Numeri

C’era un vecchio telefilm, “Il prigioniero“, in cui il protagonista, un agente segreto dimissionario, veniva imprigionato in un’isola in cui nessuno aveva un nome, ma solo un numero. “Io non sono un numero”, l’eroe ripeteva ad ogni tentativo di fuga.
Ai prigionieri – in un lager, in un penitenziario, viene assegnato un numero.

Un numero è utile. Un numero rende facile identificare. Un numero semplifica. Ve lo dice uno che lo fa per professione.
Ma il numero non coincide con ciò che è una cosa è. Serve come indice, ma il suo esistere non ha legame con ciò che indica. Un numero può anche fornire una quantità, ma non è qualcosa che realmente esista di per sé. Non c’è un oggetto chiamato “numero”; un numero è un attributo, qualcosa che non vive di vita propria. Due e due fa quattro, ma cos’è due, cos’è quattro? C’è una certa ironia nel fatto che ciò che è la base della scienza e in una certa maniera della realtà sia assolutamente irreale.

I calcolatori, i programmi, manipolano cifre. Il reale ridotto a numero, indicizzato, ricalcolato, scomposto, ricomposto, simulato. Le magnifiche immagini virtuali generate al calcolatore sono numeri, numeri, numeri. Come ciò che state leggendo ora.

“Digitalizzare” vuol dire proprio questo: ricondurre ogni cosa a cifra, “digit”. La musica. I colori. La forma delle cose. Che non sono numeri. Non sono numeri.
Ridurre il reale a numero vuol dire poterlo manipolare a piacimento, mentre per l’oggetto concreto ciò è possibile solo mediante un rapporto. Se utilizzare i numeri al posto di ciò che esiste davvero ha enormemente allargato la comprensione delle leggi dell’universo, in un certo senso ci ha allontanato dalla autentica sostanza delle cose.

Il numero non è la cosa. Se è usato al posto della cosa, la simula, la rende virtuale. La rende prigioniera. La nostra identità non è un numero, e può essere manipolata, rubata, distrutta solo se lo è.

Il numero non è la cosa. Noi non siamo numeri. Non permettiamo a nessuno di dimenticarlo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 maggio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. A tal proposito ti consiglio (Se non lo conosci già) il discorso fatto dal card. Ratzinger a Palermo nel 2000 in occasione della settimana eucaristica (credo si chiamasse così).. che tra l’altro Michael O’ Brien ha detto essere stato suo principale riferimento e fonte di ispirazione per i suoi romanzi IL NEMICO e IL LIBRAIO.

  2. Gosh. Grazie. Ratzinger va ancora più in là…

  3. Scrivi qui il tuo codice fiscale Berlicche:
    Oppure il tuo nome cognome data di nascita

    Quale ti identifica meglio?

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