Abbandoni

Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell’abisso
È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?
Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche contrastata, e gli uomini hanno dimenticato
tutti gli dei, salvo l’Usura, la Lussuria e il Potere.

dai «Cori da “La Roccia”» , T.S.Eliot,

 

Sono un paio di giorni che mi risuona nella testa l’amara domanda che T.S.Eliot pose nei suoi «Cori da “la Roccia”», quella domanda che Don Giussani usò come base per il suo bellissimo libro “La coscienza religiosa dell’uomo moderno”.

È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?

Has the Church failed mankind, or has mankind failed the Church? Il poeta, in inglese, usa il verbo “fail“. Che significa abbandonare, ma vuol dire anche fallire, errare, mancare, non riuscire. E quelle parole girano e girano, perché le vedo vere. Quel poema dovrebbe trovare posto nei libri profetici.

Per parafrasare Eliot, la Chiesa si è abbandonata all’umanità, invece che a Cristo.

Da ieri sarei potuto tornare all’Eucarestia. Invece ancora niente; al mio paese ancora non hanno riaperto; e neanche in quello vicino, dove talvolta da transfughi migravamo, io e mia moglie, in cerca del sacramento. Bisognerebbe andare ancora più lontano, ed è complicato.

Una parte della colpa ce l’hanno le assurde misure di sanificazione. Le chiese devono seguire norme che neanche i reparti di trapianti all’ospedale; mentre, a dieci metri, ci si scambiano i sacchetti del pane senza mascherina. L’ho detto, lo ripeto: c’è una volontà di distruggere la Chiesa unita all’idiozia di incompetenti. E all’accettazione supina, o peggio, di chi il sacramento dovrebbe difenderlo e se ne sente padrone.
San Giovanni Paolo II l’aveva scritto nella sua ultima enciclica, ormai dimenticata:

“La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa.”

Invece c’è chi sembra pensare che essa sia una sorta di spettacolo cinematografico, che se non c’è posto il film lo vedi poi, magari alla tv. Spero di riuscire ad entrare in chiesa, domenica, data la riduzione di posti e il fatto che sia stata anche abolita una messa. Troppo ravvicinata, non si riusciva a sanificare. Così c’è il concreto rischio che la gente resti fuori; ma è stato votato a maggioranza di non inserire una celebrazione supplementare. Confidando sul fatto che molti resteranno a casa, sono invitati a stare a casa. Compresi gli anziani; quegli stessi che, i pomeriggi dei giorni feriali, vanno magari tre volte al supermercato.

Ma se la chiesa non serve per i sacramenti, a che serve? Temo la risposta che molti in parrocchia potrebbero dare. E alla mia domanda quella iniziale di Eliot suona piuttosto come una risposta.
Forse bisognerà lasciare che la fiamma si spenga, per poterla riaccendere da quella Luce invisibile che le tenebre ci fanno desiderare.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 maggio 2020 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 23 commenti.

  1. Nella mia parrocchia le Messe feriali sono ricominciate senza particolari problemi; quanto a quelle festive, avendo la fortuna di avere un piazzale molto ampio, ne celebreremo alcune all’aperto, il che renderà più semplice rispettare le norme di sicurezza.

    Quello che mi lascia perplesso è che le stesse identiche precauzioni avremmo potuto seguirle fin da febbraio, senza aumentare il livello di rischio… tra marzo e aprile ho visto di persona (e ahimè dovuto fare) code chilometriche davanti ai supermercati: non ho ancora trovato nessuno in grado di spiegare perchè tre ore a un metro di distanza dai vicini di coda fossero meno pericolose di tre quarti d’ora a due metri di distanza dagli altri fedeli.

    Mi spiace per la continuazione forzata del tuo digiuno… molto dipende dall’atteggiamento e dalla buona volontà del vescovo e del parroco, che in alcuni casi fanno di tutto per adempiere la loro missione, in altri “seguono la corrente”, e in alcuni – forse il tuo? – wogliono essere più realisti del re.

  2. Mia moglie e io siamo stati più fortunati, ma domenica non so come faremo.
    Ieri sera a Messa saremo stati una settantina. Domenica al massimo ne potranno entrare 165 (quando normalmente i presenti sono 300/400). E ci sarà pure una messa in meno a causa degli intervalli per la sanificazione.
    Non so proprio come si farà.

