La lontananza

Mia moglie ha a cuore la mia salute, mi fa fare sollevamento pesi. Mi fa portare la spesa; e quando si fanno acquisti per sei persone e due gatti non è un esercizio da sottovalutare.
E’ accaduto due giorni fa, ancora non era scattata la zona rossa, i divieti connessi e tutto ciò che ne consegue. In un paese ci si conosce tutti, e così, mentre io traghettavo borse ricolme, mia moglie si è fermata a parlare con una conoscente fuori dal piccolo supermercato.

Il discorso, di questi tempi, è uno solo, il virus. A parlare del tempo si passa da innovativi. La signora in questione, dopo un po’, esce con questa frase:
“Non capisco perché Don (…) non chiude la chiesa. Tanto, che bisogno c’è della messa? Uno può pregare da casa”.

La signora, che quella chiesa comunque la frequenta, segue chiaramente una religione. Una religione è qualcosa che fa del suo meglio per spiegarti la vita, per dare delle regole morali; una verniciata per rendere la vita personale e collettiva migliore, che in caso di necessità , o se conviene, si può anche sospendere.

Niente di male, in questo. Tutti noi seguiamo qualche religione, è nella nostra natura; anche quelli che credono nel cambiamento climatico, LGBTQeccetera e i diritti umani, tutte tristissime e infondate religioni nel loro genere. Se l’incolumità personale ci chiede di sospendere il credere, oh, si può fare.

Ma il cristianesimo è diverso. Il cristianesimo è un innamoramento. Penso che quella sia un’esperienza che molti di noi hanno fatto. Pensiamoci un attimo: se siamo innamorati di una persona, ci basta pensarla da casa? Stiamo allegramente senza vederla, senza ascoltarla, senza toccarla?  Si può “vivere lo stesso e meglio” come suggeriva ieri una lettrice? Non se sei davvero innamorato, innamorata. Se non ti fa differenza, se in fondo non esserle vicino è il vantaggio di rinunciare alla scomodità di muoversi vuole dire che forse non c’è tutto quel sentimento; che la tua religione per te è un dovere, e non un’occasione per crescere, per essere felice.

Poi, certo, può capitare che la persona che ami si ammali e la lontananza diventa forzata; ma non è qualcosa che prendi con leggerezza, e il desiderio ti fa struggere.

E voi, amate?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 marzo 2020 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. tieni duro, berli’: se non ricordo male il cardinale federigo la processione la fece.

    (e – sempre se non ricordo male – un personaggio di un film del secolo scorso diceva “dio ama i marines, che lo riforniscono continuamente di anime belle fresche”)

  2. Di Federigo ce ne sono pochini; ma qualcuno c’è.
    Qui da me quella peste finì con la Madonna che apparve ad un muto, risanandolo. La gente costruì un santuario, la Madonna delle Grazie.

