Ciò che dovremmo essere

Parlavamo l’altro giorno di santi ed eroi. Ma forse la nostra immaginazione ci tradisce.
Gl eroi non sono tutti belli. I santi non sono tutti come nelle immaginette. In generale, quel nome lo si conquista dopo sofferenze particolarmente dolorose, dopo fatiche insopportabili, dopo fini atroci. Leggete le loro storie, non troverete vite, o morti, facili.

Se anche sognassimo di diventare eroi, o forse santi, la prima difficoltà è comprendere che ci è chiesto qualcosa in più. Ci viene domandato uno sforzo che non solo è al limite delle nostre capacità, ma spesso va oltre. A noi, proprio a noi, che manchiamo di coraggio nel sostenere la verità davanti al nostro vicino, al capo, al collega. Che stiamo zitti e battiamo in ritirata. Per prudenza e rispetto, come pretendiamo nel tentativo di giustificarci; per viltà e per mancanza di convinzione, potremmo dirci se fossimo onesti con noi stessi.

Forse ci hanno rovinato film e fumetti; forse il nostro rifuggire ogni cosa sgradevole, o quel nichilismo a cui ho accennato in precedenza: la mancanza di qualcosa o qualcuno per cui sacrificarsi.
Sacrificarsi: fare di sé qualcosa di sacro, di più alto, di separato dalle cose ordinarie. Se non esiste che l’ordinario, non esiste neanche sacrificio.

Così rimaniamo qui, immaginandoci una grande occasione in cui dimostrare quanto valiamo, e fallendo ogni piccola occasione.
Forse non ci sarà mai chiesto di versare il sangue, ma solo di essere fino in fondo quello che dovremmo essere. E’ già tanto difficile così da sembrare quasi impossibile. E’ per questo che c’è bisogno di qualcosa in più della nostra misera volontà per arrivarci. E’ per questo che senza qualcosa o Qualcuno di più alto, che ci dia una mano dove noi cadiamo, nessuno di noi ci può riuscire.
Perché non basta il desiderio, o la buona volontà, per poter essere ciò che dovremmo essere.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 luglio 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Ruggero Romani

    come esempio di virtù eroiche Pietro da Verona non mi sembra adatto.

  2. Splendido post.

  3. Maria Cristina

    Ho sempre pensato che i santi piu’che essere dei volitivi, dei capaci di “sforzi”mirabolanti, dei supereroi, siano soprattutto persone che riescono a svuotarsi, a svuotarsi cosi’tanto del proprio io, da essere riempiti come un vaso vuoto dalla Grazia di Dio.
    Ave Maria “piena di grazia”: piena perche’riempita, perche’ prima ha fatto vuoto in se stessa, ha lasciato spazio a Dio , si e’ fatta un nulla.
    Il distacco da se’ stessi, come predicano i mistici , Meister Eckart , viene ancora prima della carita’ o delle azioni nobili. Prima distaccati dal tuo io, fai vuoto, lascia spazio a Dio, come insegnano tutti i veri maestri spirituali . Altrimenti anche la tua azione buona sara’venata di vanita’ e di orgoglio.
    Ia concezione volontaristica della santita’ come compiere azioni eroiche e’ sbagliata.
    Il primo santo di cui parla il Vangelo (dopo Maria piena di Grazia perche’si e’fatta un nulla, un vuoto, umile ancella), e”il buon ladrone crocifisso insieme a Gesu’ a cui Gesu’assicura il Paradiso. Un supereroe? No e si: il suo eroismo sta, in punto di morte ,a non pensare piu’al proprio IO, a non recriminare, lamentarsi,imprecare, come fa l’altro condannato al supplizio. . Al distacco del buon ladrone dal suo io ,al farsi vuoto , alla sua meravigliosa passività” Ricordati di me …” corrisponde la fulminea ed istantanea pienezza della grazia.”Oggi sarai con me..nel Paradiso.”
    Ma il distacco dal proprio io e’certo la cosa piu’ difficile da raggiungere in assoluto. ..e non solo in punto di morte.

  4. ..allora forse adesso è più chiaro cosa voleva dire questo post?

  5. Maria Cristina

    Certo alla frase “il Regno dei Cieli e’ dentro di voi “
    corrisponde “ L’ Inferno e’ dentro di te” .
    Da bambini al Catechismo ci insegnavano che la nostra anima ad ogni peccato compiuto , anche veniale, perdeva un poco di luce , di chiarita’, per avere una piccola macchia di ombra. Da bambini le macchie scure sono poche, ma dopo una vita intera passata a fare il male , o semplicemente a non fare il bene , nell’ ignavia e nell’ accidia , ad una certa eta’ l’ anima di alcuni e’ cosi’ nera che si dice infatti “ anima nera come l’ Inferno” . Ma si puo ’ ad ogni eta’ e persino in punto di morte cercare di ritrovare la chiarita’ originaria ,riportare la nostra anima come appena uscita dalle mani del Creatore , come dice la bellissima poesia dantesca del canto XVI del Purgatorio
    “ Esce di mano a lui che la vagheggia
    prima che sia, a guisa di fanciulla
    che piangendo e ridendo pargoleggia,
    l’anima semplicetta che sa nulla,
    salvo che, mossa da lieto fattore,
    volontier torna a ciò che la trastulla.
    Di picciol bene in pria sente sapore;
    quivi s’inganna, e dietro ad esso corre,
    se guida o fren non torce suo amore.”

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