Pietra su pietra

Conclusioni della Assemblea sulla Siberia dell’Associazione Costruttori in Pietra 

Cari colleghi Ingegneri e Costruttori,
E’ giunto il momento di riconsiderare il nostro mestiere. Sarebbe sbagliato ritenere le tecniche costruttive, i calcoli e le equazioni che abbiamo usato fin qui nel nostro mestiere di edificatori come qualcosa di immutabile. Anche se ci hanno garantito solidità nel costruire, sono ancora necessarie in un mondo che cambia? La situazione in Siberia ci presenta una sfida. Facciamo in modo che le nostre menti non si fossilizzino come la rigida pietra dei nostri edifici, ma siano aperte a soluzioni innovative. Occorre ripensare le nostre certezze e avere il coraggio del rinnovamento, superando il passato.

1- Materiali.
Fino a ieri eravamo soliti usare la pietra per costruire le nostre strutture. Negli ultimi anni, dopo che l’Assemblea Plenaria II aveva autorizzato l’uso del cemento in circostanze particolari, noi costruttori abbiamo progressivamente scartato la pietra a vantaggio di quest’ultimo. Tanto che ormai, salvo poche eccezioni, sconsigliamo fortemente l’uso dell’antico materiale. Certo, il cemento è molto più brutto della pietra da vedersi, e tende a sgretolarsi nel tempo, ma è più comodo ed economico da manipolare.
Ora ci è chiesto un nuovo passo: il cemento, infatti, è anti-ecologico. Per combattere il cambiamento climatico, in Siberia ma non solo, dobbiamo rivolgerci a materiali più naturali; sperimentazioni sono in corso con paglia, fango, foglie di banano e bucce d’anguria riciclate. Se qualcuno si lamenta di una pretesa minore solidità è perché non ha capito che oggi l’arte di costruire è fluida. C’è chi con poca apertura obbietta che con queste sostanze non si riesce a tirare su un muro duraturo, ma non è forse meglio così? Edifichiamo ponti, non muri. L’obiezione che noi siamo costruttori “in pietra” non ci deve fermare. Basterà ridefinire cosa si intende con pietra. Siamo inclusivi, non esclusivi.

2- Crisi di vocazioni.
Ci si lamenta che sempre meno giovani intraprendono la carriera di costruttori. Diventare ingegneri è difficile, occorrono lunghi studi e grandi rinunce. La soluzione è allargare un poco le attuali maglie troppo strette. Già adesso, in Siberia dove ci sono enormi estensioni per pochissimi dei nostri colleghi, sono i geometri, i muratori e a volte gli imbianchini che fanno le loro veci. Perché non ufficializzare la situazione? Perché non stabilire che, dove ce ne sia bisogno, anche queste categorie di persone possano progettare? A chi asserisce che costoro non sono abbastanza preparati, o che mancherebbero dei requisiti ottenuti finora con studio e fatica, e sostengono quindi che sarebbero meno dedicati al loro compito, suggeriamo di chiedersi: cos’è importante, il mantenimento di vecchi privilegi o la possibilità di costruire ovunque? Se uno si sente ingegnere, perché non può esserlo? C’è chi si lamenta come i nuovi costruttori non sappiano neanche mettere pietra su pietra, ma è sbagliato rimpiangere il passato.

3- Difficoltà di calcolo ed errori progettuali.
Per lungo tempo si è pensato che certe soluzioni architettoniche ardite dovessero essere impedite perché poco sicure, o fossero addirittura impossibili da ottenersi secondo i criteri di stabilità. E’ ora di oltrepassare questi pregiudizi. Dove sta scritto che una casa costruita sulla sabbia debba essere per forza meno duratura di una costruita sulla pietra? Occorre non solo mettere in discussione ma superare un certo tipo di chiusure che non sono degne delle modernità. Non bisogna farsi fermare dai cosiddetti errori progettuali: non ci sono errori, solo modi differenti di vedere le cose. Con nuovi tipi di calcolo avremo soluzioni costruttive molto più economiche, e quindi maggiori margini di guadagno per tutti, se solo abbandoneremo i vecchi paradigmi. L’importante è essere convinti di quello che si fa. La crisi edilizia attuale sarà in tal modo sicuramente superata. Acquisiremo quella flessibilità per cui ci sarà possibile riprogettare e riadattare interi edifici, spostare stanze, togliere pilastri portanti e no su richiesta del pubblico. Che bisogno abbiamo di fondamenta? Si apre una nuova era di prosperità: tutti vorranno abitare nelle case molto più economiche da noi costruite seguendo i desideri dei richiedenti.
Non è che non crediamo più nella pietra, è che pensiamo che essa sia solo una tra le tante soluzioni. Allora il ragionamento non può più essere “Cosa dura nel tempo”, ma “Cosa ci conviene di più?”.

In conclusione, cari colleghi, costruiamo la nostra nuova torre: verso il cielo, fino a raggiungerlo! Cosa può andare storto?

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 ottobre 2019 su diavolerie e cattiverie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. E i fratelli muratori, che dicono?

  2. Sono loro ad insistere nell’allargare a tutti…

  3. Quando si dice “una bella metafora” ;-)

    Ma tanto si sa come andrà a finire… la pietra scartata dai costruttori ritornerà ad essere pietra angolare

  4. Ritengo inoltre fondamentale anche evitare la continua invocazione della presenza del Capocantiere (che tra l’altro è il Figlio del Progettista). Siccome le costruzioni si fanno partendo da terra, risulta più pratico richiedere l’aiuto della sua grande madre, a tale fine conviene procurarsi qualche feto di lama (o altra creatura da definire) del quale pare sia particolarmente ghiotta.

  5. Grande madre registrata nell’albo dei costruttori come Pachamama

  6. Grande madre registrata nella albo dei costruttori come Pacha Malta

  7. Con i suoi racconti e le sue metafore lei è geniale. Veramente!

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