Cuore di mamma

Confesso che, in prima battuta, sono rimasto davvero stupito. Sì, perché che le donne ricevano in media stipendi più bassi rispetto agli uomini a causa del sessismo è una di quelle verità che ci sono state inculcate fin da piccoli e che non ci sogneremmo mai, da soli, di mettere in dubbio.
Senonché, se fate un attimo mente locale, è davvero così vero nella vostra esperienza, in quello che vedete intorno?
Attenzione, non sto negando che vi possano essere discriminazioni e abusi sul posto di lavoro. Non lo negano nemmeno gli autori dei nuovi studi che ho letto, ci sono eccome; ma quello che sostengono, con una gran mole di fatti a sostegno, è come, in realtà, la spiegazione della differenza negli stipendi sia un’altra. Non è paga differente per stesso lavoro, è dovuto al fatto che le donne fanno lavori differenti, e per buoni motivi.

Guardate questo grafico che evidenzia le differenze di paga nelle donne rispetto agli uomini prima e dopo la nascita del primo figlio.

Impressionante, vero? E stiamo parlando di nazioni che dovrebbero essere, e sono, all’avanguardia per le “pari opportunità”. In queste nazioni, come in ogni altra nazione studiata, la paga netta delle donne crolla non appena hanno un figlio. C’è un grafico analogo che traccia la partecipazione alla forza lavoro: le curve sono del tutto paragonabili.

Queste curve non dipendono, in larga parte, neanche dai sussidi che gli stati danno alla maternità. Dipendono invece pesantemente dalla cultura: cioè da quanto una donna ritiene meglio, per i propri figli, la presenza costante e amorevole di una madre nei loro primi anni di vita. La differenza delle entrate è meno pronunciata per quegli stati, quelle culture, per cui non è così importante la presenza materna nella vita del neonato.

Ora, qualcuno potrebbe dire: il problema permane, in quando le donne dovrebbero tornare a lavorare, è impedito loro di esprimersi. I dati evidenziano una realtà differente: le donne, nella grande maggioranza dei casi, vogliono fare le mamme. La forzatura è piuttosto il dover tornare a lavorare. Sono molte di più le madri che vorrebbero stare con i figli e sono invece costrette dal bilancio familiare ad un impiego fuori casa che quelle del caso inverso. E non è neanche un caso di mancanza di asili. Una mamma pensa di poter fare un lavoro migliore nell’allevare il proprio figlio di una struttura, qualsiasi essa sia. E sapete una cosa? Ha ragione.

I bambini di poche settimane o mesi, quando la donna dovrebbe tornare al lavoro, sono ancora degli esserini in disperato bisogno di affetto e cure. La presenza fisica della madre è insostituibile. I battiti del cuore e i respiri delle madri si sincronizzano con quella dei loro bambini, insegnando loro a regolarizzarli, stabilizzando così alcuni dei più importanti processi corporei. Il seno materno cambia persino temperatura per scaldare o raffreddare il bimbo. Anche il latte materno si adatta come composizione, secondo la sua necessità in ogni momento dell’infanzia. Gli studi dimostrano che i livelli di sofferenza e stress calano bruscamene al solo sentire la voce materna, e i bambini malati guariscono più in fretta.

L’attaccamento alla madre dalla nascita fino a tre anni è cruciale per definire l’abilità del piccolo di amare e di essere amato nel corso della vita adulta, ed è correlato con la percentuale di criminalità, di aggressività e di formare famiglie forti. Viceversa, più presto il bambino entra in strutture di asilo più alte sono le probabilità di disagio emozionale e comportamentale. Gli indici sono terribili. Questi effetti nefasti sembrano iniziare se il bambino trascorre più di 15-20 ore alla settimana lontano dalla madre.

I dati dimostrano che l’istinto di mamma non si sbaglia. Forse dovremmo fare in maniera di assecondarlo, di fare in modo che una donna, una madre possa esaudire il suo più grande desiderio: il meglio per i propri figli. Che non vuol dire asili nido statali a basso prezzo, ma proprio il bene dei suoi figli. Stare con loro. Senza essere costretta a lasciarli perché i soldi non bastano.

Si farebbero più figli; i figli, e le madri, sarebbero più felici, e anche migliori. Politici, più biologia, meno ideologia.
Ascoltatele queste donne, una buona volta.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 marzo 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 34 commenti.

