Incendio lento

La cattedrale di Notre Dame, leggo, era l’icona simbolo della bellezza e della storia di Parigi.
Lo scrive uno dei quotidiani più laicisti e anticattolici al mondo, che giusto ieri usava “medioevo” come sinonimo di oscurità, arretratezza, chiusura mentale.
Quelle fiamme che tutti abbiamo visto uscivano da un luogo nato in quel periodo oscuro, da quella stessa fede tante volte irrisa.

Chi ricostrurà Notre Dame? Un popolo che più non crede in quello che essa era stata eretta per contenere? Non ne saranno in grado, anche dovessero replicarla con l’esattezza della tecnologia più avanzata. Forse la faranno come un museo, perché il turista porta soldi. Un buon investimento, anche a lungo termine.

Chissà. Ne ho viste di cattedrali nel deserto, in Francia. Solo che il deserto non era al di fuori, ma dentro. Vuote di fedeli, solo turisti annoiati a sbirciare distratti le vetrate. Gotici gusci.
Ben altro che una cattedrale è bruciata, in questi anni. La fede di un popolo si è consumata lentamente, è diventata fumo, cenere, e la cenere si è raffreddata. Una catastrofe silenziosa, una devastazione ignorata ma ben maggiore di qualsiasi incendio perché non ha colpito ciò che è stato fatto, ma chi faceva. Rovina desolante. Le fiamme che carbonizzavano Notre Dame non sono che pallidi bagliori rispetto all’inferno che consuma le anime.

Le cattedrali sono un segno. La bellezza è nesso tra il presente e l’eterno, per cui il presente è segno dell’eterno e inizio dell’eterno, e sua esperienza, da cui inizia il gusto della vita vera. Questa è la vera ragione per cui l’arte oggi è brutta e senza gusto: perché ha smarrito l’eternità.
Da questo si misura la fede di un popolo, la sua forza, la sua giovinezza: se costruiscano cattedrali. Fatte di pietre, suoni, immagini, parole o qualsiasi materiale reale o immaginario.
Capiremo se la Nostra Dama, la Nostra Signora, sarà ancora la Regina di Parigi, se ancora si chinerà a salvarla, se quella che verrà ricostuita sarà una cattedrale.
E non un museo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 aprile 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 15 commenti.

  1. Marina Di Marino

    È sempre da un dolore profondo che nasce il desiderio di guardare a ciò che ora manca.. A quello che di bello era.. Ora che manca ci si accorge di più di quanto era bello.. La tradizione.. Ciò che aveva generato il bello..
    Quanto più si soffre.. Tanto più si desidera.. Si accende il desiderio di ricostruire.. Di ricostruire la casa che un Altro ha permesso bruciasse..
    Signore aiutaci a ricostruire la Tua Casa.. La Tua Chiesa

  2. Sei troppo pessimista, guarda questo video :)

  3. Hai mai visitato la Sainte Chapelle, a trecento metri da Notre Dame? Era il luogo più santo di Francia; è un museo.
    Hai mai visitato la Chiesa dei Giacobini, a Tolosa? Vi è sepolto San Tommaso d’Aquino. E’ vuota, sarcofago a parte. E’ un museo.
    Poche persone in preghiera non fanno una cattedrale. Quella la fa un popolo.

  4. Mi ha molto colpito la tua ultima frase: “Poche persone in preghiera non fanno una cattedrale. Quella la fa un popolo”. Non so perché, ma da te non mi sarei aspettato un’affermazione del genere; del resto definire i dodici apostoli un popolo mi sembra un po’ azzardato, ma da loro è partito tutto.
    Poi ho letto questo https://it.clonline.org/lettere/2019/04/16/veglia-di-preghiera-notre-dame-parigi , soprattutto “Migliaia di persone per ore hanno cantato per le strade”, e ho ripensato subito a quello che tu hai scritto; senza mettere in dubbio, purtroppo, la triste verità delle chiese ridotte a museo e della situazione quasi cadaverica della fede in Francia (https://www.aldomariavalli.it/2019/04/16/notre-dame-brucia-e/), che ne pensi? Un popolo non c’è veramente più?
    Grazie
    Edo

  5. Nonostante il mio viaggio, ahimè da “turista” quindicenne, a Parigi, non ricordo nulla della visita a Notre Dame; quasi temo di non esserci stata neanche portata, dalla sorella maggiore e sue amiche; l’itinerario di visite deciso era più “alternativo”, inclusivo di tappe come quella del Musée de l’Homme, per esempio, museo di nome e di fatto che ricordo distintamente di aver visitato.

