Salendo in cerca di un cielo

Qualche considerazione e una veloce recensione di Episodio IX. Possibili lievi tracce di spoiler nel paragrafo finale.

Me lo ricordo bene, il primo Guerre Stellari. Il suo successo strepitoso, ed io tra i fans più sfegatati.
Per uno come me impallinato di spazio e di scienza, vagamente sfigato, la storia del ragazzo di campagna che va a salvare la principessa nella fortezza volante del nero nemico era qualcosa che sollecitava tutti i miei sogni. Oh, avere una spada laser…
Il suo seguito era meno favola ma, hey, avventura pura. Ok, la principessa se la fa con il tuo migliore amico ma, cappero, hai ancora la spada e stai diventando un Maestro Jedi che combatte per la Giustizia.
Nel terzo te ne pigliavi parecchie, la principessa non solo ti era sfuggita ma era pure tua sorella (e vederla in bikini non aiutava). C’erano quegli orsetti odiosi che se la cavavano meglio di te. Ok, hai recuperato tuo padre e sconfitto l’Impero, accontentati così: sei un Jedi.

Poi arrivarono i prequel. I Jedi, mitici cavalieri\samurai sembravano più il consiglio di amministrazione di una banca che eroi senza macchia e senza paura. La loro accademia aveva lo stesso appeal di un istituto tecnico, e la Forza le connotazioni di una malattia (Cos’hai per i midichlorian? Quest’anno sono pieno). Questi tempi più civilizzati non sembravano Camelot, quanto una fastidiosa contemporaneità molto poco magica. Perché un ragazzo avrebbe dovuto sognare di finire laggiù?

E poi la terza trilogia. Rey sembra essere un clone di Luke più ginnico, ma non ha principi o principesse da salvare. Brama un altro cielo, ma non sa quale. Oh, sì, il mito della Resistenza. Ma ormai sappiamo che è un mito. Li abbiamo visti, i Jedi. Quella immedesimazione che era scattata all’inizio, tanto tanto tempo fa, qui non esiste più. La favola si è uccisa di sociologia, psicologia, e abitudine.
Se agitiamo ancora la spada laser è perché lo faceva un ragazzo di Tatooine, di cui ancora non sapevamo niente, tranne che voleva come noi l’avventura.
Ed eravamo abbastanza giovani da credergli.
Per un attimo, in episodio VIII, pare quasi che si possa ripartire, che si possa buttare alle spalle tutto e ricominciare. Ma…

E’ con questo in testa che sono andato a vedere Episodio IX, l’ultimo Guerre Stellari in tutti i sensi, ieri sera. In mezzo a gente che, per la maggior parte, alla prima apparizione del Millennium Falcon non era ancora neanche nata.
Oh, è più che piacevole. Si ha l’impressione che sia rimasto premuto il tasto di avanti veloce, tanto il ritmo è concitato. Il mio vicino di poltrona sosteneva che con i primi dieci minuti Jackson ci avrebbe fatto tre film. Come il primo della trilogia finale, “L’ascesa di Skywalker” rimane abbondantemente sopra le righe per tutto il tempo (se solo JJ Abrahams, il regista, volesse provare a capirci qualcosa di fisica!) sommergendo lo spettatore di colpi di scena improbabili e di personaggi secondari inutili e pittoreschi. C’è un gran buco a forma di Carrie Fisher, la fu Principessa Leia, al centro del film, e si vede; i pezzi si incastrano a malapena, e si intravede cosa avrebbero dovuto essere.
E poi si arriva al finale, chiedendosi perché debbano morire… i milioni di “cattivi” che, sappiamo ormai, non sono che bambini-soldato dalla mente piallata, massacrati allegramente per tutto il tempo dagli eroi. I figli, in alcuni casi i colleghi di coloro che sparano loro addosso.
Ecco, avete visto cosa avete fatto? Mi avete spinto a domandarmi se davvero il destino dell’Universo sia nel duello finale tra quei personaggi nella gigantesca arena dei senza volto. Che potere davvero possono avere, che non gli sia dato? Coloro che hanno camminato in cerca di un cielo diverso sembrano persi in un purgatorio senza dio dove le redenzioni non sono mai abbastanza. Come in una tragedia Shakesperiana, la conclusione non sembra poi così lieta.

E poi finisce. Finisce là dove in un certo senso era iniziato, con quei due soli appesi in un tramonto inquieto che il mio cuore ha sempre desiderato.
Ma era una galassia lontana, e tanto tanto tempo fa.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 dicembre 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Che problema hai, con gli istituti tecnici? Spesso sono laboratori di meraviglie, come il primo Guerre Stellari.

  2. Non è che ho problemi, è che non sono il sogno recondito di ogni bambino.

  3. Episodio TREDICI? Refuso o premonizione? ;-)

  4. Gosh, non me n’ero accorto! Refuso, grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: