Il domani della morte

L’allungarsi della vita, la mancanza di guerre e di epidemie, hanno voluto dire, per molti, il dimenticare che sia la morte.
Oggi non ce ne rendiamo conto, com’era.
Duecento anni fa ogni bambino aveva un fratello, una sorella, un parente della sua stessa età, un compagno di giochi che non ce la faceva. Si ammalava, moriva. Figli di poveri e figli di re. Quanti orfani. Quante vedove. Quanti pochi anziani.
Un secolo dopo. Probabilmente conosciamo, abbiamo conosciuto persone che c’erano, cent’anni fa. Era appena terminata una guerra che aveva falcidiato la gioventù, e un’epidemia mortale come l’odierna, ma che trovava l’umanità molto più indifesa. Anche allora si sapeva cosa voleva dire morire.

I nostri vecchi conoscevano la morte; la rispettavano;  ci si poteva anche scherzare, ma erano quegli scherzi che si fanno a mezza bocca. Non si ironizza troppo su ciò che ti può venire a prendere domani. C’è poco da ridere.

Il domani in cui arriverà quel momento, in questa nostra era di sicurezze lievi e svago, è invece troppo remoto perché sia considerato seriamente. I lutti sono brevi e distanziati; attorno a noi ci sono mille cinture di sicurezza, mille maniglioni antipanico, mille airbag. Se qualcosa di imprevisto accade, non ti preoccupare: saranno loro a mantenerti al sicuro. Quando non funzionano ci si indigna, si cerca il responsabile; la sicurezza innanzi tutto. Sono dispositivi obbligatori per regolamento: ci sono leggi che garantiscono che si possano uccidere i bambini prima che possano disturbare con la loro presenza, e leggi che ti autorizzano a darti la morte; ma non a rischiare, rischiare è proibito. Lasciare la vita è accettabile se lo desideri, ma non per caso.
Quei dispositivi di protezione sono il guscio corazzato che abbiamo fabbricato per allontanare la morte; e qualcuno sussurra bisbigli di immortalità, che dicono che un giorno avremo corpi bionici e meccanici e non vedremo mai la tomba.

Questa è la nostra società. Un eterno presente, in cui il nostro domani mortale è sfocato come un oggetto distante in una fotografia, in un primo piano.

Un giorno è arrivato l’imprevisto. Una città cinese chiusa, e noi ne ridevamo. Troppo lontano. L’avvicinarsi silenzioso, di soppiatto, della sterminatrice; e ancora ne ridevamo.
Poi ha cominciato a bussare; e le file di bare hanno improvvisamente risvegliato qualcosa, un ricordo sopito.
La morte esiste. Ed esiste ora.

Tanto eravamo arrivati a sottovalutarla, riuscire a dimenticarci di lei, che ne siamo stati tutti colti di sorpresa. Adesso ci devi fare i conti. Devi fare i conti con lei tutta intera. Vuol dire che non vedrai più una certa persona; e ti domandi, dov’è finita? Dove sono finiti tutti i suoi ricordi, i momenti che ha vissuto? Che fine ha fatto quell’intelligenza viva, quell’amore che aveva, ogni singolo istante?

Tu sai cos’è ora. Cellule che si decompongono in un contenitore zincato, liquidi che si asciugano a poco a poco, e creature che si cibano di quelle carni che avevi accarezzate; fino a diventare cenere, fino a diventare terra.
Di quante ossa non conosciamo più il nome. Di quanti soprammobili impolverati più non sappiamo dire chi li comprò e li mise sullo scaffale. Quante fotografie stinte di sconosciuti. Cominciamo ad accorgercene.

Ti sembra impossibile. Com’è possibile che quell’energia vitale sia svanita dal mondo? Che quella persona sia ormai  nient’altro che ricordo che sbiadisce, fino a cancellarsi, fino a quando più nessuno si ricorderà di quelle fattezze amate?

E’ sembrato impossibile ad ogni uomo, in ogni tempo. E’ una domanda, è LA domanda.
Che io sia felice. Per sempre. Che non finisca qui. Che ci sia un oltre, un posto che non vediamo che ma che sentiamo ci debba essere, in cui la morte dell’oggi cessi, dove non esistano più quelle guerre, quelle malattie, quelle ingiustizie che sperimentiamo quotidianamente. Un’altra vita, una vita nuova, sotto un cielo differente e non più indifferente.

Un luogo dove ritrovare chi mi è stato caro, e dove loro ritrovino me. Un eterno ritorno. Una resurrezione. La resurrezione.

