Meno male

Meno male che non siamo più nell’anno mille, quando si pensava che il mondo sarebbe finito di lì a poco.
Meno male che adesso si è tutti democratici e tolleranti, grazie anche al fatto che a chi la pensa diversamente è impedito di parlare.
Meno male che ora non si bada più ai dogmi; coloro che si ostinano ad attenersi a convinzioni superate non hanno posto tra noi.
Meno male che non siamo più come quei poveretti che credevano a tutto ciò che veniva raccontato loro; noi siamo moderni, abbiamo la televisione, internet, i giornalisti, gli scienziati che ci informano senza sbagliare.
Men male che ora possiamo essere chi o cosa vogliamo, che non siamo più obbligati ad essere ciò che siamo.
Sì, meno male: l’uomo è cambiato, non crede più che esista una verità, e questo ci ha resi senza dubbio migliori. Più liberi. Dalla verità.

E schiavi della menzogna.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 maggio 2019 su diavolerie e cattiverie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 18 commenti.

  1. “Meno male che non siamo più nell’anno mille, quando si pensava che il mondo sarebbe finito di lì a poco” adesso ci preoccupiamo del clima che ci ucciderà entro 12 anni e poi fra altri 12 anni e poi fra altri 12 anni etc. etc.

  2. mah… io continuo a non capire questa demonizzazione della modernità. Si sputa sulla democrazia (che certo è lungi dall’esser perfetta) ma solo perchè non si è mai vissuti in una vera dittatura o in una teocrazia assoluta.
    Se oggi si è davvero convinti di non poter parlare (ed in alcuni casi è senza dubbio vero) non si concepisce quale potesse essere la “libertà di parola e pensiero” in passato.
    Questo non vuol dire che non esista la Verità. La Verità è immutabile ed eterna. Ma a differenza di prima, si è liberi di non riconoscerla pubblicamente.

  3. Non mi sono evidentemente fatto capire, Parsifal. Il pezzo evidenzia solo l’illusione di chi crede di essere migliore di chi l’ha preceduto. Prova a studiarti davvero la storia, e vedere quanto rapidamente si può passare dal ritenersi superiori moralmente al sopprimere non solo moralmente chi è inferiore. Che so, Mosca 1917, Parigi 1792 e 1870, Berlino 1933…

  4. Mi chiedo davvero che senso abbia fare una società che non riconosca la verità, ossia che è fondata sul falso.

  5. @ Ago86

    Per cogliere questo senso bisognerebbe rivolgere la domanda a certi leaders politici che svolgono la loro professione molto più a Est di qui. Almeno dal punto di vista del PIL, la “ratio” sembrerebbe dalla loro parte. Il Terrore che la puntella contribuisce a rendere ancora più chiara e lineare la spiegazione. Quanto sia difficile frantumare il collante di questo perfido sodalizio lo illustra poi molto bene il caso odierno del Venezuela, anche se per diversi paesi dell’Oriente estremo (in tutti i sensi) l’operazione risulta finora, alla prova dei fatti, molto più impossibile che difficile. E lo è tanto di più, quanto più grande e pervasivo è il trionfo della Propaganda (leggasi: menzogna in versione turbo) sui grami e timidi spifferi di verità.

    Più che di Stati dei lager, bisognerebbe allora parlare di Stati-lager; purtroppo siamo abituati a fare molto più memoria dei primi che non attenzione ai secondi, nostri assidui contemporanei. Abituati da chi? Ahimé, dalla straripante Propaganda, l’unica che riesce a scavalcare persino i loro muri.

  6. Ero ironico nel mio commento, che rivolgevo unicamente a Parsifal.

    Concordo in tutto e per tutto con ciò che ha esposto Marilù, mi è ben chiaro che una società e uno Stato fondato sul falso è un sistema perfetto per controllare chiunque senza nessun rispetto verso la realtà o la verità.

  7. @Parsifal: quando la verità è appannaggio del governo, sei in una teocrazia – anche se si professa il laicismo e l’ateismo più sfrenato. Il governo è diventato dio, e decide chi è “tollerante” e perciò buono e chi invece no. Il laicismo è una forma di teocrazia: la sfera spirituale è un dipartimento del governo, il “Ministero della Verità”.

  8. Ago86,
    mi spiace non aver colto prima la sua ironia.

    Mi pare in compenso di notare che lei è sempre più tautologicamente ironico, e io perciò sempre più mi rattristo per non aver saputo evidenziare che lo Stato-monumento alla Menzogna non è finalizzato al controllo di chiunque per far dispetto alla verità barra realtà, ma all’accumulo di PIL/denaro (e beni, servizi e comodità di vita) per pochi a scapito di una vasta maggioranza di schiavi, soggiogati ANCHE (ma non solo: manganelli, fucili e celle, eventualmente pure di tortura, danno il loro imprescindibile contributo) dalla Paura del Nemico-alle-Porte, dalla Speranza nelle Magnifiche-Sorti-E-Progressive, nella Pulizia-Etnica-Che-Poi-Dopo-Si-Fa-Festa-Fra-Di-Noi, dall’Emulazione contro Quei-Primitivi/Ingannatori/Traditori-della-Patria-o-della Chiesa/-Di-Prima, ecc. ecc.

