Nel bisogno

Discutevamo qualche giorno fa di come l’autorità vera sia quella che ti aiuta a riconoscere la verità. Ovvero qualcuno è autorità per te quando ti spinge a cercare la corrispondenza tra il tuo cuore, la tua mente, e la realtà. Una persona che non limita la tua libertà, ma la dilata, la fa esplodere.

Ieri ho udito questa frase: “Quanto più siamo bisognosi tanto più riconosciamo l’autorità
Anche questo è innegabile. Noialtri esseri umani, normalmente, tendiamo a fare a meno di qualcuno che ci indichi la strada, perché non riconosciamo la nostra limitatezza. Fino a quando non ci sbattiamo contro. Se penso ai miei figli, quando la normale insofferenza adolescenziale verso di me si attenua? Quando hanno qualche bisogno a cui non sono in grado di provvedere da soli, ad esempio qualcuno che li scarrozzi per la città a tarda notte.

Qui però mi sorge il dubbio. Non c’è il rischio che il mio riconoscere l’autorità diventi solo la conseguenza di una pretesa? La rifiuto quando non mi dà quello che chiedo, non mi concede il desiderio, non si adegua a ciò che penso. Mentre quando liscia le mie penne va tutto bene.

E’ chiaro che una autorità del genere non è il meglio per me. Mi concede sì ciò che desidero, ma non ciò che è vero. Come faccio però io a distinguere l’uno e l’altro? Come riesco a separare la vera autorità da quella falsa, se sono le stesse mie idee di vero e falso che mi conducono a quella scelta? L’eventuale suo rifiuto arriva dalla ragione o dal risentimento?
La domanda può essere anche più radicale: esiste un vero oggettivo, un bene oggettivo per me? Oppure è tutto legato alla soddisfazione del momento?

Ci sono molti, oggi come ieri, che sostengono la seconda ipotesi. Quel carpe diem che spesso è più simile all’istintiva immediatezza degl animali. Ma anche gli animali provvedono alle provviste per l’inveno, alla preparazione del nido e a fare rotta per paesi più caldi; salvo quelli dalla vita troppo breve ed effimera per curarsi del futuro.

Il punto nodale è capire cosa sia, dove stia realmente il mio bene. Come si possa fare a disincrostare il cuore in modo da distinguere ciò che davvero esso nel profondo desidera, e non un travestimento..

Credo che questo sia lo scopo del tempo. Il tempo che si condensa nell’esperienza, il decantare dei momenti che separa ciò che davvero importa dalle scorie dei nostri pensieri.
Il tempo è una strada, e un cammino. Un cammino, e qualcuno che ti aiuta a camminare, con la sua compagnia, qualcuno che magari riesca a vedere più lontano di te, oltre le curve e il bosco. Una autorità.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 3 dicembre 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 17 commenti.

  1. Un bellissimo intervento! Grazie di cuore, diavoletto :)

  2. Caro Berlicche,
    tutto vero.
    Solo una nota: viviamo nel tempo in cui si rifiuta l’autorità specie se ha la pretesa di comunicare la Via.
    Peggio.
    Ci sono membri dell’autorità che dicono che tutte le vie sono buone.
    Inoltre è negato pure il punto darrivo.
    Non resta che “scuotere la polvere da sotto i nostri piedi” salvando la ragione e la Fede.
    E lasciarli vagare nella speranza che cambino strada.
    A Dio piacendo.
    Ciao

  3. Maria Cristina

    Esiste un vero oggettivo, un bene oggettivo?
    Domanda fondamentale.
    Il “ per me “ lo lascerei perdere. Perche’ se esiste un vero oggettivo è un bene oggettivo non e’ certo per me , o per te , o per noi. E’ . Voce del verbo essere .
    Pure pensiamo che non ci sia piu’ la Terra , come pianeta , fa centinaia di migliaia di anni. Ma il vero oggettivo , il bene oggettivo, SONO, al dila’ di me, di te, di noi che lo pensiamo. Se noi non ci saremo piu’ , fra centinaia di migliaia d’ anni, il vero oggettivo e il bene oggettivo saranno ancora, in eterno.
    Il cielo e la terra passeranno,ma le mie parole non passeranno.

    Vuol dire che la verita’ esiste indipendentemente da noi umani, che passeremo insieme al cielo e alla terra.

  4. @Cristina il “per me” non puoi lasciarlo perdere. Non essendoci alcuna prova logica che un assoluto oggettivo, il per me ci sta tutto. Io ho fede che ci sia, un agnostico no.