    Ma non ho visitato mai neanche la chiesa di san Benedetto a Norcia, il santo che, coi suoi monaci, si può dire abbia fatto l’Europa cristiana. Anche la visita alla stupenda basilica di Collemaggio, a l’Aquila, risale troppo indietro nel tempo, addirittura alla mia infanzia inoltrata, perché sia riuscita a trattenere nella memoria qualcosa. E questi due bellissimi monumenti alla cristianità europea sono ancora lì che languono diroccati, o sotto le macerie, come san Bendetto, o ancora sfondati e imbrigliati da ponteggi che, ormai, a distanza di dieci anni dal sisma aquilano, sembrano più che altro uno sberleffo, come le genuflessioni dei soldati romani ai piedi del Cristo coronato di spine e devastato di piaghe.

    La BCE, in questi due casi, aveva investimenti più importanti e urgenti da fare, immagino. Ma è solo una supposizione, perché io, in quelle alte sfere, non ci sono mai passata neanche per sbaglio: questo lo ricordo con sicurezza matematica.

  6. La cattedrale simbolo del cristianesimo europeo è divorata dalle fiamme il primo giorno di quella settimana che un tempo fu Santa pour tous.
    Incidente, dolo o attentato non conta niente, almeno per me.
    La folla orante mi sorprende, e anch’io ho pregato, ma forse non per lo stessa ragione, né per la stessa cosa.

  7. @ Marilù. All’Aquila Santa Maria di Collemaggio e anche San Bernardino (con la tomba del santo) sono state restaurate e riaperte già dall’anno scorso. Prima ancora era stata riaperta San Biagio di Amiterno ora ribattezzata San Giuseppe Artigiano e resa ricchissima da uno stupendo ciclo di pitture di Giovanni Gasparro, senza tema di errore il più grande pittore di soggetti sacri dell’Italia contemporanea e forse non solo dell’Italia.

  8. Edo, cerco di risponderti nel post di oggi

  9. Hai ragione, Berlicche! in Francia spesso le Cattedrali o le grandi Chiese sono gusci vuoti o semivuoti. Ricordo quando sono stata a Parigi, un anno fa , Saint Sulpice, che è la seconda Chiesa più grande della città, importante per la storia delle fede e della spiritualità. soprattutto sacerdotale ( quanti sacerdoti, quanti martiri, quanti missionari in terree lontane),. Edificio enorme , gigantesco, ma privo di fedeli, la mia amica ed io camminavamo per le navate, da sole, con un sacerdote in confessionale ad aspettare penitenti che non arrivavano.
    Siamo tutti addolorati per Notre Dame ,ma a Parigi , proprio all’inizio della Quaresima , alla’ incirca un mese fa aveva preso fuoco proprio Saint Sulpice , per non parlare delle Chiese vittime di vandalismi.
    Eppure , non tutto è perduto: non esistepu’ quella fede popolare che ha edificato le grandi Cattedrali, ma In Rue de Bac, il santuario di Santa Caterina Laboure’ era pieno di fedeli di tutto il mondo, al Sacro Cuore che domina Parigi , uomini e, soprattutto donne, indiane, africane , asiatiche e qualche europeo pregavano la coroncina della divina Misericordia.
    E’ come se fosse passata la falce che ha mietuto tutta l’erba del campo, ma sotto, stanno rinascendo dei germogli.
    Se fioriranno , solo Dio lo sa, noi possiamo sperare e pregare.

  10. @ senm_

    Davvero è stata completamente restaurata, Collemaggio? Allora devo aver totalmente travisato un servizio televisivo di qualche settimana fa, che la mostrava ancora ingabbiata e invasa dai ponteggi. Forse stavano solo facendo una sorta di riassunto visivo dei lavori di restauro, chissà. Di san Bernardino da Siena sapevo che era già stata risistemata e riaperta al pubblico da tempo: ci si affacciano le finestre di casa di una mia cara cugina, che ci va a messa quasi tutti i giorni.

    Non sapevo di San Giuseppe artigiano né del contributo del giovane e sorprendente pittore Gasparro; la tela con san Pietro che precipita/riposa in preghiera sulla Scala Santa, all’ombra del gallo impettito in tutta la sua fierezza di segna-tempo su incarico di Dio, è, in effetti, ammaliante. Grazie dell’indicazione!

    Tutto questo mi fa ben sperare anche per la basilica di san Benedetto; in fondo sono solo passati due anni e mezzo, dall’ultimo sisma, quello del Centr’Italia.

    Già che ci sono: Buona Pasqua! (non si sa mai che ci si metta di mezzo qualche gallo, coi suoi solfeggi…:–) ).

