Comunicazioni

Proviamo a fare un piccolo esercizio. Immaginatevi di disporre del potere.
Su una tele privata un tizio con un impermeabile fuori moda comincia ad inneggiare al nuovo nazismo. In discorsi fiammeggianti incita a rovesciare lo stato, a sabotare i mezzi pubblici, a colpire con la violenza chi si oppone nel nome del nuovo ordine che bisogna imporre a vantaggio di tutta la razza bianca. Voi lo lasciate fare?
Poniamo che, al posto del nazistalgico di cui sopra, ci sia un imam barbuto che invoca la jihad sull’occidente, invita i fedeli ad imbracciare le armi e a conquistare nel nome del califfato questa nazione corrotta. Ancora una volta, lo lasciate fare?
E ancora un truffatore, che cerca con l’inganno di carpire soldi agli ingenui. Che fate?

Qualcuno potrebbe anche dire: non sono per niente d’accordo con quello che dicono, ma in fondo esiste la libertà.
E nel mentre persone suggestionabili imbracciano un fucile e compiono stragi.

Spero di riuscire a farmi capire. Se avete una responsabilità per il bene pubblico o quello particolare di una persona allora potete usare della vostra responsabilità per proteggere da abusi. Potete, o dovete? Un adulto cerca di far vedere a vostro figlio piccolo del materiale pornografico o iperviolento: voi lo lasciate fare?

Facciamo un passo avanti. Date un’occhiata al video seguente, dove uno scienziato illustra alcuni meccanismi della comunicazione. Funziona così: il cervello dell’ascoltatore si sincronizza, letteralmente, con quello di chi gli sta comunicando qualcosa. In altre parole, il funzionamento stesso della nostra mente le fa assorbire, volente o nolente, la comunicazione.

Capite allora che il nostro cervello è plasmato da ciò che percepisce, e che forma l’esperienza. Se questa esperienza è fortemente di parte, deformata, si forma un pre-giudizio. Se sentiamo ripetere per ogni dove che un certo politico è un imbecille, anche se lo sentissimo dire e fare cose grandi e giuste potremmo non accorgercene, perché il nostro cervello grida “imbecille”. Se si continua a ripetere che occorre sterminare tutti gli infedeli, prima o poi a qualcuno verrà di farlo, perché il messaggio supererà la barriera che dice che si tratta di qualcosa di male. Se sentitre ripetere da tutti che i cristiani sono chiusi e bigotti, occorreranno forti esperienze contrarie per farvi cambiare idea. Nel mentre, bandite quei bigotti e le loro idee.

Pensate ad un uomo del secondo millennio, che pensa che l’esistenza umana si basa su precisi concetti di bene e male, non solo, ma che facendo il male si mette a rischio non solo la convivenza terrena, non solo la felicità in questo mondo ma la vita eterna, tutta l’eternità. Se qualcuno si presenta con una dottrina eretica, che conduce al male travestendosi da bene, non sentirà suo dovere impedirlo? Perché non impedire il male equivale a volerlo.
Allora, al di là di tutti i pregiudizi che forse avete, qualcosa come “l’Indice di libri proibiti” non è forse ragionevole? Si basa su una dottrina certa, su regole chiare, al fine di proteggere il semplice da idee che non sono solo errate, sono davvero mortali. Mortali per tutta l’eternità.

Voi direte, i tempi sono cambiati. Ma ditemi, dove sta esattamente la differenza rispetto ai tre casi che vi ho illustrato all’inizio? Voi non credete più, forse, alla verità del bene  e del male, ma sicuramente un concetto di esso lo avete, altrimenti non sareste capaci di capire una sola riga di questo post. E chi sa che domani quello che i predicatori dell’odio di cui dicevo all’inizio non diventi anche la vostra verità.

Per ché il punto sta tutto qui: dove sia il vero. quello che permette di giudicare e nostre opere, le nostre omissioni.

 

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 marzo 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 15 commenti.

  1. Il problema di fondo è una questione di verità, non di libertà. La censura può essere vista come la non permissione di ciò che è falso, e sotto altra veste malvagio. Se la verità fondante una società ed una cultura è abbastanza chiara e delineata, tale verità è il discrimine tra ciò che è buono e ciò che è malvagio, e quest’ultimo non può essere tollerato o sopportato “in nome della libertà”, perché la libertà discende dal vero/bene, altrimenti è una libertà fondata sul falso, e quindi nociva.

