Punture di spillo

Che i sapienti stessero ad accapigliarsi su quanti angeli possano danzare su uno spillo mentre i Turchi assediavano la loro città di Costantinopoli è una sprezzante diceria di epoca illuministica.
Eppure devo dire, con una certa amarezza, che l’odierna discussione sulle assurde macchinosità imposte oggi ai riti cristiani in certi momenti mi ricorda qualcosa del genere.

Il mondo sembra avere dimenticato Gesù Cristo, e noi ci concentriamo su simili questioni? Certo, il rispetto è importante; la giusta devozione; la preoccupazione sacrilega…
Stolti e sciocchi che siamo. Se c’è una cosa che Cristo ha chiarito bene è il posto della Legge. I farisei erano attentissimi alla pulizia, compivano mille abluzioni: ma questo conquistava loro anche solo una briciola di paradiso? Gesti vuoti, di uomini per uomini, fatti con la migliore delle intenzioni, fino a far dimenticare il significato autentico. Il diavolo è nei particolari, si dice.
Il giogo di quella Legge è stato spezzato: vogliamo rimettercelo sulle spalle? Vogliamo ancora una volta adorare l’inutile, venerare non una tradizione ma un’abitudine? Domandiamoci il senso, la ragione di ciò che facciamo. Il cristianesimo non è un automatismo.

Non leggo che Gesù abbia lodato Marta, per la sua frenesia nel fare le cose per bene, ma Maria che stava ad ascoltare; e quando Gesù spezzò il pane ad Emmaus, e quando mise a cuocere il pesce su un fioco di sterpi sulle rive del mare di Tiberiade, non fu con sfarzo, con un cerimoniale. Se avesse voluto sopra ogni altra cosa il decoro, sarebbe morto in croce?
RendiamoGli lode, santifichiamo con un’attenta liturgia. Ma non ci venga in mente che l’importante sia il modo in cui lo facciamo. Che ciò che conta sia il meccanismo. Non ami perché rendi onore, ma rendi onore perché ami.

L’ha detto, l’ha detto chiaramente: niente di quello che arriva da fuori può corrompere. L’Eucarestia con gocce di succo d’uva rubate in una cella fetida, era forse sacrilega? Il pane raffermo consacrato dai preti prigionieri, era invalido? Nostro Signore è sceso in mezzo al fango e agli escrementi di questo nostro mondo, e noi pensiamo di mantenerlo puro preservandolo dalla polvere e dal disinfettante. Se avessimo chiaro che cos’è quel pane e quel vino, capiremmo che nessun contenitore è abbastanza puro o pulito. Quando l’unico contenitore che si augura di trovare davvero puro e pulito è il nostro cuore. Perché è venuto per pulirlo, per riaggiustarlo.
Sa che siamo indegni. Si è incarnato apposta.  Il modo di mancargli di rispetto è non riconoscere chi è.

La più solenne e rigorosa liturgia compiuta nell’abitudine e nell’indifferenza è blasfema come quella stravolta dal più ideologizzato dei sacerdoti senza fede. Oh, Dio viene. Ma dove trova il luogo in cui abitare?
Possiamo continuare pure a discutere di minuzie nel deserto delle sacrestie. Uomini che parlano di leggi di uomini, per uomini.
Quando Lui vorrebbe solo venire tra noi, e che noi lo testimoniassimo.

 

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 maggio 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 22 commenti.

  1. Con tutto il rispetto, questo post sembra uno di quei tipici documenti, redatti dai diabolici esperti di comunicazione dell’Ufficio Propaganda Infide. Sembra (ripeto sembra, in quanto forse ho capito male, e mi scuso), che tu intenda dire che l’importante sia fare la comunione: se la mia intenzione è buona, tanto basta ed il modo conta relativamente. Ma proprio l’arcidiavolo Berlicche aveva riconosciuto che quelli dell’Ufficio Propaganda Infide sono “i soliti idioti, incapaci a fare i coperchi”. Infatti c’è un dettaglio nelle nuove disposizioni liturgiche, che rivela qualcosa di diabolico: anche se sarebbe facilissimo igenizzare tutto quanto tocchiamo a fine Messa, è proibito inginocchiarsi, è proibito il gesto di adorazione! Sono un paranoico complottista, se questo mi puzza di zolfo?

