Le storie di San Randazio: il sole di sapienza

Il corteo variopinto si fermò al di fuori della chiesetta di mattoni cotti. Frà Randazio sbirciò fuori dalla stretta finestrella. Erano non meno di una ventina di palafreni, orgogliosamente scattanti e guidati al morso da servitori in livrea, le gualdrappe ornate e luccicanti di oro e d’argento. Randazio riconobbe alcuni dei rampolli delle più nobili e ricche casate cittadine. Le dame vennero fatte scendere dai valletti, mentre i signori si aggiustavano giustacuori colorati e mantelli ricamati. “Proprio qui vengono”, borbottò Randazio. “Occorre prepararsi”. Per un attimo il suo sguardo indugiò sul pesante bastone di noce appoggiato al lato della porta, poi sospirò e si voltò ancora verso l’altare.

La porta della cappella fu spalancata e la compagnia irruppe ridendo e schiamazzando. Uno dei nuovi venuti indicò la figura massiccia inginocchiata davanti al tabernacolo. “Eccolo là! E’ quello!”
Randazio si voltò a mezzo. “E’ questo il modo di entrare alla presenza del Re?” domandò con il suo vocione soprendentemente musicale.
“Quale Re?” Domandò uno dei nobili. Randazio indicò il crocefisso. Si fece d’un colpo silenzio, i maschi si tolsero il cappello e qualcuno abbozzò un segno della croce e un inchino più o meno malfatto. Ma la figura attorno a cui, si rese conto Randazio, tutte le altre sembravano orbitare, non fece alcun cenno di devozione.
“A che debbo la vostra visita?” Domandò Ranzazio, stringendo gli occhi.
“Padre Randazio”, disse uno dei presenti, un cavaliere che il frate conosceva, “permettetevi di presentarvi il famosissimo e illustrissimo filosofo della Sorbona Aristide de’Gigli, detto il Sole di sapienza italico!”
Il Sole suddetto, colui che aveva già attirato l’attenzione di Randazio, si erse e fece un cenno con la testa, come per richiedere omaggio. Mantenne la posa per parecchi secondi, nel silenzio sempre più imbarazzato degli astanti. Vedendo che il frate rimaneva inginocchiato e non faceva cenno di muoversi. l’araldo si ripetè. “Padre Randazio, questi è il famosissimo…”
“Sì, sì, ti ho sentito la prima volta. Mi fa piacere per lui.” tagliò corto il frate.
Intervenne un altro dei nobili. “Padre Randazio, codesto che avete di fronte…. o meglio, alle spalle, è uno dei pensatori più famosi al mondo, la cui fama immortale è esaltata per ogni luogo, Senza dubbio tutte le generazioni di qui all’eternità celebraranno le sue scoperte…”
Randazio sospirò e agitò la mano. “Va bene, va bene. Nella mia esperienza, sono i santi coloro il cui nome è ricordato; il ricordo de’saggi umani dura quanto la loro saggezza. Che desiderate, adunque?”
“Il qui presente filosofo sostiene che…”
Aristide si schiarì la voce. “Credo di poter continuare da me qui, grazie. Invero, mio frate, siete scortese: non vi siete neanche alzato per omaggiarmi”.
Randazio si drizzò in piedi. “Invero, mio sire, dato che non avete omaggiato il padrone di casa”, accennò al crocefisso, “pensavo non vi tratteneste.”
Aristide non mosse muscolo. “Vedete, mio frate, non l’ho omaggiato per un semplice motivo. Perché penso che sì occorra devozione, ma nel proprio intimo. Nella vita quotidiana essa non è necessaria, dato che sono sufficienti i nobili moti dell’animo umano per essere nel bene.”
Randazio infilò i grossi pollici nel cordone del saio. Tutti si erano radunati attorno a loro, come gli scommettitori ai combattimenti dei galli. “Quindi voi sostenete che per fare il bene di qualcuno non occorra Dio?”
“Esatto! Vedo che mi avete compreso. E’ mia convinzione che basti trattare ogni individuo con lo stesso rispetto e dignità e amore.”
“Essendo tutti fatti ad immagine di Nostro Signore, pur’io lo credo. Se invece voi Nostro Signore lo mettete da parte, che giustificazione date a questa vostra convinzione?”
“Prego?” chiese Aristide, inchinando un poco la testa.
“Perché dovrei trattarvi con rispetto, dignità e amore?” gli chiese nuovamente Randazio.