  3. Davide Molinari

    Buongiorno Berlicche, sono Davide Molinari e scrivo dalla provincia di Piacenza (di recente in zona arancione). Mi permetto di aggiungere una mia personale riflessione: La nostra amata Chiesa potrà ancora identificate come esempio da seguire Santi come San Francesco e San Tarcisio (e tutti gli altri protomartiri)? Infatti il primo ha abbracciato e baciato un lebbroso, mettendo potenzialmente a repentaglio la salute pubblica, e violando una precisa indicazione normativa dell’epoca, e tutto ciò per indicare a noi poveri fedeli che c’è qualcosa di più importante di una epidemia, e che quel qualcosa ha potere sulla vita e sulla morte! Il povero San Tarcisio, invece, se avesse saputo che era sufficiente alla vita cristiana un momento di preghiera nel focolare domestico (mi rifiuto anche solo di prendere in considerazione la messa in streaming davanti a uno schermo) non avrebbe certo rischiato e perso la sua vita per portare ai fedeli quel piccolo pezzettino di Pane!
    In compenso, non posso che tirare un sospiro di sollievo dal segnalare che nel piacentino ci sono ancora alcuni sacerdoti irriducibili che continuano a celebrare l’eucarestia nonostante le indicazioni pubbliche! Le affluenze all’assemblea sono notevolmente ridotte, ma c’è sempre un piccolo gregge che continua, una arca di Noè che naviga, con tutti i suoi limiti.
    Premetto che se anche fossi certo che presenziare alla celebrazione liturgica implichi il mio contagio e conseguente morte, riconoscerei comunque come esempio da seguire i due Santi citati all’inizio della mia osservazione, e di conseguenza la scelta santa sarebbe senza ombra di dubbio presenziare alla celebrazione; pur riconoscendo che potrei non avere il coraggio di farlo (riconoscere il Bene e non trovare virtù sufficienti a conseguirlo è la condizione più frequente della natura umana, nonché la ragione che ha motivato l’Incarnazione). Termino con una mia riflessione che a molti potrebbe far storcere il naso: l’apologia della ribellione. Per come lo vedo io, l’obbedienza a Dio non può che partire da una netta ribellione al Mondo. Il Signore ci mette in guardia dal provare a servire due padroni, i protomartiri sono stati brutalmente massacrati proprio perché si rivelavano all’imperatore, e tutti i Santi che la mia memoria ricorda, in un certo momento hanno compiuto una scelta “sbagliata” agli occhi delle regole dettate dalla legge civile o dal semplice buonsenso umano, e proprio in seguito di questa scelta hanno potuto ubbidire a Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima. Con questo non intendo dire che un buon cristiano debba andare in birreria o ad un concerto in questo momento, ma che la celebrazione Eucaristica non è un optional, e se anche dovessi presenziare davanti al tribunale di Dio, morto per una malattia contratta a messa, di certo avrò molto di cui vergognarmi per tante mie scelte sbagliate, ma non per questa! E non è un caso che l’epidemia sia cominciata con la quaresima: Dio, in questo deserto vuole aiutarci a vedere cosa c’è nel nostro cuore, ne noi lo amiamo davvero.
    Grazie dello spazio e dello sfogo concessomi
    Davide

  4. Non sono così convinto che la scelta santa sarebbe di andare lo stesso al contagio. Primo, perché come dice san Paolo siamo noi stessi tempio santo di Dio, e quindi non dobbiamo disprezzare questo corpo; secondo, perché possiamo a nostra volta poi nuocere ad altri; terzo, perché stare con l’amato non è un obbligo, è un desiderio. Ci sono stati dei momenti in cui io e mia moglie abbiamo dovuto per forza stare lontani, e non è che questo ci ha diminuiti. La lontananza può spegnere il desiderio, o acuirlo, ma occorre che questo desiderio ci sia.

    San Damiano de Vuester la lebbra se la prese; e dei tre veggenti di Fatima due se li è portati via la Spagnola.
    Attenzione a considerare il sacramento come uno scudo magico che ci riparerà da ogni male. Se no saremo come quegli israeliti che andarono in battaglia contro i filistei portando l’Arca dell’Alleanza credendo che il Signore avrebbe dato loro automaticamente la vittoria, e furono sconfitti. Perché se ci lamentassimo dopo che il Signore non ci ha preservato dal contagio, lui ci potrebbe dire: hey, ti ho fatto avvertire da tutti che era pericoloso, ma tu hai scelto di non ascoltarmi…

  5. Gentile Davide,
    è facile fare il martire con la salute degli altri. I provvedimenti che ci si chiede di rispettare non mirano solo a proteggere noi ma soprattutto coloro che ci circondano e sono più fragili. Non discuto le decisioni dei nostri vescovi; anche se ho delle opinioni in merito e non particolarmente generose nei loro confronti, restano quello, opinioni personali, ma sono cattolica e devo obbedire, come ci insegnano tanti santi cattolici di tutti i tempi.
    Io ho la “fortuna” in questo periodo di poter partecipare alla Messa ogni giorno mandata in streaming-diretta radiofonica quale animatrice musicale liturgica e vedo i nostri sacerdoti che ogni giorno celebrano insieme e in comunione con tutti i cattolici che in tutto il mondo celebrano (che ci siano fedeli presenti o meno). Ho sempre in mente le persone che partecipano ascoltando o guardando le dirette e immagino quanto sia duro per loro non poter incontrare l’Amato di persona, ma non per questo la loro fede e il loro amore vale di meno, anzi, probabilmente vale di più, e il Signore ne terrà conto senz’altro.
    A me capita spesso di pregare davanti a una statuetta riproduzione di una Madonna fiamminga. Probabilmente la modella che ai tempi posò per lo scultore era tutt’altro che vergine casta, eppure io davanti ad essa prego la Madonna, ho in mente Lei e la sua intercessione, non la suddetta ragazza fiamminga.
    Guardando la Messa in streaming possiamo sprezzare e vedere un surrogato inutile e inaccettabile, oppure possiamo guardare oltre l’immagine e vedere quel Sacrificio Incruento che sta avvenendo, che è presenza reale, magari non nel nostro salotto, ma sicuramente non lontano dalla nostra casa e partecipare con tutto noi stesso, nella speranza di poter rivedere e rigustare l’Amato di persona al più presto. Dipende da noi ed è una prova per la nostra fede.
    Buona Quaresima, buon deserto a tutti, non fatevi tentare da colui-che-divide, imparate da Colui che è mite e docile.

