I volti dell’Imperatore

Tu non credere mai
All’imperatore
Anche se il suo nome è società
Anche se si chiama amore
Anche se il suo nome è popolo
Anche se si chiama onore

Martino e l’imperatore, Claudio Chieffo

Riflettevo l’altro giorno sulle cose che ci fanno credere. Che tentano di farci credere. Gli innumerevoli idoli che ho visto sorgere e cadere in tutti questi anni, le ideologie e le mode arrivate con fragore e sparite nel ridicolo e nella dimenticanza. Chi odiare, chi disprezzare, cosa distruggere, cosa credere ciecamente.

Sono abbastanza vecchio per ricordarmi gli hippy, i cortei di giovani con il pugno alzato; non troppo differenti da quelli odierni, parole simili, comportamenti uguali, travestimenti diversi. E’ deprimente quanti cattivi maestri non abbiano smesso di impartire le loro cattive lezioni neanche dopo il completo fallimento dei loro insegnamenti, la dimostrazione pratica della loro erroneità. Forse subentra una sorta di nostalgia, il ricordo di tempi nel quale tutto pareva possibile, e ci si dimentica della realtà. Forse certe pretese sono solo un pretesto per potere fare ciò che si vuole. O, forse, quando si è abituati a non vedere la realtà si va dietro a qualsiasi fantasma possa assomigliare alla vecchia idea fallita. Come riciclare vecchi terribili abiti perché non li vogliamo buttare, per quanto ridicoli possiamo apparire una volta che li indossiamo. Si sa, le mode ritornano.

Questo se si volesse credere che queste illusioni siano in fondo solamente idiota innocenza. Che davvero coloro che le seguono non sappiano cosa fanno, nessuno di loro. Ma il sospetto, quasi la certezza, è che si tratti solo di vecchi trucchi riciclati ancora e ancora ad ogni generazione per l’interesse di qualcuno. Dell’Imperatore, come suggerisce Chieffo nella splendida canzone che trovate all’inizio. Qualunque dei suoi mille ingannevoli volti il potere scelga di mostrarci.

Dice Chesterton: “Se non abbiamo un’educazione, non sapremo mai quanto molto vecchie siano tutte le nuove idee“. A volte neanche l’educazione basta, perché per renderla utile occorre farla entrare nella nostra vita, nelle nostre scelte, nella nostra libertà. Forse non è possibile davvero capire un errore fino a quando non ne siamo toccati sul vivo. Tutta la teoria, tutte le letture intelligenti e i social di questo mondo non possono sostituire l’impatto di un solo secondo di vita reale. Occorre conoscere un oggetto per comprenderlo, checché ne dicano certi filosofi e certi teoreti. Questo vale anche per la verità.

L’origine di questa conoscenza è un incontro che fa vedere le cose in maniera diversa. Che ti cambia, ti costringe a fare i conti con te stesso e con il mondo. Ti mette davanti a te stesso, e ti obbliga a scegliere tra la tua immagine immaginaria e quella che la luce riversa su di te.
Puoi continuare a credere all’Imperatore, certo. E’ comodo, evita di pensare, non causa grane – l’Imperatore protegge i suoi.
Fino a che la moda non cambia, almeno.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 ottobre 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Conoscevo la bellissima canzione di Chieffo; non conoscevo invece la citazione di Chesterton e non sono riuscito a trovarne la fonte: da dove è presa?

    Grazie

  2. “Without education we are in a horrible and deadly danger of taking educated people seriously. The latest fads of culture, the latest sophistries of anarchism will carry us away if we are uneducated: we shall not know how very old are all new ideas.”
    December 2, 1905, Illustrated London News

    http://platitudesundone.blogspot.com/2011/10/without-education-we-are-in-horrible.html

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