Il primo nome

Vorrei mettere bene in chiaro le cose.
So che ci sono parecchi che sparlano contro di me. Che sostengono che io non sarei un vero credente. Addirittura, che sarei stato deviato dal demonio.
Sono tutte bugie. Evidenti falsità. Sono talmente false che non vale quasi la pena di smentirle, i fatti stanno davanti agli occhi di tutti.

Intanto, non è affatto vero che io non voglio più avere niente a che fare con Dio. Piuttosto il contrario: è Lui che ha tagliato i ponti con me. Molto è stato detto sul motivo, ma io preferisco considerarlo un malinteso. Io di Dio ho sempre avuto il massimo rispetto, prima, e anche adesso, nonostante le nostre divergenze, sarei pronto a riconciliarmi se solo Lui volesse ammettere di avere esagerato. Eravamo molto intimi, parlavamo insieme quasi tutti i giorni, un tempo. Passavamo insieme intere giornate, e non potete immaginare lo spasso. Credere a Lui? Diciamo che l’ho sempre dato per scontato. Era come la terra sul quale poggiavo i piedi, come il mio nome, quel nome che è stato il primo nome.

Non vedo perché accusarmi di avere fatto il male quando io ancora non sapevo cosa fosse fare il male. Quella è una conoscenza che mi è arrivata solo dopo. Quando la mia donna mi ha fatto la proposta, io credevo, badate bene, ero certo che fosse stata autorizzata. Che si fosse messa d’accordo. Volete darmi torto? Aveva discusso della cosa con un angelo, e mi ricordo di avere pensato: “oh, guarda, il Vecchio ha cambiato idea su quell’albero”. L’essere come Lui un po’ mi attirava, capite, ma il mio era un intento buono: non ho mai avuto intenzione di disubbidire o altro. Pensavo semplicemente fosse la migliore opportunità di dimostrare quanto valevo, quanto avevo imparato. Migliorare il nostro rapporto, renderlo più equilibrato. Insomma, non mi aveva forse fatto decidere il ruolo di tutte le creature, il loro nome? Eravamo già in un rapporto di stretta collaborazione, pensavo che in questo modo l’avrei resa ancora più stretta.  Invece è saltato fuori che non era vero niente.
Ma io una bugia non l’avevo mai sentita. Come potevo anche solo immaginare che potesse esistere una cosa come la menzogna, se non ne avevo mai udita alcuna?

Vedete quindi che la reazione del Signore è stata esagerata. Il mio era un nobile intento. Poteva far finta di nulla, e saremmo ancora lì, da lui. Invece niente. Ho il sospetto che sia perché adesso la menzogna la conosciamo, e quindi non potremmo stare in sua presenza. Che se andassimo da Lui così come ora siamo, con la conoscenza che abbiamo acquisito, con il modo in cui l’abbiamo usata, smetteremmo di essere noi. Ci scioglieremmo come neve al sole, si scioglierebbe quel ghiaccio nero che è diventato parte di noi; che, malgrado noi, siamo noi.

Ci vorrebbe un modo in cui questa conoscenza del male, e del bene, la coscienza della sua mancanza, potesse essere non dico cancellata, ma… non so, riportata a prima. A nulla. Una nuova possibilità.
Non capisco neanche io perché dico queste cose. L’ho già spiegato, non è stata colpa mia. Io sono innocente. Prima o poi anche Dio lo capirà, vedrete. Com’è vero che mi chiamo Adamo.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 ottobre 2020 su Apocrifatti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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