Abuso virtuale

Benedetto entrò nervosamente nella stanza, spinto dalla guardia. Il funzionario sedeva alla sua scrivania, e non alzò nemmeno gli occhi quando lui entrò. Esaminava sui suoi schermi chissà che cosa; forse il suo caso, pensò Benedetto. Ma il ragazzo non sapeva neanche quale fosse, il suo caso.

Le automobili scure erano arrivate a casa sua alle otto di sera. Si erano presentati alla porta e avevano chiesto di lui. Non appena si era fatto avanti, l’avevano preso per le braccia e portato fuori. Nessuno aveva detto una parola, neanche i suoi zii.

Il funzionario aveva un viso sottile, radi capelli biondastri e una giacca grigio chiaro con risvolti fucsia. Vorticava tra le dita un legnetto, o qualcosa di simile. Non sorrideva.
Finalmente alzò lo sguardo sul ragazzo. “Che schifo di nome è Benedetto?”
Benedetto non si aspettava una domanda come quella. “E’ tradizionale”, spiegò, “nella mia famiglia. Mio nonno si chiamava così”.
“Ah”. Il funzionario sembrò perdere interesse alla cosa. Mosse oziosamente la mano su uno dei suoi schermi. “Abitate veramente imbucati, voialtri. Ci hanno messo quasi due ore per arrivare”.
“Era la casa di mio nonno. Ci vivo con i miei zii.”
“Di chi sono i libri?”
“Come, prego?”
“I libri. Tu hai letto dei libri. Di chi sono?”
“Di mio nonno. Erano di mio nonno.”
“Ah”.
Il funzionario sbuffò, come profondamente annoiato. “Tu, oggi pomeriggio, alle 14,43, hai pubblicato su una Omnichat Esperienziale un racconto” sussurrò, muovendo appena le strette labbra violacee.
Vi fu qualche secondo di silenzio, finché Benedetto comprese che era attesa una sua risposta. “Sì, è vero, l’ho scritto io”.
“L’hai inventato tutto tu?”
“Sì, tutto da solo” confermò il ragazzo.
“E perché l’hai fatto?” domandò il funzionario
Benedetto annaspò, cercando le parole. “Bene, tutti scrivevano raccontini, storie, ma erano… come dire… vuoti. Ho pensato che avrei potuto fare di meglio.”
“E perché li trovavi vuoti?”
“Perché non davano nessun senso… non erano realistici, non dicevano niente. I protagonisti erano piatti. Erano tutti ho fatto questo, ho fatto quest’altro, wow, pow, ma non c’era nessuna emozione. Non erano come i libri che leggevo”.
“Come mai leggevi?”
“Beh, la casa degli zii è isolata, e c’erano tutti questi libri in soffitta, e così ho cominciato a leggerne qualcuno.”
“E quanti ne hai letti?”
“Non so… duecento, trecento…”
“E i tuoi zii lo sapevano?”
“No, non credo… non lo so, non si sono mai interessati molto a me.”
“Credo che tu abbia visto questi”, disse il funzionario, e buttò sul tavolo davanti a lui una manciata di libretti. Avevano copertine scure, su cui campeggiavano scritte del tipo “Leggere fa male alla salute”, “Non leggere, vivi!” e “Niente all’interno di questo libro è reale”.
“I miei libri non avevano queste copertine.”
“Libri molto vecchi, quindi. E a scuola non ti hanno imparato i pericoli della lettura?”
Benedetto scosse la testa. Se l’avevano fatto, era andato perso in mezzo a tutte le altre informazioni che aveva preferito ignorare.
Il funzionario lo squadrò, senza sorridere ancora. “Tu capisci perché sei qui?”
Benedetto scosse ancora la testa.
“Cosa è successo quando hai postato il racconto?”
Benedetto biascicò qualcosa.
“Allora?”
“Mi hanno insultato. Mi hanno chiesto che merda era quella. Hanno detto che ero pazzo a scrivere roba simile, che potevo fare del male alla gente. E poi il post è stato rimosso da qualche controllore.”
“Hai capito cosa hai fatto?”
Benedetto scosse ancora la testa.
Il funzionario sferrò un pugno sul tavolo, facendo sobbalzare Benedetto. La sua voce strillò in tonalità falsetto. “Hai dato dei sentimenti a delle persone virtuali! Hai scritto di delusioni e problemi! Gli hai fatto fare degli errori! Sappi quanto questo può averli danneggiati?”
“Prego?” Benedetto lo guardò senza capire.
“I personaggi del tuo racconto. Gli hai fatto fare cose che non possono sopportare. Li hai fatti soffrire senza motivo. Sei stato cazzone e bastardo verso di loro.” Il funzionario adesso lo guardava con palese disgusto.
“Ma… sono personaggi inventati. Non esistono!”
“E questa ti sembra una buona ragione per farli soffrire? Non ti sei chiesto perché nessuno mai fa fare ai suoi personaggi le cose che tu gli hai imposto? Perché non sono coglioni come te. A quanto pare sei un capital-fascista, che non si cura dei sentimenti dei suoi stessi personaggi e neanche di quelli che potrebbero leggerli per caso. Tu sei pericoloso, sei marcio, sei un rifiuto della società, un parassita.”
“Ma io non.. sapevo…”
“Non sapevi, e ti sembra una scusa? Ma che razza di scuole hai fatto, che ti hanno lasciato il tempo e la voglia di leggere? Manco sai che ci sono un fottio di leggi che proteggono le persone virtuali dagli abusivi come te. Basta, mi fai schifo. Siccome sei giovane, magari ti si recupera. Farai sei mesi di rieducazione. Forse così ti passerà la voglia di leggere e di scrivere. Via, adesso”
Due poliziotti entrarono, afferrarono Benedetto per le braccia e lo portarono via prima che si potesse riprendere. Il funzionario si ricompose. Luridi ragazzini. E pure lettore era.
Meno male che ce n’erano sempre di meno.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 settembre 2020 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Cavaliere di San Michele

