Astenersi perditempo

Non so se nel mio caso si tratta di masochismo oppure sono, come dicevano i miei vecchi “sensa cugnisiun“; epiteto che indica quelli che “se la vanno a cercare”.

Potete verificare come in questo blog ci sia materiale a sufficienza per una decina di volumi. Solo di raccontini ne potrebbero uscire almeno un paio. Ecco, raccontini. La forma di scrittura in cui, volente o nolente, mi sono specializzato, è quella extrabreve.
Come ho detto molte volte, sono un appassionato di fantascienza. Genere letterario che, quantomeno in Italia, è parecchio in disuso. In libreria trovate solo riedizioni di P.K.Dick, e qualche ciclo diventato film, tipo Hunger Games. Di tutta la produzione più recente del genere, il nulla.
Anche perché non si legge. Sappiamo bene che ci sono forse più scrittori che lettori.
Si aggiunga poi che sono cattolico, e scrivo da cattolico. Non rientro precisamente nei canoni della maggior parte dei grossi editori.

Quindi, cosa potevo fare? Ovviamente, scrivere un romanzo. Di fantascienza (con tocchi fantasy). Discretamente d’azione, ma con un contenuto non banale. Per uno che ha come idoli Terry Pratchett, Lewis e Chesterton, capite cosa voglia dire.

E’ ovvio che, fosse pure un capolavoro, non ho speranze di pubblicazione. Non ci vuole la sfera di cristallo per comprendere che le case editrici danno un’occhiata al manoscritto, capiscono di che si tratta e lo cestinano immediatamente. Forse farei così anch’io: non c’è mercato – così dicono – per una storia come la mia. Oggigiorno vanno i libri come… come vanno i libri, oggi? Maluccio? Oh beh. Anche a Stephen King hanno rifiutato la prima opera infinite volte.

Potrei dirvi che non m’importa, ma non sarebbe vero. Mi sono divertito a scrivere quel romanzo, e vorrei che ci fosse gente che si divertisse a leggerlo.
Così, ho qui un libro. E’ stata una sfida scriverlo, e sono contento del risultato. A coloro ai quali l’ho dato in anteprima, a quelli che mi hanno aiutato a migliorarlo, a loro è piaciuto. Molto (e no, non per compiacermi). Non fraintendetemi, non è che mi manchi l’essere letto. Ogni giorno ho più lettori qui sul blog del 99% degli scrittori che si trovano in libreria. Ma ad uno come me, con il feticcio della pagina, sarebbe proprio piaciuto avere un suo volumetto sugli scaffali. Praticando i banchetti dei libri usati, non mi faccio certo illusioni su successo e notorietà: tre capolavori assoluti si comprano a due euro.
Ma non voglio neanche autoprodurmi. Obbligare i conoscenti all’obolo dell’acquisto. No, piuttosto lo metto qui, a disposizione di chi davvero è interessato.

Cari lettori, lo domando a voi. Conoscete editori disposti a rischiare per un’opera forse non alla moda, ma che qualcosa pur vale? Astenersi perditempo: non lo faccio per i soldi, non lo faccio per la fama, ma solo perché ho qualcosa da raccontare. Anche a voi.

****

Il tempo degli dei

Il giovane Ailo fugge a stento dalla rocca di suo padre, conquistata dagli invasori. Perché gli dei non sono intervenuti con i loro angeli? Che segreti nascondono la misteriosa Lavonisse e le letali Montagne della Follia? E chi lo insegue, cerca lui o piuttosto la Minaccia, il talismano forgiato dalle divinità stesse di cui è divenuto, suo malgrado, Custode?
No, non è una favola. Tutto è molto diverso dagli antichi racconti, e gli dei stessi non sono ciò che ha creduto per tutta la vita. Per salvare se stesso e l’intero pianeta il protagonista dovrà trovare la risposta a quelle domande, accompagnato nell’impresa da un monaco-spia, da una cinica vasaia che un tempo era un angelo e dal suo peggiore nemico; e, soprattutto, dovrà capire che cosa desidera essere veramente.

 

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 luglio 2019 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 32 commenti.

