Impegni

Stamattina, mentre sfrecciavo con mia moglie attraverso la fredda campagna, facevamo il conto dei diecimila impegni e problemi familiari che ci attendono nei prossimi giorni. C’è da sfruttare ogni momento di questa vita-trottola che abbiamo. Esaurita l’emergenza, Il discorso è caduto sul prossimo libro di Ratzinger e del cardinale Sarah sul celibato dei sacerdoti. Di Sarah sto leggendo l’ultima opera, e all’argomento dedica parecchie pagine intense e ispirate.
Mia moglie, riferendosi a quanti premono per l’abolizione del celibato, ha commentato così: “Già si lamentano che non hanno tempo di fare i preti perché presi da mille riunioni e impegni che non c’entrano niente, pensa se fossero pure sposati”.
E non c’era altro da dire.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 gennaio 2020 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 14 commenti.

  1. Come fanno i preti cattolici di rito orientale? O gli ortodossi? Il celibato è una norma disciplinare, pertanto può essere modificata, volendo.

  2. Non è solo una norma disciplinare. “C’è un legame ontologico-sacramentale tra il sacerdozio e il celibato. Ogni diminuzione di questo legame costituirebbe una rimessa in discussione del magistero del concilio e dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI”, dice Sarah. E, aggiungo io, degli ultimi due millenni.
    Suggerisco davvero di leggere il libro che uscirà, o l’ultimo di Sarah per capire meglio la questione.

  3. Grazie del suggerimento, ma resta il fatto che il problema non è certo il tempo sottratto dalla famiglia. Conosco un prete ortodosso, e fino all’anno 1024 eravamo uniti in un’unica Chiesa cattolica come ben sai, che è sposato con figli e la moglie lo aiuta molto. Fino al XV sec., se non sbaglio, anche nella Chiesa cattolica non era imposto il celibato e nella Chiesa cattolica di rito orientale, per esempio qui in Italia a Piana degli Albanesi, ancora si sposano. La norma si rese necessaria per problemi legati alle proprietà, ma ci volle qualche secolo perché divenisse effettivamente praticato.

  4. Maria Cristina

    Il fatto che lo facciano gli ortodossi non vuol dire che sia “ meglio”. Se la Chiesa cattolica per tanti secoli ha mantenuto il celibato dei propri preti, una ragione c’ e’ , non e’ che la Chiesa Ortodossa ha sempre ragione!
    Chiunque conosca un po’ di letteratura russa sa che la figura del “ pope” nonche’ della moglie del “ pope” e dei figli del pope e’ spesso descritta come quella di un funzionario come un altro dedito solo a problemi pratici e piuttosto terra terra,nonche’ solo avido di soldi, i cui figli a loro volto faranno i pope , come il figlio del macellaio fa il macellaio.Le vere figure luminose della religiosita’ Russa sono i monaci e in particolare gli starete, i direttori spirituali, sempre e rigorosamente celibi spesso eremiti edediti solo alle cose spirituali. Da loro vanno i fedeli a confessarsi non certo dal pope, sposato e con figli.
    Se davvero toglieranno il celibato, come vogliono fare in Germania, la Chiesa cattolica somigliera’ sempre di piu’ a quella protestante. I pastori protestanti tedeschi ormai sono semplici funzionari o impiegati, come l’ impiegato delle poste.
    Chi piu’ fra i giovani sentira’ la vocazione ad essere consacrato a Dio se la mediocre figura che gli si prospetta e’ quella di un uomo con stipendio risicato, con moglie e figli che deve far quadrare il bilancio familiare, preso da mille impegni pratici?
    Ha ragionissima la moglie di Berlicche: gia’ adesso non dedicano nessun tempo alle cose del Cielo ma solo a quella della terra , figuriamoci una volta sposati!

  5. Comunque mi impegno un sacco, ve lo assicuro, ma questo per me è un “non problema” e nessuno me lo toglie dalla testa. Tutto è molto semplice: se uno si sente chiamato ad essere sacerdote è nella sua piena libertà ascoltare la chiamata ben sapendo che questo comporterà il celibato. Se uno non ce la fa e desidera sposarsi ben venga pure questo, visto che abbiamo bisogno di sante famiglie. Tutto è il resto fa parte del solito pastrocchio di questi tempi, dove tutti possono fare tutto quel che desiderano, e non ci deve essere assolutissimamente nessun sacrificio da compiere nella propria vita. Il celibato è sicuramente anche una ferita, come lo era la famosa spina nella carne di san Paolo, ma è una ferita che accolta per mezzo della grazia di Dio può generare anche questa, come il sangue dei martiri, semi di nuovi cristiani. Ma ormai, sempre più, mi accorgo di come siamo sempre più superficiali, con gli occhi verso la terra, con poca fede

  6. “Già si lamentano che non hanno tempo di fare i preti perché presi da mille riunioni e impegni che non c’entrano niente, pensa se fossero pure sposati”

    uhm.

    o magari dopo un paio d’anni di matrimonio i più si faranno scudo del “fare il prete” per dribblare il “fare il marito”. e l’ufficio di prete ne guadagnerà.

