Il grande minimo

Sapete che di tanto in tanto mi diletto a tradurre dei brani che mi colpiscono particolarmente. Così è per questa poesia di Chesterton. Credo che rifletta bene il momento che siamo vivendo, in cui tutto sembra decadere e scivolarci via. Eppure, ciò che abbiamo visto, se lo abbiamo visto, è qualcosa. Piccolo, forse, minimo, ma c’è, c’è stato, e non possiamo strapparci il ricordo e fare finta che non sia mai successo. No, non lo possiamo dimenticare.

The Great Minimum

It is something to have wept as we have wept,
It is something to have done as we have done,
It is something to have watched when all men slept,
And seen the stars which never see the sun.
It is something to have smelt the mystic rose,
Although it break and leave the thorny rods,
It is something to have hungered once as those
Must hunger who have ate the bread of gods.
To have seen you and your unforgotten face,
Brave as a blast of trumpets for the fray,
Pure as white lilies in a watery space,
It were something, though you went from me to-day.
To have known the things that from the weak are furled,
Perilous ancient passions, strange and high;
It is something to be wiser than the world,
It is something to be older than the sky.
In a time of sceptic moths and cynic rusts,
And fatted lives that of their sweetness tire,
In a world of flying loves and fading lusts,
It is something to be sure of a desire.
Lo, blessed are our ears for they have heard;
Yea, blessed are our eyes for they have seen;
Let thunder break on man and beast and bird
And the lightning. It is something to have been.

 

Il Grande Minimo

E’ qualcosa aver pianto come noi pianto abbiamo,
E’ qualcosa aver agito come noi agito abbiamo,
E’ qualcosa aver vegliato mentre tutti dormivano,
E visto le stelle che a veder sole mai arrivano.

E’ qualcosa avere annusato la mistica rosa,
Sebbene si spezzi e lasci la branca spinosa,
E’ qualcosa una volta essere stato affamato
Come deve chi il pane degli dei ha mangiato.

Avere visto te e il tuo volto indimenticato,
coraggioso come corno per l’assalto squillato,
puro come bianchi gigli sotto una cascata,
Era qualcosa, se pure via oggi sei andata.

Al debole nascoste, aver conosciuto cose,
Antiche passioni, strane e alte, pericolose;
E’ qualcosa essere del mondo più assennato,
E’ qualcosa essere del cielo più invecchiato.

In tempi di scettiche tarme e cinismi arrugginiti,
In un mondo di amori fugaci e sbiaditi appetiti
E vite ingrassate stanche della loro dolcezza,
E’ qualcosa, di un desiderio avere la certezza.

Benedette le nostre orecchie, ché hanno ascoltato;
Oh, benedetti i nostri occhi, ché hanno guardato;
Lascia che tuono scoppi su ogni uomo, bestia, cosa
e il fulmine. Sì, essere stati, è qualcosa.

G.K. Chesterton, 1915

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 25 settembre 2019 su gusto e disgusto, meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Pierluigi Gigi Cerutti

    Qui c’è aria pura

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