  3. Io andrò a Messa ma non ce la faccio a prendere la Comunione in mano.. Per cui guardo ed aspetto….

  4. Anche nella mia parrocchia sono riprese le celebrazioni della Santa Messa feriale, fortunatamente. Domenica vedremo, se sarà impossibile partecipare mi rassegnerò a seguirla in tv.

  5. Maria Cristina

    Rassegnazione… obbedienza…..essere ligi alle regole..un revival di antiche virtu’ dimenticate dai tempi di Don Milani del “obbedire non e’una virtu'” , ..
    Eppure chissa’perche’in tutta questo fiorire di virtu’di rassegnazione ed obbedienza a me pare manchi qualcosa…il soffio ardente dello Spirito..Fra poco e’Pentecoste. Lo Spirito e’Fuoco , Lingue di fuoco…
    Noi cattolici oggi ,tristi, rassegnati,obbedienti, ligi, muniti di mascherine, sanificati, distanziati ordinatamente, sembriamo piuttosto pulcini bagnati..
    Dove e”il Fuoco? Dove il coraggio? Dove l’amore ardente?Dove lo sprezzo del pericolo per amore dell’Amore? San Francesco baciava il lebbroso…

  6. Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno ? C’è chi dice “finalmente posso accedere all’eucarestia” e chi dice “ma questa non è eucarestia , contingentati , programmati, obbligati a tenerla in mano, etc etc”.
    Chi ha ragione ? Quali di questi atteggiamenti è più consono al nostro credo?
    Quello di chi in mezzo al male cerca il bene, o quello di chi in mezzo al bene cerca il male?
    Pensando a questi punti mi vengono in mente le parole di San Paolo sull’amore : tutto crede, tutto spera, sopporta tutto.
    Ognuno si confronti come vuole con questa situazione, ma si ricordi sempre che noi siamo il sale e la luce del mondo.
    Se pensiamo e ci comportiamo come il mondo (il quale non sopporta ingiustizie ed anzi porta sempre le proprie ragioni, ribatte, discute, impone, combatte) chi ci distinguerà dagli altri?
    Ma noi seguiamo uno che si è fatto uccidere da innocente, per noi. Ma non sopportiamo ingiustizie (spesso presunte) e privazioni (spesso limitate). Parliamo della croce, ma siamo sicuri di sapere cosa sia ?
    Scusate l’ingresso a gamba tesa…

  7. Berlicche, per quanto sia assurdo chiederlo a un diavolo e anche fidarsi della risposta, lo faccio ugualmente: domenica prossima andrai a Messa e ti comunicherai?

  8. Poiché non posso, in coscienza, usufruire del sacramento della riconciliazione, visto che in uno sgabuzzino, in cui è impossibile anche solo pensare a distanze di sicurezza (e di praticabilità delle stesse per le conversazioni a portata di orecchi sempre più anziani, induriti e comunque eroici, covid o no), e visto che è altrettanto utopistico ragionare di sanificazione tra l’ingresso di un fedele e l’altro nei suddetti sgabuzzini, per me la questione della comunione eucaristica individuale — ancora — non si pone.

    Si pone quella della presenza fisica in chiesa, come è fisica, reale e, per parte Sua, ininterrotta, giorno e notte, del mio Signore. Anche perché per me non si paventa alcun dissidio morale tra l’acquiescenza ad affrontare certi rischi per garantire l’approvigionamento materiale da un lato e, dall’altro, la ritrosia (o pavidità, per altri) nell’accettare rischi equivalenti quando si tratta di “rifornimenti” spirituali; da mesi la mia famiglia ed io ricorriamo alla consegna della spesa a domicilio per assicurarci i beni di prima e seconda necessità di cui abbiamo bisogno.

    Tuttavia, anche l’esigenza e la consolazione, che mi richiamano costantamente alla partecipazione fisica, personale alla celebrazione eucaristica, devono cedere il passo di fronte alla fragilità che la salute mia e di tutti gli altri miei amati coinquilini, per i più disparati motivi, presenta, offrendo il fianco a una più facile “presa” del virus attuale, che si sta rivelando sempre più proteiforme e sconcertante anche per gli studiosi, almeno per gli immunologi più seri e riflessivi e meno interessati alla corsa all’albero della cuccagna del mercato farmaceutico mondiale.

