Le storie di San Randazio: l’orgoglio del giusto

…Accadde ora che, mentre Randazio era abate del monastero di Val Limpia, il nuovo superiore del suo ordine addivenne Egisto Brambazzi. Era costui una persona di famiglia nobile, non affatto noto per propria fede, quanto per amicizie e scaltrezza. Egli mai aveva potuto sopportare Randazio, il quale aveva ostacolato certi suoi affari, giudicandolo troppo ligio e rigido. Trovandosi su questo in accordo con il vescovo locale, e con un certo numero di que’ frati che erano delusi per la di lui elezione ad abate invece di loro medesimi.

Codeste parti fecero consiglio tra loro e decisero di liberarsi dell’incomodo abate. Addussero indi ragioni per cui la di lui elezione era invalida, asserendo vizi di forma; e quindi provvidero a destituirlo, e a mettere a capo del monastero un tal Guiduccio che era stato loro compare in certi traffici passati e che mal aveva sopportato non esser lui l’abate del convento.

Insediato che fu Guiduccio, prima cosa che fece fu convocare a sé Randazio. Ito che fu a lui, Guiduccio gli fe’ gran complimenti per quanto aveva operato in passato e si disse dispiaciuto per questo rovescio di fortune. Poi suggerì che non era opportuno che lui, che aveva comandato nel convento, ora dovesse obbedire, e che forse sarebbe stato meglio che subito l’abbandonasse. Ma Randazio, tranquillo come infante, replicò che l’obbedienza era la sua regola, e che di comandare a lui non importava nulla; avrebbe servito il Signore con ugual vena anche nel posto più infimo tra i frati, anzi, bene ne avrebbe avuto la sua umiltà. Guiduccio, quindi, masticando amaro perché avrebbe avuto più piacere che se ne fosse ito, temendo per la sua carica, replicò che se codesto era il desiderio di Randazio egli l’avrebbe accolto, e l’avrebbe destinato alle più basse occupazioni. Diceva tra sé: gli renderò la vita difficile, e lui se ne andrà, lasciandomi libero di compiere ciò che m’aggrada.

Fu così che l’abate destinò Randazio a pascolare porci e pulire pitali, come l’ultimo novizio; e s’apprestò a disfare tutto ciò che l’altro aveva compiuto, le Società che aveva fondato nei paesi vicini,e financo a congedare con delle scuse i novizi di maggior fede che si era procurato per il convento. Coloro che erano vicini al nuovo abate non trascuravano occasione di dileggiarlo e aggravare i suoi compiti, ora che più non poteva rimproverarli pe’ le di loro mancanze. L’abate stesso, in più occasioni, rovinava ciò che Randazio aveva operato in modo che dovesse intraprenderlo daccapo o domandava stravaganze come zappare l’orto a dicembre tra la neve. Randazio, da parte sua, faceva tutto quello che gli veniva chiesto, senza un lamento, e accettando sereno anche gl’ingiusti rimproveri; anzi, mostrando sempre una faccia lieta che suscitava ira ne’ suoi persecutori.

Avvenne che una notte, mentre Randazio stava in preghiera nella sua cella, sentì bussare: erano parecchi de’ monaci suoi confratelli che lo venivano a cercare.
“Randazio”, dissero lui, “ci sentiamo fremere per l’ingiustizia che ti viene inflitta.  Se tu lo vuoi, abbatteremo l’abate o, se ciò non fosse possibile, lasceremo il convento e ne fonderemo un altro con te a capo.”
“Lungi da me!” rispose Randazio. “Come potrei essere frate opponendomi all’autorità che è posta su di me? Con che autorità, allora, potrei comandare? Detta autorità arriva da Dio, anche se è esercitata da un homo. Rifiutando ciò che mi è dato non farei l’opera di Dio ma degli uomini e dei loro traffici.”
Si sedette indi sul graticcio, e iniziò a istruire i monaci che gli parlavano. “Vedete, fratelli, tante volte il demonio mi ha tentato con dei mali; cupidigia, lussuria, ira; ma ho confidato nel Signore e Lui mi ha salvato. Ma la tentazione più difficile da rifiutare è quella di un bene; chi potrebbe infatti negare che la giustizia sia un bene, che la verità sia un bene? Eppure andare contro l’autorità a noi ordinata per farci giustizia da soli o per imporre una verità è la forma peggiore di orgoglio: l’orgoglio di essere giusti. Fossimo pure giusti, non sarebbe merito nostro. Essere orgogliosi di ciò che è divino è l’errore del demonio.

