La fede e la pestilenza

Mi giunge voce girare su internet un brano che si millanta prelevato da una mia lettera; debbo smentire. Sebbene si possa trovare in quel dialogo qualche mia eco, esso è apocrifo; non fa parte di quella raccolta di miei pensieri che un certo C.S.Lewis pubbllicò una vita d’uomo fa lassù sul vostro mondo; anche perché in quella sede furono rilasciate dall’editore non dialoghi ma solo lettere scritte. Può essere utile però una citazione presa proprio da quel libercolo, che vi allego qui di seguito:

“Considera inoltre quali morti indesiderabili càpitano in tempo di guerra.
Gli uomini vengono uccisi in luoghi dove sapevano di poter essere uccisi, e dove si recano, se appena sono del partito del Nemico, preparati.
Quanto sarebbe molto meglio per noi se tutti gli esseri umani morissero in case di salute costose, in mezzo a dottori che mentiscono, infermiere che mentiscono, amici che mentiscono, come io li ho educati a fare, promettendo la vita ai morenti, incoraggiando la convinzione che la malattia scusa ogni indulgenza, e perfino, se i nostri lavoratori sapessero bene il mestiere, tenendo lontano ogni accenno ad un prete per tema che colui tradisca all’infermo la vera condizione in cui si trova! Quanto è disastroso per noi il continuo richiamo alla morte che la guerra offre! Una delle nostre armi migliori, la mondanità soddisfatta, è resa inservibile.
In tempo di guerra neppure uno degli umani può pensare di vivere per sempre.
So che Draghignazzo ed altri hanno veduto nelle guerre una grande occasione per sferrare attacchi contro la fede, ma io ritengo esagerato codesto punto di vista.
Agli esseri umani partigiani del Nemico, è stato detto chiaramente da Lui che la sofferenza è una parte essenziale di ciò che Egli chiama Redenzione; e perciò una fede che vien distrutta da una guerra o da una pestilenza non valeva proprio la pena di distruggerla.
Parlo di quella sofferenza diffusa per un lungo periodo quale la guerra produrrà.
Naturalmente, nell’esatto momento del terrore, del lutto, o del dolore fisico puoi catturare il tuo uomo mentre la sua ragione è temporaneamente sospesa.
Ma anche allora, se egli si rivolge al quartier generale del Nemico, mi son accorto che il posto militare è quasi sempre difeso.”

(“Le lettere di Berlicche”, lettera 5)

Capito? Mi ha reso molto felice sapere che, in presenza di codesta attuale pestilenza in tono minore, ci si sia precipitati ad allontanare i preti non solo dagli ammalati, ma anche dai sani; a negare quella sofferenza, e quindi anche quella Redenzione, come fosse qualcosa di incidentale, di nessun conto per la vita e per la morte; come se si potesse fuggirla per sempre.
Se la ragione non è sospesa solo temporaneamente, ma in permanenza, quale maggior regalo per la nostra causa? Nel posto militare del Nemico il telefono squilla a vuoto, devono essere tutti a casa in quarantena.

Vostro affezionato
Arcidiavolo Berlicche

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 maggio 2020 su le lettere di berlicche. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. Macché quarantena.
    Giungono notizie che il QG ha decretato l’armistizio unilaterale, imponendo il cessate il fuoco e l’arretramento su tutta la linea.

  2. Quelle notizie sono solo propaganda di infiltrati.

  3. Maria Cristina

    Berlicche non sei contento che persino il papa ti mandi dei “clienti”? Ci rivedremo all’Inferno , ha detto alla fine della telefonata a una mamma.Se lo dice lui….state facendo i preparativi per accoglierlo come merita? 😁

  4. Non è nel potere di nessuno, MC, mandare qualcuno all’inferno. Come ho detto tante volte, andarci o no è su base volontaria, dipende da quanto uno pensa di essere nel giusto rispetto a tutti gli altri, e a Dio stesso.
    In ogni caso, è un bel film con Lee Marvin.

