Lamentosa

Quando si è chiusi in casa, e non si può uscire, e tutto è chiuso, anche così le cose si rompono.
Un mobile. Una tapparella. Un dente.
Cosa fai, allora, sapendo che ti dovrai tenere questa rottura per un tempo indefinito?
Ti lamenti.

Le lamentazioni fanno parte di noi. E’ la prima cosa che facciamo, da piccoli. Ci lamentiamo, e il latte arriva. Il cambio pannolino arriva. L’abbraccio arriva. Con questo tipo di addestramento, è normale che anche da adulti ci proviamo.
Se non è la rottura è il governo, il tempo, la squadra, la famiglia.  Brontoliamo per tutto ciò che non va, che non ci piace, dalla briciola agli ammassi di galassie.
Mugugniamo, e attendiamo l’aiuto. Anche se sappiamo che l’aiuto non può arrivare. Che non c’è nessuno che abbia la voglia, o la possibilità, di correre in nostro soccorso.
Intanto bofonchiamo, riempiendo le orecchie di chi si trova nei pressi del nostro malumore. Come sperando in un compatimento, in una conferma dei nostri sospetti. Se non c’è nessuno, i muri stessi si tingono di grigio ai nostri borbottii.

Siamo ormai avanti con gli anni, quasi vecchi. Eppure ancora non abbiamo compreso davvero a cosa serve lamentarsi.
A niente.

 

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 marzo 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. naaaaaaa.

    “oggi devo morire, va bene. dovrò anche piangere?”

    (oh, se davero è un dente solidarizzo, nun te crede’)

  2. Lamentarsi, bofonchiare? Uno spreco di tempo, e anche solo la vecchiaia ci avverte — ma ultimamente deve mettersi in fila anche lei — che è un lusso al di sopra delle nostre possibilità.
    Cercare di comprendere al meglio la realtà, sulla base delle innumerevoli immagini che ci formiamo o che ci propinano, di come essa è, è invece un esercizio utile. A discernere il vero dal falso, o almeno il verosimile dall’inverosimile, a individuare gli errori fatti per non ripeterli, per quanto è nelle nostre possibilità; e anche a esprimere un voto un tantino più consapevole, se e quando potremo rientrare in una cabina elettorale.

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