Quand’anche i miei superiori provenissero dall’inferno stesso, finché non mi chiedono di andare contro Dio obbedirò loro, perché è Il Signore che li ha voluti lì per me. Non è degli altri servi rimuovere l’amministratore disonesto, ma del Re che l’ha voluto a capo dei suoi beni e che lo giudicherà al suo ritorno. Umiltà non è percuotersi il petto, non è pretendere di usare della verità, ma farsi di essa servitore, pure che ci si chieda di pulire le latrine. Di niente di più siamo degni, se Signore Iddio non ci vorrà altrove.”

I frati se ne andarono mortificati eppure contenti. E l’esempio di Randazio, che umilmente lavorava l’opera di Dio senza lamento, tanto si diffuse che venivano da’ conventi vicini per vederlo lavare i pavimenti.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 20 settembre 2019 su fiaboidi, Storie di San Randazio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 30 commenti.

  1. :’-(

    «finché non mi chiedono di andare contro Dio obbedirò loro»

    Già, ma mi chiedo cosa farà San Randazio il giorno in cui gli sarà ordinato proprio questo…

  2. O meglio, ordinato a lui direttamente no, a tutti gli altri sì

  3. San Randazio! Prega per noi e insegnaci tu che cosa dovremo fare qualora ci fosse ordinato di agire contro Dio!

  4. Se poi si scopre che i superiori agiscono in contrasto alla legge di Dio in alcuni ambienti dove non sei coinvolto, che si fa?

    Per fare un esempio pratico, penso ai fatti contenuti nel dossier Viganò. In quel caso voltarsi dall’altra parte, anche se si è un subordinato non ha senso.

  5. Credo anche che bisogna distinguere l’obbedienza all’autorità del consacrato e quella del laico. È vero che “omne postestas a Deo”, però questo non significa ad ogni cristiano sia preclusa la strada della ribellione aperta, in casi estremi. San Tommaso mi pare abbia riconosciuto il diritto (per quanto raramente applicabile) di ribellarsi al tiranno.
    Sicuramente quando l’autorità vuole eliminare la religione, ma spero anche che i tiranni li si possa combattere anche ad uno step precedente a quello in cui demoliscono le chiese. Dovrei cercare il passo di San Tommaso però.
    “Omne potestas a Deo” di San Paolo inoltre va interpretato bene. Non può diventare la giustificazione di ogni potere in atto. Altrimenti, perché l’impero romano sì e quello di un golpe militare qualsiasi no? Solo perché uno era un potere stabilito da più tempo? Allora dopo quanto tempo un potere diventa “a deo”?

  6. Infatti nella storia del post il comportamento di San Randazio è molto virtuoso, ma le angherie colpiscono lui personalmente, non altri (o almeno qui non si entra nei dettagli).

    La prospettiva cambierebbe se ci fosse esplicitamente detto che l’inner circle del nuovo abate è composto da pedofili ed altra gente corrotta, e lui lo sa e lo sfrutta perché i ricattabili sono fedeli.