  1. Un povero e indigente contadino,
    con imbarazzo e vergogna,
    è costretto a mettere all’aratro
    la sua unica mucca che da latte.

    Da quando è mondo,
    senza imbarazzo e vergogna,
    mandiamo la donna a lavorare.

    La società che poi nasce
    sarà senza imbarazzo e vergogna.

    Imbarazzante negarlo?

  2. Maria Rita Polita

    Reddito di maternità?……..!!!!
    perché LIBERAMENTE, CIASCUNA DONNA POSSA SCEGLIERE!
    Quanti sanno di questa proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta dal Popolo della famiglia?
    Quanti sono andati a firmare?
    Io sì.
    Maria Rita Polita

  3. Maria Rita ha ragione! Con questo post, Berlicche, meriti una tessera ad honorem del Popolo della Famiglia. La proposta di legge di iniziativa popolare proposta dal PdF è tuttora alla ricerca delle firme necessarie per la presentazione al Parlamento. Per cortesia, vai anche tu a firmarla.

  4. Ti informo che molte persone su Facebook segnalano di aver condiviso questo post e che Facebook lo ha censurato “perché non rispetta gli standard”.

    Si aprono le scommesse su cosa abbia fatto scattare l’allarme psicoreato.

  5. Berlicche, i dati non importano a nessuno, la scienza non interessa a nessuno, importa solo l’ideologia da difendere ad ogni costo.
    Trasmissione radiofonica sulla prima rete nazionale, il giorno della pubblicazione dei dati demografici dell’anno precedente. Lettura di dati vari: tasso di natalità più basso da n-mila anni a questa parte, situazione drammatica. Nel sud Italia si fanno più figli che al nord. Nel sud Italia il tasso di occupazione femminile è molto più basso che al nord. Domanda del conduttore a una delle ospiti (tutte rigorosamente donne): cosa potremmo fare per migliorare questa situazione e incentivare le nascite? Ospite: beh, sicuramente occorre che il governo agisca per incentivare il lavoro delle donne, soprattutto il rientro… EH????

  6. Quanto hai ragione, Berlicche…

    La Provvidenza mi ha dato il bene di far arrivare la crisi economica sulla mia attività proprio in concomitanza con la nascita di mia figlia…

    quindi niente commesse, niente lavoro ma tanto tempo da dedicare alla mia bambina che ho seguito passo passo in ogni suo giorno di vita e che sta ora diventando una bella signorina, sicura di sè, piena di amore e capace di dare a noi e agli altri attenzioni e considerazione ancora più di quanto ne abbia ricevuto… Insomma il migliore affare della mia vita…

    ora che è grandicella anche il lavoro per me sta tornando… la Provvidenza vede e provvede…

  7. Probabilmente non mentiva abbastanza per i loro gusti. Ragione di più per non essere su Facebook: non durerei due minuti.
    PS: scommetto che quelli che l’hanno censurato se parli loro dell’Indice arretrano inorriditi per quel passato oscurantismo.

  8. ‘I bambini di poche settimane o mesi, quando la donna dovrebbe tornare al lavoro, sono ancora degli esserini in disperato bisogno di affetto e cure. La presenza fisica della madre è insostituibile. I battiti del cuore e i respiri delle madri si sincronizzano con quella dei loro bambini, insegnando loro a regolarizzarli, stabilizzando così alcuni dei più importanti processi corporei. Il seno materno cambia persino temperatura per scaldare o raffreddare il bimbo. Anche il latte materno si adatta come composizione, secondo la sua necessità in ogni momento dell’infanzia. Gli studi dimostrano che i livelli di sofferenza e stress calano bruscamene al solo sentire la voce materna, e i bambini malati guariscono più in fretta.’

    Premesso che, nel contesto dei ricchi paesi occidentali industrializzati, la legge prevede un congedo di maternità obbligatorio quanto meno per quanto riguarda le prime ‘poche settimane’ (e anche i primi mesi), con l’unica eccezione degli Stati Uniti, volevo fare un’osservazione.