  9. Il “pensiero dominante” riconosce solo due categorie, l’umanità e l’individuo. Quindi la “diversità” è promossa a “ricchezza”, mentre tutto ciò che fonda l’identità viene rigettato.
    Onde per cui, non potendosi organizzare una società sulle regole di vita (tradizione), si deve fondarla sulle “regole del gioco”. La democrazia liberale diventa pura meccanica, è democrazia procedurale (per dirla alla Philippe Bènèton).

    Il potere “teocratico” stà nella capacità del pensiero dominante di decidere quali opinioni sono socialmente appropriate e possano essere espresse pubblicamente senza doversi giustificare, senza temere alcun linciaggio mediatico, assicurandosi ovunque la massima riverenza. E’ questa in realtà la via per aggirare le “regole del gioco” e imporre le nuove regole di vita.

    I sacerdoti di questa teocrazia laica (quella di cui parla sopra ago86) sono minoranze attive (c’è il filosofo radicale, il sociologo critico, l’attivista dei diritti umani, la femminista militante, e poi l’artista, il teologo, il giornalista…), – come dice ancora Bènèton – costituiscono una sorta di partito informale e frammentato che però detiene posizioni di primo piano nei media, nelle scuole e nelle università.

    http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2017/02/10/31001-20170210ARTFIG00247-philippe-beneton-le-monde-occidental-ne-sait-plus-qui-il-est.php

  10. @Berlicche Non ho scritto che singolarmente siamo migliori di chi ci ha preceduti. Se sbaglio, mostrami dove l’ho fatto. Eppure la nostra società nel suo complesso lo è, nonostante i suoi mille vizi e le sue orribili contraddizioni.
    Curioso il tuo invito a studiare la storia, lo faccio e la faccio studiare per mestiere :-) e so che ogni singolo fatto è legato al precedente e a quello che lo segue. Non puoi estrapolarlo ed analizzarlo come un entomologo col suo insetto.
    Se le nobiltà francese e zarista fossero state più avvedute e avessero davvero capito ed amato il loro popolo, infinite pene e infinito sangue si sarebbe risparmiato, per arrivare dove oggi siamo. Ma purtroppo, forse è destino degli uomini, così come fa la natura, progredire ed affinarsi medianti errori e peccato… chissà.
    Il peccato di superbia, il ritenersi singolarmente superiori, è da rigettare con forza.
    Ma anche favoleggiare di un passato migliore perchè il nostro non ci piace, è secondo me da evitare.

  11. @ago86 intanto vorrei che tu mi spiegassi la differenza che intendi tra governo laico e laicista.
    Perchè uno stato laico è fondamento della democrazia. Tutela la libertà religiosa, di pensiero, di associazione e quella politica. Il secondo no. Tu sei anche contro il primo?
    Il laicismo lo condanno anch’io, ma bisogna intendersi sui termini.

  12. @ToniS
    Il pensiero dominante non può nulla contro ciò che non merita di cadere nel cuore della gente. Tu davvero credi che la femminista militante o il teologo innovativo o il filosofo radicale abbiano tutto questo potere? La resilienza umana è infinita, e preserva ciò che davvero merita di restare in piedi. Se non ci credi, guarda la gente che prega la Vergine Maria davanti ad un tetto in fiamme.

  13. Parsifal, io non sto demonizzando nessuna modernità, ripeto: sei tu che mi accusi di farlo. E non ho neanche mai detto che tu abbia affermato che singolarmente siamo migliori di chi ci ha preceduto. Ho solo detto che il mio pezzo era mirato verso chi crede di esserlo.
    Il piccolo borghese oggi ha cose che i più grandi sovrani dell’antichità si sognavano. Che ora abbiamo le capacità tecniche di volare per i cieli e curare malattie, e quindi la vita sia certamente migliore per questo, non dovrebbe renderci così orgogliosi da presumere che ogni cosa della modernità sia da accettare. Non è la società che ci rende migliori; la scienza si somma, va in aggiunta, la sapienza del cuore dev’essere reimparata da ogni uomo daccapo ad ogni generazione.

    Ho idea che tu quando parli di “società” hai in mente un ben preciso contesto, dei precisi argomenti. Oh, magari “questo” e “quest’altro” sono migliorati rispetto a cinquant’anni fa – e dire migliorati implica un tuo criterio di “migliore”, una scala di giudizi da condividere. Ma “quello” e “quell’altro”? E cinquecento chilometri più in là, è ancora valida la società che descrivi? In ultima analisi, dipende tutto da ciò a cui dai valore. E se l’uomo non è cambiato, anche la società in quanto tale è una fragile costruzione. Gli esempi storici che ti ho fatto volevano fartelo notare: quanto in fretta si può passare dal bene al peggio. Non so se ti è mai capitato di leggere qualche diario del tempo di guerra, come nel giro di anni, di mesi, di giorni la vita umana abbia cessato di avere valore.

