L’opzione del riccio

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. (…) Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
(Mt 10, 16-21)

L’avevo visto qualche mese fa, rientrando la notte. Una sagoma, un paio di occhi luminosi alla luce dei fari. Allora non avevo capito cosa fosse, quella forma in fondo al giardino.
L’ho rivisto la settimana scorsa, questa volta meglio. Un grosso riccio, che banchettava con i frutti del corniolo davanti alla finestra della cucina.
Un riccio sicuramente deve vedere il mio giardino come una sorta di Eden. Pieno di alberi da frutta, cespugli di bacche, insetti. Recintato, senza cani, solo gatti a cui credo il coinquilino non interessi granché.

E poi, ieri sera, bagnando le piante, l’incontro ravvicinato. L’ho sorpreso allo scoperto, a meno di tre metri di distanza, mentre innaffiavo le piante. Ho chiamato mia moglie; mi aspettavo scappasse a gambe levate.
Invece no.
I ricci hanno, a quanto pare, una loro strategia quando si trovano faccia a faccia con una minaccia. Si fingono morti.
“Che carino”, ha detto mia moglie, “lo chiameremo Ciccio”. Anche avvicinandosi a pochi centimetri Ciccio il riccio rimane immobile, come stroncato da istantaneo decesso. Così è questo il tipo che mi ha fatto sparire tutte le fragole… Qualche foto, reprimo la tentazione di toccarlo e ci allontaniamo. Che torni a saziarsi di prugne cadute e ribes.

Ieri era San Benedetto. Come forse sapete, esiste una teoria, chiama “Opzione Benedetto“, la quale suggerisce che una strategia per i cristiani per superare l’attuale momento di persecuzione e crisi potrebbe essere quella di rifugiarsi in comunità isolate, tipo quelle benedettine durante le invasioni barbariche. In attesa che il mondo capisca l’errore.
Può essere una via, certo. L’idea presenta fascino e vantaggi. Ma a me ricorda, in qualche modo, la scelta del riccio.

Intendiamoci, i ricci sono sopravvissuti fino ai giorni nostri e prosperano. Quindi qualche merito il simulare di essere cadaveri, zitti e immobili, ce lo deve avere.
Ma se io fossi stato ghiotto di ricci, se odiassi la razza, se non desiderassi altro che sterminare i parassiti che mi ripuliscono di fragole l’orto, allora sarebbe stata l’opzione peggiore. Ugualmente nel caso di un’automobile che tira dritto nella notte: immobilizzarsi davanti ai fari non è la strategia più adatta. Di fronte ad una minaccia maligna o indifferente il riccio che si finge morto muore davvero.

Il guaio è che questo, come testimonia il Vangelo di ieri riportato all’inizio del post, è proprio il nostro caso. C’è un sacco di gente che vuole liberarsi di quei cristiani indiscreti che osano abitare nel loro stesso orticello.

Così, piuttosto che il riccio, forse è meglio adottare la strategia suggerita da Cristo stesso: “prudenti come i serpenti”. I serpenti sono attenti alle vibrazioni della terra, e filano via e si nascondono nei pericoli. Ma, se proprio vengono afferrati e sono messi alle strette, mordono.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 luglio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 14 commenti.

  1. Hai letto il libro o il post è sul “sentito dire”?
    Perché se proprio si vuole fare una critica, è cosa ha da dire l’autore ai cattolici lui, che – schifato dalla Chiesa Cattolica Apostolica e Romana – se n’è andato, cosa che tradisce una non conoscenza del grande mistero che è l’unica vera Chiesa fondata da NSGC.
    Che poi attualmente sia occupata e infestata da eretici ed appostati, beh questo è incontrovertibile…

  2. Gabriele Pasquali

    Straw man…da te non me lo aspettavo. :(
    Poemen

  3. Poemen, perché straw man?

    xEsa: a prescindere dalle scelte di Dreher, la sua è un’ipotesi su cui ho pensato parecchio e che considero, in ogni caso, una possibile strada; ma che, per il carisma che vivo, non mi si confa.

  4. Trovo il paragone con il riccio piuttosto forzato e sbrigativamente liquidatorio. Cosa che mi appare un po’ strana, seguendo da anni questo blog del quale apprezzo la non comune profondità di sguardo e di giudizio sulla realtà. Quella che qui presenti mi sembra la caricatura (fingersi morti?) di un’ipotesi di vita cristiana (per alcuni già esperienza concreta) che è tesa a mantenere vive la fede e le opere della fede nella desertificazione che avanza, senza necessariamente staccarsi dal mondo. Qualcosa che, con tutte le cautele, credo meriti una più profonda considerazione, viste anche le alternative.
    Può non essere per tutti, certo, e in particolare per chi vive altre esperienze comunitarie dalla forte caratterizzazione identitaria e missionaria. Come il carisma al quale fai riferimento, specie qualora si presentasse ancor oggi in grado di manifestare la stessa precisione di giudizio, la stessa vitalità e lo stesso impeto di testimonianza che ne hanno caratterizzato le origini.
    Non so quanti pavidi ricci ci siano in giro, ma purtroppo non vedo poi tutti questi astuti e audaci serpenti. Camaleonti, forse.