    Ho recentemente scoperto (diventando papà) che lo zeitgeist per quanto riguarda le questioni della maternità e della cura dei figli è veramente moooolto focalizzato sull’unicità della madre, sulla fisicità, naturalezza, determinazione biologica del rapporto tra madre e figlio (la ‘diade’), tra parto naturale, allattamento al seno, fasce, marsupi. Che stupisce in un mondo che si vuole dominato dalle ideologie ‘genderiste’ che quindi dovrebbero sminuire questi aspetti così ‘discriminatori’ nei confronti di famiglie adottive, gestazioni per altri ecc. ecc. E questo zeitgeist non è certo tenuto in vita da cellule di cattolici resistenti ma coinvolge istituzioni che (sempre secondo la vulgata della minaccia ‘gender’) dovrebbero essere totalmente compromesse dalla lotta contro le naturali differenze tra uomo e donne, vedi l’OMS (dove paradossalmente le raccomandazioni sull’allattamento al seno sono contestate dagli emissari dell’amministrazione Trump, che difendono l’autonomia delle donne lavoratrici – nonché gli interessi di ‘Big Milk’) o si parva licet le ostetriche del consultorio del mio distretto sanitario con la loro promozione dell’alimentazione complementare, del co-sleeping ecc. ecc.

    Al che io dico: tutto vero, tutto bello, ma con juicio. Tanto per cominciare, obietterei alla narrazione che contrappone una maternità ‘naturale’ o ‘tradizionale’ in cui la donna è tutta dedicata alla sua creaturina, a una maternità mutilata dalla modernità in cui la madre carrierista mette il pargolo all’asilo. Un tempo la madre magari non lavorava, ma (in assenza di elettrodomestici, acqua corrente, riscaldamento ecc.) aveva probabilmente meno tempo di adesso per placare con la sua voce le ansie dei bambini piccoli che spesso erano accuditi da una sorella maggiore (e, non dimentichiamo, crepavano come mosche).

    Poi, ti posso assicurare che i livelli di stress di mia figlia si abbassano molto rapidamente anche con la mia voce – basta essere un po’ più coinvolti da padri fin dall’inizio (anche se il congedo di paternità da noi è una barzelletta, e tocca prendersi ferie, per chi può permetterselo) e si diventa molto utili per la sopravvivenza della madre.

    E infine, sicuro, le donne nella maggioranza dei casi ‘vogliono fare le mamme’. E sono d’accordo, nella maggioranza dei casi, il legame fisico con i figli è fortissimo (anche se rivendico con orgoglio il mio contributo da supplente, o meglio genitore numero 2). Però poi vogliono anche tornare a fare altro, anche quando non devono per forza. Questo può succedere quando il bambino ha 4, 6, 9 mesi, un anno o tre o quattro (e/o possono decidere di avere altri bambini: che se proprio vogliamo per il primogenito è molto più traumatico che non avere una mamma lavoratrice). E siamo comunque nel contesto di una maternità molto più tutelata di quanto era nei bei tempi andati.

  9. Certo, Quente. Ciò non togie che la vulgata sia “metteteli nel nido il prima possibile, in maniera che la donna possa al più presto tornare produttiva”. Letto non più tardi di ieri.
    C’è una certa proposta che vorrebbe toglierli alle famiglie appena nati, per allevarli statalmente. E c’è la censura di Facebook – che non fa le cose a caso.
    Fatti delle domande, datti delle rispsote.

  10. Guarda, io ti parlo dell’esperienza quotidiana. I messaggi che passano, a livello di istituzioni, società scientifiche, riviste e libri divulgativi, social network, passa parola sono quelli che ho detto… è una esaltazione della maternità come legame unico, biologicamente determinato, desiderabile che tra l’altro è ideologicamente trasversale, dai vecchi feudi femministi dei consultori alle parrocchie (passando per i relitti della New Age).

    Sono d’accordo che, se le regole di Marx valessero sempre, per un sistema produttivo che deve mettere sempre più carburante e che non vuole investire gli introiti fiscali per favorire congedi di maternità più lunghi, ci dovrebbe essere un’ideologia dominante che disprezza l’allattamento al seno, il bonding, lo skin to skin, il crawling ecc. ecc. Ma è esattamente il contrario: lo constato ogni giorno.

  11. Quente, con tutto il rispetto: non lo vedo. Basta rileggersi un po’ dei giornali della giornata della donna appena trascorsa: quanti hanno parlato della maternità come tratto distintivo ed identificativo della donna? Se li trovi, ti prego, mandameli a mo’ di esempio…

  12. PS: per essere certo di non essere ideologico, mi sono fatto prima una bella rassegna stampa, poi ho consultato twitter con #8marzo. Su circa 400 tweet esaminati, ce n’era uno con madri e figlie, con su la scritta “chissà se me lo bannano”

  13. Sì ma tu stai limitando il tuo esame su un fenomeno circostanziato e fortemente convenzionale, cioè quello della retorica della festa della donna. Per forza se parli di mamme susciti la reazione: ‘essere donna è più che essere madre’ (che poi, tecnicamente, è ineccepibile… se non altro perché l’8 marzo è anche la festa delle donne che non possono, non vogliono o non hanno ancora avuto figli).

