Che fatica

Chissà se qualcun altro oltre a me si è domandato come facessero gli uomini delle passate generazioni a credere certe cose palesemente assurde, anche di fronte all’evidenza. Tanto per dirne una, tutta la fisica aristotelica non sta minimamente in piedi neanche ad un esame anche superficiale. I salassi, l’etere… La risposta standard è che non avevano la Scienza odierna. Ah, le età oscure.

Facciamoci però una domanda. Non è che questa risposta standard è un’altra di quelle assurdità che, se considerassimo la realtà, dovremmo smettere di credere?
Perché i fatti dicono diversamente. Basterebbe essersi guardati attorno negli ultimi mesi, dove quasi ogni frase che iniziava con “gli esperti dicono che” o “gli scienziati affermano” è stata poco dopo smentita. Ma dove sta il problema, nella Scienza? In un certo senso sì: sta nel concetto che si ha di Scienza.

Credo che l’essere umano abbia una certa tendenza a costruirsi idoli. Un idolo è qualcosa di meraviglioso: evita la fatica di pensare, di coinvolgersi. Fa risparmiare un sacco di tempo e di energie. Il bello è che funziona: se un numero sufficiente di persone crede a quell’idolo, ci si sente rassicurati, più sereni, certi di essere nel giusto. Logica di gruppo, o di gregge: tutti fanno così, quindi deve essere vero.
Anche se poi non è vero. Ma mettersi contro la convinzione comune richiede tanta energia e fatica. Pensare consuma e stressa.
Così la Scienza diventa un idolo, una divinità infallibile.

Ma cos’è la Scienza? Quella cosa che fanno gli scienziati. E chi sono gli scienziati? Senza eccezioni, dei poveretti proni all’illusione e all’inganno, come noi. Uomini, pure loro.

I procedimenti metodici e rigorosi che dovrebbero stare alla base? Tirati via, o basati a loro volta su fallacie. La sperimentazione? Rarissima, spesso viziata da errori formali o di concetto o statisticamente inaffidabile. Ragionamento logico? E’ più forte il “vorrei fosse così, quindi questo è”. Ci sono statistiche che dicono che la maggioranza degli articoli pubblicati su riviste specializzate (e quindi già sottoposti a vaglio, la mitica peer review) sono irriproducibili. Qualcuno si spinge ad affermare che otto ricerche su dieci siano in qualche modo errate.

Quindi, cosa crediamo? A cosa ci affidiamo davvero?

Facciamo un esempio pratico. Questo post ipotizza, citando un gran numero di ricerche, che la mascherina ospedaliera durante le operazioni non solo non sia necessaria, ma probabilmente dannosa. Figuriamoci in altri contesti. Cosa devo credere, quindi? Che la mascherina sia come il rametto di corallo medioevale, che indossato proteggeva dai malanni, o che tutte quelle ricerche siano sballate? Devo vestire la mascherina ovunque e comunque, persino da solo nel deserto, oppure è inutile e controproducente anche in mezzo ad una folla?

In altre parole: come so quello che so? Sono davvero così sicuro che i miei atti, quelli di un scientificissimo civilizzato abitante dell’industrializzato XXI secolo, siano poi così diversi da quelli di un qualsiasi selvaggio sperso nella giungla che fa così perché l’ha detto lo stregone, il capotribù o l’antenato? Come si fa a credere a cose come la catastrofe climatica, il gender, o che il bambino abortito non sia un essere umano, quando l’evidenza dice il contrario?
Sapete signori, rispondere a queste domande richiede energia e tempo. Occorre mettere e mettersi in discussione. Pensare.
Essere uomini, che fatica.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 31 agosto 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 23 commenti.

  1. Fantastica riflessione

  2. Peccato che si accompagni alla straordinaria credenza nella transustanziazione.( che é incompatibile con una fisica atomistica)

  3. Mentre catalogare come illusoria l’esistenza dell’autocoscienza, solo perché non si riesce ad inquadarla nell’ambito di una visione del mondo materialistica, quello è molto compatibile con la realtà che sperimentiamo tutti i giorni…

  4. I haven’t done a “Physicists say the darndest things” post in a while. People usually ask me to write one up every time a Lawrence Krauss, Sean Carroll, or Stephen Hawking (well, lately not Hawking) publishes a new “gee whiz” pop philosophy book masquerading as a pop science book. I find the genre extremely boring. It’s always the same dreary, sophomoric PBS-level stuff: We’re all just heaps of particles, but golly this really increases rather than decreases the wonder of it all, and here’s some half-baked amateur metaphysics and life lessons that even hardcore materialist philosophers would regard as fallacious and banal. The only variable is whether the crap philosophy in these $30 time wasters is coupled with clueless arrogance (cough, Krauss) or at least presented with some humility.

    https://edwardfeser.blogspot.com/2020/08/the-particle-collection-that-fancied.html

  5. Grazie ago, credo che i post connessi con il tuo link potrebbero dare parecchio da pensare a parecchia gente, se potessero pensare.