  7. Il dilemma di San Randazio.

    Venne il.giorno in cui il cattivo abate Guiduccio non pago di aver ridotto a lavare i pavimenti il sant’uomo Randazio, mal sopportando la santita’di costui che per contrasto troppo metteva in luce la sua empieta’, decise di cambiare completamente le regole del convento, dando licenza ai monaci di spogliare l’altare, vendere i vasi ele suppellettili sacre, e coi soldi ricavati di gozzovigliare con donne e di trascurare completamente la preghiera. Vedremo,penso Guiduccio, se il pio Randazio continuera’a farci da servo nei nostri banchetti a introdurci on cella le donne o se finalmente ce ne libereremo.
    I pochi monaci buoni andarono da Randazio a dirgli che loro non potevano.piu sopportare neppure per un.giorno di vivere fra le nefandezze e le gozzoviglie e che se ne sarebbero andati a vivere come romiti nelle selve e chiesero a Randazio.se lui aveva ancora intenzione di rimanere e obbedire e stare sottomesso a Guiduccio.
    Randazio rispose loro….

    Gia’, cosa pemsare che rispose Randazio?

  8. Giusta la distinzione tra obbedienza del religioso (che è un vero e proprio voto) e obbedienza del laico. È un concetto che dobbiamo approfondire. Grazie

  9. Concordo che c’è differenza tra l’obbedienza del religioso e quella del laico, ma anche dei paralleli. Chi ha risposto alla vocazione della vita religiosa può anche contare sulla grazia di stato per restare fedele alla sua chiamata anche se i superiori hanno un comportamento “discutibile” (d’altra parte chi è sposato può contare sull’aiuto della grazia di stato per continuare ad essere fedele e amare e onorare il coniuge anche nei momenti “difficili”: se questa non è obbedienza…).

    Un religioso, come il nostro San Randazio, è tenuto ad obbedire specificamente ai superiori (che non si è scelto e che possono cambiare nel corso degli anni); un laico obbedisce a quello che gli dice, più in generale, la Chiesa, ma se ci sono motivi gravi di coscienza (per esempio un prete con l’atteggiamento di Guiduccio) ha il diritto (e a volte il dovere) di rivolgersi a un sacerdote diverso, e di segnalare il Guiduccio di turno al suo superiore.

    Quando poi pare che il Guiduccio di turno abbia mitria e pastorale e magari pallio e ferula… bisogna fare la fatica di ascoltare e osservare i comportamenti (senza necessariamente fidarsi di chi te li riferisce ma andando alla fonte quando possibile); e discernere quello che è buono e condivisibile, quello che è controtestimonianza, e quello che vorremmo condannare (perchè da fastidio) ma a pensarci bene ha un fondamento nel Vangelo.

  10. Complimenti per il blog, molto interessante. Posso dirti che da siciliano ex cristiano ne ho visti tanti di San Randazio, e che col senno di poi mi rendo conto fossero molto piu’ motivati dalla vigliaccheria e dal conformismo che dalla santita’. E’ piu’ facile e sicuro stare chiusi nella celletta a biascicare preghiere, che ribellarsi contro il vescovo che fa affari con Toto’ Riina o contro Don Sergio Librizzi. Cosa diresti da cristiano a un ex cristiano che si e’ fatto questa sgradevole impressione?

  11. xAntoine: Che non conosce San Randazio… e che quelli che ha conosciuto magari non erano poi così santi, ma poveri peccatori come possiamo esserlo io e te.
    Però il punto è “ribellione”. Ribellarsi, in qualche maniera, è facile; molto più difficile cercare di cambiare le cose mantenendo l’obbedienza di cui hanno parlato anche alcuni commentatori. Storicamente, il primo modo non ha mai prodotto risultati buoni, ma è servito solo a peggiorare.

  12. Quindi il bravo cristiano continua a ubbidire e a chinare la testa mentre il suo superiore continua a fare le cose innominabili. A me risulta che Don Sergio Librizzi e il vescovo Micciche’ abbiano smesso di delinquere solo grazie all’intervento dell’autorita’ giudiziaria. Se fosse stato per i loro colleghi ubbidienti quanto omertosi a quest’ora sarebbero ancora al loro posto. Fra parentesi, sui giornali non e’ apparso neanche il dieci per cento di quello che e’ successo veramente, il resto sono cose che puoi conoscere solo se sei vissuto in quella realta’. Per favore, spiegami come omerta’ e vigliaccheria siano diventati valori cristiani. Per come avevo studiato il cristianesimo a quei tempi, non lo erano per niente.

