Nonostante

Quando ero un bambino piccolo, io ero solito pregare tutte le notti per una bicicletta nuova. Quindi capii che il Signore, nella Sua saggezza, non lavora in questo modo. Così semplicemente ne rubai una e Gli chiesi di perdonarmi.
Emo Philips

Ci sono persone che sono davvero convinte che i peccati non contino, o non esistano. Che si possa fare quello che si vuole, basta amare. Che Dio ti perdona sempre, in ogni caso. Che ti ama così come sei, accento sul così come sei.
Queste stesse persone probabilmente si troverebbero in imbarazzo a giustificare frasi di questo tenore:
“Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. (Mt 25)”
“Vi ho detto che andrete in rovina per i vostri peccati. IO SONO: se non credete questo, andrete in rovina per i vostri peccati. (Gv 8)”
“Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. (Gv 8)”

No, Dio non ci ama quando siamo pieni di male. Proprio perché ci ama vorrebbe che fossimo come dovremmo essere, e non come siamo. Altrimenti Cristo sarebbe venuto per nulla.
Dio ama noi, ma non può amare il peccato in noi. Il peccato è tutto ciò che non è Dio. Quando ne siamo pieni, cosa resta in noi che possa amare? Se Lo rifiutiamo, se non vogliamo cambiare, se non chiediamo, pentiti, di essere perdonati siamo noi che ci allontaniamo da Lui. Scegliamo un altro padre. E Lui non forza la nostra libertà. Quella libertà che può condurre alla rovina del fuoco eterno. Anche questo è amore.
Dire “Dio mi ama così come sono” è rifiutare la Sua Redenzione, e perdersi. Lui ci ama non così come siamo, ma nonostante ciò che siamo.


Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 settembre 2020 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. “Gesù perdona le nostre colpe preservaci dal fuoco dell inferno”… La Madonna di Fatima e d accordo con te

  2. Se vogliamo è il peccato originale del luteranesimo. Non importa il mio rapporto col peccato (se lo combatto, se mi arrendo ad esso); finchè mi attacco all’idea di essere già salvato, sarò a posto (sempre se sono tra quelli già salvati).
    In realtà uno dei versetti che hai citato può essere interpretato anche luteranamente:
    “Vi ho detto che andrete in rovina per i vostri peccati. IO SONO: se non credete questo, andrete in rovina per i vostri peccati. (Gv 8)”
    Se non credo, andrò in rovina per i peccati. Ma io riconosco Gesù come il Signore, quindi non andrò in rovina. La cosa è abbastanza slegata dal mio comportamento.

    Però non vorrei si facesse di tutta l’erba un fascio. Ci sono predicatori protestanti serissimi che usano questo principio in modo corretto, nel senso di “non disperare quando sei nel peccato”. Solo che non si può negare questo problema nei principi.

  3. A ben pensarci questo provoca anche una differenza nell’approccio all’evangelizzazione.
    Quello protestante (da come è rappresentato nei film) batte molto su “vuoi accettare Gesù come tuo Signore”?
    Quello cattolico è più vario ma mi sembra che il messaggio di fondo sia da sempre “vuoi guarire”?

  4. Non so se sono molto d’accordo con te, Zimisce.
    Suggerisco di leggere questo: https://stpaulcenter.com/02-nv-18-3-imbelli/ , che avevo linkato nel post precedente. Lo riprenderò, credo, in un prossimo post.

  5. Vuoi dire che è il contrario? Non so, a me sembra che concettualmente mettere l’accento su “riconoscere Cristo come tuo Signore” (e basta) si sposi bene con la dottrina della “Sola Fides”. Almeno, questo nel protestantesimo duro e puro delle origini. Noi diamo per scontato che il protestantesimo vada a braccetto con la cultura moderna, ma da un altro punto di vista l’etica moderna è un po’ una reazione di rigetto a quella forma di cristianesimo. Nel senso di un’etica che odia ogni forma “presa di posizione” e si interessa solo dei risvolti pratici.

  6. Intendo dire che riconoscere Cristo è alla base di qualsiasi cristianesimo, senza questo non c’è cristianesimo. In certe cose i due approcci possono anche esser simili, ma quello che nell’approccio protestante manca è il Corpo di Cristo: sia quello reale che quello mistico, Chiesa e Eucarestia. Quindi la fede protestante diventa intellettualismo ed ideologia, perché non ha niente di concreto su cui poggiarsi. Come fa quella cattolcia quando cerca di imitarla.

  7. Faccio notare che i Luterani credono nella presenza reale…

  8. Ciò che rende il “sola fides” un tranello messo sulla strada della salvezza, è l’inevitabile deriva (la storia lo insegna) verso quel “deficit cristologico” di cui parla Padre Imbelli (e del quale, in qualche modo, ci parlano anche le parole di Gesù del Vangelo di oggi).
    Si salva chi fa la volontà del Padre, mentre il Cristo della fede diventa presto un “Cristo Lite” (come direbbe Weigel), un Capo che è espressione del corpo e non il contrario, facendo soccombere la comunità cristiana alla dittatura del relativismo.