  6. Berlicche in altri post lei ha sostenuto che vi sono prove certe che Gesù Cristo sia esistito e che abbia fatto i miracoli sostenuti sul vangelo. Ora ci viene ad insegnare che invece il metodo scientifico sarebbe una illusione, e che possa essere parificato a chi , senza sperimentazione alcuna, sosteneva che il salasso potesse guarire le malattie. Complimenti per la coerenza.
    Se Lei vivrà oltre gli 80 anni lo dovrà a quello stessa scienza che , attraverso metodi e confronto tra pari e pur in mezzo a tanti errori e imprecisioni, è riuscita in pochi decenni a portare dall’uomo dall’andare a cavallo fino a raggiungere la Luna.
    Ogni teoria è figlia probabilmente del suo tempo e della mentalità dello stesso, quindi è comprensibile che Aristotele credesse ai salassi nella Grecia antica. Meno comprensibile è che , a distanza di migliaia di anni, si consideri la scienza moderna alla stessa stregua delle credenze antiche, cercando evidentemente di screditare la stessa per accreditare la fede come scienza (come lei spesso fa), rinnegando peraltro quello stesso vangelo (dove eppur si dice “beati quelli che crederanno senza aver visto”) che si tenta di provare.

  7. @Monaldo, penso che Berlicche intendesse dire che una vasta proporzione di affermazioni “scientifiche”, in particolare quelle che finiscono sui giornali prima che il metodo scientifico abbia avuto tempo di fare il suo lavoro fino in fondo, si rivelano alla fine essere delle bufale. Posso dirti per esperienza diretta che gli incentivi per i ricercatori (“publish or perish”) non aiutano a evitare gli errori.

    Poi, alcuni di questi errori finiscono nel dimenticatoio; altri vengono smentiti qualche anno più tardi, quando altri scienziati hanno avuto il tempo di fare analisi più approfondite; altri ancora vengono smentiti dopo tempi ancora più lunghi.

    Non è che la scienza moderna vada considerata alla stessa stregua delle credenze antiche… è che alcune affermazioni vengono spacciate per “scienza” quando scienza non sono.

    Quanto poi alle credenze antiche, parecchie non sono così irrazionali come ad alcuni piace credere. Alcune sono buone approssimazioni della realtà (buone nei limiti delle scale di grandezza e della precisione degli strumenti di misura dell’epoca). Altre invece si devono a errori cognitivi (es. il survivor bias) che sono vivi e vegeti anche ai giorni nostri.

    Quanto infine al rapporto tra fede e scienza – la scienza moderna è nata nell’Occidente, guarda caso in una cultura basata sulla fede in un Dio razionale che ha creato un universo razionale. Come hanno ben sottolineato gli scorsi due Papi, fede e ragione vanno a braccetto; chi invece confonde la ragione con la scienza (che è una delle sue applicazioni) non è uno scienziato ma uno scientista; viceversa la fede che cerca di fare a meno della ragione degenera nel fideismo.

  8. Spero che ormai sia acclarato che non si può avere una cieca fiducia nella parola degli scienziati, soprattutto quando tale fiducia è usata da certi scienziati per minare la Fede Cattolica! Infatti abbiamo visto ultimamente tanti errori che sembrano essere stati fatti in malafede dai medici.
    Ma anche i fisici accademici, che normalmente sono considerati quasi come oracoli dai non addetti ai lavori e che spesso sono usati (se non si scagliano loro stessi) contro la Religione Cattolica, commettono errori madornali per cui non sono degni di una cieca fiducia da parte della gente: https://gloria.tv/post/1gskqVvkhwXfCLQw2EK7PGx2n

  9. Caro Monaldo, alias Mentelibera, alias solito troll falso e mentitore, dove avrei detto che il metodo scientifico è una illusione? Il tuo commento è la sua solita distorsione delle parole altrui sotto falsa identità fatta sperando di sortir polemica e per altri fini peggiori. Torna nel tuo piccolo inferno, serpe.