  6. Anche da noi purtroppo è arrivata questa misura restrittiva. Niente più messe. In questa Quaresima andavo tutte le sere. E adesso? Non so domenica prossima come andrà. Spero si celebri. Mi mancherebbe tantissimo.

  7. E’ un falso dilemma quelli a cui ci hanno messo di fronte:vado a Messa e corro il rischio di contagio, non ci vado e mi sento lontano dalla Grazia e dalla presenza Eucaristica di Gesu’. Come in tanti altri ambiti di poteva pensare ad una soluzione che mantenesse le Messe ed evitasse il contagio. Bastava scaglionare i fedeli nel tempo, celebrando piu’Messe nell’arco della giornata , e nello spazio della chiesa segnando con segnaposti la distanza fra l’uno e l’altro.. Si poteva inventarsi tante cose se solo ci fosse stato un vero e reale interesse dei preti, vescovi a mantenere le Sante Messe. Invece si e’rapidamente per la soluzione piu banale Messe chiuse al popolo,Messe in streaming. La soluzione piu’ semplice per i vescovi della CEI , che pero’ lascia l’amarezza nel cuore di tanti fedeli. Viene in mente La a frase di Gesu'” Chi vorrà”salvare la propria vita la perdera’”

    Parafrasando Woody Allen “Non andando a Messa vivro’ una settimana di piu’e quella settimana piovera’sempre.

  8. Davide Molinari

    Cara Lidia, non ho la minima intenzione di fare il martire con il sangue degli altri, se questa è stata l’impressione che è uscita dal mio commento temo di essere stato frainteso, comunque se a tuo parere sono in grande errore ti chiedo di pregare per me nel nome di quel Dio che entrambi amiamo, anche se in modo molto diverso. Proverò a spiegarmi meglio: tutti noi abbiamo la stessa meta, ma nessuno ha la certezza su quale sia la strada giusta per conseguirla, e quindi ritengo assolutamente edificante parlare tra noi e confrontarci su quale possa essere il sentiero giusto, e di questo ringrazio sia Berlicche, che tutti gli altri utenti che hanno risposto al mio commento. Sempre nel mio tentativo di trovare la strada giusta in questa situazione anomala ho provato ad interrogarmi su quel poco che so delle storie di coloro che, prima di me sono riusciti a raggiungere la meta, ossia i santi, che a parer mio non sono figure mitologiche, ma persone che hanno camminato su questa terra prima di me, e anche se hanno raggiunto strade a me lontane, il loro cammino è cominciato da un passo che ora è alla portata del mio piede.
    Alcuni di loro si sono trovati in situazioni equiparabili alla nostra attuale? Come reaggirebbero se si trovassero oggi tra noi? I primi cristiani avevano la possibilità di salvarsi? Si sarebbero accontentati di una messa in streaming? San Francesco sapeva cosa faceva quando abbracciava il lebbroso? Perché lo ha fatto? Cosa posso fare io adesso?
    Grazie ancora dello spazio concessiomi

  9. Domenica scorsa il mio parroco ha esposto il Santissimo sull’altare; sono andato in chiesa (rispettando più che abbondantemente la distanza di sicurezza prescritta) e, con smartphone e auricolare, ho seguito la Messa in streaming celebrata da un mio amico sacerdote. Ben lontano da quello che vorrei, ma è il meglio che mi è permesso di fare.

    A proposito: è curioso come pochi mesi fa parecch vescovi facessero pressione per cambiare una legge millenaria della Chiesa, allo scopo dichiarato di facilitare l’accesso all’Eucarestia a chi abita in luoghi sperduti, accettando la probabile conseguenza di “snaturare” il sacerdozio stesso (non più dono totale di sè ma lavoro “part time”). Adesso, invece, le pressioni sono verso i sacerdoti che osano facilitare l’accesso all’Eucarestia in Italia, sia pure applicando misure di sicurezza più rigorose di quelle che vengono richieste a bar e ristoranti. Davvero, che amarezza…

    @LidiaB: condivido in parte quanto scrivi; è vero che bisogna obbedire ai vescovi in tutte le richieste lecite, anche se non si è d’accordo (e se si fosse sempre d’accordo che obbedienza sarebbe?), ma i fedeli hanno anche dei diritti (che qui mi pare vengano presi alla leggera), tra cui il diritto-dovere di esprimere ai pastori le proprie meditate considerazioni.