    Comunque mi rendo conto di rappresentare un caso particolare. Ho atteso per quasi 20 anni prima di potermi riaccostare a entrambi i meravigliosi summenzionati sacramenti cattolici, dal momento della mia rinascita alla e nella vera fede, in avanti. Posso di nuovo mettermi in stand-by, per qualche tempo, ovvero anche, se necessario (soprattutto: se mi sarà consentito), per quel migliaio di giorni di cui parla il santo profeta Daniele, là dove è scritto che “dal tempo da cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio devastante, passeranno milleduecentonovanta giorni. Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni.” (Dn, 12, 11-12)

  9. xEppe: se riuscirò, sì; mi sarebbe piaciuta una confessione preventiva, ma temo che dovrà attendere. In effetti avrei preferito anche prima, dato che sono ormai molti anni che se posso vado alla messa quotidiana; ma, come ho scritto,non mi è possibile.

  10. Si, il vero problema resta la confessione, che con questo cataclisma virale, temo sarà praticamente spazzata via.
    Si dice, e non stento a crederlo, che l’80% dei cinque milioni di cattolici che in Italia si mettono in fila per prendere l’eucarestia, non si sia confessato da anni. È evidente che si è persa l’essenza del peccare (e in particolare del peccare gravemente).

    L’ultima mia confessione risale ormai al dicembre scorso, e per ora anch’io esito a comunicarmi. Devo comunque ammettere che restano rari nell’anno i miei “dialoghi” col confessore (o devo chiamarlo “riconciliatore”?), anche perché fatico ad adattarmi a questi approcci “moderni”, piuttosto informali.
    A dirla tutta, mi trovavo molto più a mio agio con gli arcaici confessionali. Sono un abitudinario.

  11. “È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?”

    Un verso che scava in profondità. Ripensandoci ora mi sembra degno di nota che “to fail (somebody)” significa anche “deludere, non essere all’altezza di”.

    Quindi è ancora un altro livello di interpretazione. È l’umanità che non è stata all’altezza della Chiesa o la Chiesa che non è stata all’altezza dell’umanità?
    Probabilmente Elliot stesso ha vissuto entrambe le posizioni dentro di sé, per il suo percorso intellettuale.

  12. Caro Berlicche,
    sono tuo fedele lettore da qualche lustro, ma non ho praticamente mai interagito.
    Martedi’ scorso sono andato alla messa feriale mattuttina, nella mia parrocchia brianzola.
    Al momento della distribuzione della comunione, il sacerdote prima si disinfetta le mani e poi si mette il guanto di plastica. Lo temevo, ma ho sperato fino all’ultimo che non usasse una cosa del genere.
    Non mi comunico.
    Alla fine della celebrazione gli chiedo spiegazione del guanto (tanto piu’ che aveva disinfettato le mani). Mi dice che e’ una disposizione della CEI, e che e’ per paura che, se gli avessero fatto una foto senza guanto, avrebbe potuto passare dei guai, anche penali.
    Ti lascio immaginare il resto del dialogo.
    Alla fine mi ha detto che la responsabilita’ (della profanazione, perche’ questa e’, anche se lui non ha usato la parola specifica) e’ lui, e che io non mi sarei dovuto preoccupare.
    Gli ho risposto che avrei aspettato la fine di questa situazione per comunicarmi.

    Questi (parlo di tutta la catena gerarchica) lo sapevano fin dall’inizio che il “problema” per il “mondo” sarebbe stato la distribuzione dell’Eucaristia, e in due mesi e mezzo l’unica cosa che sono risciti a pensare e’ usare un guanto usa e getta, che non puo’ essere “smaltito” come le altre cose che entrano in contatto con le cose sacre (ne’ bruciato, come ad esempio il cotone che usa il sacerdote dopo aver unto il batezzato con il crisma, ne’ adeguatamente sotterrato, o altro), e che si butta nella spazzatura, o viene utilizzato per andare al mercato, visto che e’ “nuovo” (detto proprio da lui).

    Se non fosse l’ennessima performance di un clero sostanzialmente infedele e traditore, proverei sconcerto. E invece mi prende solo una grande tristezza.