    E a scuola non ti hanno imparato i pericoli della lettura?

    A chi sta parlando no, non glieli hanno insegnati…

    Mi ci ritrovo… Altro che sei mesi… Comunque il pretesto trovato, quello di far soffrire i personaggi, è geniale…

  2. …mi ricorda un po’ Orwell, ma soprattutto Fahrenheit 451 di Bradbury. Inquietanti e profetici.

  3. Mi ricorda le critiche che ho letto sulla nuova versione “live action” di Mulan. Nel cartone Mulan si faceva il mazzo per superare l’addestramento e diventare un buon combattente. E quella scena forse più di tutte ha reso il personaggio memorabile.
    Nel film (che secondo le intenzioni degli autori ha tagliato il drago Mushu e i fantasmi degli antenati per essere più realistico), Mulan ha un misterioso potere innato (il famoso “chi” del kung fu) che la rende superiore a chiunque e il suo principale problema è che gli altri non scoprano il suo potere.
    Altre critiche riguardano la poca espressività dell’attrice, e qualcuno si spinge a dire che anche questo è un trend culturale (già visto ad esempio in Captain Marvel): l’eroina del nuovo millennio non può sorridere, perché una donna che sorride è associata alla cultura patriarcale che la vorrebbe una bambolina. Non può mostrare neanche tristezza o sconforto perché questo farebbe pensare che la donna può essere debole. Quindi queste eroine hanno un range di espressioni che va da “spavalda” a “indispettita”.
    Temo ci sia qualcosa di vero.

  4. Grazie dei tuoi post. Sono profondi e leggeri, elevano e fanno riflettere, divertono insegnando, colpiscono e abbracciano. Ogni volta che leggo il tuo blog trovo un seme di speranza, una scintilla di luce e una goccia di eternità. :-)

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