    Il problema con la contemporaneità post 1789 è che si ritiene di poter fondare l’umanità e la civiltà sulla “libertà”, senza alcun contenuto veritativo. Quest’ultimo viene riempito di volta in volta da chi ha il potere (lo Stato), il quale diventa un idolo (a volte anche ideologico). Nella società moderna la censura viene considerata un atto del potente di turno e nulla più, mentre nel passato era un atto dovuto alla verità che fonda la società e il bene comune.

    E’ impossibile tollerare il male in quanto tale. Chiunque lo facesse ne diventa complice.

  2. Dov’è la grande criticità della modernità? Perchè questo annaspare etico senza fine della comunicazione, dove la prima a affogare è proprio la libertà?
    “l’idea di verità è stata nella pratica eliminata e sostituita con quella di progresso”, diceva negli anni ’90 il Card. Ratzinger.

    E in effetti, se il pensiero liberale (e per certi spetti anche quello socialista) poteva tentare a fondersi con la tradizione (perfino alla soglia degli anni ’60) questo era dovuto sia al permanere di un largo, seppure vago, sentire culturare di matrice giudaico-cristiana, sia, bene o male, alla tenuta di certe istituzioni (in primis la famiglia) che praticavano una libertà ordinata a un indirizzo morale consolidato e tramandato.

    Non per niente i Papi più accorti, volendo preservare le genti dalla periculosam libertatem (e per grazia lontani da quel genere di “ottimismo senza scrupoli” di cui parla Schopenhauer) cercarono di opporsi all’abbraccio culturale rovinoso dello gnosticismo, del liberalismo e del socialismo: avevano chiaro come sarebbe andata a finire!

    La storia (anche di questi giorni) ci insegna che la gente non sopporta a lungo il disordine e l’insicurezza.

  3. Ci sono varie argomentazioni contro la censura, provo a prendere una strada pragmatica, che cioè non richiede il presupposto di un valore assoluto della libertà di espressione, e che mi sembra spieghi anche la differenza tra mettere all’Indice un autore ‘eretico’ e intercettare il telefono del neo-nazista o dell’Imam estremista.

    1) Nel contesto di un contratto sociale, non conviene a nessuno dei contraenti prevedere la possibilità della censura. Tu Berlicche credi che la dottrina della Chiesa corrisponda al vero, per cui l’eretico è l’equivalente di un truffatore o addirittura di qualcuno che istiga alla violenza. Ma allo stesso tempo sai che per molte persone la dottrina della Chiesa non corrisponde a verità; al contrario per qualcuno verità è ad esempio il fatto che una relazione tra due uomini sia equiparabile in ogni aspetto a quella tra un uomo e una donna. Per quel qualcuno, è il prete che dice ‘il matrimonio è solo tra uomo e donna’ ad essere l’equivalente di chi istiga alla violenza (vedi le accuse di ‘hate speech’). Legittimare l’Indice dei libri proibiti della Sacra Congregazione vuol dire anche legittimare l’Indice dei libri omofobi e sessisti del PD. Tu dirai ‘ma questo sta succedendo lo stesso, proprio perché nessuno ci protegge più dai messaggi eretici, cioè falsi’. In realtà no, non è vero. In linea di massima, sia in Europa*, che negli USA (anche quando la Corte Suprema era a maggioranza ‘liberal’), la legge ha difeso la libertà di espressione di quelli che per il sentire comune (di oggi: domani chissà. That’s the point) sono ‘eretici’. Insomma, con il sistema attuale, in linea di massima, io e te possiamo convivere pacificamente anche perché non abbiamo gli strumenti per censurarci e metterci in prigione a vicenda. Il bello è che il discorso è lo stesso, rovesciato, quando parliamo di qualcuno che incita a buttare bombe nelle chiese o a bruciare gli omosessuali: a quel punto io e te siamo ugualmente interessati a evitare la degenerazione violenta, per una mera ragione di auto-preservazione**.