  10. @ Ruggero.romani

    Dici che è incompatibile perché tu (e la tua filosofia di riferimento) riconosci come valide solo due delle quattro cause aristoteliche, quella efficiente e quella materiale.

    (per chi vuole un piccolo ripasso di scuola: https://www.filosofico.net/4cause.html)

    La transustanziazione presuppone, come dice il nome, che esista una sostanza, un qualcosa negli oggetti al di là della loro materia che Aristotele chiama anche essenza o forma (di qui causa formale). Significa che anche il semplice pane è qualcosa di più di un particolare arrangiamento di molecole di glucosio. E che “pane” non è solo un concetto nelle nostre menti, ma anche nella mente di Dio e nella realtà stessa. Le forme di Aristotele sono l’equivalente delle idee di Platone (con qualche differenza che qui non conta).

    Ora, il pensiero scientifico ha cominciato a staccarsi da questo approccio aristotelico-tomistico già con Galileo. “Il tentar l’essenza l’ho per impresa vana” è una frase che, per la visione del mondo tradizionale, era molto più pericolosa di “eppur si muove” (che tra l’altro è un’invenzione posteriore). Da lì è cominciato l’approccio puramente quantitatico alla fisica.

    Il fatto che scrivo queste cose da un laptop, significa che quell’approccio è stato fruttuoso, ma pone dei problemi alla filosofia cattolica. Dal XX secolo non si parla più tanto di transustanziazione per spiegare l’Eucaristia, quanto di “presenza reale”. Per cui, se ad un certo punto si decidesse di mandare in pensione il concetto di sostanza aristotelico, si potrebbe continuare ad usare questa nuova formulazione.

    Ma c’è un problema più profondo. La sostanza, questa realtà che sta sotto gli oggetti e li rende ciò che sono al di là dei mutamenti esterni, se la applico ad una persona somiglia moltissimo all’anima. Quindi farne a meno significa negare qualsiasi senso religioso.

    Almeno questo è quello che mi è venuto in mente riflettendo sul tema in base ai miei ricordi di scuola. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano altri.

  11. Ciao Berlicche, credevo di non riuscire a commentare, ma ora penso che il mio commento sia bloccato da qualche parte. Quindi lo avrai in tre stesure diverse, puoi lasciare solo l’ultima versione.

  12. …che spero sia quella

  13. One of the key themes of the early modern philosophers’ revolt against Scholasticism was a move away from an Aristotelian hylemorphist conception of the nature of physical substance to some variation or other of the mechanical philosophy. The other day I was asked a very interesting question: Can transubstantiation be formulated in terms of a mechanistic conception of physical substance rather than a hylemorphic one? My answer was that I would not peremptorily say that it cannot be, but that the suggestion certainly raises serious philosophical and theological problems.

    https://edwardfeser.blogspot.com/2019/10/transubstantiation-and-hylemorphism.html

  14. Grazie Ago, sembra proprio un post fatto per la mia domanda. Però leggendo mi ritrovo nell’obiezione fatta dal commentatore “Vincent Torley”.
    (https://edwardfeser.blogspot.com/2019/10/transubstantiation-and-hylemorphism.html?showComment=1570722447978&m=1#c2527616696751599243)

    La riassumo così: oggi che conosciamo molto meglio la composizione della materia, è molto più difficile dire “questa è una sostanza, quella è un’altra”. Quando è che il pane smette di essere un ammasso di farina?

    La riflessione del post è rigorosissima, nel dire che abbandonare l'”ilemorfismo” crea problemi teologici. Però a questo punto viene naturale la domanda inversa: dobbiamo considerare vero quel pezzo di fisica aristotelica (quando tanti altri pezzi sono stati smentiti) perché ormai ci abbiamo costruito sopra la nostra teologia? Non fraintendiamoci, i cristiani credevano di consumare corpo e sangue di Cristo ben prima del tomismo. Però uno può pensare che che quella visione vada ridiscussa.
    Per aggiornarla, o riconfermarla con forza. Come dice il commentatore “we can’t sweep this discussion under the rug any more”.
    Difficile che accada ora, in un tempo in cui alla gerarchia non sembra importare un fico secco della teologia (dicendosi comprensibilmente che non valeva la pena scannarsi tanto per transustanziazione e consustanziazione se il risultato è che gli europei non credono più ne’ all’una ne’ all’altra).