    Il tuo post, partendo da un’argomentazione tipica femminista (il ‘gender gap’ degli stipendi) vuole dimostrare che in realtà meglio per le donne, e per tutti, sarebbe che le madri (a voler essere puntigliosi: una percentuale delle donne) avessero più tempo per stare con i loro figli e non subissero condizionamenti economici o culturali a tornare subito al lavoro. E chiudi ‘ Politici, più biologia, meno ideologia.’.

    E quello che ti sto rispondendo io è che, negli anni ’10 del ventunesimo secolo (non so come fosse quando sono nati i tuoi figli), una neo-mamma italiana (non una generica utente femmina su twitter l’8 marzo) tipo mia moglie è sottoposta invece attraverso una moltitudine di canali (il ‘corso pre-parto’ proposto dall’azienda sanitaria, Facebook, le amiche, la stampa/TV generalista, la stampa divulgativa specializzata) a un messaggio che è assolutamente in linea con il tuo ‘più biologia’ e che è invece totalmente in contrasto con quello del femminismo old school (‘dedicarsi a se stessa/all’umanità/alla sorellanza, non ai figli’), con la cosiddetta ideologia gender o anche semplicemente con le cautele della correttezza politica. Persino i coordinatori dei pochi asili nido che offrono sezioni ‘lattanti’ (4-12 mesi; noi per fortuna riusciremo a evitare), quando vai a informarti, ti fanno capire che sono riluttanti ad accogliere bambini così piccoli.

  14. Facebook sta bannando un po’ alla volta molti blog su WordPress che, se vai a vederlo, non è certo un blog che possa far paura a chi manipola l’informazione. Sono gli stupidi algoritmi di FB. Più volte gli ho scritto per far rimuovere l’impedimento, ma mi risponde in messaggio automatico. Alla fine ho creato un altro blog dove riverso i miei post e continuo a pubblicare le stesse cose su FB.

  15. Compreso il mio blog che se vai a vederlo*

  16. x Quente: I miei figli ormai sono in medio-tarda adolescenza; può darsi che sia per questo che non riscontro quello di cui tu mi parli, al di fuori di canali “cattolici” che non sono certo quelli più diffusi o visti di buon occhio nel “mondo”. Ma, al di fuori di quelli, sui siti\giornali generalisti di quello che mi dici non trovo traccia. La sola esaltazione del rapporto genitori-figli la trovo per quelle persone che hanno praticato l’utero in affitto… mentre normalmente vedo articoli su studi “scientifici” che asseriscono che un figlio ti ruba quindici anni di vita, sei di sonno e uno stipendio e mezzo. E che per essere genitore devi essere superspecializzato in infantologia, avere una, meglio due, paghe da dirigente e una villa isolata, altrimenti il povero piccolo nascendo sarebbe traumatizzato. e, mi raccomando, niente famiglie numerose, se no sei nemico dell’umanità.
    C’è da chiedersi come la specie umana sia vissuta finora.

  17. admin @CostanzaMBlog

    L’ha ribloggato su il blog di Costanza Miriano.