  2. Ruggero Romani

    Coraggio,Berlicche: habent dei zelum sed non secundum scientiam!

  3. mariabottino1@alice.it

    Mi spiace ma questa volta non condivido il pensiero . Certo che il sacrificio eucaristico ha valore solo se celebrato con amore e riverenza ma da qui a dire che i nostri pastori non si siano comportati da pecore ce ne corre ! Inoltre l’uso dei guanti non sarebbe neanche igienico , parlando da un punto di vista medico quindi avrebbero potuto chiedere almeno il rispetto partendo da un dato oggettivo .Maria

  4. “(…)assurde macchinosità imposte oggi ai riti cristiani (…)”

    Non ho capito bene se si riferisca agli ultimi interventi elaborati dalle conferenze episcopali di un po’ tutto il mondo cattolico al fine di gestire le sacre celebrazioni in tempi di pandemia, o se invece pensa agli scrupoli esagerati di qualcuno che, per eccesso di zelo, magari anche genuino e sentito, “filtra il moscerino e ingoia l’elefante”, come direbbe Nostro Signore in un nuovo Discorso della Montagna adattato ai giorni correnti.

    Perché, vede, nel primo caso, tutte quelle macchinosità, come Lei le chiama, sono solo attenzioni DOVEROSE direttamente collegate al non meno sacrosantio — mi passi il termine — senso di responsabilità per la tutela della salute di tutti, soprattutto degli anziani e dei malati, che però non sono malridotti al punto da non potersi o non volersi recare in chiesa e partecipare alla santa Messa.

    Oggi ricorre un tristissimo anniversario, in cui personaggi che magari in doppiopetto e con fiore all’occhiello si erano da sempre fatti un punto d’onore di apparire in prima fila, in cattedrale, alla santa messa domenicale, non si sono poi fatti il minimo scrupolo di organizzare e persino eseguire di persona una delle più spaventose e feroci stragi dinamitarde tra quelle che hanno, nel dipanarsi dello scorso secolo mai abbastanza breve, insanguinato la nostra nazione, crivellandone coesione, forza democratica, capacità di sperare e tendere al meglio, sempre, a qualunque costo, senza però mai riuscire del tutto ad annientarle, per grazia di Dio.

    Fortuna che domani è invece il giorno radioso dell’Ascensione del Signore Risorto al Cielo: teniamo i nostri “sguardi fissi lassù, dove Egli è assiso alla destra del Padre”, come ci raccomanda san Paolo e mettiamo da parte l’indignazione per altri momenti e altre questioni che non siano guanti, entrate contingentate in chiesa, et similia.

    Auguri di santa e gioiosa Ascensione a tutti!

  5. Alcune chiose. Non mai detto che “il sacrificio eucaristico ha valore solo se celebrato con amore e riverenza”. Il sacrificio eucaristico ha un valore che prescinde sia da chi lo celebra che da come viene celebrato. E’ per noi, all’altra estremità, che le cose cambiano. Se per noi NON è un sacrificio, il di meno è per noi; Cristo c’è, ma non lo ascoltiamo, non lo gustiamo.
    E non faccio neanche sconti né alla prudenza, né ai nostri pastori: la sanitizzazione fatta così è follia, nelle presenti circostanze, un inutile aggravio, la proibizione di inginocchiarsi una stronzata (scusate il mio francese). La prudenza non guasta, ma qui siamo oltre la prudenza – l’ho già scritto chiaramente. E basterebbe l’esperienza di altre nazioni a testimoniarlo ampiamente.