  13. Gentile Oreste, mi saprebbe dire perchè indossare dei guanti sarebbero una profanazione dell’eucarestia ? Sto cercando ovunque ma non mi risulta che ci fosse una regola che impedisse che il prete avesse i guanti. Era per chi riceveva l’eucarestia che c’era questa regola di non averli.
    Inoltre io mi chiedo : Ma siamo proprio sicuri che negli ospedali , per i malati gravi e magari immunodepressi, questa pratica di utilizzare i guanti monouso non fosse in vigore da sempre ?
    Grazie per una risposta, se possibile, concreta.

  14. Un Re rimane Re anche vestito di stracci; non sono gli abiti che fanno la regalità. E, parimenti, puoi accogliere un re con il più grande sfarzo, e sotto sotto disprezzarlo e rifiutare la sua identità, oppure alla buona seduti ad un tavolo e riconoscerLo. In quale dei due casi dai lui più rispetto, in quale dei due casi sarà più contento? Attenzione a non fare la fine dei farisei, che guardavano solo l’apparenza e dimenticavano il significato della Legge.

  15. Gentile Clov, provo a risponderle sui vari punti che indica.
    Per quanto riguarda l’ospedale, non so quale sia la modalita’, ne’ se ci sia uniformita’ di disposizioni o prassi, quindi non posso esprimermi. La cosa e’ degna di ulteriori “indagini”, pero’.

    Il punti che volevo sottolinerare erano sia di merito che di metodo.

    Di merito. Dopo aver igienizzato le mani (anche se sarebbe sufficiente lavarle bene con acqua e sapone), l’uso del guanto non e’ necessario, ma e’ strumentale per paura di poter “passare dei guai” (detto dal sacerdote, ma mi suona credibile…). Capisco che il momento storico e’ quello che e’ (non per la pandemia, ma per l’immagine della Chiesa), ma se come tratto le specie eucaristiche dipende da quello che dice il “mondo”….mi pare che ci sia un problema, no?

    Di metodo. Lo stesso risultato (preservare l’igiene) si puo’ ottenere, verosimilmente, con altri strumenti. La mia obiezione e’ sul guanto usa e getta, non sul guanto in se’, o su altre modalita’, eventualmente. Possono rimanere particole molto piccole che verrebbero gettate nella spazzatura! Non e’ questione di feticismo. Il corporale e gli altri oggetti che vengono usati sull’altare mica vengono lavati in lavatrice o in lavastoviglie, e l’acqua utilizzata mica va a finire nella fogna.
    Ad esempio, vedi la “Redemptionis sacramentum” al n. 120.
    E’ per questo che uso il termine forte, ne convengo, di profanazione.

    La sensazione che la “cosa” piu’ preziosa per un credente sia stata considerata dai nostri cari vescovi alla stregua della frutta al mercato, avendo settimane a disposizione per pensare qualcosa di piu’ degno, mi pare proprio triste.

  16. Ruggero Romani

    e se i guanti in lattice del sacerdote venissero stoccati a parte e poi bruciati?

  17. Grazie Oreste della risposta.
    Riguardo ai guanti e lavaggio delle mani, credo che tu non abbia affrontato concretamente la cosa.
    E’ infatti impossibile garantire che nel corso della messa il sacerdote non tocchi oggetti vari potenzialmente sporchi (leggio, altare, la sedia, etc etc) .
    Pertanto ad inizio eucarestia , se non indossasse i guanti, sarebbe costretto ad allontanarsi per lavarsi le mani (a mano di montare un lavandino accanto all’altare…)
    Inoltre l’igiene sarebbe legata alla attenzione e buona volontà del sacerdote , che su decine di migliaia di casi non è possibile garantire a priori.
    Pertanto l’uso dei guanti garantisce sia il sacerdote che i fedeli, in modo oggettivo. Capisco che questi aspetti non siano così immediati, e che i singoli sacerdoti (quando non correttamente informati o sensibili, ma non gli si chiede di essere igienisti, ma solo di applicare le regole) li vedano soltanto come aspetti “formali” e li rispettino più per paura che per convinzione, ma dietro c’è un pensiero logico, di persone deputate a tali compiti che per professione sono addette a queste cose e che sarebbe opportuno non banalizzare.
    Per quanto riguarda gli aspetti sacrileghi , già un utente ti ha risposto, ma anche in condizioni normali nessuno può impedire che molecole del corpo di cristo finiscano a terra o altrove. Si tratta di applicare principi di solerte attenzione, che è il massimo che si può fare. Un utente ha indicato per esempio che i guanti potrebbero essere bruciati, che sarebbe già una soluzione, ma non abbiamo elementi (se non la malizia) per pensare che anche questo argomento non sia stato affrontato , anche solo per escludere che ci fosse questo rischio.
    In ultimo mi chiedo che valore abbia rinunciare all’eucarestia perché , potenzialmente, dalla mano (o guanto) di chi la distribuisce ne potrebbe cadere un pezzetto. La nostra rinuncia non eviterebbe il sacrilegio . Credo che quello sui guanti sia più un aspetto psicologico , un ostacolo alla sacralità “percepita” che è comprensibile ma va contrastato tornando a quello che diceva Berlicche: “Un Re rimane Re anche vestito di stracci”
    Salve :-)

