Le aquile e le galline

Due aquile volteggiavano sopra una fattoria. In basso, sull’aia, delle galline razzolavano nella polvere.

Un’aquila disse all’altra: “Guarda laggiù. Non ti danno il voltastomaco quei polli? Ridicoli e goffi. Passano tutto il giorno a terra, a becchettare, e sono incapaci del volo nonostante abbiano le ali. Noi invece, di quassù, vediamo ogni cosa: dal verme che a loro sfugge alla volpe, laggiù nel fosso, in attesa di scattare e afferrare la preda. Basterebbe un voletto e sarebbero al sicuro da quel carnivoro: eppure non pensano neanche a distendere le ali.”

La seconda aquila rispose: “E’ nella natura dei polli non essere in grado di staccarsi dal suolo. Più che disprezzarli, li compatisco. In fondo anche a noi ad un certo punto manca l’aria, salendo verso il cielo, e le penne non sono sufficienti per sostenerci. Forse ci sono esseri alati più in alto di noi che in questo momento ci stanno guardando come noi guardiamo il pollame là in basso.”
Si immerse in una corrente ascensionale, poi riprese: “Sì, hanno le ali, ma il loro problema è che non sanno come usarle. Non so se non abbiano voglia di imparare o si trovino comodi così; o se anche i migliori tra loro, quelli autorevoli, preferiscano scavare nel fango piuttosto che librarsi in aria. Chissà, se ci fosse un gallo capace di volare davvero, potremmo avere compagnia quassù.”

La prima aquila scosse il capo “In qualche modo, anche se ci fosse un gallo in grado di volare e disposto ad insegnarlo, dubito che lo seguirebbero. Cosa ci si può attendere davvero da chi preferisce guardare solo in basso?”

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 ottobre 2020 su Entopo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Ma pensa te, parlando di serendipity o di quelle coincidenze di cui parlava un tuo post di qualche settimana fa.
    Proprio oggi mi sentivo una conferenza di Nembrini sul primo canto dell’Inferno (grande Nembrini, sempre) e citava proprio una cosa simile, ma dall’altro lato: l’apologo dell’aquila e delle galline.
    Lo stesso tuo ma dal loro punto di vista.
    Lo trovi qui al minuto 33:45.

    Ma guarda un po’ il caso alle volte…! :-)

  2. E niente, una volta me le devo proprio guardare tutte queste lezioni di Nembrini. Per imparare Dante e la vita.

  3. Guarda, un effetto collaterale positivo di ‘sto smart working.
    Con l’inizio della scuola mi trovo adesso da solo a pranzo e in quella mezz’oretta ne approfitto per smazzarmi un sacco di roba che non avevo mai tempo di sentire, tipo lezioni di Barbero e queste di Nembrini.
    Non c’è storia: Nembrini top!
    Inoltre hai ragione: imparare Dante E la vita.

  4. L’apologo è bellissimo ed è proprio vero quello che dice sul crimine educativo!
    Però in un apologo non si riesce a “far entrare” tutto quel miracolo di equilibrio che è la teologia cattolica. In particolare, qui sembra che l’aquilotto ce la faccia da solo, provando e riprovando, a imparare a volare. Ci sarebbe un lungo discorso da fare su come da soli proprio non sia possibile, il ruolo della Grazia (sacramenti, etc.).

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