  18. Io posso solo condividere in pieno.. io sono una di quelle donne che è tornata a lavorare dopo qualche mese fortunatamente part time ma che vorrebbe non dover tornare a lavorare.. tra il primo e secondo figlio ho avuto un periodo di disoccupazione e se non fosse stato per i soldi di cui avevamo bisogno non sarei tornata a lavorare.. ho notato la differenza nei miei figli e nella generale serenità familiare nell’anno e mezzo che non ho lavorato.. forse perché ero più tranquilla io, quando i bambini ormai in età di asilo erano via riuscivo con calma a fare le cose (e sono tante!!) a casa, con soddisfazione e sapevo che lo facevo per il bene della mia famiglia, per dare il meglio a loro.. quando i bimbi tornavano dall asilo alle 15.30/16.00 mi dedicavo a loro e sapevo che se non avevo terminato qualcosa avevo comunque la mattina dopo.. anche il solo lavorare part time invece crea quelle frenesia nella vita familiare e i bimbi ne risentono.. e tante mie conoscenti se non avessero bisogno di un secondo stipendio se ne starebbero a casa!! E non perché sono più o meno brave di quelle che lavorano e aspirano alla carriera ma perché sentono la vocazione e l’importanza di curare il nido della propria famiglia con serenità e calma..perché è vero che i soldi servono ma le persone si curano con l’amore in primis..quindi come quelle che vogliono fare carriera e stare tutto il giorno fuori casa sono libere di sceglierlo perché non si può scegliere di stare a casa? Perché realmente non si può.. e noi,per esempio, nemmeno facciamo spese pazze, limitiamo i pasti comprati fuori casa, non fumiamo e non aperitiviamo mai, quindi facendo un analisi i nostri giadagni vanno nei beni essenziali, spese benzina scuola rata macchina ecc…cose comuni…attualmente pensare per quanto lo desidererei di stare a casa è impensabile.. ma solo per un fattore economico.. anche se poi in realtà ho sperimentato la provvidenza nei momenti più difficili, ma diciamocelo chiaro che la società di oggi non ci da scelta. Non raccontiamocela, la maggior parte delle donne vorrebbe avere più tempo di poter fare la mamma!!

  19. Ho avuto due figli negli ultimi 4 anni e posso confermare in pieno quello che dice quente. In ospedale, nei corsi pre-parto, nei gruppi Facebook delle mamme si assiste ad un martellamento ossessivo che esalta il rapporto madre-figlio/a, che glorifica gli aspetti positivi dell’allattamento al seno e stigmatizza tutto ciò che non è naturale ecc. Si tratta di convinzioni che, a pensarci un minimo e come sottolineato dallo stesso quente, vanno in netto contrasto con quanti proclamano i sostenitori della fluidita dei generi e del diritto ai figli garantito per tutti (anche au maschi omosessuali). La contraddizione è tanto palese quanto ignorata dai più. E su questo mi discosto dal pensiero di quente che nell’esaltazoone del rapporto madre/figli vede la prova che alla fine il “gender” non sarebbe poi così fortemente sponsorizzato. In realtà, più semplicemente, il cittadino medio che pensa i pensieri mainstream non sta li tanto a ragionare su eventuali incongruenze che esistono tra due tematiche all’apparenza slegate tra loro. E così vedo su Facebook un’amica ostetrica affiancare post da talebana dell’allattamento al seno (ché se una povera mamma per vari motivi ci rinuncia ne esce come una specie di delinquente) ad apodittici peana politically correct sul diritto delle coppie omosessuali maschi dibavere tutti i figli che desiderano.

  20. Interessante. A me non ne arriva neanche l’eco.
    Teoricamente, dovrebbe essere affiancato da un simile impeto per il rapporto padre-figli 3+, quando la parte materna deve progressivamente lasciare il posto. Sbaglio o di questo invece niente?

  21. Mi stupisco che ci sia qualcuno che ancora si meraviglia della schizofrenia generale della società. Voglio dire, non è affatto strano che la stessa persona esalti l’allattamento al seno e, subito dopo, sostenga il diritto alla genitorialità di due uomini. La cultura dominante è incoerente da sempre, come tutte le cose costruite sulla convenienza personale momentanea e non sulla realtà.
    Se ci pensate, gli uomini e le donne sono uguali, con cervelli uguali, ma le donne sono più intelligenti, multitasking e intuitive. Il suicidio è una piaga sociale e dobbiamo aiutare le persone in difficoltà, ma l’eutanasia deve essere un diritto per tutti. Una donna deve essere libera col suo corpo, senza assurde regole, ipocrisie e bigottismi, non deve essere giudicata, ma mercificarsi per una ricarica telefonica è scandaloso e indice di degrado. Se un bambino viene abbandonato in ospedale si fanno appelli sulla televisione nazionale perché la madre ci ripensi, ma se provi privatamente a convincere una donna a non abortire ledi la sua libertà di scegliere.
    Posso continuare per dieci pagine.