  5. Maria Cristina

    Menomale che all’Inferno uno ci va di sua libera scelta e nessuno puo’mandarcelo. Pero’;il saluto Ci rivedremo all’Inferno, anche se fa molto western anni 70 , se lo dicessero a me non farebbe piacere. Se lo dicessero a te? Ah, dimenticavo ma tu Berlicche come diavoletto all’Inferno ci sei gia’……

  6. @Maria Cristina… ogni occasione è buona vedo, pur di attaccare il Santo Padre. Figuriamoci se le torme dei suoi detrattori non si buttavano su questa battuta (il cui senso se non la si decontestualizza dal dialogo è chiaro) per infangarne l’abito bianco. Queste miserie umane lasciale ai compagni di Berlicche.

  7. E comunque, “Ci rivedremo all’inferno” non è un western; è ambientato nell’Africa della prima guerra mondiale (è tratto da un romanzo di Wilbur Smith). Quindi, attenti a cosa si pensa di sapere.

  8. Caro Parsifal, dopo aver letto il tuo commento indirizzato a Maria Cristina non riesco a trattenermi dallo scrivere che anch’io se qualcuno mi dicesse, pur sorridendo, “ci rivedremo all’inferno” quanto meno mi toccherei gli attributi. Più seriamente: non farebbe piacere neppure a me anche se ci sorriderei sopra. Ho trovato il primo commento di Maria Cristina arguto e simpatico e il secondo un po’ più serio ma altrettanto simpatico. Arruolare nelle torme dei detrattori del Papa chi si permette una battutina come la sua mi sembra esagerato quanto far notare che il film di cui sopra non è un western quando Maria Cristina ha solo detto che “fa molto western”.

  9. Parsifal
    Dispiace ammetterlo, ma proprio “nel contesto” quell’espressione (scaramantica?) diventa particolarmente imbarazzante.
    Con l’inferno non si scherza (e immagino gli sghignazzi laggiù).

  10. @ToniS

    No guardi, non ci siamo: all’inferno nessuno sghignazza. Come ci fa notare nel post il sommo esperto di fiamme eterne, al massimo, laggiù, si “draghignazza”: il sollievo, anche solo infinitesimale e temporaneo, di una risata, deve essere immediatamente controbilanciato dalla reazione…iperinfiammatoria delle ghiandole flogo-salivari delle fauci perennemente arroventate. La giustizia è giustizia, non si scherza.

    Del resto, anche quaggiù, per molti il semplice, elementare (e irrinunciabile) atto del respirare ha sortito e sortisce, anche se a liivello polmonare e non stomatologico, reazioni simili in misura sempre più diffusa e allarmante. Questo virus è certo invisibile a occhio nudo, ma non manca di manifestare la corona sotto cui serve. Non aveva forse detto, la Regina della pace, a Medjugorje, lo scorso 25 marzo, che “Satana REGNA e desidera distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale camminiamo.”?

    A proposito di teste coronate, mi era parso sempre enigmatico il fatto che il “dragone a sette teste” dell’Apocalisse di san Giovanni (12,3) venisse descritto come provvisto non di sette, ma di ben dieci cor(o)na. E, guarda caso, il numero dei segreti (sui castighi prossimi venturi PERMESSI dal buon Dio per — apparentemente – assecondare, lasciare spazio di sfogo, al potere delle tenebre, ma nella realtà finale “per infrangerlo definitivamente”) consegnati da Nostra Signora ai veggenti di Medjugorje, corrisponde proprio alla stessa cifra: 10.

  11. Proprio come all’inferno ci va chi ci vuole, anche essere nelle torme dei detrattori del Papa è un fatto di volontà e non di arruolamento coatto. Certo, l’intelligenza dice che se una persona si precipita a sottolineare qualsiasi infortunio del suddetto la tal casacca propriamente le appartiene; se poi c’è una lunga consuetudine in merito commentando su queste stesse pagine non sono certo io a scrivere il ruolino.
    Poi, il titolo fa molto western ma non è un western; se non si fosse inteso quello con la battuta, essa sarebbe stata fuori luogo. Correggere, o lasciare nell’ignoranza?
    Capisco, però; se si è abituati a giudicare i Papi, farlo di un povero blogger è peccato minore. Da parte mia, come ben sapete, preferisco non dare occasione ai miei colleghi laggiù e quassù di gongolare troppo, e spargere un altro po’ di disprezzo per la Chiesa. Che non saranno solo “loro” ad essere giudicati, ma pure noi, e con lo stesso bilancino da noi usato.

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