“Perché così entrambi otterremo rispetto, dignità e amore. Il vostro Cristo non ha forse detto anche lui ‘Fa’ agli altri quello che voresti sia fatto a te?'”
“Sì, ma questa è il mezzo, non il fine. Voi mi state dicendo, ti tratto con rispetto perché è utile, perché vuoi essere trattato nello stesso modo, non è così?”
“E’ corretto”.
“Ma se mi fosse più utile il percuoterti con una verga e insultarti, cosa mi tratterrebbe dal farlo?” Randazio lanciò un’occhiata desiderosa al suo bastone, appoggiato al muro in fondo alla chiesa.
“Voi non vorreste essere bastonato a vostra volta!” ribatté Aristide.
“Non m’importa: se è l’utile ciò a cui miro, l’utile sia; il dar rispetto, dignità e amore è un accidente che può esservi o non esservi secondo circostanza. Come decido dunque cos’è bene e cos’è male, se il male mi è più utile del bene?”
“Per rispetto significo il dar riguardo al diritto di una persona, per la dignità significo la qualità di essere degno di rispetto, e per amore intendo il senso di una forte affezione”.
“E ciò non mi avvicina di una spanna sul perché ve lo dovrei concedere, se non perché m’aggrada. Perché dovrei esserne moralmente obbligato?”
“La natura umana…”
Randazio rise fragorosamente. “Mastro mio, se tu udito avessi tante confessioni quanto me medesimo, sapresti bene la natura umana dove spinge. Possiedi altra ragione per la tua morale?”
Aristide sbuffò. “Morale? Una cosa oggettivamente malvagia è ciò che danneggia un essere umano. E un’azione è oggettivamente sbagliata se reca danno ingiustamente ad un essere umano”.
Randazio rise ancora più forte. ” Oggettivamente? Perché oggettivamente? E cosa valuti acciocché si possa dire un danno giusto o ingiusto?”
Aristide fece una faccia strana. “Proprio lei, che è un frate, mi sostiene codesta tesi? Forse che tutti gli uomini non hanno ugual valore?”
“E chi lo dice questo?” Ribatté Randazio. “Domandalo ai tuoi compari costì, che sono quivi giunti esaltandoti come novello profeta, se pensano che tu sia di egual valore dello storpio che vive qui a fianco, lui che a stento farfuglia. Va’ in terra dei mori e convinci il Sultano che mozzare mani e piedi e testa ai cristiani è sbagliato, se riesci. Dillo al Gran Vizir, che oggettivamente erra. E lui ti dirà, infedele, Il mio Allah mi dice che mozzare teste è giusto, e tutti qui la pensano come me. Donde tu che replicherai?”
Aristide aprì la bocca, e poi la richiuse.
“Vedi, fratello mio”, disse Randazio ponendo una delle sue grosse mani sopra la spalla del filosofo, che venne scosso da un brivido “a meno che il tuo dire giusto e sbagliato, il tuo diritto non trovino porto e origine in ciò che è oltre il mondo umano, essi possono essere solo una umana invenzione. E chissà quali invenzioni domani i perversi e gli sciocchi potrebbero escogitare, finendo per convincersi che tutti gli uomini debbano condividerle.”
Aristide si sottrasse al braccio del frate. “Frate mio, vedo che i tuoi argomenti sono deboli e speciosi. Mi avevano detto del tuo acume, ma erravano. Avevo sperato di trovare qualcuno degno con cui discutere, ma non sei mio pari. Me ne torno; i miei rispetti.”
Randazio scosse la testa mestamente. “Se ti fossi ascoltato or ora, o sole d’italica sapienza, avresti scoperto quanto vale veramente la tua parola. Tu manco credi ad essa, è solo suono. Beato colui che si ascolta e si trova mancante, perché sta cercando il vero, e chi cerca il vero cerca Dio che è il sommo vero. Tu non cerchi che il battimano compiaciuto, e ti sarà concesso; ma null’altro.”
La compagnia uscì, facendosi beffe di Randazio. Rimontarono sui destrieri e se ne ripartirono; e solo alcuni dei servi, e pochi de’nobili si voltarono con sguardo grave o pensoso verso di lui.
Randazio richiuse la porta, e accarezzò il randello. “Forse sarebbe stato il caso di usarti, quale esempio di ciò che è giusto o no; ma che vantaggio se ne ha a rompere una zucca, se è vuota?” E tornò alle sue preghiere.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 novembre 2019 su Storie di San Randazio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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