  18. @clov – Credo che Lei allora disprezzi il gesto dello “sciopero della fame”. Astenersi dal cibo, necessario e desiderato, per sottolineare una situazione che si vorrebbe fosse diversa le sembrerà certamente folle.

    @Berlicche – Non mi è mai capitato di dover salutare un re in qualunque modo vestito, ma normalmente prima di stringere la mano a una persona mi tolgo i guanti.

  19. @Clov

    Igienicamente parlando, bisognerebbe diffidare di chi, in strutture non specificatamente sanitarie, indossa guanti monouso.

    Dietro il suo bancone, come prescritto, l’esercente prende il pane o il tramezzino con i guanti monouso. Bene, potrebbe anche funzionare, a condizione però che nel frattempo (con gli stessi guanti) non prendesse in mano il telefono, non usasse la cassa, il pos o il contante…, e cambiasse guanti almeno ogni quarto d’ora. Condizioni farraginose, che quindi non vengono prescritte. Risultato: la norma è salva, l’igiene non c’è e tutti lo sanno, ma nessuno si preoccupa, quel pane o quel tramezzino verrà mangiato in tutta tranquillità.

    Ora un irragionevole accanimento sanitario si è abbattuto sulle mani del sacerdote che distribuisce la comunione. Ma il sacerdote che, prima di indossare i guanti ha toccato oggetti potenzialmente infetti, nell’atto stesso di infilarseli li contamina all’esterno: che garanzia mi da questa assurda imposizione? Nessuna.

    Qui, quella ridicola garanzia igienica che non si riesce realisticamente a ottenere in una panetteria o al bar, viene imposta dagli stessi vescovi che avrebbero potuto ragionevolmente contestarla, evitando di turbare inutilmente gli animi degli ultimi fedeli che soffrono nel veder cadere qualche riguardo verso il Corpo del Signore.

  20. Si dice che, mentre Costantinopoli stava per cadere, i dotti e i sapienti in essa discettassero di quanti angeli potevano danzare su una capocchia di spillo.
    L’ho sempre considerata una leggenda.

  21. Oreste, clov, ToniS,

    perdonatemi se mi inserisco in questa diatriba sul modo in cui viene trattato, o maltrattato, il Corpo del Signore, ma non mi è parso giusto né utile tenere per me le mie osservazioni.

    A Oreste: ho sentito leggere, già almeno un mese e oltre fa, durante il commento alla stampa di radio Maria, un articolo in cui si raccontava come i vescovi cattolici spagnoli fossero giunti, in alcune diocesi, a consigliare l’uso di pinze (più o meno simili a quelle in uso presso pasticcerie e paninerie), metalliche e dunque, assai facili da sanificare, prima della celebrazione, con acqua e sapone o, in mancanza, persino col fuoco di un accendino, per prelevare la particola consacrata e appoggiarla sulla mano del fedele. TRa l’altro, è vero che sul guanto, anche del fedele, potrebbe restare qualche microscopica briciola di Ostia consacrata, ma cosa, anche in tempi non pandemici, poteva garantire che ciò non potesse accadere anche sulla pelle delle mani, eventualmente appiccicaticce perché sudate o, in caso di uso odierno di gel disinfettante, altrettanto ‘adesive’, sia pure in misura minima e per minime frazioni di Eucarestia?
    Vorrei specificare che, sia per istinto, sia per le precise richieste fatte da nostro Signore nel 1960 a una mistica, una suora austriaca rimasta anonima per sua stessa espressa volontà, nonostante fosse stata invitata a divulgarle per trasmetterle, come prontamente fece, a tutti i credenti, da sempre ho ricevuto il Corpo di Cristo solo e soltanto sulla lingua; però adesso vedo bene che le condizioni oggettive sono cambiate e non per un capriccio modaiolo, ma per cause gravi, concrete, unanimemente accertate e condivise, che sono affrontabili, senza pregiudizio evidente del proprio Credo e della sua solidità, con l’introduzione di umili strumenti quali guanti, o pinze metalliche. Le pinze potrebbero essere anche di plastica dura, prodotte in casa con stampanti 3D, per i parroci più… tecnologici o affiancati, nel consiglio pastorale, da fedeli che ne siano provvisti.

