Happy day

Stamattina mi sono alzato per andare al lavoro, dopo quattro giorni di mutua. La cucina girava e avevo un coboldo sullo stomaco, ma dovevo proprio. E così mi sono messo in macchina, sperando che la nausea si dimenticasse di me.
Mentre viaggiavo tra i campi sotto la pioggia la radio andava, e la stazione che stavo seguendo ha infilato un vecchio classico. “Oh Happy Day”. No, non quello di Fonzie; i vecchietti come me se lo ricordano per un’antica pubblicità. Ricordi in bianco e nero. Così, tra una pozzanghera e l’altra, ho ascoltato le voci cantare:

Oh happy day (oh happy day)

Oh happy day (oh happy day)
When Jesus washed (when Jesus washed)
When Jesus washed (when Jesus washed)
When Jesus washed (when Jesus washed)
He washed my sins away (oh happy day)
Oh happy day (oh happy day)
He taught me how to watch, fight and pray, fight and pray
And live rejoicing every, everyday

O giorno felice,
Quando Gesù lavò
Lui lavò via i miei peccati
O giorno felice,
Mi insegnò come stare in guardia, combattere e pregare
E vivere con gioia ogni, ogni giorno

In questi giorni sembra davvero che dello “stare in guardia, combattere e pregare” sia rimasto molto poco. E’ fuori moda. Non c’è niente da cui stare in guardia, ci dicono, basta essere a posto con se stessi. E’ inutile combattere, ribadiscono, troppo guerresco per questi tempi dolciastri. Più che combattere occorre (se il caso) contestare; più che stare in guardia bisogna (a volte) indignarsi. Il pregare è rimasto solo parola che presto passa.

Però, scusatemi se ve lo dico, tra tutti questi arrabbiati, indignati, indaffarati, pare che del vivere con gioia sia rimasto ben poco. Come se le cose fossero connesse; come se quella gioia sia legata con lo stare in guardia da quei peccati che sono stati lavati, con il combattere quel Nemico che ci vorrebbe distogliere da Colui che dobbiamo pregare.

Siccome io alla gioia ci tengo, temo proprio che continuerò, fuori moda come un Don Chisciotte, il mio combattimento; a guardarmi come posso, e forse persino a pregare, in quest’alba del tempo che ogni anno si rinnova, che in ogni istante si rinnova, e che per oggi e ogni felice giorno non avrà fine.
Buon Natale.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 20 dicembre 2019 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. Marina Di Marino

    Belloooo
    Si anche io dopo gli assalti dei pianti tipici dei giorni di natale… Da quando mio marito è stato preso… Dal Padre..
    Ogni lacrima urla il desidero di felicità
    O giorni felici.. Perché il mio vuoto ha un’attesa. Una stella nel buio è una promessa.. E il Signore mantiene le promesse
    Ora continuo a fare il dolce di compleanno, che domani porterò ad un amico della fraternita’.. Cui è morta la moglie.. Ma compie gli anni.. È doveroso festeggiare la vita..
    Happy day.. O come si scrive..
    Nel senso del
    buon Natale

  2. (mmm. attenzione che facile che ‘sta gente so’ protestanti!)

  3. Spero il coboldo sullo stomaco ti abbia lasciato in pace, e che se ne sia andato.

  4. Scusate se infilo un off-topic, ma: ago, che fine ha fatto il tuo blog?

  5. È da un pezzo ormai che ho smesso col blog.

  6. Questa non la sapevo, che dopo soli quattro giorni di mutua si DEBBA tornare al lavoro e col coboldo privo di permesso di soggiorno, per giunta. Verrebbe voglia di indignarsi una volta di più, ma l’impazienza sfiora il parossismo ormai; perché le luci colorate non ricordano nemmeno la più sciatta delle aurore boreali e gli auguri di plastica miagolati dai Beri-Beri della Micizia fanno fioccare nere note dagli spartiti come se nevicasse.

    Perciò, nell’attesa sempre più spasmodica (e sostanzialmente ingrata, purtroppo) dell’ultimo e definitivo Avvento, mi limito ad afferrare i Suoi graditissimi auguri e a ringraziarLa, per questi e per il blog. E anche perché so che non se la prenderà se i miei preferisco evitarGlieli; per sincera amicizia e anche un po’ per scaramanzia.

  7. mi scusi, ma ,tecnicamente, il giorno in cui “gesù lavò via i miei peccati” non è pasqua?

  8. In questo caso il riferimento è al battesimo. Comunque, la Pasqua non lava alcunché.

  9. non esiste più il sacrificio redentivo di cristo?

  10. Forse dovrebbe ripassarsi un po’ di teologia. La crocefissione, o la resurrezione, non lavano i peccati, non sono sacramenti. Ce ne danno la possibilità. Cristo muore per noi, perché possiamo trovare la salvezza. Questa Grazia agisce nei sacramenti; per i protestanti, che non hanno confessione, il riferimento è al battesimo.

  11. e io che sapevo che i sacramenti si basavano sulla morte e resurrezione di cristo…comunque anche il battesimo è un sacramento.

  12. Certo: infatti “il giorno in cui “Gesù lavò via i miei peccati” non è Pasqua, ma il giorno del battesimo, come detto. I peccati sono personali, non collettivi.
    Se non capisce ancora, e non si fida di cosa sto dicendo, le consiglio una buona lettura del Catechismo.

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