  7. x Elena – “La norma si rese necessaria per problemi legati alle proprietà”
    In realtà, no. E’ meglio se approfondisci realmente il tema, prima di dire inesattezze. Se provi a consultare i link che ti ho inviato – o ciò a cui fanno rimando – vedrai che ai sacerdoti sposati era comunque richiesta la continenza perfetta, richiesta che per gli orientali si “perse”, quantomeno per il clero secolare, e per i cattolici sfociò nel celibato.
    Può darsi che la colpa sia anche mia, per come ho posto l’argomento, però non è solo una questione organizzativa o di tempo. Pensare questo vorrebbe ridurre la missione della Chiesa a utiitarismo, che non è.
    “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.”

  8. Penso che questo tema non sia risolvibile in post e commenti. Tutto quello che mi dici lo conosco bene, conosco le questioni teologiche, i brani biblici a cui si fa riferimento per i fondamenti teologici. Anche quello sugli eunuchi per il Regno dei cieli. La richiesta di abbandonare tutto ciò che è terreno, compresi gli affetti, di amare Cristo sopra ogni cosa è per tutti. Nei corsi ai fidanzati si dice che si deve amare più Cristo dello sposo/a. Anche se molti anni fa, ho avuto come insegnante di Storia della Chiesa Maria Grazia Mara e tanti discorsi sul celibato li ricordo. Personalmente credo che la sessualità nel suo esercizio, non sia d’impedimento, visto che sfocia anch’essa in un sacramento, accostato all’ordine nel Catechismo (ordine e matrimonio), i due sacramenti della carità, cioè al servizio degli altri.
    Rimarremo sulle nostre posizioni e, visto che non è una questione dogmatica, non è un problema.

  9. In qualche modo un po’ dogmatica lo è, e non è che si può derubricare tutto a posizioni diverse. Mi colpisce parecchio questa semplicità nel contestare ciò che la Chiesa insegna, forse davvero un po’ di umiltà da parte di tutti non guasterebbe

  10. xElena: Non voglio stare a ripetere ciò che è detto in modo splendido ed esaustivo dagli autori che ho citato, ma mi pare che la tua posizione faccia appunto confusione tra due sacramenti che dovrebbero affidare totalmente la persona che li contrae ad un destino. Due affidamenti totali non fanno un totale più grande, fanno due parzialità che, come ci è insegnato, porteranno a trascurare uno dei due rendendolo inefficace.
    Non rimanere dogmaticamente sulla tua posizione, approfondisci. Forse i brani li conosci, ma capire cosa realmente chiedono e le conseguenze è un altro paio di maniche.