    Vorrei poi chederLe: se il sacerdote, che ha toccato così tante particole consacrate durante la santa Messa, alla fine del rito si lava le mani, quelle frazioni pulviscolari di santissima Eucarestia non vanno forse a finire nel buco di scarico del lavandino? E ancora: il vasellame di corredo dell’Altare e la tovaglia che lo ricopre, anche se lavati a mano, devono forse esserlo in catini in cui l’acqua saponata del risciacquo sia raccolta e, successivamente, filtrata, in modo da raccoglierne i sedimenti in recipienti appositi, per poterli poi, una volta essiccati, dare alle fiamme? Chiedo per sapere, perché per me l’osservanza di tali tassative disposizioni, stabilite ben prima dello scoppio della pandemia, suona del tutto nuova e, devo dire, inaspettata.
    Comunque, quando, come spero ardentemente di poter presto fare, tornerò a ricevere la comunione sacramentale, avevo già deciso per mio conto di stendere, sulla mano guantata, un fazzoletto, di carta o di stoffa, oppure un tovagliolo su cui far depositare la particola consacrata; in questo modo, la mia mano diverrebbe una sorta di prolungamento della superficie dell’Altare.

    Infine: bruciare guanti di plastica in grandi quantità significa produrre diossina ultratossica in altrettante quantità. Come si concilia questo con la tutela della salute umana e dell’ambiente? Questo vale anche per i guanti che gettiamo, a casa o negli ospedali, in grandi quantità nella spazzatura indifferenziata, cioé destinata alle fiamme e non al riciclo. Ma questo è un altro discorso.

    ToniS, anche se frequento molto, molto poco paninerie e pasticcerie, devo dire che, finora, ho sempre visto prelevare da dietro le vetrine tramezzini, bignè, focacce e simili o con le apposite pinze o con le mani sì, ma ben equipaggiate di tovagliolo di carta destinato, esso solo, ad entrare in contatto col cibo da servire. Sono stata solo io così incredibilmente fortunata? :-)
    Comunque, al di là della questione sulla consacrazione e distribuzione della santissima Eucarestia, questo è un problema serio e grave per la sopravvivenza di forni e ristoranti nell’era infestata dal Covid-19 o solo dal suo ricordo (speriamo imminente, peraltro). Tanto per farLe un esempio, a casa mia mangiamo da mesi solo pan carrè o crackers confezionati, industrialmente, da macchinari, e non mani umane sulla cui scrupolosa igiene, a distanza e nel…retrobottega, è comunque impossibile ottenere certezza.

  22. @ Berlicche
    “L’ho sempre considerata una leggenda”

    Non La facevo così imprudente ( :-))

  23. Marilù
    Sono sostanzialmente d’accordo.
    Volevo solo evidenziare che quella del guanto monouso è l’ennesima falsa sicurezza… stranamente accettata da (quasi) tutti, anche dai vescovi. Il fatto assurdo è che le pinze o le salviette sono obbligatorie solo se la stessa persona ha maneggiato denaro. (…senza considerare poi di come il pane venga ampiamente manipolato in fase di assortimento sugli scaffali e nelle vetrine, per operazioni di taglio ecc.).

    Berlicche
    Si, sono in gioco questioni serie, ma potrebbe non essere così irrilevante l’aver discusso un po’ su un modesto dettaglio, perché mi pare che in tutte le cose qui dette possa esserci una verità che ci riguarda.

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