Ciò che davvero vorremmo

A volte mi prendono i cinque minuti, così.
Mia figlia aveva un compito per la scuola: confrontare le traduzioni di un’ode di Orazio, la nona del libro terzo. E’ abbastanza famosa; da essa è stata tratta anche una canzone napoletana, Lariulà, a fine ‘800 (e magari anche qualcosa di Venditti). E’ il dialogo tra Orazio e la sua antica amante, Lidia; l’uno e l’altra, alternandosi nelle strofe, si vantano dell’amante attuale, salvo poi alla fine ammettere che ricomincerebbero volentieri.
A mia figlia era piaciuta particolarmente una versione francese in rima. E qui mi è scattato il trip, come direbbe qualcuno. Perché non provarci anch’io?

Traduzione complicata, se si vuole conservare metrica, senso, la simmetricità dei versi dei due dialoganti e aggiungerci pure la rima. Se si vuole comprendere una poesia non c’è niente di meglio che cercare di tradurla: noti particolari che persino imparandola a memoria sfuggono.

La dinamica di quegli amanti di due millenni fa è la stessa che ci capita infinite volte: la pretesa di facciata, e quel desiderio nascosto che cerchiamo di celare persino a noi stessi. Ma che ci prende, ci tormenta, se mai arriviamo ad ammetterlo: perché è più potente di ogni nostra immaginazione, e non dipende da noi. Non siamo chi pensiamo di essere. Non siamo chi vorremmo essere. Siamo noi.

Finché la mia presenza t’aggradava
e nessuno la tua candida cervice
fortunato giovane abbracciava
del re di Persia vivevo più felice

Finché per altra maggiormente
non ardesti, e Lidia dopo Cloe fu,
Lidia dal gran nome, splendente 
vivevo di Ilia romana ben di più

Ora Cloe di Tracia mi regna sul cuore
lei sa dolci canti e la cetra suonare
per lei di morire non avrei timore
se l’anima il fato le volesse risparmiare

Io brucio di corrisposto fuoco
per Calais, di Ornito da Turi familiare,
per me morire due volte è poco
se il ragazzo il fato volesse risparmiare

Ma se Venere come un tempo ritornata
su noi divisi bronzeo giogo getta,
se la bionda Cloe fosse scacciata
e riaprissi la porta per Lidia la reietta?

Se pur delle stelle è più fascinoso
mentre tu come sughero leggero sei
e violento come l’Adriatico iroso,
con te amo vivere, con te morir vorrei

(Orazio, Odi III, 9)

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 settembre 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Molto più carica di riflessi la Sua traduzione, rispetto a quella riportata nel link, e non solo di rime. Per esempio, Orfeo e Euridice occhieggiano in filigrana nei versi in cui si legge: “per lei di morire non avrei timore
    se l’anima il fato le volesse risparmiare”, accompagnati da un retrogusto ironico e amarognolo a spese della bionda e melodiosa Chloe — finché non smette di cantare.

    Ciò che rende la metafora speculare della “sua” Lidia, a proposito di leggerezza e violenza congiunte in un involontario e un po’ stridente sodalizio tra sughero e marosi, una stoccata diretta (e ben assestata) più a un vuoto simulacro, a un’esca mal camuffata, che a una preda reale e appetitosa.

    Magari l’intenzione di far emergere tutto questo animava anche l’altro traduttore. La mia pigrizia mi ha fatto però sentire poco più di un “glu glu”, che affoga il salace Adriatico, pur di gallegiarci.

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