    2) In un’ottica di ‘riduzione del danno’, ogni atto repressivo ha un effetto negativo, diretto (la limitazione della libertà dell’immediato interessato) e indiretto (il vulnus alla convivenza civile e al rispetto delle istituzioni), e inoltre può agire come un boomerang esaltando l’oggetto della repressione. Per questo motivo – un motivo prettamente pratico, empirico, frutto dell’esperienza collettiva degli ultimi secoli – la repressione della libertà di parola ha un rapporto rischio/beneficio favorevole solo di fronte a un danno potenziale dimostrabile e di grave entità. Dov’è che si mette il confine, come si quantifica questo ‘danno potenziale dimostrabile’? In maniera empirica, appunto, per tentativi ed errori (‘piecemeal social engineering diceva Karl Popper). Chi parla di ‘sostituzione etnica’ e di ‘piano Kalergi’ è secondo me qualcuno che diffonde un pensiero falso ed estremamente pericoloso: come l’eretico per la dottrina cattolica. Ma non posso metterli tutti in galera, e non solo perché non sarebbe giusto (cosa di cui sono convinto intendiamoci), ma perché sarebbe un danno maggiore di quello che voglio prevenire. A un certo punto dello spettro tra il generico meme sul piano Kalergi e il tizio che scarica un fucile d’assalto in una moschea, ci sarà anche qualcuno che supera il confine dell’istigazione alla violenza, e a cui farebbe bene una visita della DIGOS.

    Una posizione utilitaristica di questo tipo, cioè che le ‘eresie’ non devono venire represse dallo stato, perché non è in realtà nell’interesse dello stato, è quella (all’epoca rivoluzionaria) di Baruch Spinoza in quel meraviglioso libretto che è il Trattato Teologico Politico. Libretto che se fosse per l’Indice, avrebbe letto solo una manciata di raccomandati come Monaldo Leopardi.

    * https://en.wikipedia.org/wiki/%C3%85ke_Green

    ** la tua obiezione potrebbe essere: ma se ‘io e te’, cioè una maggioranza di firmatari del contratto sociale relativamente ragionevoli, fossimo invece a favore di fare cose come buttare bombe nelle chiese? Che poi è quello che è successo con i totalitarismi della Seconda Guerra Mondiale? Ma il fatto è che gli estremisti hanno preso il potere nelle democrazie più fragili, recenti, in cui la libertà di parola era meno garantita, non in Inghilterra, o in Svizzera, o negli Stati Uniti, paesi dove (salvo in tempo di guerra e per alcune eccezioni) comunisti e fascisti godevano di libertà di parola.

  4. Il problema è che questi argomenti sono…solo argomenti, e per giunta prescindono da ogni riferimento ad aspetti fondamentali della realtà, la quale si regge su un assioma basilare: nessuna società può permettere ciò che la mina apertamente.

    Del resto, anche la nostra civiltà “diritti per tutti” non ammette le critiche, e infatti veicola un pensiero unico e ostracizza tutti gli altri.

    Quanto poi al “contratto sociale”…dai, sei abbastanza intelligente da capire che è una idiozia.

  5. cachorroquente

    Al contrario, sto parlando di cose molto pratiche, cioè dell’aspirazione del cittadino medio a non essere messo in galera per aver espresso le sue opinioni, professato il suo culto e a non saltare in aria mentre è in chiesa o fa l’aperitivo.

    Non è un timore ipotetico. In Pakistan le cose che ha scritto Berlicche sull’Islam, o le mie opinioni generali sulla religione (o anche, come nel caso di Asia Bibi, semplicemente professare il cristianesimo) possono portare a una condanna a morte. E anche se uno se ne sta zitto e buono il rischio di morire in un attentato terroristico non è risibile.

    Tu dici giustamente che una società non può permettere ciò che la mina apertamente. Chi governa il Pakistan, ritiene che un cristianesimo libero (cioè non confinato nei sempre più angusti spazi ad esso concessi), o posizioni agnostiche e atee, minino la loro società. Lo stesso vale per l’eresia nella società cattolica europea medievale e rinascimentale. Quello del contratto sociale è un modello, di impronta liberale (criticabile e criticato, specialmente dai movimenti radicali come il comunismo e l’anarchismo) che può spiegare perché alla fine la censura non convenga. E’ una questione di teoria dei giochi: immaginiamo una contesa tra protestanti e cattolici in uno stato del diciassettesimo secolo, la possibilità di stravincere (imporre la propria dottrina come legge) implica il rischio di straperdere (venire perseguitato). Ma anche immaginando uno stato ‘tradizionale’, cioè un’autorità politica più o meno assoluta, non un contratto sociale, come d’altra parte fa per forza di cosa Spinoza, la convenienza di non questionare le credenze teologiche dei sudditi è abbastanza facile da dimostrare. Viene da chiedersi in che modo abbiano protetto la società quegli inquisitori che per decenni hanno interrogato, imprigionato, fatto abiurare, riportato in tribunale e infine condannato al rogo il povero Menocchio* per le sue idee bizzarre e idiosincrasiche. Anche solo le spese processuali sono ingiustificabili.