  13. Voltarsi dall’altra parte serve solo a diventare peggior cristiano, e l’obbedienza non ha senso se diventa omertà – a quel punto è violare la legge.

    Un conto è sopportare le ingiurie personali, un conto è lasciare agire i delinquenti che sono così prepotenti da servirsi di Dio per le loro nefandezze.

  14. No, omertà e vigliaccheria non sono valori cristiani. Obbedire all’autorità lo è, anche quando questa fosse indegna. Con il vincolo che tu devi fare il bene e il giusto, e dirlo. Se l’autorità sopra di te è indegna e si comporta indegnamente, devi ammonirla; se non funziona, appellarti ad una autorità più alta.
    Un rifiuto di fare il male accompagnato dall’obbedienza è molto più “credibile”, mi si passi la parola, di un’aperta ribellione.
    Quello che spero tu possa capire è che il vincolo tra sacerdoti e vescovi non è quello tra politici o tra datori di lavoro e sottoposti. Pensare ciò è probabilmente fonte di quegli stessi mali che tu denunci.
    Ti faccio un paragone. Se a “comportarsi male” fosse tuo padre, come agiresti? Che atteggiamento terresti verso di lui?

  15. Ottima domanda, molto pungente dato che e’ rivolta a un siciliano. Personalmente, seguirei l’esempio di quei figli di mafiosi che hanno denunciato i genitori in nome di un ideale piu’ alto della semplice parentela. La maggior parte dei siciliani continuerebbe a difendere i parenti anche se facessero le peggiori porcherie. Non e’ un caso se sono emigrato, quella cultura primitiva e tribale mi stava veramente stretta. Se hai tempo, ti consiglio di studiarti il concetto di “familismo amorale”, e’ molto interessante per capire la mentalita’ meridionale.

    A questo punto rispondimi tu: se fossi stato un prete della stessa parrocchia di Don Sergio, avresti accettato le storture in silenzio, avresti denunciato i delinquenti, o avresti lavorato per proteggerli in nome della Chiesa?

  16. xAntoine: confesso di non conoscere il caso, quindi non posso dare giudizi se non generici. Comunque, trattandosi di un sacerdote, se fossi venuto a conoscenza di di fati illegali avrei informato prima il superiore e poi le autorità competenti. Non ci sono vincoli di ubbidienza verso un altro sacerdote, e un reato è un reato. Proteggere in nome della Chiesa, che? Se la Chiesa condanna il male, non è proteggendo il male che proteggi la Chiesa. Anzi.
    Però stai equivocando sul concetto di “familismo amorale”. A prescindere dalla regione di origine, se qualcuno che ami si mette su una brutta strada, come reagisci? Se per te il legalismo è più alto di ogni cosa, di fatto dai ragione a quei figli che presso il comunismo sovietico, o il nazismo, denunciavano i genitori. Il punto è quello: cosa ti muove.

  17. Grazie per la risposta, ti rispondo passo passo.

    Intanto, grazie per avermi detto che i vincoli valgono per i superiori e non per i pari grado, non lo sapevo. Rimane il fatto che per molti anni altri sacerdoti hanno fatto finta di non vedere, ma soprassediamo. L’organico della Chiesa e’ quello che e’.

    Riguardo al proteggere la Chiesa, mi e’ stato ammonito da piu’ di un sacerdote di “non dare scandalo” e di “non indebolire la Chiesa”. A me sembravano le giustificazioni di Don Abbondio miste a “i panni sporchi si lavano in casa e fatti li affari tua”.

    Parecchi dei miei ex amici e parenti si sono messi su brutte strade. Ho cercato di aiutarli e consigliarli, ma alla fine li ho lasciati andare. Se un mio cugino se ne va a fare lo spacciatore non lo vado certo ad aiutare a spacciare e non vado a fare falsa testimonianza in tribunale per aiutarlo. Se decide di ravvedersi una mano gliela posso dare, ma non vado certo ad aiutarlo a fare il delinquente. Che domande sono?