  11. @senm_webmrs

    Per la chiesa di San Benedetto temo che l’attesa dovrà protrarsi ancora piuttosto a lungo (del resto Santa Maria di Collemaggio è stata sottoposta alle cure di restauro solo a partire dal gennaio 2016, e riaperta al pubblico solo nel dicembre 2017, ben oltre gli otto anni e mezzo dal tremendo terremoto del 6 aprile 2009); infatti, devono ancora terminare di liberare l’interno (se ancora si può definire così) della basilica di Norcia dalle macerie e dai detriti; soltanto dopo si potrà cominciare a pensare al progetto — ancora solo il progetto! — per la ricostruzione. Il motivo di tanta tiepida lentezza? Secondo questo dispaccio ansa di inizio d’anno (http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2019/01/08/basilica-norcia-servono-700-mila-euro_33763f03-50b6-491a-9a59-92b9f5a8baaa.html), sembrerebbe da ascriversi alla scarsità di fondi.

    E’ chiaro che non tutto dipende dalla disponibilità di finanze e bravi progettisti e restauratori, dal momento che la violenza delle scosse telluriche, così come la gravità più o meno marcata dei danni che ne conseguono, non possono farsi risalire a responsabilità e trascuratezze umane. Però certo impensierisce la considerazione che per la basilica di Assisi, interamente tappezzata, al suo interno, da un’infinità di preziosissimi affreschi e decorazioni, e devastata dal sisma del settembre 1997, siano occorsi solo due anni per completare i lavori di ricostruzione e consolidamento strutturale, per lo meno fino a un punto tale da renderne possibile la riapertura al pubblico, nel novembre 1999. Così ha affermato un insigne architetto che ne sorvegliò e guidò i lavori di ripristino, intervenuto l’altro ieri a una delle molte tavole rotonde di esperti convocati da tg e talk show televisivi dopo il disastro di Notre Dame.

    Infine, dando una rapida scorsa a un paio di articoli sulla ricostruzione del ricchissimo centro storico aquilano, mi pare di aver letto di consistenti contributi finanziari versati da ENI, dalla Francia, dalla Russia, oltre a quelli dello Stato italiano, così come di una totale assenza di interessamento da parte della BCE, che invece si è precipitata ad assicurare i suoi servigi per quanto riguarda la riedificazione della cattedrale sull’Ile de la Cité. Sarà mica perché Parigi NON è la capitale di uno dei paesi p.i.g.s., “ispirato” ad approvare il Fiscal Compact nella Costituzione dai premurosi “fratelli” della UE?

    Prima che mi raggiunga il canto del…Gallo, o del commissario “cacciatore di bugiardi” Juncker, passo e chiudo, con rinnovati auguri di pace e di ogni bene, celeste e terreno.

  12. @ Marilù, la basilica di Collemaggio era già aperta lo scorso Lunedì dell’Angelo, quando ci sono stata io.
    Il discorso delle ricostruzioni post terremoto purtroppo diventa sempre più complicato col passare del tempo. Ciò che si poteva fare velocemente nel 1997 oggi è impossibile.
    Il 26 settembre 1997 ci furono due eventi sismici forti a una decina di ore l’uno dall’altro. L’intervallo bastò al sindaco di Montefalco per prendere un’iniziativa di testa sua che probabilmente salvò un ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli dagli effetti della scossa delle 11, quella che fece crollare un pezzo di tetto della basilica di Assisi.
    Nel 2016 ci sono stati due eventi sismici forti a distanza di due mesi l’uno dall’altro. Non è stato possibile prendere delle iniziative che avrebbero potuto salvare dal crollo molti affreschi e molti edifici.

  13. Scusate, dimenticavo: buona Pasqua a tutti!

  14. @ senm_webmrs

    Sì, sì, ma infatti: la scorsa Pasquetta era il 2 aprile 2018, molto dopo il dicembre 2017, mese e anno di fine dei lavori, come avevo scritto. Quel che mi lasciava e lascia perplessa è la….protratta titubanza nel mettere mano al cantiere, apertosi, per Collemaggio, SOLTANTO nel 2016, cioè 7 lunghi anni dopo il crollo.

    Grazie per la precisazione sul sindaco di Montefalco e gli affreschi di Gozzoli, precisazione che comunque mi spinge a chiedermi quali lacci e lacciuoli siano intervenuti, nel nuovo millennio, a soffocare con speciale, ineludibile rigore, la libertà di iniziativa (e forse anche di coscienza) delle autorità locali e nazionali, nonostante la natura, in quest’ultimo sisma, ci abbia concesso ben due mesi per correre (si fa per dire) ai ripari.

    Ad ogni modo, auguri di buona Pasqua anche a te, in compagnia di Chi non manca, se solo Glielo chiediamo, di ricostruire i “nostri” templi in 3 giorni appena.

    Auguri molto sentiti ed estesi, naturalmente, anche al nostro caro Ospite, a tutti i suoi familiari, e a tutti i frequentatori del blog.

  1. Pingback: Fuego lento | casaitaliablog

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