  5. @Parsifal
    L’agnostico rifiuta la dimostrazione dell’esistenza di Dio.
    Perché è tanto comodo fare ciò che pare e piace.
    L’Essere c’è. Che tu lo riconosca oppure no.
    La sfida alla ragione e alla libertà è che sia incarnato.
    Ma se rifiuti a priori che esista, continua pure a vagare nel fango.
    L’episodio del ladrone crocefisso insegna che c’è speranza fino all’ultimo.
    La penultima parola di Dio è misericordia.
    L’ultima è giustizia

  6. @Esa
    Non mi risulta esserci una dimostrazione logica dell’esistenza di Dio che non sia stata confutata.
    L’essere c’è hai ragione, ma l’essere è Dio solo per i panteisti.
    Che ci sia speranza fino all’ultimo è certo, la parabola della Vigna e la redenzione del ladrone ce l’insegna.

  7. Bisogna vedere se non sia confutata la confutazione…
    Comunque, anche qui rimane il nodo: a chi prestare fede.

  8. @Parsifal
    Cfr San Tommaso d’Aquino.
    @Berlicche
    Hai ragione.
    Ma visto che la questione su Dio è LA questione, nella supposta civiltà dell’informazione, mi domando se ci siano ancora scuse per l’ignoranza invincibile.
    Ciao

  9. @Esa: le vie di S:Tommaso non mi convincono. Sono perfette per il nostro senso logico quotidiano, e certamente erano perfette per la logica dei suoi tempi.
    Oggi si sa che nell’intimo della natura l’effetto può precedere la causa, e che le sequenze temporali hanno poco significato.
    La nostra coscienza, sembra assurdoè vero, determina lo stato dell’ente osservato. Sono paradossi logici per la nostra mente, ma il mondo a quanto pare invece funziona così.

  10. @Berlicche: il nodo a chi prestare fede? A Nostro Signore, alla Sua Parola ed alla Sua Resurrezione. Io ho fede in questo.

  11. Parsifal, quando l’effetto può precedere la causa, e le sequenze temporali hanno poco significato?

  12. @Berlicche
    Un esempio classico è nell’esperimento detto “a scelta ritardata” di Wheeler. Non te lo descrivo perchè sarebbe eccessivo qui sopra, ma puoi trovarlo facilmente. Ma di esempi ce ne sarebbero tanti. Tra l’altro, trasportato su dimensioni cosmologiche l’eseprimento da risultati ancora più sconvolgenti per la nostra logica “classica”.
    Il discorso di fondo è che per quel che ora sappiamo, il creato non si comporta in maniera oggettiva, ma è in strettissima relazione con la nostra coscienza d’osservatori. Questa relazione non la si avverte nel mondo macroscopico, ma solo nell’osservazione profonda della natura.

  13. Parsifal, l’esperimento di Wheeler non dice affatto che l’effetto possa precedere la causa o invalida le sequenze temporali.

  14. Come no? Se io osservo il fotone in forma d’onda solo dopo il suo passaggio dalle due fenditure della mascherina, trasformo il fronte d’onda in particella, perchè l’interferenza d’onda della seconda fenditura è scomparsa? La causa della sua scomparsa (l’osservazione) avviene dopo il suo passaggio della seconda fenditura.
    La cosa fuori logica è che ciò che il fotone ha “deciso” di fare sulla maschera (passare da un foro solo o entrambi) dipende da una scelta successiva al transito stesso! Infatti il rivelatore viene inserito dopo che il fronte d’onda è transitato dalla maschera. L’intera sequenza temporale è sconvolta.

  15. xParsifal – Scusa, mi sono spiegato molto male. Quello che intendevo dire è che l’esperimento trova quello che vuole trovare – ovvero, l’anticausalità è solo una delle possibili spiegazioni (molto “quantistico” in ciò ;-).
    Personalmente, poi, penso che la consistenza e la realtà di questo universo sia garantita da “Altro”.

  16. Ah ok, si hai ragione è solo un’interpretazione. Sul resto concordo con te, la creazione continua del nostro universo è garantita da una Coscienza Universale, Dio.Noi nel nostro piccolo, fatti a Sua immagine e somiglianza, riuscimo con la nostra a materializzare una particella elementare, Lui tutto il cosmo.

  17. Personalmente credo che la natura nella sua profondità, ci sveli qualcosa del suo creatore. La perdita di senso della nostra logica quotidiana quando la indaghiamo nel suo intimo, riflette la perdita del nostro senso di giustizia o misericordia rispetto alla Sua.
    Dio è relazione con tutta la sua creazione, è inimmaginabile Dio che non crea.
    Mi scuso se sono andato ot.

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