L’inutilità di Dio

Forse dovrei fare una nuova rubrica sugli articoli scientifici farlocchi. Ne ho commentati parecchi in passato; che ne dite, un altro?

Quello di oggi è un piccolo classico, ma in qualche modo riesce a stupire. Il suo titolo: “Un giorno la scienza escluderà la possibilità di Dio?

Eh, qui è roba seria. Si tratta non solo di negare che un Dio abbia a che fare con l’Universo, ma anche che possa esistere.
Se guardiamo lo svolgimento del temino, è un po’ deludente. Un tale in California sostiene che, presto, prestissimo! La scienza saprà tutto quello che c’è da sapere. E’ una previsione che condividono in molti: in effetti, da trecento anni a questa parte è stata fatta molto spesso. Quando ciò avverrà, che bisogno avremo di credere ancora in un Dio?

Dapprima l’articolo si dilunga ad elencare tutte le ipotesi che vogliono spiegarci perché il Big Bang non ha bisogno di Qualcuno che lo abbia fatto partire, e del perché anche se il nostro Universo sembra fatto apposta per noi questo non voglia dire niente. Chissà, forse un giorno tutte queste ipotesi potranno essere confermate: nel mentre hanno lo stesso valore della tesi che il cosmo sia stato fabbricato da ragni giganti. Se non lo puoi dimostrare, è pourparler, non è scienza.

Ma dove il nostro tocca vertici veramente lirici è nell’ultima parte. Alla domanda “Allora, quale sarebbe il senso dell’Universo?” la risposta è che non ci può essere una risposta! Una teoria – anzi, una spiegazione – completa del Cosmo non ha bisogno di qualcosa di esterno che l’avviluppi, di essere spiegata a sua volta. Sarebbe solo una complicazione. Ma, non preoccupatevi, tremebondi credenti, perché la religione ha una sua utilità: motiva il popolino ignorante (ehm, voleva dire “la gente”) a seguire le regole e a non aver paura della morte e del nulla.

Non so neanche da dove cominciare.
Intanto, davvero spiegare perfettamente come funziona una cosa risolve tutto?
Troviamo un mazzo di fiori sulla tavola. Sappiamo chi ce l’ha messo, dove li ha presi, i nomi dei fiori, ogni cosa. Davvero la domanda “perché” quei fiori siano lì non può esserci, è superflua, inutile?

Il secondo errore fondamentale è credere che la scienza possa descrivere completamente l’Universo. Rifaccio un esempio che ho già scritto in passato: una foto in bianco e nero di una banana ti mostra chiaramente una banana. Ma ti dice quale sia il suo profumo? Il suo colore? Il suo sapore? La scienza ci potrà spiegare come funziona l’Universo tramite la fisica e la matematica, ma non può parlarci delle cose che non sono fisica e matematica. E’ un altro linguaggio. Non rientra nelle sue possibilità, come non rientra nella fotografia il sapore del soggetto. Anche se la fisica descrive la realtà, quello che descriverà sarà solo la realtà fisica.

Il fatto poi che la scienza possa negare anche la possibilità che un Dio esista è semplicemente idiota. Perché le regole non possono giustificarsi da loro. Le leggi non possono scriversi da sole. I postulati, per definizione, sono tali perché non sono dimostrati, ci sono. Oh, può essere che siano così e basta. Ma escludere che Qualcuno li abbia voluti così, come fai ad esserne certo? Dovrebbe esserci una confessione scritta, “Non li ho fatti io…”
E’ così e basta è dogma. Chi te lo ha rivelato?

Ma l’errore più grave, specie per uno che millanta di essere uno scienziato, è pensare che il tutto possa essere descritto perfettamente. E’ la scienza stessa che dice che non può essere così. Mai sentito parlare dei teoremi di completezza di Gödel? No? Ahi ahi, è qualche annetto che sono in circolazione. E dicono che, per quanto ci si sforzi, ci sarà sempre qualcosa che non si riuscirà a fare rientrare nella propria bella teoria, per quanto ben costruita.