    Non ho mai neanche detto che “l’importante sia fare la comunione: se la mia intenzione è buona, tanto basta ed il modo conta relativamente“. Al contrario: non bastano le buone intenzioni. Ho già citato molte altre volte Eliot: “O Signore, difendimi dall’uomo che ha eccellenti intenzioni e cuore impuro: perché il cuore è su tutte le cose fallace, e disperatamente malvagio“. Ho detto che bisogna avere lo sguardo fisso su Colui che è il vero protagonista, ed amarlo; non è la liturgia che salva, quello è solo un mezzo; grande, immenso quanto vuoi, ma è solo un mezzo, non il fine. Per il demonio, distruggere la liturgia o divinizzarla a discapito di quello di cui è segno pari sono: in ambedue i casi avrà distolto lo sguardo da Dio.

    No, quello che è importa davvero è la sua presenza reale, e come lei ci cambia. Inginocchiarsi, come riceverlo, sono accessori. Sono importanti perché ci aiutano a comprendere Chi abbiamo davanti: ma non sono in nessuna maniera essenziali.

  6. Maria Cristina

    Invece ricevere la Santa Comunione in certi modi, che esprimono devozione e rispetto, E’ ESSENZIALE.
    Se tu Berlicche amassi una persona, UNA PERSONA, e se ti consentissero di vederla solo in condizioni non dignitose, ti rifiuteresti . Gesu’ nell’ Eucarestia edeve essere ricevuto in modo degno. La dignita’ e’ tutto in una relazione di amore. La dignita’ nel ricevere l’ Eucarestia e’ tutto. Non puo’ essere distribuita come si distribuiscono le caramelle, non puo’ essere banalizzata .
    La Santa Eucarestia e’ sempre stata, in duemila anni, circondata dal rispetto e dalla devozione piu’ estrema . Ci sara’ un motivo?
    E oggi per il Coronavirus dovrei rinunciare a ricevere la Comunione in modo rispettoso?Dovrei dire “ Tanto va bene tutto” No !

  7. Certi gesti rituali sono più importanti di cosa si ama? Devozione e rispetto sono diversi dall’amore; sembrano più l’adorazione per una cosa morta. Dignità? Non è piuttosto pretendere che il Corpo di Cristo sia inscatolato in quello che noi vogliamo, la nostra misura? E come pensiamo mai di esserne degni? Lo diciamo anche, appena prima della Comunione: “Signore, non sono degno”… Sono le devozioni che fanno merito? Quello sì che è banalizzare. Mi ricorda troppo i pagani, che facevano sacrifici agli dei, con gran devozione e rispetto, e si aspettavano che bastasse. O come le abluzioni dei farisei. Credo che Nostro Signore abbia una domanda diversa: “Mi ami tu?”

  8. D’accordo, i cristiani sanno che non è con la scrupolosa osservanza nel ripetere “gesti” che possono salvarsi, questo è il peggior fariseismo, stupida intelligenza col “nemico”.
    Ma il nostro amore riconoscente per Cristo, senza quei semplici, poveri gesti devoti, muore; quei gesti sono la testimonianza visibile che si sta ripetendo a pochi metri da noi il sacrificio della crocifissione e morte del Figlio di Dio, sono il segno che veramente quel pane che indegnamente mangiamo è il Corpo martoriato di Cristo.
    Quei gesti sono nulla se dietro c’è il vuoto ma sono tutto quando riconosciamo e guardiamo Cristo; sono certo accessori, ma non possono essere trascurati, evitati o banalizzati per anteporvi la comodità, l’esigenza tecnica, o il corrente andazzo informale.

  9. A scanso di equivoci, non sono un formalista.

    Trentacinque anni fa è successo. Eravamo una dozzina, quasi in cima al Pizzo d’Andolla e c’era un sacerdote con noi.
    Ho un ricordo indelebile di quella Messa donataci in condizioni diciamo… critiche, dove era venuto a mancare perfino il necessario (ma non per trascuratezza).
    Offrendo il massimo che al momento si poteva, promettemmo di riparare ogni involontaria mancanza di rispetto, appena possibile.