    ‘Del resto, anche la nostra civiltà “diritti per tutti” non ammette le critiche, e infatti veicola un pensiero unico e ostracizza tutti gli altri.’

    Sono sicuro che Asia Bibi o Ayaz Nizami o se per questo Menocchio e Giordano Bruno sarebbero stati contenti di essere genericamente ‘ostracizzati’.

    * ‘Il formaggio coi vermi’, Carlo Ginzburg

  6. Quente, solo una piccola verifica.
    Tu quindi NON censureresti
    -Uno scritto che incoraggia la pedofilia, con tanto di illustrazioni, per bambini
    -Uno scritto che inviti a considerare tutti i neri delle scimmie
    -Un appello a mettere fuorilegge tutti i cristiani, imprigionandoli
    -Una guida pratica alla produzione casalinga di una droga mortale
    -Una guida pratica alla truffa agli anziani, con nomi
    -L’apologia del nazismo con adeguate istruzioni di come liberarsi delle razze inferiori
    eccetera eccetera. Almeno, così si deduce dal tuo commento. Niente di questo è esplicitamente violento. Il tuo contratto sociale che dice?

    Cosa faresti poi per tutelarlo, quel tuo contratto sociale, quando qualcuno ne prevede l’espresso rovesciamento? Ti suggerisco ad esempio di riprendere questo mio antico thread: https://berlicche.wordpress.com/category/meditabondazioni/perfetti/ (si parte dal fondo)

  7. Li per li può anche non piacere o risultare scomoda, ma la censura è come la frontiera, o il muretto del confine di proprietà. Si può anche eliminare tutto questo, ma poi bisogna fare i conti con un incremento spropositato dei sistemi di controllo e sorveglianza. E, a smantellamento compiuto, il mondo intero diventerebbe un’immensa prigione (ne intravvediamo già qualche segno).
    Ma poi, mi chiedo, senza un sistema di censura (che nei secoli ha funzionato da filtro nell’affermazione di idee e costumi, o nella produzione di opere, costituendo un ostacolo da superare), avrenmo potuto ereditare un qualcosa di simile a una civiltà?
    Penso proprio di no.

  8. cachorroquente

    @Berlicche: non so se in questo o nell’altro thread mi pare di aver detto chiaramente che considero lecito perseguire l’istigazione a delinquere, come la diffamazione e la truffa. Più o meno tutti gli esempi che fai sono esplicitamente violenti, in senso legale, nel senso che istigano azioni in grado di produrre un danno fisico, una limitazione alla libertà, o atti sessuali non consensuali.

    Però sono consapevole che la mia posizione può essere contraddittoria o arrivare a esiti paradossali quindi mi dilungo un po’.

    Che le istruzioni per sintetizzare una droga, o costruire una bomba, siano censurate non credo scandalizzi nessuno. Così come sancire chi incita a sterminare le razze inferiori.

    Uno sarebbe tentato di dire che anche proporre di mettere in galera i cristiani, o gli omosessuali, è ugualmente istigazione alla violenza. Ma uno potrebbe dire che è semplicemente una proposta di modificare la legge: anche chiedendo leggi più dure sullo spaccio, o di reistituire il reato penale di falso in bilancio, mi auspico che la libertà di più persone sia limitata.

    Entriamo qui in una zona grigia, e cioè lo spazio che si può lasciare a chi effettivamente, per usare le parole di ago86, mina effettivamente le basi della società. Perché non istiga a una violenza privata, ma vuole modificare la società per istituzionalizzare la violenza (razzista, religiosa, ecc.)