  1. Casa editrice “La Vela” oppure “Berica Editore”. In bocca al lupo😊

  2. Perché non contatti Francesco Giubilei?

  3. Mai sentito parlare dei Mienmiuaif? Giuseppe lavora per una casa editrice. Magari può VB essere interessato

  4. Ha provato con la casa editrice Fede e Cultura?

  5. Il blog cattolico Crocevia, penso tu lo conosca, ha una sua piccola casa editrice, io ho comprato un loro libro sulla Scolastica di S. Tommaso.
    Vedi qua:
    https://edizionicrocevia.weebly.com/

  6. Prova anche con quelli dei “5 passi nel mistero” (don Maurizio Botta), spesso pubblicano i libri delle loro conferenze e forse altro, non so tramite quali canali.

  7. C’è sempre l’autopubblicazione, Adinolfi pubblicò “Voglio la mamma” con Youcan print, che se non sbaglio esiste ancora. (se fai crowfunding per finanziarla ne trovi di aiuto!)
    Nel tuo caso proverei però il colpaccio con Lindau o Ares. Con il blog alle spalle figurati se almeno non ti leggono.

    ..e comunque sono molto offeso perchè non l’ho letto!!!!! :-(
    Dirò alla mia figlioccia di tirarti le orecchie!

  8. Lindau non mi ha risposto; è stato Ares l’unico editore a rispondermi, molto cortesemente, per dirmi che per il momento non erano interessati a quel tipo di libri.

  9. … nel frattempo si fa come Dostoevsky con Delitto e Castigo?

  10. Forse al momento è più facile lanciarsi sul mercato degli e-book. Penso ci voglia comunque una piccola casa editrice per farsi proporre sulle piattaforme online, ma in quel campo i costi di produzione sono bassi e gli editori possono scommettere con più libertà. Poi, in caso di buone vendite, l’edizione cartacea arriva.

  11. Da parte mia, non ho purtroppo case editrici da consigliarLe, però sono certa che, nel caso finalmente qualche editore si rendesse conto che il Suo scritto merita molto più di una cortese risposta, mi spingerei, per questa volta, a disertare la biblioteca e punterei dritta in libreria, pur di assicurarmi una copia del Suo romanzo.

  12. Grazie Marilù. In effetti, per la stragrande maggioranza degli editori mi sarei anche accontentato di una rispsota.

    Il problema, con le piccole editrici, è sempre la distribuzione. Ovvero, nessuno lo vedrà mai. Con l’autoproduzione è ancora peggio: lo infliggi a parenti ed amici. Io vorrei solo volontari. :-)

  13. http://isoladipatmos.com/pubblica-con-noi/
    Hanno pubblicato ora il primo libro, sembrerebbe provvidenziale… Ciao!

  14. Una mia amica ha pubblicato il suo primo libro (nel suo caso un romanzo fantasy) con Albatros Il Filo.

  15. Autopubblicazione in formato Kindle su Amazon l’hai già escluso così, a priori? C’è una ragione?

  16. Cacciatrice, come ho detto subisco il fascino della pagina stampata. Lo tengo come ultima risorsa.

  17. Qualunque logica sia dietro le scelte dei grandi, medi e piccoli editori, mi chiedo come si faccia a pubblicare testi, a volte anche di 500 pagine, scritti male, di una ripetitività e di un’ovvietà impressionanti. L’ultimo – che mi pareva interessante – l’ho dovuto abbandonare dopo le prime 140 pagine, travolto dalla noia e dalla spossatezza… Ma in effetti avevo un sospetto: l’autore da anni ha messo piede nei palazzi giusti.
    I testi del nostro ospite sono tutt’altro. Si leggono d’un fiato, sono coinvolgenti, profondi e godibilissimi, mai scontati.
    Possibile non se ne accorgano?

  18. Europa Edizioni, casa editrice interessata anche a narrativa fantasy e sci-fi per esordienti. Comunicagli che gestisci un blog molto seguito, avranno più propensione a sostenere la pubblicità online.

  19. @ Toni

    Qualche indizio per capire di che autore stai parlando? Giusto per vedere se ho qualcosa in casa che confermi la tua impressione.

  20. @ Zimisce
    Sono un’impulsivo nel giudicare le opere, e qui il mio giudizio è forse eccessivamente tranchant.
    Comunque è un testo serio, un saggio a tematica teologica uscito a Roma nel novembre scorso…

  21. Posto che puoi autopubblicarti in cartaceo anche su Amazon, è vero che la sensazione della carta stampata è spettacolare, ma secondo me dovresti fare proprio il contrario. Prima il digitale. In base ai risultati potresti ricevere addirittura tu, dall’alto di tot vendite, le proposte per la pubblicazione in cartaceo, invece che elemosinare adesso da sconosciuto, e dipendere da qualcun altro che può mettere becco in tutto: contenuto, formato, cover, formattazione, data di uscita (possono darti conferma di interessamento e non pubblicarti effettivamente per anni). Boh, pensiero mio.