    No, non rimpiango un passato generico. Ma non credo in un progresso che non sia un progresso del cuore.

  14. caro Berlicche, può darsi che io ti abbia totalmente frainteso, e me ne scuso. Ci sta che nel tuo scritto abbia visto quello che non c’è, forse proprio perchè non ne posso più di questa cantilena che sento ripetere incessantemente da tante parti.
    Però non ho scritto nemmeno io che ogni cosa della modernità sia da accettare, tutt’altro. Ho precisato che ci sono tante cose negative. Però il progresso non è solo quello tecnico, che come giustamente dici ci fa viver meglio. Anche l’etica (e mi ripeto, con tutte le nefandezze e le cadute purtroppo presenti) faticosamente si è evoluta. E dici giustamente, sarebbe folle dar per scontato che questo progresso sia acquisito per sempre. Va appunto ripetuto e possibilmente accresciuto generazione dopo generazione. Va dove possibile corretto negli errori vecchi ed in quelli nuovi che si genereranno.
    Certamente passare dal ben al male e dal meglio al peggio è un attimo. Questo sarei folle a non crederlo, è purtroppo un’evidenza. Quello che però volevo sottolineare è, che seppur lentamente, ci muoviamo verso il bene. O almeno, a me piace pensare (e forse illudermi, chissà) che sia così :-)

    p.s. non fraintendermi, non voglio attaccarti. Ti stimo moltissimo e ti sono grato per questo spazio e per ciò che di nuovo mi fai imparare.

  15. Se oggi non giustiziamo le streghe, è che non ci crediamo, non perchè siamo più buoni.

    “Ho conosciuto persone che esagerano le differenze, perché non distinguono tra differenze di princìpi morali e differenze di opinioni riguardo ai fatti. Qualcuno, per esempio, mi ha detto: «Tre secoli fa in Inghilterra si mettevano a morte le streghe. Questo corrispondeva a ciò che lei chiama regola della natura umana o giusta condotta?». Se oggi non giustiziamo le streghe, la ragione è che non crediamo alla loro esistenza. Se ci credessimo, se pensassimo davvero che certe persone hanno venduto l’anima al diavolo ricevendone in cambio poteri soprannaturali, dei quali si servono per uccidere il prossimo o per farlo impazzire o per scatenare tempeste, certo saremmo tutti d’accordo che se qualcuno merita la pena di morte, chi più di questi transfughi infami? Qui non c’è nessun divario di principi morali: il divario riguarda soltanto una questione di fatto. Non credere alle streghe può essere un grande processo di conoscenza, ma non c’è progresso morale nel non giustiziarle, quando non crediamo più che esistano. Se uno rinuncia a mettere trappole per i topi perché sa che in casa topi non ce ne sono, non diremo che lo fa per buon cuore.”

    “Il cristianesimo così com’è” C. S. Lewis, libro I° cap.II°

  16. Un governo laicista è un governo dove il “Bene” (a volte camuffato da “bene comune”, altre volte imposto come volontà delle élite senza alcun riferimento superiore) viene deciso dai capi di stato o dalle élite politiche. E’ una organizzazione dove il potere spirituale è in mano al potere temporale ed in pratica sono fusi come in una teocrazia.

    Un governo laico è un governo dove ciò non succede, anche se non sono abituato a vederne uno.

  17. @ToniS
    Apprezzo molto quel libro, e più in generale il suo autore. Ma non sono d’accordo su tutto ciò che egli scrive. Un esempio di ciò che che mi lascia perplesso, è il famoso trilemma, in cui Lewis restringe le ipotesi logiche su Gesù a tre soli casi.
    Nel caso ipotetico della strega, indubbiamente da una persona malvagia ci si deve poter difendere. A maggior ragione se avesse poteri soprannaturali. Ma non capisco dove l’autore voglia arrivare: la legittima difesa a livello morale non è mai stata in discussione.
    D’altronde non si accesero roghi solo per le streghe. Anche per eretici o omosessuali.

  18. C’è davvero un qualche avanzamento dei principi morali condivisi nel mondo, che ci permetta di ritenere i moderni migliori dei loro predecessori?
    Lewis dice che non è affatto scontato, dice che dietro le apparenze di una maggior “umanità” e benevolenza nel giudicare e nel condannare, c’è in realtà la convinzione che il danno arrecato alla comunità non sia tanto grave come si pensava, o non ci sia affatto.
    Sulla questione del trilemma cristiano, per ammettere ulteriori alternative credo bisognerebbe trovare interessanti le teorie di quell’Hick deplorato da Ratzinger.
    Ma qui siamo decisamente OT.

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