    E qui, non ho problemi ad ammetterlo, si arriva a una situazione in cui ci troviamo a perseguitare e censurare gli ‘eretici’ della nostra società (i neofascisti; gli estremisti musulmani). Che comunque sono trattati con estremo garantismo (vedi statistiche sull’applicazione della legge Mancino), quanto meno quando sono cittadini italiani (l’Italia è all’avanguardia invece nell’espulsione dei fondamentalisti stranieri, e nessuno giustamente se ne lamenta), proprio per non trovarsi dalla parte sbagliata del paradosso di Popper: ‘non tollerare gli intolleranti’.

    Insomma: forse la differenza tra un paese democratico e lo stato pontificio del milleseicento (o il Pakistan) non è l’assenza della censura, ma il fatto che il campo di quello che mina la società e viene censurato è molto più ristretto.

  9. Caro Quente, nessuno si scandalizzava nei tempi andati perché si perseguivano gli eretici, dato che era ben chiaro che si trattava di istigazione a delinquere, diffamazione e truffa. D’altra parte, se io fossi a favore della droga libera sarei fortemente contrario a censure sulle droghe, così come quelli inclini alla violenza purificatrice. Immagino che tu sappia che ci sono dei sostenitori della pedofilia consensuale che protestano vibranti contro le censure. Tutti quelli che pensano che ci siano razze inferiori sono indubbiamente scandalizzati che tu possa limitare la loro libertà di opinione. Vedi Quente, con il tuo “nessuno” stai dicendo che tutti dovrebbero pensarla come te, e chi non la pensa come te va censurato, QED. Chi non la pensa come te è “nessuno”.
    Forse saresti stupito nel conoscere alcune delle cose che venivano pubblicate nello Stato Pontificio seicentesco. Curiosamente, possediamo anche tutte le opere che erano state messe all’Indice. Il punto è che non era intollerante, era diversamente tollerante. Ma questa è un’informazione che, oggi, è censurata.

  10. La tua risposta è emblematica di qualcosa che vado dicendo da anni: l’assolutismo religioso e il relativismo estremo si toccano (è la famosa convergenza Ratzinger-Feyerabend).

    Poiché tu credi a una verità assoluta (la dottrina) che può essere difesa eventualmente anche con strumenti repressivi, qualsiasi posizione al di fuori di questa ortodossia è una banderuola che può essere relativizzata perché, in assenza di un riferimento Divino, è totalmente soggettiva.

    Purtroppo (o per fortuna) la società, anche dopo la fine del potere secolare della Chiesa e l’abolizione (AD 1966) dell’Indice, deve trovare delle regole condivise di convivenza che a te sembreranno arbitrarie ed effimere ma a cui invece dovremmo essere tutti grati (l’alternativa, mi ripeto, è il Pakistan).

    Provo a spiegarmi meglio.
    Io e te abbiamo idee molto diverse su praticamente tutto. Noterai da questo thread che però non propongo la censura nei tuoi confronti, per cui l’affermazione ‘Chi non la pensa come te è “nessuno”.’ è ingiusta e non corrisponde alla mia posizione.

    Ti propongo una gerarchia della libertà di espressione:
    1) ci sono posizioni con cui sono in fortissimo disaccordo, diciamo quelle di un cattolico conservatore, di un liberista, di un ‘sovranista’, e che ritengo abbiano la stessa dignità delle mie. La difesa della libertà di espressione di chi ha queste idee è sia una questione etica (la libertà come principio morale) sia una questione utilitaria (proteggo la loro possibilità di esprimersi per proteggere la mia)
    2) ci sono posizioni che ritengo pericolose per la società, ad esempio sostenere che ci sono razze inferiori, o propagandare teorie cospirazioniste come il piano Kalergi, o negare che un minore di 14 anni non è in grado di fornire un consenso sessuale. La censura di queste posizioni è problematica, non tanto perché me ne freghi della libertà di espressione di chi le propugna, ma perché rischia di essere controproducente e di legittimare limitazioni della libertà pericolose per tutte. In alcuni casi ben circostanziati si possono decidere delle censure (che comunque vanno applicate con largo garantismo, ovvero con un’interpretazione il più letterale e ristretta possibile della prescrizione): è il caso della legge Mancino o del divieto di apologia del fascismo. QUESTE sono le eresie (=reati di opinione) del nostro tempo. Ma sono un’eccezione rispetto all’enorme campo delle opinioni che sono lecite
    3) c’è poi l’istigazione a delinquere. Ma questa non è relativa, è assoluta, ovvero è relativa alle leggi. Se io dico: commetti concorso esterno in associazione mafiosa, è un’istigazione a delinquere solo fino a che il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato.