    Il legalismo non sara’ l’ideologia ultima a cui consacrare la vita, ma almeno ti permette di vivere in una societa’ pulita e decente, nella quale puoi vivere tranquillo e non temere le prepotenze che si vedono in una societa’ illegale. Io ci sono vissuto in un posto dove lo Stato non aveva il controllo del territorio, e’ un vero inferno. Mille volte meglio un posto dove il figlio denuncia il genitore che ha trovato a spacciare eroina, di quello in cui il figlio mente davanti al giudice per farlo assolvere. Siamo d’accordo su questo?

    Per finire, non vedo cosa c’entrino le societa’ dittatoriali. Nessuno di noi vive in una societa’ oppressiva e dittatoriale. In una di quelle societa’ i blogger che provano a criticare lo Stato vengono scuoiati vivi a frustate in carcere, altro che lasciati liberi di fare post anti sistema.

  18. Qui ci sono due cose da considerare e per questo e’ un vero “ dilemma” :
    La Prima cosa e’ che l’ obbedienza al superiore e’ richiesta ad ogni Monaco, ad ogni prete e anche ad ogni cristiano perche’ e’ detto che l’ autorita’ viene da Dio
    La seconda cosa e’ quella che San Paolo definisce nelle parole Chiunque vi predichi un Vangelo diverso sia anatema!

    Come conciliare il conflitto che si crea quando la dovuta obbedienza ad un superiore configge con l’ obbedienza al Vangelo? San Paolo risponde : sia anatema! Cioe’ il superiore, vescovo, abate e persino papa che predica in maniera diversa dal Vangelo di Cristo deve essere giudicato eretico, non obbedito.
    Non ci deve essere “ rispetto umano” secondo San Paolo che sia maggiore del rispetto dovuto al Vangelo di Cristo.
    Nessun voto d’ obbedienza e’ superiore al voto di seguire la verita’ che e’ Cristo.
    Dunque il dilemma in cui si trovano oggi molti cattolici: seguire l’ autorita’ ecclesiastica per obbedienza anche quando si discosta palesemente dal Vangelo di Cristo, oppure ribellarsi, mi sembra debba essere risolta alla luce delle parole di Paolo: nulla puo’ essere anteposto, neppure l’ obbedienza, al Vangelo di Cristo.

  19. xAntoine: riguardo l’ultimo punto che hai evidenziato, penso che quello di Berlicche sia un “controesempio” fatto per indicare come in alcuni casi è la legge stessa dello Stato ad essere iniqua, ed obbedirle porta a diventare complici del male. In quei casi, come ci si comporta? Una persona mossa dal legalismo si troverebbe a dover denunciare dei “ribelli” (chiunque essi siano), ma quella non sarebbe la cosa giusta nella realtà dei fatti. Mutatis mutandis, è come il caso del consacrato che scoprisse un superiore a compiere attività illegali. Concordo che in quest’ultimo caso l’obbedienza al diritto canonico conta poco, occorre essere mossi dal desiderio di giustizia e denunciare alle autorità civili. Alla fine i casi sono formalmente identici: in entrambi si ha una legge la cui applicazione porta a dei risultati contrari alla giustizia – per il consacrato il voto di obbedienza, per il delatore la legge statale – e quindi il legalismo a questo punto diventa parte del problema.

    L’unico modo per superare questo vicolo cieco è agire in base a qualcosa di ordine superiore rispetto alle leggi in questione. Ossia, dipende da “cosa ci muove” a denunciare una violazione della legge.