  5. L’apostasia di Dreher è una storia un po’ più complicata. È stato umanamente schifato, non dalla Chiesa in sé, ma dalla gerarchia ecclesiale che proteggeva McCarrick e altri casi analoghi. Quando uscì lo scandalo McCarrick l’anno scorso, Dreher scrisse che lui all’epoca sapeva (tutti nell’ambiente sapevano) e aveva provato a far uscire la storia con prove concrete, ma si era scontrato contro un muro di omertà e complicità. Questo influì molto sulla sua successiva scelta religiosa.

    Questa è una giustificazione per l’apostasia? No. Ma non ci si può stupire se molte persone, anche ben formate, si sentono tradite da pastori così indegni al punto da scappare via dall’ovile.

  6. Il problema è che il serpente un’arma ce l’ha – il veleno nel suo morso. Il riccio no, il suo morso è debole.

    Fuor di metafora, per combattere bisogna prima essere armati. Oggi quasi tutto il cattolicesimo è disarmato, non tanto fisicamente, quanto culturalmente – le nostre gerarchie sono diventate sale scipito, hanno abbracciato la mentalità mondana.

    A me sembra che l’opzione di Dreher sia stata poco capita anche un po’ per colpa dell’autore, che ha trovato un bel nome che colpisce l’immaginazione, ma che in realtà non è del tutto adatto. Lui nel libro (l’ho letto) e ancor più nei post del blog, nella sua attività culturale ormai pluridecennale, non propone una soluzione “definitiva” e adatta a tutti i tempi, bensì una “ritirata strategica” per questo particolare momento.

  7. Caro Berlicche,
    non hai risposto alla mia domanda e sono molto curioso, per cui te la ripropongo:
    hai letto il libro o il post è sul “sentito dire”?
    So di essere insistente, spero non fastidioso, ma visto che il “carisma” che ha reso la Fede interessante per te – e non solo – ha sempre chiesto un paragone personale, per poterlo fare davvero è necessario al giorno d’oggi partire dal testo.
    Altrimenti il post è sulle ragioni che ti fanno prendere per vere le considerazioni di qualcun altro, e in questo caso sarebbe utile non tanto citare il libro, ma la sorgente che si fa propria.
    È un mestieraccio perché ci vuole una sacco di tempo, ma dopo aver sentito chi guida la realtà nata dal “carisma” citare il fondatore aggiungendo un pezzettino che ne stravolge integralmente il pensiero (http://oblatiorationabilis.blogspot.com/2015/09/vergognarsi-di-cristo-carron-corregge.html originale https://www.meetingrimini.org/eventi-totale/la-scelta-di-abramo-e-le-sfide-del-presente/), forse conviene per amor di verità farla ‘sta faticaccia.
    Da notare che se si ritiene il documento di Abu Dhabi (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/travels/2019/outside/documents/papa-francesco_20190204_documento-fratellanza-umana.html) accettabile dal punto di vista Cattolico, allora lo stravolgimento del pensiero del fondatore fatto dell’attuale guida della realtà nata dal “carisma”, diventano profetiche.
    Ma la “proposta carica di significato” (la vogliamo chiamare Fede?) è ancora la stessa del fondatore?
    In amicizia

  8. Che poi Benedetto ha fatto quello che ha fatto quando la società era già cristianizzata (almeno superficialmente). Se l’idea di Dreher era quella di piccole comunità che in minoranza costituiscono una rete e custodiscono la fede, forse doveva chiamarla “opzione Paolo”.

    Comunque non sono sicuro che un passaggio alla chiesa ortodossa possa definirsi “apostasia”.

    Quanto alle similitudini animalesche, certi pastori di oggi sembrano adottare la tattica della remora: farsi trasportare dagli squali, aiutarli a pulirsi da parassiti e avanzi di cibo, rendendosi abbastanza utili da non farsi mangiare.

  9. Avrebbe fatto meglio a chiamarla opzione Diluvio. Ma sarebbe stato forse un nome troppo catastrofico, del resto il panorama religioso americano è già pieno di svirgolati che predicono la imminente fine del mondo, immagino non volesse essere scambiato per uno di loro.

  10. xEsa e Giorgio: pur non avendo letto il libro il post non è sul sentito dire. Dreher lo seguo, e generalmente l’apprezzo, da anni. Ho letto molte sue difese e precisazioni e, come ho già detto, non trovo del tutto errato il ragionamento. Ma il punto è che non lo trovo neanche così giusto. E’ anche per questo che io ho fatto una scelta diversa, di cui questo blog è la prova. Mi sta benissimo la comunità di amici, anzi, ma non posso accettare che questa diventi il mio orizzonte, proprio perché l’orizzonte di Cristo è “tutto”.
    Qualsiasi riduzione, di qualunque tipo, fosse anche ridurlo ad un “carisma”, a qualunque sia la mia idea, è una falsificazione. Un accontentarsi. E’ fare come il riccio, in cui si spera che il nemico, molto più forte, vada via. Ma un riccio è un riccio, e un uomo è un uomo. E Dio è Dio.