    Com’è che distinguo le posizioni di tipo 1) da quelle di tipo 2)? E’ puro arbitrio, dirai tu. Ma dal mio punto di vista è uguale arbitrio quello per cui in Vaticano si è deciso che Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria era un libro eretico o che il povero Menocchio doveva essere bruciato. Nella pratica, non è così difficile distinguerle, tanto che i ‘reati di opinione’ sono appunto molto limitati e tutto sommato condivisi dai più (semmai ci sono differenze su base storico-geografica: in Germania si censurano le svastiche, in Lituania la falce e martello ecc. ecc.).

    ‘D’altra parte, se io fossi a favore della droga libera sarei fortemente contrario a censure sulle droghe’

    NB io sono, in certa misura, favorevole alla droga libera. Fino a che le leggi sono quelle attuali, è ragionevole censurare le istruzioni su come sintetizzare le droghe: è, ineccepibilmente, istigazione a delinquere. In realtà non so precisamente come funziona adesso: la formula per la sintesi della metamfetamina ha un interesse scientifico per i ricercatori farmacologici. Immagino esista un ‘gentleman’s agreement’ di chi si occupa di queste cose per non divulgarle.

    ‘Caro Quente, nessuno si scandalizzava nei tempi andati perché si perseguivano gli eretici, dato che era ben chiaro che si trattava di istigazione a delinquere, diffamazione e truffa.’

    All’epoca però si perseguitavano anche quelli che accusavano il Papa di essere eretico, come un gran numero dei commentatori del tuo blog… io me la terrei stretta la democrazia liberale. Conviene a tutti, questo cerco di dire.

  11. Quente, temo che ti sia sfuggito del tutto quello che intendevo dire.
    Tu dai per scontato il tuo caso 3, associazione a delinquere, tanto che manco lo nomini nel seguito. Così come la differenza tra 1 e 2, che tu stesso definisci problematica. Che “Nella pratica, non è così difficile distinguerle” potrebbe essere vero se condividessimo lo stesso criterio di verità, cosa che non è. Ad esempio, sulla droga libera, dopo averne visto gli effetti direttamente uno che vi inneggiasse per me dovrebbe andare a finire direttamente nella categoria 3. Perché se ho dei figli, e se una persona autorevole o finta tale li incoraggia a impasticcarsi perché si sta bene, quello è il loro male. La stessa democrazia liberale di cui vanti i meriti negli anno ’80 del secolo scorso inneggiava alla pedofilia; mi ricordo bene. E allora, che stiamo a discutere?
    I tuoi “casi 3” su cosa sono basati? E’ compreso l’adulterio? Sono compresi gli atti impuri? E, se no, perché no?

    “Qualsiasi posizione al di fuori di questa ortodossia è una banderuola che può essere relativizzata perché, in assenza di un riferimento Divino, è totalmente soggettiva” è una palla bella e buona, in presenza di una dottrina salda e comprensiva. Il problema sorge quando questa dottrina non c’è, o ce ne sono molte in contrapposizione. Nella tua democrazia liberale quelle moralità sono legate a chi ha la maggioranza, e ciò che un partito disprezza l’altro afferma. Lo vediamo quotidianamente. Per cui c’è chi impedisce di informare le donne a cosa vanno incontro fuori dalle cliniche dove si pratica l’aborto a cosa stanno andando incontro, o l’aborto lo si proibisce.
    Quello che ti sto dicendo, se per caso tu non l’avessi capito, è che o sei a favore della completa anarchia o devi mettere in atto dei meccanismi di protezione – per i più deboli, per quello in cui credi – per evitarla, quell’anarchia. Che poi anche l’anarchico la sua lista ce l’ha. E’ inevitabile: se credi in qualcosa devi difenderlo, o vuol dire che non ci credi.
    Non te ne puoi tirare fuori neanche tu. Le tue convinzioni sono altrettanto totalitarie delle mie, e forse meno motivate.

