Un po’ di paura

Qualcuno avrebbe potuto anche trovare da ridire su un castigo così severo, ma Mamma Abigail non rientrava nel novero. Dio l’aveva fatto una volta con l’acqua, e prima o poi, in futuro, lo avrebbe fatto con il fuoco. Non spettava a lei giudicare l’operato d Dio, anche se avrebbe voluto che Dio non avesse ritenuto opportuno accostarle alla labbra l’amara coppa che voleva costringerla a bere. Ma quando si trattava di giudicare, Mamma Abigail si accontentava della risposta che Dio aveva dato a Mosé dal roveto ardente, quando Mosé aveva pensato bene di fare domande. Chi se tu?, Domanda Mosé, e Dio gli risponde baldanzoso dal roveto: Io sono chi io SONO. In altre parole, Mosé, piantala di gingillarti attorno a questo cespuglio e muovi le chiappe.

Da “The Stand” (it. “L’ombra dello scorpione”), Stephen King 1978

Va bene, forse è farsi un po’ male. Leggere un romanzo che inizia con l’umanità che viene spazzata via da un’influenza proprio in questi giorni vuol dire aggiungere un po’ d’ansia alla quotidianità. Ma “The Stand”, alias “L’ombra dello scorpione”, è un libro che merita di essere letto. E’ il solo dei primi libri di Stephen King che non avevo ancora divorato. Ora, qualcuno potrà anche storcere il naso, ma a mio parere King è uno dei migliori scrittori in lingua inglese attualmente viventi. La sua prosa è di una ricchezza lussureggiante, i suoi personaggi tratteggiati con finezza e maestria, lo svolgimento dei suoi temi mai banale. Chi potesse, lo legga in lingua originale: molte finezze, come le parlate dialettali o gergali di certi personaggi, si perdono nella traduzione.

Certo, passa come autore di “paura”, e quindi di best seller dozzinali. Niente di più lontano adl vero. A partire dal suo esordio, “Carrie”, l’autore esplora in modi muovi e originali quelli che sono i temi del terrore umano; quelli sono però solo punti di partenza per viaggi molto più affascinanti. Come nel libro che ho citato all’inizio. In esso lo sterminio dell’umanità da parte di un morbo sfuggito da un laboratorio che lascia solo pochi, pochissimi sopravvissuti occupa solo le prime pagine della vicenda. Che prosegue nello scontro titanico tra un’incarnazione del male e una del bene, quella Mamma Abigail, una contadina nera ultracentenaria che è consapevolmente quanto di più distante fisicamente dallo stereotipo del salvatore; una nonnina la cui unica forza è l’affidarsi completamente a Dio, anche se recalcitrante, come una specie di Abramo del Nebraska.

Forse, come accennavo ieri, anche noi abbiamo bisogno di provare un po’ di paura, di essere scossi nelle nostre certezze e abitudini per riuscire a capire che ci deve essere un punto in cui ci si deve fermare. Un punto in cui si deve resistere al male, e per resistere occorre affidarsi, perché non capiamo: siamo fragili, umani, mortali.
Ma senza di noi niente può compiersi. Perciò è l’ora di muovere le chiappe.


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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 marzo 2020 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. S. King è uno scrittore interessantissimo, anche se da dopo anni ’90 in poi è diventato abbastanza ripetitivo.
    Tutte queste storie dell’orrore sono una enorme riflessione sul problema del male, inoltre molto spesso si concentra sul dolore degli innocenti (i bambini) e quasi sempre attribuisce al male una intenzionalità, una volontà personale. Che siano demoni, o alieni malvagi, queste forze affiancano il male “naturale” dell’egoismo umano (bulli, pederasti…).
    Non mi sembra però (ma ho letto ancora troppo poco di lui) che si spinga mai a pensare che se esistono delle “forze malogne” ha senso che esistano anche delle “forze benigne”. Gli eroi delle sue storie sono non solo pieni di pecche, come quello di “the Tommiknockers” (un alcolista con un passato di violenza domestica), sono anche tremendamente abbandonati a se stessi.
    In questo senso la sua visione del mondo è tragica.

  2. Non sono d’accordo. Leggiti questo “The stand”, o “It”, o “La ragazza che amava Tom Gordon”. C’è anche una forza positiva, che agisce diversamente da quella negativa.

  3. @ Berlicche
    Spero di leggerli prima o poi. Comunque mi pare di capire che un qualche genere di forza malefica ce la mette sempre, quella benefica ogni tanto.

  4. Ho letto quasi tutto di King. È un ottimo autore, paradossalmente danneggiato dalla sua fama di scrittore horror, una definizione troppo riduttiva.

  5. Da quel che si sa pubblicamente di King, lui crede in Dio, ovviamente in modo molto americano: un cristianesimo un po’ sincretista, abbastanza “largo” dal versante morale. Mi pare di aver letto che sua figlia sia anche pastore (pastoressa? pastor*?) di non so che denominazione religiosa. Ad ogni modo, in molti dei libri di King si sente una forza positiva che opera sottotraccia.

  6. Per capire a fondo King bisogna leggere la saga della Torre Nera, che è la sua personale versione del Signore degli Anelli.

  7. Fama di scrittore horror alimentata anche dai suoi editori… ad esempio, la quarta di copertina del libro sopra citato è indecorosa.

  8. Beh certo il denaro è sempre denaro. Però King, pur avendo scritto anche cose commerciali, ha fatto anche vera arte.

  9. King scrive d’orrore, ma quando si è cimentato in altri campi ha dimostrato che uno scrittore di razza se vule non ha confini. Leggete “Stagioni diverse”, 4 lunghi splendidi racconti lunghi scritti proprio per dimostrare questo, come dice l’autore. Da essi sono stati tratti tre film, due splendidi come “Le ali della libertà” e “Stand by me”, uno mediocre come “L’allievo”.
    L’omra dello scoprione è un gran libro, soprattutto nella prima parte. Nella seconda a mio parere diventa un po’ stucchevole. E’ palese l’influsso di opere tolkeniane. A me Pattume ricorda un po’ Gollum :-)

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