    Noi non possiamo fare tutto da soli. Da soli non possiamo bastare. Ma tutto ciò che ci viene proposto dobbiamo valutarlo, giudicarlo, farlo nostro. Questa è la sorgente delle mie ragioni. Ogni giudizio deve diventare mio, non può restare il giudizio di un altro; sarebbe alienazione. E’ una ricerca da fare con misericordia, perché noi sbagliamo come e più degli altri. E quindi anche l’errore degli altri, o ciò che non ci torna, deve essere guardato come il tentativo di poveracci come noi. Si chiamassero Dreher o Carron. Perciò sono estremamente grato quando qualcuno mi propone una prospettiva nuova, a cui magari io non arriverei mai perché molto più limitato. E se pure non sono d’accordo, lo dico, ma mi guardo bene dall’addentrarmi in lotte o accuse che fanno solo il gioco di un ben più pernicioso oppositore. E’ mia profonda convinzione che il vero troverà la sua maniera di far capire dove sia. E’ il concetto di Grazia per come l’ho capito.
    Che sbaglino loro, o che sbagli io (o tutti noi, come può accadere).

  11. Sinceramente, non avendo letto il libro, ma avendo sentito Dreher parlare qui vicino a casa mia, l’avevo capita diversa… Mi sembrava più un modo di formare delle comunità di famiglie in modo da non affrontare questi tempi isolati, ma poi conunque vivendo “nel mondo”. Penso soprattutto ai ragazzini e all’importanza per loro di avere una compagnia di persone della loro età con cui condividere la fede, cosa sempre più difficile, visto che in molte associazioni cattoliche ormai la Fede viene presentata “alla moderna”. Penso ad esempio ai miei cari scout, di cui ho fatto parte attiva una vita e che ora sento spesso citati per uscite e posizioni a dir poco bizzarre…

  12. C’è da dire che Dreher, nel corso del tempo, ha un po’ “corretto il tiro” rispetto alle proposizioni iniziali, anche in seguito alle critiche. Il che va benissimo. Resta però il punto.
    Il potenziale problema delle comunità è sempre stato l’autoreferenzialità. Il rischio di concepirsi staccati, unici depositari della sapienza. Per poi, alla fine, cedere al mondo perché manca il timone fermo che possa tenerle ancorate alla rotta. E’ un equilibrio delicato, che a mio parere è risolto solo con il nascere di successivi carismi mentre i “vecchi” decadono. Nuovi tralci…

  13. Grazie per la risposta.
    C’è una cosa su cui non concordo:

    « … Ogni giudizio deve diventare mio, non può restare il giudizio di un altro; sarebbe alienazione. E’ una ricerca da fare con misericordia, perché noi sbagliamo come e più degli altri. E quindi anche l’errore degli altri, o ciò che non ci torna, deve essere guardato come il tentativo di poveracci come noi …»

    Questo passaggio tradisce – mia personalissima opinione – una mentalità che nasce nel 1965.
    La Chiesa ha sempre avuto la pretesa di aver ricevuto da NSGC la Verità e su Suo mandato e per Grazia l’ha sempre più profondamente compresa e proclamata con un “metodo” che le era proprio usando un linguaggio adeguato allo scopo.
    Fino al 1965 la chiesa è sempre stata misericordiosa con le persone ma inflessibile con gli errori proclamati dalle persone.
    Impressionante il caso di Rosmini dove venivano chirurgicamente identificati i singoli passaggi problematici/erronei e non l’opera intera tantomeno l’autore in quanto tale.
    Caro Berlicche, non si può essere misericordiosi con l’errore!
    Per essere misericordiosi davvero – e chi chi è chiamato a guidare ha una responsabilità più grande di chi è guidato – bisogna essere ben chiari su cosa la Chiesa ha sempre insegnato e che non può contraddire solo perché i tempi mutano.
    Cristo ieri, oggi, sempre.
    Abbiamo abbandonato l’ipotesi di Dreher e siamo finiti in un altro campo ben più complesso: quello che i pastori di oggi insegnano, è quello che veniva insegnato 100 anni fa? In altre parole, i pastori di oggi ci stanno tramandando la Fede immutata come l’hanno ricevuta?
    Grazie per l’ospitalità e il tempo che mi hai dedicato.

  14. Esa,
    Quando parlo di misericordia verso l’errore intendo verso quei poveracci che lo commettono, non certo dell’errore di per sé. Perdonami se la mia scrittura ha generato l’equivoco; nella mia testa era chiaro. Concordo con te.

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