Medaglia! Medaglia!

E’ finalmente successo. Non ne potevo più; mi domandavo continuamente, dov’è che sbaglio? Cosa sto facendo di male?
Invece, ecco. Sono stato censurato da Facebook! Ancora non so se mi abbiano bandito in permanenza oppure solo per i due articoli della settimana passata, ma resta il fatto che “non mi adeguo ai loro standard”. Non so neanche se la censura sia dovuta ad un algoritmo automatico – che so, tutti quelli che parlano di maternità o di aborto postnatale o di news censurate finiscono automaticamente nel cestino – oppure se qualche lettore abbia deciso che ero troppo cattolico per continuare a postare impunemente, e in nome della pluralità di opinioni e della libertà abbia ritenuto doveroso denunciarmi.

Fatto sta che adesso ho questa conferma che mi conforta sul fatto che io stia seguendo la strada giusta. Perché quando qualcuno, qualcosa di così adagiato sulla mentalità laicista ti blocca, è una medaglia al merito. Se prima, occasionalmente, avevo dei dubbi sul mio eventuale ingresso su quel social, adesso me li sono tolti del tutto. Amici, vi lascio al vostro pensiero unico, attenti a non sgarrare.

Mi chiedo: i miei amabili troll, i miei corrispondenti liberal cosa ne pensano della vicenda? Compresi coloro veloci a stigmatizzare l’Indice dei libri proibiti dei secoli che furono. Quest’ultimo era volto a colpire l’eresia e, diciamocelo pure, non funzionò mai davvero. Ma si fondava su due capisaldi: il fatto che esistesse un dogma, una verità tenuta per certa, e il fatto che chi vi si opponeva si ponesse fuori dalla Chiesa – di qui la scomunica per chi infrangeva la proibizione.

Ma la censura mondana di cui sono oggetto, su che dogmi si basa? E qual è lo scopo di nascondere eliminandoli i fatti nudi e crudi, certi studi, certe verità?
Sembrerebbe quasi che siamo in presenza di una religione del faccia-libro che non vuole tanto abolire le voci dissenzienti quanto abolire i fatti che dissentono.

Amici facciabocchisti, non vi dico di levarvi da lì; solo, non fatevi inglobare dalla mentalità di quella falsa chiesa. Volete ancora pubblicarmi come un tempo? Non so se mettendo un link invece dell’articolo completo la censura funzioni nello stesso modo, si può provare; se così fosse, mi rassegnerò. Il blog per ora c’è, e se dovesse cadere anche quello ricorrerò al Samizdat, come si faceva sotto il regime sovietico.
Anche a quello servì poco nascondere il vero, anche se qualcuno ancora sembra non essersene accorto.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 marzo 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 20 commenti.

  1. Francesca Zana

    Ho condiviso “Cuore di mamma”su facebook. Mi è stato segnalato e impedita una ulteriore la pubblicazione. Solo copiando tutto il testo e pubblicandolo senza alcun link sono riuscita a ripubblicarlo.

  2. L’ho fatto anch’io qualche giorno fa, Francesca. E siamo in due…

  3. Forse sono ingenua ma me lo sarei aspettato per altri articoli, che toccano altri argomenti. Sono rimasta veramente allibita.

  4. anche postare le sue cose intacca pericolosamente gli “standard”A me ne hanno cancellati tre. Li ho ripubblicati con un gioco di copia incolla e sono in attesa dell’immancabile ban.E ho invitato qualche migliaia di persone ad iscriversi.Buon lavoro e grazie!

  5. Federico Fasullo

    Premesso che l’indice dei libri è un po’ diverso perché tu stai sfruttando un mezzo di comunicazione e quel mezzo di comunicazione ti sta dicendo che stai infrangendo le sue regole mentre l’indice era più “tu non devi usare mezzi di comunicazione”. Non so se capisci questa sottile differenza. E’ diverso “la palla è mia e tu non giochi” da “lo stato dice che solo quelli belli possono giocare a palla”.
    Detto ciò.
    Non credo che i tuoi articoli precedenti si meritassero la cancellazione perché non credo ledano alcuno standard di facebook. Probabilmente sono stati cancellati su segnalazione. A riprova che la moderazione su fb sia un po’ troppo aleatoria o partigiana.

    Postilla: il gender pay gap è una truffa delle femministe, non parlano mai del “maternity pay gap”, dato vero e consistente come spiegato anche da te.