In definitiva, quel professore californiano mi pare essere solo un illuminista in ritardo di trecento anni. Che affastella teorie indimostrate per dimostrare che lui è superiore al popolino che ancora crede in un Dio. Poveretto.

Paragonate quelle sue idee con questo:

Gli uomini, giovani e non più giovani, hanno bisogno ultimamente di una cosa: la certezza della positività del loro tempo, della loro vita, la certezza del loro destino.

«Cristo è risorto» è affermazione della positività del reale; è affermazione amorosa della realtà. Senza la Risurrezione di Cristo c’è una sola alternativa: il niente.

Cristo si rende presente, in quanto Risorto, in ogni tempo, attraverso tutta la storia. Lo Spirito di Gesù, cioè del Verbo fatto carne, si rende sperimentabile, per l’uomo di ogni giorno, nella Sua forza redentrice di tutta l’esistenza del singolo e della storia umana, nel cambiamento radicale che produce in chi si imbatte in Lui e, come Giovanni e Andrea, Lo segue.

La nostra scelta è se la vita abbia senso qui e ora. Perché, se non c’è risposta alla domanda di senso, che senso avrebbe vivere, amare, volere capire l’Universo?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 26 febbraio 2021 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Dietro tutta questa pretesa scienza, mi sembra semplicemente che questo brillante californiano ragioni come Homer Simpson qui :

    “Mi sono sempre chiesto se Dio esiste, ora so la risposta. C’è. Sono io.”

  2. Rifiuta il link al video YouTube 🤷

  3. Questo scienziato ritiene che il senso di una cosa sia per forza qualcosa di estrinseco alla cosa stessa, qualcosa di “impresso da fuori” in maniera aleatoria e volontaristica ad una realtà che in sé non ha alcuna identità o significato. A parte che in questo modo anche ogni teoria scientifica diventa estrinseca all’oggetto studiato (cosa che lo scienziato non ha visto, ma vabbè), a questi non sfiora nemmeno l’idea che la realtà abbia proprie caratteristiche e identità sostanziali, che in sé stessa ogni cosa abbia un’essenza (ossia è QUELLA cosa e non un’altra). Non tirano le conseguenze di queste ovvie constatazioni, ossia che la realtà è già sensata, e che è completamente sbagliata la loro visione del mondo (mutuata da certa filosofia seicentesca) come “materiale anonimo da ordinare e manipolare ad libitum”. Non si accorgono nemmeno di partire da pregiudizi obsoleti con i quali non sono nemmeno coerenti – se lo fossero allora il lavoro scientifico non avrebbe alcun significato teorico ma solo tecnico/pratico (cosa logicamente impossibile, ma vallo a dire ai materialisti e agli scienziati).

    Molti partono dal dogma che il senso di A sia qualcosa che non c’entra nulla con A, e che quest’ultimo non dice assolutamente nulla. Il video postato da sircliges descrive una certa mentalità scientista: Dio non può esistere perché non voglio concorrenti.

  4. P.s. Berlicche, ti ho inviato un file su telegram dove l’argomento è trattato diffusamente.

  5. Trovo che gli ultimi post – del 22, 23, 24 e 26 – siano come intrecciati.
    Se ci chiediamo: “questa nuova teologia, su cosa sarebbe fondata?” la risposta potrebbe essere: sulla convinzione diffusa che “La scienza saprà tutto quello che c’è da sapere…” e che, nonostante ciò, la “religione ha una sua utilità: motiva il popolino ignorante” , ma naturalmente “che bisogno avremo di credere ancora in un Dio?” , meglio allora una religione finta, dove “Il tempio che perde il suo significato diventa solo un luogo in cui ascoltare buona musica” , aspettando un’altra stazione…

  6. In effetti sono intrecciati, perché come spesso accade sto seguendo e meditando un filo di pensiero. Che può spaziare tra le cose più differenti, in apparenza.

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