Dimenticare la morte ci ha fatto anche dimenticare la resurrezione. Ci ha fatto scordare anche le condizioni di quella resurrezione. Perché se sogniamo cieli nuovi,  una terra di giustizia, allora in essa non c’è posto per il male. Compreso il nostro. Compreso quello che abbiamo fatto, facciamo, faremo.
Fosse solo per noi, per raggiungere quella terra non sapremmo dove andare. Ci arriveremo solo andando dietro a un bene. Non sarà un nostro sforzo a farci abbandonare il male, ma seguendo quello che si può chiamare amore ci guarderemo alle spalle e ci accorgeremo che quel male  è rimasto indietro. Come qualcosa che non serve più, che non è mai servito.

Certo, può essere tutta un’illusione. Può darsi che ci attendano solo i vermi ed il silenzio.
Ma davvero non lo crediamo. Davvero non possiamo crederlo.
Se ci attende solo il nulla, cosa serve davvero abitare la scena di questo mondo?
La morte sarebbe davvero la sola regina. Ma lo sappiamo, lo sappiamo: non siamo fatti per la morte, ma per quell’amore, per la vita. Lo diciamo con ogni nostro istante, ogni nostro respiro.
Lo diciamo vivendo.

articolo scritto per PepeOnline

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 3 aprile 2020 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Maria Cristina

    C’e’una asimmetria in questo tempo di esperienze “virtuali” per non dire spettacolari Se infatti ormai anche delle piu’sacre cerimonie religiose siamo solo spettatori, come si trattasse di un film, la nostra morte, se verra’e quando verra’, e’l’ unica esperienza non virtuale e quindi veramente spirituale di questo tempo. Abbiamo persino i Santi Sacramenti in streaming, ma la nostra morte non e’ in streaming ma e’reale, fisica.Chi muore lo fa veramente, non in un mondo fittizio .solo le realta’ineludibili non possono ridursi ad uno spettacolo su uno schermo di computer o di cellulare. Solo le esperienze reali possono essere spirituali.
    Certo c’e’il rischio che invece la morte degli altri , di quei corpi che vediamo al telegiornali stesi a pancia in giu’nelle Rianimazioni, diventi anch’essa , per noi, solo una notizia o un numero per elaborare grafici. E Che persino la Morte per eccellenza, quella in Croce di Gesu’, diventi solo una immagine, nel mondo delle immagini.
    Nei tempi normali, la nostra mano toccava il rametto di olivo o di palma da agitare in processione la Domenica delle Palme, la nostra bocca toccava il legno del crocefisso per il Bacio alla Croce il Venerdi’Santo, il nostro corpo si cibava dell’Ostia Consacrata il Giorno di Pasqua.
    Oggi nulla di tutto cio’ ma solo l’occhio che guarda uno spettacolo su uno schermo. Non e’ la stessa cosa, checche’ne dicano . Non e’ affatto un ‘esperienza piu'”spirituale”. E’solo l’adattarsi a un mondo fatto di immagini anziche’di realta’. Solo la nostra morte , se e quando verra’, non sara’virtuale.

  2. Verissimo Berlicche lo sappiamo. Anche gli atei lo sanno ma la superbia gli impedisce duli ammetterlo. Gesù scampaci dal Grande Peccato!!!

  3. “Certo, può essere tutta un’illusione. Può darsi che ci attendano solo i vermi ed il silenzio.
    Ma davvero non lo crediamo. Davvero non possiamo crederlo.
    Se ci attende solo il nulla, cosa serve davvero abitare la scena di questo mondo?”

    Chi non crede ti rispondere: a cosa serve? A nulla. Non c’è alcuno scopo. Per qualce ragione dovrebbe essercene uno?
    Risposta difficilmente confutabile, dal punto di vista logico. La ragione ci porta a credere in un Dio, ma per giustificare la nostra fede cristiana non basta. Quindi eviterei questi argomenti quando ci si confronta con chi non crede.

  4. Anche chi non crede si domanda a cosa serva alzarsi al mattino.
    Poi, chi vuole, fa un passo avanti.

  5. Leggo un po’ in ritardo… e mi torna in mente vividissima questa pagina di TWD https://bleedingcool.com/wp-content/uploads/2019/05/thewalkingdeadcomic24-1-rick.jpg per cui i morti non sono “loro”, ma noi… intrappolati nella routine, dimentichi di quello che ci attende.

  1. Pingback: La morte, oggi – Le cose minime

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: