Le conseguenze

Certe volte mi chiedo se l’ottimismo tanto in voga nel nostro stanco cristianesimo non sia mal riposto. Guardo le chiese vuote e certi loro frequentatori, sia occasionali che assidui, e ho i brividi. Quella croce sembra svuotata di significato; sempra che il Paradiso sia dovuto o, peggio, che del Paradiso, della nostra futura vita carnale dopo che questo tempo avrà fine, niente sembri importare.
Come se non ci si credesse davvero; come se fosse un pensiero scomodo, da allontanare, un fiaba per bambini di cui gli adulti sorridono.

Delle conseguenze della croce, di ciò che essa ci chiede, molto molto pochi si occupano. Ma la salvezza non è un rito automatico, non è un atto dovuto; non è come la pensione, come un’assicurazione, un contratto firmato di cui non ci si deve più occupare. La porta che vi conduce è detta stretta; noi ci comportiamo come fosse un portone spalancato. Rendendo inutile quella croce, vuota la misericordia, perché non desideriamo ciò che dovremmo, e non vogliamo ciò che dovremmo volere.
Senza avere capito davvero ciò che è l’inferno. Senza avere compreso di come sia orribile oltre ogni nostra immaginazione.

Ecco quello che temo: che abbiamo sottovalutato gli avvertimenti, gli ammonimenti, le profezie; e l’ultimo dei giorni, quel giorno sarà davvero un giorno terribile, perché tanti che abbiamo amato scopriranno di non avere amato abbastanza. Lo scopriremo tutti.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 luglio 2020 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 19 commenti.

  1. Cavaliere di San Michele

    Questa mi mancava… Chi sarebbero questi così orgogliosi di andare all’inferno?

  2. Oh, ce ne sono parecchi. Ho immagini di altri anche parecchio più forti.

  3. Si potrebbe dire che lo urlino in tono di sfida, della serie: “Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso”.

  4. Il problema è che non hanno idea di cosa sia l’inferno.
    Si aspettano un luogo di villeggiatura, ma non si rendono conto che loro sarebbero il buffet.

  5. Possibilmente nemmeno ci credono

  6. Probabilmente fanno un ragionamento del tipo meglio il (eventuale) inferno che rinnegare me stesso. O il mio stile di vita (don Giovanni docet). O un pezzo di me stesso che mi fa sentire importante. O un’idea che ho abbacciato con cui identifico me stesso.
    È la tentazione sotto tutte le tentazioni. Alla fine del tempo concessoci (lungo o corto che sia), facendo decantare i nostri giorni, oppure osservando ciò che ne resta dopo la combustione, o registrandone il rumore di fondo, si troverà che la nostra vita o dice “io” oppure dice “Tu”
    Magari con diversa intensità. E a quel punto sarà chiaro che è meglio un flebile “Tu” appena percettibile che un roboante e compiaciuto “io”.

  7. “il paradiso lo preferirei per il clima; l’inferno per la compagnia.”

    (“Il problema è che non hanno idea di cosa sia l’inferno.”

    e tu lo sai? ci sei stato, o che?)

  8. R&s, se a te piacerebbe convivere per l’eternità con ogni assassino, arrogante, ladro, egoista mai esistito allora è il posto che fa per te. Per definizione, è dove ogni bene manca. Non ho bisogno di essere stato in una stanza dove manca la luce per sapere che è buia.

  9. “Non ho bisogno di essere stato in una stanza dove manca la luce per sapere che è buia.”

    capisco. dimenticavo che sei ingegnere… l’avrai certo scandagliata tutt’intorno con un rilevatore di metalli in cerca dei cavi.

    ma… come fai a essere sicuro che dentro non abbiano una torcia a pile, o una di quelle antiche deliziose made in CCCP con la dinamo a mano?

  10. Esattamente, r&s, che cavo o che dinamo può portare il bene all’inferno? Non c’è bisogno di un ingegnere per sapere il significato di “per definizione”.

  11. ma insomma dio è onnipotente solo quando ti fa comodo? o c’è una definizione di onnipotenza che non è alla portata di tutti?

  12. Certo che è onnipotente; ma ha scelto di lasciarci la libertà di rifiutarLo.
    L’avevo scritto qui: https://berlicche.wordpress.com/2006/11/07/teologia-solubile-v-onnipotente/
    Leggerlo ti potrebbe essere utile.

  13. berli’ attento che dio spesso ce ripenza; non lo fare così a tua immagine… o credi che non ci ripensi per non fare brutta figura con te?

  14. Oh, non lo faccio io… si chiama teologia. Se leggi il post che ho allegato troverai che un tizio di nome Peguy ha espresso benissimo il concetto. Tu, a quanto pare però, non vuoi risposte, ma solo l’ultima battuta; te la lascio.

  15. Sono solo stupidi slogan, non darei loro significato od importanza. Queste persone non credono all’inferno, tutto lì. Ed a dirla tutta, ormai non ci credono nemmeno tanti cristiani.

  16. Il filosofo “antispecista e non-violento” Luigi Lombardi Vallauri (storica famiglia del cattolicesimo italiano) “tuttora credente” e “non più credente”, ha definito il dogma dell’inferno:

    «incostituzionale [in quanto] nessun atto per quanto grave può meritare una pena eterna [e perché] è contraria ai principi più avanzati del diritto, e specificamente del diritto influenzato dal cristianesimo, una pena che in nessun modo tenda alla rieducazione/riabilitazione del condannato.»

    Sospeso, a suo tempo, dall’insegnamento all’Università Cattolica di Milano (oggi non succederebbe più: siamo nel secolo della teologia-pop), ha ovviamente vinto il ricorso presso la Corte di Strasburgo.

  17. @ToniS: curioso che nessuno abbia fatto il ragionamento inverso a quello di Lombardi Vallauri, ossia che anche il Paradiso è anticostituzionale perché nessun atto per quanto buono può meritare un premio eterno. Eppure è l’altra faccia della medaglia di quanti sostengono tale tesi per motivi “giudiziari”.

  18. @TonIS
    Qualcuno dovrebbe spiegare al caro Vallauri che l’inferno non è un carcere.

  1. Pingback: Le conseguenze – l'ovvio e l'evidente

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