  9. Come al solito, Lewis l’ha detto benissimo (“il cristianesimo così com’è” ).

    Amare il nostro nemico significa non punirlo? No, perché amare me stesso non significa che io non debba assoggettarmi al castigo – anche alla morte. Se uno ha commesso un omicidio, è giusto, come cristiano, che si consegni alla polizia e si faccia impiccare. Quindi, a mio parere, è perfettamente giusto che un giudice cristiano condanni a morte un uomo, o che un soldato cristiano uccida un nemico. L’ho sempre pensata così da quando sono diventato cristiano, e molto prima della guerra, e la penso ancora così adesso che siamo in pace. È fuor di proposito citare il «Non uccidere». Ci sono due parole greche: la parola comune per uccidere, e la parola per assassinare. E Cristo, quando cita quel comandamento, usa in tutte e tre le versioni – Matteo, Marco e Luca – la parola che vale assassinare. La stessa distinzione, mi dicono, esiste in ebraico. Non ogni uccisione è un assassinio, così come non ogni rapporto sessuale è un adulterio. Quando i soldati vanno da san Giovanni Battista a chiedergli che fare, egli non li esorta affatto a lasciare l’esercito; né Cristo dà questa esortazione al centurione romano. L’idea del cavaliere – il cristiano che prende le armi in difesa della buona causa – è una delle grandi idee cristiane.

    Qualcuno dirà: «Allora, se è lecito condannare le azioni del nemico, se è lecito punirlo e ucciderlo, che differenza rimane tra la morale cristiana e il modo di vedere comune?». Una differenza enorme. Ricordate: noi cristiani pensiamo che l’uomo vive in eterno. Quindi, ciò che conta sono quei piccoli segni o pieghe nella parte centrale, interiore dell’anima che a lungo andare la mutano in una creatura celeste o infernale. Possiamo uccidere, se è necessario, ma non dobbiamo odiare e compiacerci di odiare. Possiamo punire, se è necessario, ma non dobbiamo rallegrarcene. In altre parole, qualcosa dentro di noi – il sentimento del rancore, il sentimento del rendere la pariglia – deve essere annientato.
    Anche quando puniamo o uccidiamo dobbiamo cercare di sentirci verso il nemico come ci sentiamo verso noi stessi: desiderare che egli non sia malvagio, sperare che egli possa, in questo mondo o in un altro, emendarsi – insomma, desiderare il suo bene. Questo significa il precetto biblico di amarlo: desiderare il suo bene; non «provare affetto per lui» né dire che è una brava persona quando non lo è.
    Ammetto che ciò significa amare persone che non hanno in sé nulla di amabile. Ma il nostro io ha qualcosa di amabile? Lo amiamo semplicemente perché è noi stessi. Dio vuole che amiamo tutti gli «io» nello stesso modo e per la stessa ragione: ma Egli ci ha dato, nel caso nostro, la chiave di questo amore, per mostrarci come funziona. Non abbiamo che da applicare la stessa regola a tutti gli altri «io». Forse ci sarà più facile se ricorderemo che è così che Egli ama noi. Non per le belle e amabili qualità che pensiamo di avere, ma solo perché siamo le cose chiamate «io».

  10. “Non per le belle e amabili qualità che pensiamo di avere, ma solo perché siamo le cose chiamate «io».”

    Mi permetto di aggiungere: perché sei una sua creatura e addirittura, se battezzato, sei suo figlio in Gesù Cristo. Sei suo figlio, ti ama perché Lui è tuo Padre.

    Quello che mi stride in quel “nonostante” è che sembra che Dio ami “tappandosi il naso”. Come se Dio dicesse: “Guarda, ti amo giusto perché sono buono…ma di per sé faresti proprio schifo…vedi di cambiare perché così non va…”. Ecco, un dio così mi sembra più una proiezione dell’autorità, dei propri genitori o quant’altro piuttosto che il Dio cristiano.

  11. In ciò che ha sottolineato Poemen viene fuori la “parte protestante” di Lewis, che purtroppo ha preso la visione protestante della “depravazione totale” della natura umana, che non ha più nulla di buono dopo la caduta. Concordo con la conclusione del suo commento: un Dio d’amore non può creare cose che non si possono amare naturalmente ma solo in maniera sovrannaturale: la Grazia sovrannaturale perfeziona la natura, non la distrugge.

  12. Io non l’avevo letta così pessimistica e protestante. Mi sembra che Lewis qui intenda dire che non dobbiamo dimenticare che esistono davvero persone che in sé non hanno “quasi” (forse va meglio se ci aggiungiamo noi un quasi) nessuna qualità amabile.

    Quel brano mi sembra un buon antidoto al terribile buonismo melenso che affligge i cristiani di oggi, quel buonismo che porta a dover “per forza” parlare bene del tale o del tal altro, come se fosse sconveniente per un cristiano dire “è una persona cattiva”, anche se a volte è la verità.

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