  15. Nella presenza reale credono anche i luterani…

  16. Un’ultima riflessione sul post linkato da Ago. Quanto dice Edward Feser sula filosofia scientista che non accetta più la sostanza, cioè la cosa in sè, ma solo miscugli di particelle, potrebbe essere lo stesso approccio che porta a vedere nell’embrione un “grumo di cellule” piuttosto che un essere umano.
    Forse dopotutto l’arcaica concezione “ilemorfica” di Aristotele è qualcosa da custodire.

  17. Anche al tempo di Aristotele e per tutto il medioevo si riteneva che le sostanze sono composte di elementi più basilari e più “elementari” (aria, acqua, terra, fuoco), e la domanda se la sono posta anche loro: dove finisce una sostanza e inizia un’altra forma sostanziale? Ciò che cambia è cosa riteniamo “elementare”: molecole, atomi, nucleoni, particelle elementari o quant’altro. Ma ognuna di queste cose ha una sua sostanza, una realtà che la distingue dalle altre particelle e dagli altri tipi di particelle.

    “Ogni realtà divisibile esige qualcosa che tenga insieme e unisca le sue parti” (Summa Contra Gentiles, II, 65). Non ci sono solo le particelle elementari, ma qualcosa che le organizza in una struttura non materiale (nel senso che la struttura della materia non è essa stessa materia) e permette la pluralità delle sostanze e delle realtà esistenti e percepibili ad un livello macroscopico.

    Prendiamo il sale da cucina: NaCl. Ha delle caratteristiche proprie che non sono né quelle del sodio né quelle del cloro, che pure sono i suoi componenti. Finché permane il composto, c’è una realtà che ordina e organizza, mentre vi sono altre realtà (i componenti) che sono organizzati da essa. La prima si chiama forma, la seconda materia (che non è quello che i fisici chiamano con lo stesso termine).

  18. @ Ago
    Grazie, molto istruttivo. Però un fisico o un filosofo che ha acquisito il modo di ragionare moderno direbbe: come dimostri l’esistenza di una “realtà che ordina e organizza”? Io so che esiste un legame ionico tra i due atomi. Basta quello. Non ho bisogno di presupporre nient’altro, per il rasoio di Okkam (e per la barba di Merlino!). Per me il sale sono nient’altro che ioni legati!
    Tu suggerisci (e io concordo) che il sale è qualitativamente diverso dalla somma dei due ioni che lo compongono. Che l’uomo è qualitativamente diverso da una scimmia mutata. Che l’embrione è qualitativamente diverso da un grumo di cellule. Il problema è che questa categoria della “qualità” da Galilei in poi è in crisi. Non negata (non credo che Galilei volesse farlo) ma messa da parte, nel cassetto dell’indimostrabile, delle imprese vane.

  19. Il fatto è che la scienza cattura solo certi aspetti della realtà, non la completezza del reale. Per la scienza non esistono colori, ma solo lunghezze d’onda – eppure i colori esistono. Non esistono sapori, solo molecole – eppure i sapori esistono. Per la scienza non esiste nessuna lettera, solo chiazze di inchiostro o stringhe di bit su uno schermo – eppure esistono lettere e frasi di senso compiuto.

    Basta questo per capire che la scienza ha un ruolo subordinato e secondario. Anche perché non è neutrale, quasi fosse l’oracolo del vero e dell’imparzialità: per la scienza ha significato solo ciò che rientra in una teoria, gli altri fenomeni semplicemente non sono nemmeno esaminati.

    Tu hai detto che “la scienza” ha permesso di costruire computer, e questo dimostra che la sua visione della realtà è corretta. Ma in realtà si tratta di teorie scientifiche che danno significato e catturano eventi e fenomeni della realtà che in altre teorie non hanno alcun significato. Per te ha significato digitare ad un computer e lo ritieni un gran risultato, ma questo è un senso umano e soggettivo che non può essere considerato “oggettivo” o “neutrale” o “imparziale”. Questo perché la visione scientifica non è nulla di tutto ciò. Poteva crederlo Francis Bacon che una volta messi da parte tutti i pregiudizi e tutti i significati umani l’uomo sarebbe stato “investito” dal significato vero e scientifico della realtà, ma oggi certi scienziati sono i primi che non esiste nessun significato al di fuori di quello che l’uomo impone sul reale (cosa in realtà non vera, ma fa capire i limiti filosofici dello scienziato).

