perfetta.
    Cambia un numero e salta tutto, sposta una cifra del pi-greco e ci ritroviamo in un altro universo o il presente collassa.
    Ma se tutto sta insieme perché tutto è fatto in modo da stare insieme (partendo dalla mia esperienza dell’esistenza di un rapporto causa-effetto), deve esserci per forza una causa, un senso. Anche se non fossi credente dovrei ammetterlo, se intellettualmente onesto. Oppure lasciare aperta la possibilità, che è quello che uno scienziato vero dovrebbe fare, accettando che ci sono dei piani su cui non può (nel senso che non ha gli strumenti per) intervenire.
    Poi sarà la gande A’Tuin che naviga nell’universo, ma anche lei ha uno scopo, una meta, un senso! (che se non ricordo male era quello di riprodursi…ma vado a memoria! 😊 )

  6. Questa è una mela, chi non è d’accordo non si lamenti dei titoli di studio falsi del ministro…

  7. Bravo Berlicche! Lo scientismo volgare che va per la maggiore specie tra i giovani ed in particolar modo tra quelli che hanno studiato poco (e che spopola in tanti gruppi facebook sarcastici, che si presentano come elitari ma che mostrano un livello intellettuale misero), ha abituato a pensare ad un conflitto tra il pensiero religioso ed il pensiero scientifico. Il primo attribuirebbe ciò che succede a cause insondabili empiricamente e quindi ritenute in ultima istanza inesistenti, mentre il secondo ci condurrebbe alla realtà. Se è vero che purtroppo in molti casi la religione porta ad un pensiero superstizioso (se pensassimo che tutto si possa risolvere con una preghiera, non ci metteremmo mai a sporcarci le mani indagando i meccanismi della realtà), è anche vero che proprio nella visione biblica del mondo ci sono gli elementi che hanno permesso lo sviluppo della scienza. La desacralizzazione del mondo, la concezione lineare del tempo, la comprensibilità dell’universo frutto di un logos che lo precede, la stabilità delle sue leggi come segno di fedeltà e benevolenza del creatore, sono tutti assunti derivanti dalla visione giudeocristiana del mondo senza i quali non ha nemmeno senso mettersi a provare a fare scienza. Il fatto che una mente sopraffina come quella di Bertrand Russell considerasse l’universo semplicemente come un “brute fact” di cui prendere atto e nulla più, testimonia a mio avviso come il pensiero ateo possa essere altrettanto pericoloso, nello sfavorire lo sviluppo del pensiero scientifico, del pensiero religioso superstizioso. Se l’uomo si fosse fermato alla considerazione che il mondo è così com’è perché è così come è, punto e basta, saremmo ancora molto indietro nello sviluppo delle nostre conoscenza. Fortuna invece che da sempre l’uomo non si è accontentato di una risposta così misera ed ha posto le basi, con la filosofia, la teologia e -perche no – le intuizioni (rivelazioni?) contenute dei testi biblici, allo sviluppo della scienza così come la intendiamo oggi.

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