    Cheers

    Fasullo

  6. Federico Fasullo

    Scusa il doppio post.

    Aggiungo una piccola postilla sul fatto che stanno tentando di escludere i siti non rinosciuti (es: testate giornalistiche di portata nazionale) dal sistema per evitare il diffondersi di fake news. Il fatto che tu sia un blogger contro una multinazionale porta ad un abuso di potere da parte loro.

    Federico

  7. Ho linkatio su Facebook la home page (non uno specifico articolo), dopo un’ora il post è ancora visibile, ed ha ricevuto il “mi piace” di qualche mio amico.

    Forse dovrai restituire la medaglia, almeno per questa volta… oppure la censura è sugli specifici articoli? Eppe, Francesca, a voi è arrivato qualche aggiornamento? Volete provare di nuovo?

  8. A me nulla, Felis, Ma non mi legge praticamente nessuno.

  9. Non so Berlicche, ma io quella “sottile differenza” di cui alla premessa di Fasullo, non la vedo proprio, anzi.
    Infatti fb, più che un banale “mezzo di comunicazione” tra i tanti, è la più gigantesca raccolta indifferenziata di testi scritti per essere divulgati; con oltre due miliardi di “scrittori” attivi e decine di miliardi di visualizzazioni al giorno. E’ più che uno Stato, è un Potere unico e assoluto.
    E quando, per onorare tutti i Canoni della correttezza politica, in questa raccolta viene attivato il sistema inquirente sui contenuti e sui loro autori (oltre al controllo sui lettori), questo Potere riflette nella prassi il modello già sperimentato (con scarso successo in realtà) dalla chiesa nei cosidetti secoli bui.
    E fb dunque non si limita a “segnalare” (con qualcosa di simile all’ Index librorum prohibitorum) i testi che il “credente” non deve assolutamente leggere; no, molto più economicamente, efficientemente e efficacemente, fb li fa sparire senza tante storie, con un semplice clic.

  10. Forse dovrei scrivere uno o due articoli sull’Indice. PS: L’Indice – a parte esser quasi una garanzia di successo del libro proibito – proibiva la diffusione di certe opere ma le permetteva se una certa persona era ritenuta in grado di comprendere l’errore ivi contenuto, fino a giungere al paradosso che certe opere “all’indice” ci sono giunte perché la Chiesa stessa le ha conservate. Ad esempio, la biblioteca leopardiana a Recanati ha una intera sezione di opere “proibite” che Monaldo, il padre di Giacomo, era autorizzato a detenere. L’effetto che ebbero su Giacomo lo conosciamo…

  11. ‘E’ più che uno Stato, è un Potere unico e assoluto.’

    Ma il problema qui è la censura (arbitraria e caotica: io ho segnalato fake news spudorate e vignette violentemente razziste, e mi è sempre stato detto che non violavano nessuno standard; è nota invece la solerzia con cui viene rimosso ad esempio il nudo di un’opera del diciannovesimo secolo), o il potere che stiamo dando, volontariamente (mi metto in mezzo), a un privato?

    Perché da un punto di vista formale la differenza tra la censura su FB e l’index librorum prohibitorum non è ‘sottile’ (evidentemente quello di Fasullo era un eufemismo), ma enorme, nel senso che Facebook è una piattaforma proprietaria, che può decidere di rimuovere il link al blog di Berlicche esattamente come Berlicche può bannare dal suo blog un commentatore molesto; mentre l’Indice era legge negli stati Pontifici (e poteva essere recepito come legge in altri stati), indipendentemente dalla ragionevolezza ed equità con cui veniva applicato (penso che ai rabbini che si sono visti bruciare le copie del Talmud a Roma nel sedicesimo secolo la proficua lettura del loro testo religioso da parte di Giacomo Leopardi alcuni secoli dopo non sia stata una grandissima consolazione).

    Per un approccio liberale classico (quello che Che Guevara, mi spiace doverlo citare, chiamava ‘libera volpe in libero pollaio’) Zuckerberg ha tutto il diritto di rimuovere i contenuti che vuole. I limiti di questo approccio sono evidenti, di fronte alla realtà dei monopoli, degli oligopoli, delle discriminazioni sistematiche ecc. ecc. Le alternative, altrettanto opinabili.