  11. Ho trovato un articolo che mi pare equilibrato, mantenendo uno sguardo alla storia.
    (Padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria, su Toscanaoggi.it, Quando è stato istituito l’obbligo del celibato per i sacerdoti?)
    […]
    Il Nuovo Testamento presenta una situazione chiara per i chiamati a esercitare un ministero nella giovane chiesa. Dato il contesto culturale dell’epoca, è presumibile che gli apostoli fossero sposati. Certamente lo fu Pietro, del quale si ricorda la suocera. Secondo la tradizione, l’unico apostolo non sposato sarebbe stato Giovanni.
    Le lettere pastorali offrono una testimonianza più limpida. A Timoteo si raccomanda che gli episcopi siano «irreprensibili, mariti di una sola donna, sappiano guidare bene la propria famiglia e abbiano figli sottomessi e rispettosi, perché se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1Tim 3,2-5). La medesima indicazione si ha per i diaconi, che «siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie» (1Tim 3,12). A Tito è rivolta una raccomandazione simile: ogni presbitero, che lui dovrà stabilire nelle varie città dell’isola di Creta, «sia irreprensibile, marito di una sola donna e abbia figli credenti, non accusabili di vita dissoluta o indisciplinati» (cf Tt 1,5-6).
    Anche se in questo tempo dell’era apostolica non è stata ancora chiarita la distinzione fra le varie figure nominate, i termini episcopi e diaconi, corrispondono certamente figure di ministeri ordinati. Per la loro scelta, dunque, non solo il matrimonio non è un impedimento, ma deve essere valutata la loro capacità di guidare la propria famiglia. L’indicazione di essere sposati con una sola moglie dipende dalla prospettiva condivisa nelle prime generazioni cristiane dell’unico matrimonio durante la vita terrena.
    Nei secoli seguenti, l’influsso culturale dell’epoca favorì l’inserimento di una visione sacrale, che richiedeva la continenza per coloro che avevano la presidenza del culto, soprattutto dell’eucaristia. Questa idea di «purità rituale» era molto diffusa, anche al di fuori della tradizione giudaica. Pertanto, pur ordinando soprattutto uomini sposati, si cominciò a chiedere loro una continenza sempre più ampia ed estesa, e non solo nei giorni in cui avrebbero celebrato l’eucaristia. Le prime testimonianze in tal senso sembrano essere attestate dal concilio di Elvira (Spagna, inizi del IV secolo), che al canone 33 prescrive l’astensione dai rapporti coniugali per il clero sposato.
    Una testimonianza più chiara l’abbiamo nella lettera del 385 di papa Siricio al vescovo di Tarragona. Il papa chiede che l’ordinazione a qualunque ministero, episcopale, presbiterale o diaconale, sia riservata a uomini sposati una volta sola. Al tempo stesso si proibisce che generino figli, perché sono tenuti a osservare la purità rituale: se sacerdoti e leviti d’Israele dovevano osservarla durante il loro servizio al tempio, i ministri della chiesa sono chiamati ad un servizio senza interruzione.
    Il processo continua sotto la medesima prospettiva, attraverso vari interventi magisteriali, trovando una divaricazione fra le tradizioni orientale ed occidentale. L’Oriente cristiano continua l’ordinazione di uomini sposati, chiedendo loro di astenersi dai rapporti coniugali in prossimità della celebrazione dei santi misteri. Il celibato diventa riservato alla figura del vescovo, che nella sua persona, dedita come pastore ad una precisa chiesa locale, rappresenta simbolicamente il Cristo sposo della sua Chiesa.
    In Occidente il processo matura diversamente, segnato dalla considerazione negativa dei rapporti sessuali, anche se vissuti all’interno della relazione coniugale. Papa Leone magno, raccomandando a vescovi e presbiteri di trasformare la loro vita da carnale in spirituale, chiede di non allontanare le proprie mogli, ma di vivere con esse come se non fossero le loro spose. Lo stato di ministri sposati continuò ad essere diffuso nell’alto medio evo, insieme a quello del concubinato, accettato più facilmente perché non poneva problemi di eredità alla morte del ministro. Le necessarie riforme portate avanti all’inizio del secondo millennio spinsero decisamente verso una condizione celibataria del clero latino.
    Dalla riforma di Gregorio VII al pontificato di Innocenzo III si sviluppa una continua e progressiva riaffermazione della necessità celibataria per il clero. La contrapposizione con la visione protestante porterà un’ulteriore radicalizzazione della norma cattolica latina. Questa è la storia, ricca di tensioni diverse, di valutazioni che mutano, di possibili aperture al futuro.
    https://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Quando-e-stato-istituito-l-obbligo-del-celibato-per-i-sacerdoti

  12. xElena:
    Nota: evitare di copincollare brani troppo lunghi
    Il concubinato è sempre stato deprecato dalla Chiesa, fin dagli inizi (tanto per dirne un paio, IX concilio di Toledo del 655 e Sinodo di Pavia del 1022), tanto che alla fine questo è stato recepito anche dalla società civile. Il fatto che praticamente ogni concilio del medioevo lo abbia in qualche maniera condannato ci dice anche però che era praticato, almeno fino a quando il Concilio di Trento mise (formalmente) una pietra tombale sull’argomento.

  13. Durante l’Anno Mille, a Milano, sorse il fenomeno della Pataria e Arialdo da Cucciago (oggi santo, martirizzato e sepolto in Duomo) si scagliò con forza contro le pratiche dei sacerdoti milanesi sposati, (ma spesso concubini) creando appunto una rivoluzione patarina, in cerca dell’antica castità sacerdotale. All’inizio fu anche accusato di eresia da Ugo da Velate, arcivescovo della città, e scomunicato.

    Spero non nascano ancora oggi sanguinosi scontri, come allora, del popolo in rivolta, contro i sacerdoti considerati indegni. Ma ormai siamo nel 2020, l’Uomo è cambiato, vero? VERO?

  14. Giovanna Calabrese

    Ma come non essere d’accordo! E’ un’affermazione netta e realistica al massimo

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