  10. Il cristiano cattolico non è un portatore di diritti, il portatore di diritti è una categoria del nostro mondo malato di superbia. La Messa non ci è dovuta, l”Eucaristia non ci è dovuta, la vita stessa non ci è dovuta. Dovere (non diritto) del cristiano cattolico è basare i giudizi sul principio di carità e cioè, presumere che i nostri pastori operino mossi dall’intenzione di proteggere il gregge a loro affidato. Se poi alcuni o tutti i nostri pastori operano per pura pigrizia o pusillanimità a noi non è dato saperlo e dovranno un giorno rendere conto a Colui che solo ha il diritto di chiederglielo. La correzione fraterna è doverosa (ancora, non un diritto) se si hanno prove certe ed evidenti della mancanza del fratello, fedele o vescovo che sia, e le modalità di tale correzione ce le illustra bene San Paolo.
    Fidiamoci di Dio e abbandoniamoci alla Sua volontà, anche se ora ciò comporta la lontananza di cui Berlicche parla nel post. Lui vuole sempre il meglio per noi, anche se questo meglio non coincide con ciò che desideriamo.
    Grazie dell’ospitalità e di questa utile discussione. In pace.

  11. Condivido in pienezza, in questa sana e proficua discussione, i punti di vista di Berlicche e tutti i provvidenziali interventi e le precisazioni di LidiaB.

    Mi permetto solo di segnalare un testo, che si riallaccia ad un paio di altri, tratti da diari e resoconti di sante mistiche, su cui, in questo tempo di forzata lontananza dall’Amato, ci sarebbe di grande aiuto e edificazione sprituale e morale riflettere bene, in silenzio, ciascuno/a cuore a Cuore con Lui, che comunque non ci abbandona mai perché, come ha solennemente promesso prima di ascendere al Cielo (Matteo 28), sarà “SEMPRE con noi, TUTTI I GIORNI, sino alla fine del mondo”.

    Questo l’articolo che, personalmente, ho trovato essere molto illuminante e prezioso:

    http://www.maurizioblondet.it/il-re-si-e-ritirato-fino-a-quando-ne-sentiremo-la-mancanza/

    Buona e santa Quaresima a tutti.

  12. Carmela Mastrangelo

    Berlicche, come sempre sei un grande. La religione cristiana non è seguire una serie di norme, ma avere incontrato una persona ed aver costruito un rapporto amoroso strettissimo con lei. Se abbiamo Dio, abbiamo tutto. Senza Lui, nulla ci sazia.

  13. Cara LidiaB, è vero che nulla ci è “dovuto” da parte di Dio, al quale dobbiamo tutto e che, se permette che ci succeda qualcosa di male, lo fa per ottenercene un bene.

    D’altra parte la Chiesa è anche una società umana, che si è data le sue regole ed ha precisato alcuni “obblighi e diritti di tutti i fedeli” (codice di diritto canonico, libro II) tra cui “il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti”, e il diritto-dovere “di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli”; il tutto con il dovuto rispetto, ma questo non vuol dire nascondere i problemi sotto il tappeto.

    Nessuno di noi, salvo carismi miracolosi, può leggere nell’animo degli altri; ma anche assumendo le migliori intenzioni, resta il fatto di una decisione oggettivamente grave e senza precedenti nel corso delle nostre vite, che a un esame razionale ha delle alternative altrettanto sicure e meno “invasive”, e che è stata comunicata (volendo essere caritatevoli) in modo burocratico – basti guardare i cartelli esposti sulle porte di alcune chiese.

    Se (anche per un grave motivo e con le migliori intenzioni) dovessi negare qualcosa di importante a mia moglie, qualcosa che le fa bene e a cui tiene tantissimo, e glielo dicessi in pubblico e nel tono dei recenti comunicati CEI… probabilmente non smetterebbe di amarmi, ma avrebbe tutte le ragioni di arrabbiarsi con me; e avrei tanto da farmi perdonare.

    Grazie delle tue riflessioni e buona Quaresima!

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