  22. Scusa la domanda molto terra a terra, ma: hai valutato l’ipotesi di (e saresti disposto a investire qualche soldo per) dare mandato a un’agenzia letteraria?

    Una mia amica ha recentemente pubblicato un libro (non di narrativa, ma comunque scritto da lei per passione) senza essere nessuno, ma proprio nessuno, e senza avere contatti di alcun tipo. Si è affidata a questa agenzia letteraria, pagandola un tot., e in sostanza hanno fatto tutto loro, ovviamente in base alle linee guida che dettava lei (es. no autopubblicazione) e dandole la possibilità di scegliere (cioè: a parte pagare il professionista che fa da mediatore, non ci sono obblighi).

    Cioè: se le grandi case editrici ti hanno già risposto di no, e quelle piccolissime giustamente le scarti a priori (concordo, peraltro la distribuzione è un problema anche con quelle medie, non ti credere XD), questa potrebbe essere una via praticabile secondo me, perché magari hanno canali (e contatti) (e persuasività :P) che tu ignori.

  23. Un agente? Ci ho pensato. La verità è che sono troppo tignoso per investire soldi, forse anche nell’illusione che la virtù debba sempre emergere (che si basa sull’assunzione che i miei scritti siano virtuosi, delusion within delusion direbbero gli americani). Forse lo farei, se lo scrivere non fosse qualcosa che faccio nei ritagli dei ritagli di tempo. Mi trattiene anche l’avere ascoltato troppo Bennato…

  24. Ho sentito tempo fa Alessandro Barbero che parlava di come era arrivato negli anni ’90 a pubblicare il suo primo libro (un romanzo storico ambientato ai tempi di Waterloo) ).
    Diceva di aver mandato il primo capitolo ad uno scrittore già affermato (non ricordo il nome e non ritrovo il video in cui ne parlava). A lui piacque e gli propose lui stesso di aiutarlo nella pubblicazione. Fecero anche un contratto in cui gli cedeva una percentuale sulle vendite, quindi lo scrittore affermato agì come un vero e proprio agente. Certo erano tempi diversi ma forse può essere un tentativo da fare. Tantopiù che grazie al blog hai già una rete di conoscenze (certo abbastanza diversa da quella di Barbero).

  25. Anche altri mi hanno consigliato di rivolgermi a diversi personaggi. Il principale ostacolo è che sono piemontese: ho il mito del “non disturbare”. Persino per chiedere ad amici da farmi da revisori delle prime stesure mi sono dovuto fare forza. Dovrei imparare ad avere più “buon becco”, come si dice dalle mie parti.
    In effetti lo scrivere questo post è un po’ come chiedere aiuto… e davvero in tanti me lo state dando: vi ringrazio.

  26. «Terminata la prima stesura del libro, rifiutata dagli editori, Gluchovskij la pubblicò su un sito amatoriale, da dove era scaricabile gratuitamente. La prima bozza è stata modificata grazie ai contributi e ai suggerimenti degli utenti nel corso di tre anni e, dopo questo ampliamento collaborativo, nel 2005 è stata pubblicata da un editore, pur mantenendo disponibile in rete la versione gratuita. È stato tradotto in 35 lingue; l’edizione italiana è del 2010 e nello stesso anno ne è stato tratto l’omonimo videogioco»

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Metro_2033_%28romanzo%29

    Questo è solo un esempio, ma potrei farne altri, per dire che autopubblicazione online non è necessariamente l’ultima spiaggia ma al contrario può essere un inizio.

  27. Oh, beh, io metto già a disposizione degli utenti di questo blog l’equivalente di una dozzina di libri… ;-)

  28. Comunque, per l’estate volevo pubblicare qui un racconto di una certa lunghezza, che tra l’altro è già stato ospite di una rivista.

  29. Hai preso in considerazione l’idea di tradurre il tuo romanzo in inglese e provare con un editore straniero? Il mercato sf americano è incomparibilmente più vasto di quello italiano.

  30. Lo so, sircliges, ma sebbene conosca molto bene l’inglese per avere una traduzione decente dovrei affidarmi ad un traduttore madrelingua, con costi che so alti.

  31. Francamente ho letto cose pubblicate di qualità così infima (sia narrativa sia strettamente linguistica) che credo davvero tu ti stia facendo troppi problemi. Accetta l’imperfezione e buttati.

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