  12. Infatti io non contesto a Zuckenberg, o chi per esso, il diritto di cancellarmi i post; evidenzio solo quale ideologia sia dietro quella cancellazione, perché il rischio è diventare schiavi applaudendo lo schiavista.
    Non per niente io non sono su Facebook: per scelta.
    Però è indicativo che tu conceda quel diritto a Zuckenberg ma non agli stati sovrani, dove il cristianesimo era il sostrato delle leggi e quindi l’eresia era una minaccia diretta a quello stato e a quella convivenza civile. L’eresia, infatti, mira esplicitamente a minare la verità acquisita sostituendola con la sua; quali gli effetti lo si può vedere chiaramente nella civiltà odierna. Non era, come affermi, “indipendente(mente) dalla ragionevolezza ed equità con cui veniva applicato”, perché il criterio era appunto applicarlo con ragione ed equità; ma con criteri che non sono i tuoi. Mentre nella censura di FB questi criteri non sono esplicitati direttamente, ma sono sottesi da ciò che viene bannato: fuori dalla ragione e anche dall’equità.

  13. Io lo concedo a Zuckerberg perché la mia libertà di espressione, di culto (o di assenza di culto), di movimento ecc. ecc. non dipendono dalla mia presenza su FB. Zuckerberg non viene a casa mia a bruciarmi i libri. Non chiude il tuo blog su WordPress (potrebbe COMPRARE WordPress, e questo è un altro problema, che affronto dopo).

    Il potere di Zuckerberg – il potere ECCESSIVO di Zuckerberg – deriva in buona parte dalla pigrizia dell’utente medio di internet che anziché sprecare dieci millisecondi per digitare nel browser berlicche.wordpress.com o l’indirizzo di una testata online di notizie apre Facebook e aspetta che l’algoritmo proprietario di quel sito gli presenti graziosamente le notizie del giorno. In questo modo, basta una piccola modifica di quest’algoritmo (normalmente non motivata dalla censura, ma da considerazioni puramente monetarie) e un blog o, in maniera più rilevante per la possibilità di molte persone di guadagnarsi da vivere facendo i giornalisti, una testata online vede dimezzare le visualizzazioni. Ci possiamo concedere cauto ottimismo solamente perché questo ‘utente medio’ ha ormai più di 40 o 50 anni (l’età anche di chi condivide con maggiore probabilità ‘fake news’), e quindi è possibile che le generazioni successive utilizzino internet in maniera più consapevole.

    In secondo luogo, il potere di Zuckerberg deriva dal modello di proprietà dell’attuale apparato legale-economico statunitense e internazionale per quanto riguarda il mondo digitale. Marx (sempre lui) ci insegna che non esiste una proprietà ‘naturale’ con regole eterne. La proprietà segue leggi e consuetudini che dipendono dal sistema produttivo (e, anche se questa seconda componente è sempre sottostimata da Marx, dalla cultura e morale dell’epoca). La concentrazione di potere mediatico di Zuckerberg è con le attuali leggi possibile, un domani, forse, no. Magari proprio grazie alla stessa Elizabeth Warren che veniva fuori nell’altro thread: https://tech.co/news/elizabeth-warren-break-tech-companies-2019-03.

    Il potere, se ne ha la possibilità, diventa abuso di potere; indifferentemente dalla moralità di chi lo detiene e dalle intenzioni. Per te, praticamente, va bene se lo stato decide cosa è giusto pensare, e se solo una ristretta cerchia di persone fidate hanno diritto di leggere i Pensieri di Pascal, il trattato teologico-politico di Spinoza, i saggi di Montaigne, l’opera omnia di Hobbes, le lettere persiane di Montesquieu, i Delitti e le pene di Cesare Beccaria… vogliamo vivere in una società che viene minata da Cesare Beccaria? Anche no, direi. Miniamola. E se c’è un modo democratico, non autoritario, non eccessivamente statalista di limitare il potere di Facebook di condizionare le nostre letture, troviamolo. Altrimenti aggiriamo Facebook.