    Nelle parole di Feser:

    Start with the question of method. For one thing, the very idea of the “scientific method” is a philosopher’s invention, and a notoriously problematic one. The traditional idea going back to Francis Bacon is that scientific method involves the verification of theories via inductive reasoning from theory-neutral observations. But by the middle of the 20th century every aspect of this model had taken a heavy beating from philosophers of science.

    Observation is in fact always theory-laden rather than neutral between theories. Every description of what is observed requires conceptualizing it in some way, and how that is done is determined by background theoretical assumptions. Exactly which properties of an observed phenomenon are relevant to inductive inference about unobserved cases is also determined by background theoretical assumptions.

    Furthermore, theory is underdetermined by observational evidence in the sense that there are always alternative theories equally compatible with the same observations. The supposition that induction suffices uniquely to verify one theory to the exclusion of others is therefore illusory.

    https://americanmind.org/essays/scientism-americas-state-religion/

  20. Molto interessante.
    Sul problema della sostanza e della transustanziazione avevo fatto anticamente un post: https://berlicche.wordpress.com/2010/12/09/trans-che/

  21. Chiaramente tutto ciò dipende da ciò che insegniamo su cosa sia la scienza ai nostri indolenti e piuttosto creduloni ragazzi e ragazze del college. Se questi lasciano il college pensando, come usualmente avviene, che la scienza offre una piena, accurata e letterale descrizione della natura; se pensano che la ricerca scientifica di per sé dia la risposta finale ai problemi sociali; se credono che gli scienziati siano gli unici lavoratori al mondo onesti, pazienti e precisi; se ritengono che Copernico, Galileo, Newton, Lavoisier e Faraday fossero delle persone dedite ad attività monotone e noiose come i loro insegnanti del college; se pensano che le teorie saltino fuori dai fatti e che l’autorità scientifica sia in qualsiasi momento infallibile; se sono convinti che la capacità di scrivere simboli e leggere manometri sia un valido motivo di vanto e orgoglio, e che la scienza migliorerà automaticamente e costantemente il mondo – allora hanno buttato via il loro tempo nell’aula letture di scienze; vivono in un laboratorio d’avorio più isolato della torre del poeta e sono una chiara minaccia per la società a cui appartengono. Se credono in tutto ciò sono una minaccia per via del loro impegno nel lavoro scientifico o per il fatto di poterne essere estromessi per incapacità percepita o immaginata.

  22. @Ago

    Mi piace l’esempio dei colori. In effetti persino il mio libro di fisica del ginnasio cascava in pieno in questa fallacia dicendo che “i colori in realtà non esistono”. In realtà. Questo mi lasciò perplesso anche a 14 anni. La realtà “più reale” è quella che registrano gli strumenti.
    Ricordo anche di aver assistito ad una lezione universitaria sulle sugli difetti genetici che coinvolgono lo sviluppo sessuale. Una molto famosa è la “sindrome dell’insensibiità agli androgeni” cioè persone che hanno i cromosomi maschili XY lma e cui cellule per un difetto genetico non reagiscono agli gli ormoni maschili. Siccome poi il corpo metabolizza gli ormoni maschili in parte in ormoni femminili, L’embrione si sviluppa come femmina, in tutto e per tutto tranne che per l’assenza di utero. Anzi, non reagendo per nulla agli ormoni maschili (che in piccola quantità esistono anche nel corpo femminile), queste donne hanno anche caratteri femminili particolarmente accentuati. Di solito scoprono di avere questa condizione genetica XY quando cercano la ragione della loro sterilità.
    Bene, queste donne, secondo il libro di embriologia che spiegava queste cose, erano “in realtà”. Questo era ovviamente prima che esplodesse il servilismo verso le istanze LGBT.

  23. Se penso che il più alto titolo accademico riconosciuto a livello mondiale è definito PhD, e che nei centri studi di qualsiasi settore questi Doctor Philosophiae brulicano a centinaia, mi chiedo dove sta’ ormai la consapevolezza del primato della filosofia sulla scienza.
    L’anno scorso il Festival della scienza di Genova è stato dedicato al tema “Elementi” (in omaggio a Mendeleev), chissà se si sono ricordati anche che “il tutto è maggiore della somma delle parti”.

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