  20. Penso sinceramente che nessun amore, nessun voto, nessuna sottomissione terrena può prescindere da quelli che, un po’ prosaicamente, chiamiamo i “diritti” di Dio, senza cadere nell’eccesso, e poi nella disperazione della ribellione.
    In fondo è il quadro tracciato da Milton nel IX libro del paradiso perduto: L’amore di Adamo per Eva ha finito per escludere Dio dall’orizzonte del Giardino e dal suo progetto di vita, perciò condivide la mela e cade nel peccato… arrivando fino a accusare Dio “La donna che tu…”

  21. xAntoine: Su “non dare scandalo”: esiste una maniera morbosa e scandalistica di trattare le cose. Ed esistono anche certuni che si approfittano di ogni minimo sbaglio, ogni pettegolezzo per spalare fango. Quante volte sarebbe meglio risolvere le cose in modo silenzioso, come peraltro incoraggiano anche i bravi giudici. Ma non sempre è possibile. Bisogna non farsi sviare dalla tentazione di difendere ciò che non si deve.
    “Che domande sono”: ci sono differenze su come reagisci di fronte ad un errore commesso da uno sconosciuto o da uno che ami. Nella seconda ipotesi sei anche disposto a correre rischi personali, a fare l’impossibile per difendere, mettere a posto. Non è dovere: è qualcosa che fai in un certo senso volentieri, perché ami. Poi è chiaro che alla fine è la libertà della persona a decidere, malgrado ogni tuo sforzo.
    Vale la pena ricordare che il cristiano dovrebbe fare così nei confronti di chiunque, come nella parabola del buon samaritano.
    Legalismo: ma la legge è legge umana. In fondo anche la legge mafiosa era una sorta di legge “pulita e decente”, a suo modo. Anche quella delle società dittatoriali. Tutte costruzioni fatte da qualche potente di più o meno buona intenzione, ma la sua intenzione. Nessuna legge umana ti potrà dire di amare. Seguire esclusivamente la legge umana ti porta a diventare inumano.
    Il figlio, di cui tu fai l’esempio, ha a cuore il padre, il bene del padre? Il bene vero? Cosa è meglio per lui e per tutti? Quello che fa, lo fa per il bene suo e delle altre persone o per un concetto astratto, sia un caso che nell’altro?

  22. Grazie per avere esposto il tuo punto di vista, ho lasciato il cristianesimo da tanto tempo che ormai per me e’ diventato un modo di pensare alieno. Ad esempio, mi rendo conto di come il conflitto tra “legge umana” e “legge cristiana” possa portare a un conflitto di interesse insanabile.

    Parlando di legge, non sentenziare su argomenti che dimostri di non conoscere. La “legge mafiosa” era ed e’ priva di ogni umanita’ e decenza. Chi parla della mafia “etica” e degli “uomini di onore” sta mentendo, ho avuto a che fare con loro e sono bestie capaci (letteralmente) di sciogliere un bambino nell’acido e poi andarsi a prendere un caffe’ come se nulla fosse. Non hanno umanita’ o decenza, se non con i membri del loro stesso branco di predatori.

    L’esempio che avevo fatto era semplice: il figlio del criminale deve decidere se preferire il bene del padre (mentire per farlo assolvere) o il bene della comunita’ in generale (mandarlo al gabbio). La seconda scelta ti fara’ odiare da tuo padre, ma contribuira’ a creare una societa’ nella quale si puo’ uscire di casa senza rischio di essere accoltellati e rapinati. La prima fara’ il bene del padre, ma contribuira’ a rendere la tua comunita’ un porcaio invivibile. Non esiste una societa’ terrena in cui il delinquente e la persona onesta convivono pacificamente, tranquilli e felici. Questa e’ semplice logica, senza neanche stare a toccare l’argomento morale. Se poi pensi che questo ti renda disumano… Tanto per capirci, tu conviveresti felice con un tuo parente che va a rapinare la gente e a spacciare?

