La frontiera

Questi sono i miei princìpi. Se non ti piacciono, ne ho altri.
Groucho Marx

La Frontiera. Quella mitica, oltre la quale erano immense distese d’erba, foreste, bisonti, indiani ostili e infinite possibilità.
Go West, boy.
Si costituirono Stati, arrivò la ferrovia, i bisonti furono sterminati, gli indiani chiusi in riserve, i fuorilegge furono metodicamente impiccati o si ritirarono al saloon a bere tequila. La frontiera finì.

Un tempo qualcuno era convinto che internet potesse essere l’ultima frontiera della libertà. Niente censura, niente controlli. Una immensa prateria dove si sarebbe cavalcato liberi in eterno.
Illusi. Internet è il contrario dell’incontrollato. I computer sono tutto numeri, gente, e i numeri sono ordine per definizione. Non ti puoi nascondere per molto. I calcolatori sono molto più veloci degli sceriffi ad esaminare ogni cespuglio dietro il quale ti puoi nascondere.

Internet vuol dire Google, vuol dire Facebook e Twitter, vuol dire Pinterest, Snapchat, Instagram, YouTube.
Sono la nuova Compagnia delle Indie, la nuova Wells&Fargo. Fanno i loro interessi. Che non sono i tuoi, ragazzo.

Già sapevamo che certe cose su Facebook non le puoi dire, se non vuoi perdere l’account. Su Twitter ti oscurano senza nemmeno dirtelo, e incidentalmente ti rimuovono i follower. Tagliano le pubblicità sul tuo canale YouTube, se non sei simpatico. E ora veniamo a conoscenza che “cristiano”, su Pinterest, è valutato alla stregua dei più volgari termini sessuali. Certo, su Internet puoi essere libero, ma i campioni della libertà se la pigliano a male se la usi. Sei omofobo, intollerante, abusivo, propaghi fake news. Magari sei pure a favore della vita, o cristiano. E questo è inaccettabile.

La frontiera è chiusa, ragazzo. Hanno costruito steccati.
Ma sappi una cosa: anche in fondo al peggiore gulag, alla più nera prigione, nel regime più oppressivo si può restare liberi. Perché la libertà non è un post. Non è neanche un posto, una frontiera. La libertà è quello che sei.

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 giugno 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Caro Berlicche, capiti a proposito.
    Da ieri mi sto ruminando un articolo di Giovanni Marcotullio sul suo blog: https://www.breviarium.eu/2019/06/09/lgbt-omofobia-amartya-sen-pentecoste/
    Trovo spesso Marcotullio un po’ difficile da capire alla prima (sono pur sempre un povero ingegnere normo-acculturato :-) ) ma in questo caso l’ho trovato – ahimè – fin troppo chiaro ed evidente.
    E trovo che sia un naturale prodromo al tuo post di oggi: la trappola è scattata.

    Un abbraccio.

  2. “L’errore” delle aggredite è di pensare che siano state pestate a causa della loro identità sessuale. Da esperienza personale, quella è solo una scusa per i violenti per esercitare la loro prepotenza. Come nella favola del lupo e dell’agnello, se non era quello sarebbe stato altro. Il male trova sempre una maniera per giustificarsi, perché non è legato alla ragione. Nel dire “LA causa è quella, e quindi occorre proteggerci in modo particolare”, si commette un doppio sbaglio: si dimentica che l’uomo è cattivo, e si dice “vogliamo essere uguali agli altri e quindi vogliamo privilegi diversi”. Imporre una diversità per potere avere l’uguaglianza, contraddizione in termini.
    Il punto è che si vuole dimenticare che si è prima di tutto, innanzi tutto, esseri umani. Il resto sono particolari.

  3. “anche in fondo al peggiore gulag, alla più nera prigione, nel regime più oppressivo si può restare liberi. Perché la libertà non è un post. Non è neanche un posto, una frontiera. La libertà è quello che sei.”

    Non penso che queste affermazioni siano condivise da certi “forestieri” che, nel suo articolo, Giovanni Marcotullio lascia intendere siano indebitamente discriminati dalla mentalità settaria che starebbe, secondo lui, prendendo piede in cristiani troppo patriottici, quelli del “prima gli italiani”, tanto per fare un esempio.

    Un nigeriano, condannato già una volta per stupro e poi rilasciato una volta scontata la pena comminatagli e col solito, farsesco “decreto di espulsione” in tasca, ha capito molto bene come gira il vento in Europa; credo segua con molta pignoleria anche le sentenze della Corte di Giustizia Europea (di cui parlavo in calce al post “Vocabolario minimo”) e con lucidissima razionalità e pronto spirito di autoconservazione ha assunto tutte le decisioni e i comportamenti in grado di allontanare il più possibile il momento in cui dovrà varcare, in sequenza, le nostre frontiere e quelle della sua terra d’origine. Per questo ormai affermato protagonista della nostra cronaca nera, la libertà e il bene che ne deriva, coincidono forzatamente con frontiere geograficamente molto ben delineate e precise: quelle della UE, o meglio, nella fattispecie, quelle italiane. Qui la sua storia:

    http://www.ilsussidiario.net/news/roma-aggressione-umberto-i-nigeriano-pesta-portantino-video-choc-caccia-alluomo/1891239/

  4. Rachele Altruda

    Infatti non posso più condividere i tuoi post. FB me lo vieta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: