Scritti Politti: fichi per tutti

La scritta che commento oggi è virtuale.
Sono passati parecchi anni da quando iniziavo le mie giornate leggendo le informazioni del giorno dal sito del Sussidiario. Era un’utile finestra sul mondo; ci scriveva gente interessante, ero certo di trovare sempre degli spunti utili, una visione diversa.
Poi cominciò a cambiare. Ci si trovava sempre più attualità becera, di quella uguale a mille altri siti; sempre più gli articoli erano fonte di perplessità o di stupore, in negativo. Si faticava a trovare qualcosa di valore. Lo spezzettamento dei post per esigenze pubblicitarie, con queste ultime sempre più invadenti, causarono la mia disaffezione. Ormai sono anni che lo frequento pochissimo.

Il sito dei vecchi tempi non avrebbe mai twittato una frase come quella sottostante:


Scritta bianca su tramonto bucolico: “Si dimentica che i frutti appartengono a tutti e che la terra non appartiene a nessuno. (Jean-Jacques Rousseau)”

Sì, in altri tempi si sarebbe citato Rousseau solo per evidenziare il disastro che ha causato nella civiltà occidentale il suo pensiero. La frase che è riportata sintetizza bene la sua filosofia di vita, quella del mantenuto che non si vuole assumere responsabilità, neanche quella dei figli, e cerca di giustificarsi. A noialtre persone comuni invece piace godere dei frutti che coltiviamo sulla nostra terra. Anche perché se la terra non è nostra, per quale motivo dovremmo amarla, o anche solo coltivarla? Se i frutti non li abbiamo con pazienza fatti crescere, protetti, raccolti, cosa ci abilita a prenderne? Chi lavora, chi suda per produrre, chi si prende cura delle cose sa valutare quanto valga la citazione, e quanto sia applicabile nella vita reale. Se per caso poi qualcuno pensasse ancora che in via teorica potrebbe funzionare, un secolo di comunismo applicato, di disastri collettivisti, dovrebbe aver cancellato una volta per tutte quell’illusione. Se uno sa la storia, ovviamente. Se la si vuole vedere.

La frase del filosofo francese ci dovrebbe tornare in mente quando riceviamo lo stipendio, un ladro ci entra in casa o andiamo a comperare verdura. Per poterci ridere sopra, se ci riusciamo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 26 ottobre 2020 su Scritti Politti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Ma sai che è proprio per quanto scrivi tu nel post – che condivido in pieno, a partire dal commento su “Il Sussidiario” – che ho sempre trovato strano che qualcuno che volesse fondare un partito all’avanguardia chiamasse una importante piattaforma digitale (che in un certo senso ne ha costituito la spina dorsale, almeno per un certo periodo) proprio col nome di tale devastante e irresponsabile filosofo?
    Non voglio far politica, per carità, semplicemente noto una certa superficialità: quanti l’avranno letto o conosciuto i suoi scritti?
    A 17 anni – pieno di sensi di ribellione anticristiana – mi lessi “Le Confessioni”, cercando appoggio per le mie idee su un umanesimo libero e illuminato .
    Ecco, forse mi aiutò a capire che c’era qualcosa di profondamente sbagliato nel pensiero di JJ e la sua vita inquieta mi spinse a continuare a cercare, e a cercare altrove.
    Chissà, magari da questo punto di vista mi ha fatto del bene! :-)

  2. @ godparent
    Penso che quel rifarsi a Rousseau da parte di quel partito politico fosse un richiamo alla sua idea di democrazia diretta (che a sua a volta era una idealizzazione dei cantoni svizzeri). Almeno in quel riferimento si può riconoscere una certa coerenza in quel partito politico.

    @ Berlicche
    Ultimamente riflettevo sulla questione osservando figli di amici che cominciano a dire le prime parole, tra cui “mio, mio”.
    I collettivisti moderni hanno fatto propria la riflessione dei poeti antichi che parlavano dell’ “età dell’oro”, dicendo che è finita quando uno ha recintato un campo è ha dichiarato “questo è mio”. Per gli antichi era un’immagine puramente letteraria (e, se vogliamo, i poeti che idearono questa immagine erano anch’essi dei mantenuti di alto rango o dei mantenuti di corte), ma la modernità l’ha fatta propria acriticamente.
    Ecco, sarebbe interessante approfondire, ma da quel che ho osservato, i bambini che gridano “mio, mio!” non sono i prepotenti, ma le vittime. Il figlio più grande dei miei amici andava con molta nonchalance a prendere il gioco che stava usando la sorellina più piccola – lui sì che era collettivista. Lui, il più forte, non si preoccupava di sciocchezze come la proprietà privata. Lui aveva la mentalità romanzata da gente come Russeau di chi non usa parole come mio o tuo. I forti non hanno bisogno di dire nulla. Allora mi viene da pensare, non sarà che in realtà la proprietà nasce dalla necessità dei più deboli di resistere ai forti? Poi certo, nella storia spesso i potenti hanno difeso la loro avidità anche accaparrandosi proprietà. Ma sospetto fortemente che l’origine vera della proprietà privata sia l’esatto opposto di quello che pensavano gli idealisti antichi e moderni.

  3. È impressionante come siano bastati così pochi anni a produrre così tante delusioni.

  4. Ma nemmeno Rousseau si faceva mancare il comodo di una bella e spaziosa proprietà privata (sua o dei suoi amici/amiche). Che le case siano frutti?
    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/52/LesCharmettes.jpg

  5. @zimisce: perfettamente d’accordo.
    Interessante l’idea della proprietà privata, ci devo pensare! :-)

  6. Caro Berlicche, cerca bene nelle pieghe de il Sussidiario quanto è bella la “famiglia” di Gianna Nannini…
    Penso che un vecchio sacerdote di Desio, se fosse vivo, avrebbe le mani doloranti a furia di schiaffi dati al fondatore della Fondazione editrice di tale sito…

  7. Berlicche, concordo anch’io che aprire ogni giornata, su twitter, con una frase apparentemente saggia (fortunatamente con qualche eccezione) non depone a suo favore. Però il sito lo seguo ancora e non mi faccio mancare i commenti sulla situazione politica di Antonio Fanna e quelli sull’economia di Paolo Annoni.

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