  23. xAntoine.
    Non mi sono spiegato. Quando parlavo di “legge mafiosa” era per portare un esempio di regole costruite a vantaggio di alcuni. Non ho mai voluto esaltarne la giustezza, anzi, era mirato all’opposto.
    Quello che cercavo di spiegare è che il concetto stesso di “delinquente” è legato al tipo di legge. Qui e oggi uno spacciatore è un delinquente, un domani o altrove compie qualcosa di normale, perché la legge in quel contesto è così. Se tu hai a cuore sia tuo padre che la società cercherai la maniera migliore di salvare l’uno e l’altra; cercando un lavoro onesto per lui, facendogli capire che sbaglia, o anche denunciandolo se questo dovesse essere la sola maniera. Ma non puoi pensare di delegare ad uno Stato la ricerca di quel bene che pure si deve cercare.
    In realtà, il delinquente e la persona onesta convivono sempre, perché qualunque società ospita sempre entrambe. Non esiste una società fatta solo di puri e onesti, perché l’uomo è cattivo, io e te compresi. Quello su cui si può lavorare è la tensione verso il bene, che comunque tutti abbiamo. “Cattivi” compresi. Il “conflitto di interesse” tra legge naturale e legge positiva deriva spesso dal mancato riconoscimento di ciò che è bene. Ti lascio con una citazione:

    “Se il diritto si costituisse solo sulle decisioni dei popoli, attraverso i decreti dei principi, per le sentenze dei giudici, allora ci sarebbe il diritto di rubare, di commettere adulterio e di falsificare i testamenti, qualora questo fosse approvato attraverso i decreti o le votazioni delle masse. Ma se le deliberazioni e gli ordini degli stolti potessero avere così tanto potere da essere in grado di stravolgere l’ordine della natura attraverso il loro verdetto, perché allora non decidono anche che ciò che è nocivo e pericoloso deve essere ritenuto buono e salutare? Oppure, se la legge positiva può rendere l’ingiusto giusto, perché non può fare di ogni male un bene? In realtà noi non possiamo distinguere una legge buona da una cattiva in nessun altro modo se non in base ad una norma della natura; non solo il giusto e l’ingiusto vengono distinti per natura, ma anche tutto ciò che è buono e ciò che è turpe […] pensare che queste cose siano frutto dell’opinione e non poste dalla natura, è da pazzi.”
    Cicerone, “De legibus”

  24. >In realtà, il delinquente e la persona onesta convivono sempre, perché qualunque società ospita sempre entrambe.

    Si, pero’ uno dei due stara’ malissimo, mentre l’altro stara’ bene. Una societa’ in cui gli onesti stanno bene e’ una in cui il deliquente e’ al gabbio. Una societa’ in cui il delinquente sta bene e’ una in cui gli onesti sono derubati e vessati. Non riesco a immaginare una societa’ in cui entrambi sono felici, almeno non su questa terra.

    >la tensione verso il bene, che comunque tutti abbiamo

    Ehhmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm… Lo zio Toto’ ha ammazzato 44 persone con le sue mani prima di diventare “il capo dei capi”. Poi si perde il conto. Se aveva tendenza al bene era proprio ben nascosta!

    Anche io sarei felice di vivere in una societa’ in cui si va tutti d’amore e d’accordo, e quindi le leggi non sono necessarie. Purtroppo non e’ possibile e non lo vedo neanche realizzabile. Per come e’ fatto l’essere umano, c’e’ bisogno di leggi e di punizioni per tenere la societa’ insieme ed evitare che i forti opprimano i deboli. Ci sono vissuto in un posto dove l’autorita’ statale non esisteva: era un inferno di prepotenze, ingiustizie e vessazioni. Poi, se preferisci credere che siano tutti fondamentalmente buoni, be my guest. La mia esperienza mi dice il contrario.