  14. Ci sono due pesciolini che vanno nuotando. Incontrano un pesce più vecchio di loro che li saluta, dicendo “Bella l’acqua stamattina, eh?” e si allontana. Uno dei due chiede all’altro: “Che intendeva? Cos’è questa acqua?”
    Se la maniera con cui si accede alla realtà è FB, se FB mi toglie una parte della realtà io non me ne accorgo. Se le notizie le leggo ad twitter, e questa mi applica il shadowban, quanti diranno “Ehi, Berlicche è un po’ che non scrive”, e quanti manco se ne accorgeranno? Io cerco di differenziare gli input, ma se tutti censurano, che spazi ho?
    E qui viene il secondo punto: che questa censura non è esplicita, ma mascherata.
    Una discussione interessante è: io, potere, cioè “che posso”, devo proteggere coloro che si affidano a me? Uno stato, ad esempio, ha diritto a far tacere i truffatori? Coloro che dicono il falso o incitano all’odio e alla violenza? Dove finisce il diritto a parlare e dove inizia ad essere doveroso intervenire?
    E’ una cosa che chiunque debba gestire qualcosa di pubblico si chiede. Ad esempio, in questo blog si chiede di essere onesti intellettualmente (non mentire consciamente), non insultare, non essere distruttivi (es. flood). Le regole sono chiare, scritte sotto, se non le rispettate avviso per tre volte e poi bandisco. Abuso? Ci può essere, siamo umani. Ma cosa cerchiamo davvero, perché leggiamo, perché scriviamo? Per sete di potere o sete di verità?

  15. ‘Una discussione interessante è: io, potere, cioè “che posso”, devo proteggere coloro che si affidano a me? Uno stato, ad esempio, ha diritto a far tacere i truffatori? Coloro che dicono il falso o incitano all’odio e alla violenza? Dove finisce il diritto a parlare e dove inizia ad essere doveroso intervenire?’

    Ma per molte persone che plaudono alla censura ‘politicamente corretta’ è chi la pensa come te a dire il falso o a incitare all’odio. All’interno di FB o di Twitter ci saranno sicuramente persone che in buona fede vogliono combattere l’omofobia o le discriminazioni o che so io (ai vertici, l’atteggiamento è moooolto più ambivalente come penso di aver argomentato lungo in un altro thread). Il problema non è l’intenzione, ma il potere. La dottrina liberale mira a limitare il potere dello stato, il pensiero socialista quello del capitale, e non è un caso che la tradizione più nobile, meno compromessa (e inevitabilmente più fallimentare) della storia italiana recente sia quella liberal-socialista. Poi certo a un certo punto il legislatore e il giudice deve mettere il becco: l’incitazione alla violenza, la diffamazione a mezzo stampa, il procurato allarme ecc. ecc. Ma tu pensi che gli stati (sovrani, democratici, ecc) dovrebbero implementare delle leggi ‘anti-fake news’? Non avresti il sospetto che utilizzerebbero questo potere per tacitare le voci scomode (magari, con una scusa, anche il tuo blog)? Saresti disposto a dare allo stato italiano (fino a prova contraria democratico) il potere di censurare i pensieri ‘dannosi’, che concedi retrospettivamente a quello Pontificio?

    ‘Le regole sono chiare’: le regole del tuo blog sono abbastanza chiare. Anche se ne abusassi, abuseresti del limitatissimo potere di limitare il diritto di postare un commento al tuo blog. Le regole per cui un libro finiva nell’Indice dei libri proibiti erano così chiare? E se erano chiare, erano condivisibili?

  16. Sì, le regole erano chiare perché la dottrina era chiara; e se c’erano dei dubbi, uno poteva ricorrere. Invece io “non so” perché i miei post sono stati bannati: per una frase, per l’argomento? E se sì, per quale?
    Sulla censura provo a scrivere qualcosa adesso, poi piuttosto vediamo.

  17. Penso che in fondo la mancanza di trasparenza di Facebook venga in buona parte da una considerazione di costi-benefici…

    Un “censore robotico”, una volta implementato, costa relativamente poco. Un censore-umano-di-secondo-livello a stipendio minimo (immagino lo stereotipico laureato in danza folkloristca ungherese che deve in qualche modo ripagare i debiti universitari) costa anche lui relativamente poco, e magari integra lo stipendio con la soddisfazione di poter compiere qualche piccolo abuso di potere. Anche un utente che abbandona Facebook perchè più volte censurato costa poco, soprattutto se risultava impervio alla pubblicità.

    Viceversa, dover giustificare razionalmente (e non mediante un messaggio generico) ogni post respinto sarebbe molto più costoso, come pure perdere un importante inserzionista perchè Facebook “non fa abbastanza contro gli odiatori”.

  18. Federico Fasullo

    Ci tengo a ricordarti che una volta mi hai censurato perché mi stavo ostinando a dire che Formigoni era indagato per corruzione (ora condannato) e te non riuscivi ad ammetterlo.

    Fasullo

  19. Se ti ricordi bene, le cose erano andate in maniera un po’ diversa… se avete la pazienza di ripigliare quel thread.

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