  12. Quale il criterio della verità?
    Risponde l’A postolo ed Evangelista: “In Lui (il Verbo di Dio) era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Giov. 1,4)

    La luce, il faro, è la vita. Per cominciare, quella terrena. Quindi il suprematista bianco stragista o il jihadista di qualunque colore ma sempre sanguinario, sono certamente nemici giurati della Verità. E anche il promotore di truffe o di “Lotto alle otto” o poker on-line a portata anche degli infanti (per anagrafe o sindrome di Asperger) è un antagonista irriducibile della Grande Dama Bianca.

    Certo, poi c’è la vita eterna, infinitamente più importante, non foss’altro perché infinitamente più duratura, di quella terrena. Ma qui il problema è che la verità trae lena e limpidezza dalla Fede che è un dono, anche dei nostri genitori che ci hanno fatto battezzare. Non è autoevidente per tutti. Anzi, per tanti mangiare carne di maiale e non fare almeno una volta nella vita un pellegrinaggio a La Mecca può essere comportamento considerato come una minaccia grave alla felicità eterna tanto quanto per noi il rifiutarsi ostinatamente di riconoscere la divinità di Cristo. Allora, il proibire la stampa e la vendita del Corano, da un certo punto di vista, potrebbe anche essere visto come un atto di genuina premura apostolica per i nostri fratelli di religione diversa, ma alla lunga, potrebbe creare “angoli di distorsione” nella comunicazione tali da scatenare risentimenti, conflitti, odio, guerra, cioè attentato alla forma più semplice e basilare della vita, che è quella terrena. E che indubitabilmente va difesa, anche con la forza, quando i convinti e “abbagliati” assertori di verità diverse, vogliono imporcele con la sopraffazione violenta.

    Ed è così che il cerchio si chiude: “In Lui (il Verbo di Dio) era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Giov. 1,4).

  13. ‘Le tue convinzioni sono altrettanto totalitarie delle mie, e forse meno motivate.’

    Scusa non sono riuscito a leggere per un po’, mi limito a farti notare che nello stato Pontificio (o in qualunque paese dell’ancien regime che perseguiva le eresie) io sarei stato costretto ad abiurare le mie opinioni con la minaccia della tortura e del rogo, mentre tu nella democrazia liberale hai diritto di espressione e di culto. Quindi no.

    La mia motivazione non è una dottrina, ma la convivenza civile e la riduzione delle sofferenze.

    Sui singoli casi (la droga libera) persone diverse hanno idee diverse su cos’è istigazione a delinquere e cosa no. Anche queste diversità sono parte del gioco e vengono gestite in una democrazia liberale; malissimo che vada, a maggioranza.

  14. Appunto, Quente: a maggioranza; e probabilmente la maggioranza era per perseguire quegli eretici. Forse dai troppo per scontato che i paesi “ancient regime” si basassero su un uso dispotico della forza contro le intime convinzioni dei loro cittadini. Storicamente, non è stato così: è la tipica leggenda progressista senza basi reali. Per il resto, dillo ai gilet gialli.
    Probabilmente il rogo non si usa più, salvo applicarlo – per il momento – in effige al personaggio sgradito; ma provati ad esprimere una “eresia” come “il fascismo era bello” o qualcuna delle opinioni che ho già elencato, e vediamo che ti accade. Nella tua democrazia liberale puoi anche essere imprigionato perché pensano che tu abbia pensato di fare una cosa – leggiti le motivazioni della sentenza Formigoni. Oppure, quanto al culto, ripetere le posizioni cristiane su sodomia e matrimonio.
    Tu asserisci che la tua non è una dottrina, ma la convivenza civile e la riduzione delle sofferenze. Che effettivamente sono due dottrine, non una. Cosa sia poi la tua definizione di “civile” sarebbe interessante discuterlo. Quelli che ne escono, che fine fanno? Circa la riduzione delle sofferenze, mi viene in mente una vignetta del mago Wiz di qualche annetto fa. Uno straccione va dal re e gli domanda: “Come mai non avete fatto la guerra alla povertà?” “Ma l’ho fatta, buon uomo”, risponde il re. “E come mai sono così?”, quello domanda. E il re risponde: “Voi l’avete persa.”
    Vedi, il problema ritorna sempre lì: cosa sia la verità, su cosa si fonda e se questa possa cambiare. Ti posso suggerire una lettura? “Ortodossia”, di Chesterton.

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