  25. xAntoine:
    “se preferisci credere che siano tutti fondamentalmente buoni”: ho appena affermato l’esatto opposto! Dico e ribadisco: siamo cattivi. Ma questo non ci impedisce di desiderare il bene, anche se poi non siamo capaci di farlo. Anche al Totò sunnominato piacevano probabilmente le cose belle e buone, solo che era convinto che per ottenerle si potesse calpestare gli altri. “Vedo il bene e faccio il male”, lo diceva Ovidio 20 secoli fa.
    Come fare sì che questo bene a cui aspiriamo possa accadere? Forzandolo, condannando chi non si adegua? E quale ragione possiamo addurre, quale vantaggio per il singolo che non si procuri indebito vantaggio, “in tal modo altri staranno meglio”? Se non c’è un orizzonte superiore, non c’è modo di appendere il cappello al muro.
    Questo non vuol dire che non ci sia bisogno di leggi, anzi. Sono assolutamente necessarie. Ma non è in queste che c’è da cercare la felicità. Ti faccio un esempio: quale società ti viene in mente dove tutto è regolato in modo assoluto dallo Stato, i trasgressori sono eliminati fisicamente, la delazione e la denuncia di chiunque sgarri è premiata e incoraggiata?

  26. Caro Berlicche, non ci crederai ma in un posto del genere si vive BENISSIMO e si e’ FELICI. Dove sto io ci sono telecamere nascoste ovunque, e quando succede qualche porcheria i responsabili pagano duro e subito. Posso lasciare la bici appoggiata per strada, posso girare tranquillo col portafogli e cellulare in tasca, posso farmi una camminata alle due del mattino senza temere per la vita. Quando ero in Italia dovevo girare senza soldi e col NOKIA 3310, e comunque avevo paura che un balordo mi accoltellasse perche’ gli girava cosi’. A casa avevo una porta blindata (che mi hanno scassinato comunque, spero che gli venga un tumore anale), qui ho le finestre di vetro a piano terra e una porta che si potrebbe buttare giu’ con un peto. Eppure, sono qui dal 2011 e non ho mai avuto problemi. In Italia affittare o prendere un affitto era sempre un terno al lotto, poteva andare bene come malissimo. Qui e’ tutto regolamentato dal cattivissimo Stato, che gestisce le caparre e i contratti.
    Se pensi che la legge rigorosa sia tanto brutta, non so proprio che dirti. Tieniti il Far West italiano e divertiti.

    PS: non ho mai detto che i trasgressori vadano eliminati fisicamente. Basta il gabbio e (dove possibile) riabilitazione sociale e lavorativa per renderli adatti a vivere come esseri umani.

  27. Uhm… Antoine, io descrivevo l’Unione sovietica, o la Corea del Nord, o se è per questo la Germania nazista… che io sappia, dove vivi (UK, presumo) lo Stato non è così assoluto. Non sto parlando di applicare la legge rigorosamente, comunque, ma di gestire la vita solo tramite la legge. Comunque, contento per te…

  28. Berlicche, non penso tu abbia mai vissuto in uno di quei tre paesi. Per favore, smettila di metterci in mezzo cose che non c’entrano niente, stiamo parlando di posti molto diversi da quelli in cui viviamo. E’ come se io mettessi in mezzo gli evangelici americani in una discussione sui cattolici italiani. Non c’entrano semplicemente niente. Guarda, se vuoi vivere in una societa’ che opprime i cattolici, trasferisciti in Bangladesh o in Arabia Saudita, allora si che avrai ragione nel dire che la legge e’ malvagia e opprimente verso i cristiani.

    PS: per favore non lo fare. Non voglio altri morti sulla coscienza.

  29. Antoine, guarda che stavamo parlando di di società nelle quali, cito, “tutto è regolato in modo assoluto dallo Stato, i trasgressori sono eliminati fisicamente, la delazione e la denuncia di chiunque sgarri è premiata e incoraggiata”. Su come si vive o viveva in quei posti ci sono ampie testimonianze, così come io mi adeguo alla tua circa i posti dove vivi e hai vissuto. Dove avrei parlato, esattamente, di “legge malvagia e opprimente verso i cristiani”?

  30. Si vive benissimo fintantoché non vengono fatte leggi ingiuste. A quel punto la legalità diventa essere complici del male.

    Il punto del discorso è che non è sufficiente la legalità (ossia che le leggi si facciano rispettare), occorre che le leggi rispondano alla giustizia. Altrimenti si ricade nel casi di cui sopra.

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