  10. @ ToniS

    E’ commovente il ricordo, e il proposito che lo corona, che ha voluto condividere con noi: grazie.

  11. “Che i sapienti stessero ad accapigliarsi su quanti angeli possano danzare su uno spillo mentre i Turchi assediavano la loro città di Costantinopoli è una sprezzante diceria di epoca illuministica.”

    però abbi pazienza, me resta la curiosità:

    che facevano i sapienti mentre i turchi assediavano la città?

  12. Facevano domande cretine cercando di apparire intelligenti, forse.

  13. ,,,mi sollevi. credevo si fossero arruolati in fanteria…

  14. @ r&s:
    Alcuni spendevano i propri averi per rinforzare le fortificazioni:
    https://en.m.wikipedia.org/wiki/Isidore_of_Kiev

    Altri profetizzavano che la città sarebbe caduta come punizione divina per aver cercato la riunificazione con i Latini:
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Gennadio_II_di_Costantinopoli#

    Gennadios fu poi il primo Patriarca di Costantinopoli a ricevere le insegne sacre da un sultano.

    In fondo siamo a tema con l’argomento del post. La Chiesa Greca è un ottimo esempio di “mantenere le tradizioni a tutti i costi”.

  15. Mah, sento il rumore delle unghie sugli specchi… Ricevere la Comunione in un certo modo non è un semplice rituale. E’ ben noto che ricevere l’Ostia consacrata in mano disperde delle particelle della medesima. Quindi accanto a quello che si ritiene un formalismo (in bocca e dalle mani non guantate) c’è un motivo ben più elevato di rispetto e tutela. Sinceramente questo post lo trovo deludente.

  16. Edoardo,
    le unghie potrebbero essere le tue, controlla.
    Dietro ogni rituale ci sono delle ragioni, anche molto serie. Ma pensare che tutto si esaurisca nel rituale è sciocco e presuntuoso. Esattamente, per chi sarebbe quel rituale? Perché Dio non venga contaminato? E chi potrebbe farlo? No, quello è uno dei modi cui gli rendiamo onore, gli tributiamo rispetto. Il rituale non tutela Dio, tutela noi poveretti – ci fa capire che siamo alla presenza del totalmente Altro, un totalmente Altro che tuttavia si è mischiato con noi.
    Mettiti il cuore in pace, Edoardo: comunque, briciole di Dio, gocce di Dio si disperdono. Il pane è così, il vino è così. Cristo lo sapeva bene, ma non leggo che se ne sia occupato. Quello che Gli importava è che si facesse quello in memoria di Lui.
    Se possiamo, che il rituale sia stretto; ma non confondiamolo con la sostanza. Quello sì che sarebbe mancarGli di rispetto.

  17. Berlicche, apprezzo la tua risposta a Edoardo. Vorrei però che per cortesia mi precisassi il significato della frase: “Se possiamo, che il rituale sia stretto”: Non mi è chiaro in particolare a chi ti riferisca con questo “possiamo”.

  18. Personalmente, io se appena posso preferisco la comunione in bocca, e magari anche inginocchiato; perché mi aiuta a fare memoria. E’ più chiaro Chi si sta ricevendo; che non è un pezzo di pane qualsiasi. Ma anch’io ho splendidi ricordi di messe su precari altari in prati di montagna. E non riesco a pensare che fossero un di meno.

  19. “Non ami perché rendi onore, ma rendi onore perché ami” – Berlicche, tanto di cappello! Da parte mia, alcune considerazioni.

    La Chiesa Cattolica – a differenza delle sette eretiche – si è sempre ben guardata dalle false dicotomie, a partire da quelle sulla natura di Cristo, ragionando in ottica “et-et” invece che “aut-aut”. E quindi in questi tempi di “fase 2” la posizione della Chiesa dovrebbe essere quella di rispettare pienamente sia la dignità dei Sacramenti che la ragionevole difesa della salute. Per esempio la decisione del Papa di terminare la trasmissione in streaming delle Messe da Santa Marta mi pare vada in questa direzione.

    Poi, è evidente che vescovi e sacerdoti non riescono a fare sempre le scelte giuste, o a spiegare bene le motivazioni delle loro scelte. Non potendo leggere nelle loro menti, non sta a noi giudicare le intenzioni (lo farà Dio stesso, con più giustizia e più misericordia di quanta noi potremmo mai avere – ecco un altro “et-et” che in questi tempi di misericordismo si tende a dimenticare; tempo fa prevaleva il giustizialismo). E per quanto riguarda l’aspetto oggettivo, ricordiamoci cosa insegnano il Vangelo e San Paolo su “come” correggere chi commette una colpa (suggerimento: la procedura raccomandata non comprende l’uso di fuoco e zolfo dal cielo).

    Altro “et-et” che si trova nel Vangelo è l’amore per Dio e l’amore per i fratelli. Giova poco celebrare la liturgia più attenta e rispettosa possibile, se poi siamo del tutto disattenti e irrispettosi verso il nostro prossimo. Questo NON vuole dire che, visto che con il prossimo non ci comportiamo proprio benissimo, allora vada bene completare il quadro con una liturgia sciatta… piuttosto, come tanti santi ci insegnano, l’amore per il prossimo e la vita spirituale si nutrono a vicenda; e una “buona” liturgia aiuta a vivere seriamente i nostri impegni di cristiani (lex orandi, lex credendi, lex vivendi)

    Infine: sono pienamente d’accordo che la liturgia dovrebbe essere più riverente, ma gli improperi e le “scomuniche” non aiutano allo scopo; anzi danno lo spunto ai fautori delle messe-clown che non aspettano altro per tacciarci di essere farisei ipocriti.

  20. Maria Cristina

    Quante accuse ,che scattano come meccanismi pavloviani, agli altri di essere “farisei ipocriti Non ne ho mai sentite così”tante come in questi tempi! Ai farisei fischieranno le orecchie per come sono tirati in ballo ad ogni pie’ sospinto.
    Oggi ho imparato che se una persona non vuol ricevere la Santa Comunione gettata con guanti di lattice a distanza sulle mani quasi fosse materiale tossico, ma in ginocchio sulla bocca , e’ovviamente un “fariseo ipocrita”. Wow!
    Non so. Mi delude ogni volta constatare che non vi è”alcuna VERA sensibilita’ in tanti cristiani ma solo moralismo di basso livello.
    Sono forse una farisea ipocrita ma almeno dico ad alta voce la mia colpa: perdonami mio Signore se voglio riceverti come da bambina mi hanno insegnato e se non credo a chi mi assicura che va bene tutto.

  21. Maria Cristina

    Comunque sono cominciati i trattamenti di ricovero coatto in manicomio per chi non si adegua e non di rassegna al nuovo corso. Un prete nel bresciano e’stato prelevato e internato ,con il beneplacito del vescovo. “Sottoposto a cure per la sua serenita’ mentale.
    Che dici Berlicche il TSO degli elementi recalcitranti, sia preti che fedeli, puo’essere una nuova tattica vincente per l’esercito infernale? Se uno si rifiuta di fare la Comunione sulla mano, puo’essere sottoposto a rieducazione ? Ok la Cina e”vicina e molto apprezzata dall’attuale pontefice

  22. Maria Cristina, se volessi scendere dal pulpito un attimo e provare a leggere bene quello che ho scritto, magari eviteresti tu stessa di assomigliare al cane di Pavlov.
    Se preferisci non ricevere la Santa Comunione, è un affare tra te e il buon Dio. Se preferisci accoglierLo solo alle tue condizioni, veditela con Lui. Se proclami indegno chiunque non la pensi come te, allora ti invito cordialmente a ripensare al tuo moralismo di alto livello e a trovare il difetto nel mio ragionamento. Ricordati che sarai giudicata con la stessa severità che tu usi – e non sono io a dirlo.

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