  22. Cara cacciatrice, si tratta di dissonanza cognitiva: incapacità di vedere le conseguenze di ciò che si sostiene sulla realtà, incapacità di vedere come la realtà indichi come assurdo ciò che si crede. Questo perché molte volte “crediamo” cose su cui davvero non abbiamo mai riflettuto, come canticchiare una canzone senza averne mai capito le parole. Accade nei casi che hai elencato, accade tante volte anche a noi, se non approfondiamo continuamente.
    E’ un lavoro, ma occorre farlo, se non vogliamo essere i troll di noi stessi.

  23. Non potrei essere più d’accordo.

  24. @Enrico: la contraddizione è reale ma di rilievo pratico molto inferiore a quello che si può pensare (a differenza della vera dissonanza cognitiva tra esaltazione della maternità e modello produttivo ad essa ostile). Il fatto è che noi tutti (da una parte e dall’altra della barricata diciamo) viviamo in una bolla. In particolare mi sembra che i cattolici impegnati sovrastimino enormemente l’impatto della kulturkampf per quanto riguarda le questioni di genere, diritti civili omosessuali, lotte per il politicamente corretto ecc. ecc. Nel mondo reale – quello, appunto, dei corsi pre-parto, dei gruppi FB delle mamme, dei volantini dell’azienda sanitaria il messaggio è prevalentemente a senso unico, ed è quello che descrivi bene.

    Ed è un messaggio che va bene fino a un certo punto. Perché il passaggio dalla ricerca di base a messaggi apodittici, ideologicamente connotati, colpevolizzanti, nevrotizzanti è una caratteristica saliente del mondo dell’informazione ostetrica e pediatrica. Cioè non è misurando il cortisolo urinario o la pressione a una manciata di bambini che ascoltano la voce della mamma si possono trarre conclusioni sull’opportunità di mandare un lattante all’asilo nido. Se in medicina si prendessero decisioni in base a evidenze di questa qualità e raccomandazioni di questa forza, tanto varrebbe rivolgersi agli sciamani. Persino la scienza che sta dietro alla raccomandazione di allattare al seno (nei paesi del primo mondo, intendo) è esile a dir poco. @Berlicche scrive nel commento ‘C’è da chiedersi come la specie umana sia vissuta finora.’, ma questo è vero in molti sensi, tipo il fatto che per secoli i figli delle classi più agiate sono stati cresciuti (e in molti casi allattati) da personale di servizio: i borghesi e gli aristocratici del passato erano tutti nevrotici per sindrome dell’abbandono? Chissà, forse anche sì. E se prendiamo in considerazione, nel suo complesso, la cura dei figli nei millenni che ci hanno preceduto alla domanda retorica ‘com’è vissuta la specie umana finora’ c’è una risposta molto facile: facendo un sacco di figli, per sostituire quelli che crepavano di diarrea, di polmonite, di fame, di febbre, di incidenti domestici o di maltrattamenti. Non è esattamente il modello a cui aspirare.

    Fare e crescere un figlio, cioè la cosa più ‘naturale’ del mondo, è in realtà sempre una novità assoluta tanto per il genitore (anche al secondo terzo o ottavo figlio, perché ogni volta è diverso, o almeno così mi dicono) quanto per l’umanità nel suo complesso, che deve affrontare ad ogni generazione nuovi ostacoli, nuove incognite dell’equazione, nuove informazioni, e nuove interpretazioni delle informazioni esistenti. Assolutizzare la moda del momento o richiamarsi a un’immaginaria condizione naturale, confondendo il capitolo di un libro di biologia con un precetto o una norma di legge, sono entrambi comportamenti deleteri. Bisogna ammettere che si va per tentativi. Ed essere felici – o grati – per quanto sono resilienti i bambini piccoli…

  25. Sì, c’è qualcosa di contraddittorio nell’atteggiamento contemporaneo circa il rapporto privilegiato donne-infanzia. Perché, se da un lato promuove una cultura che deve relativizzare il rapporto fino a negarlo, dall’altro continua a conservare un pregiudizio favorevole alla madre nei casi di affidamento esclusivo.
    Ma indubbiamente i tempi vanno nella direzione relativista, lo notavo in certi particolari di scarsa importanza (ma di elevato potere simbolico), come l’immagine di mamma con bambino https://www.bereacqua.org/wp-content/uploads/2017/03/sangemini.jpg sparita dalla nuova etichetta Sangemini.

  26. Quente, hai letto veramente le statistiche e le ricerche che accompagnano l’articolo? Non è misurazione di cortisolo, sono statistiche su tutta una serie di indicatori, sono persino le parole di chi è coinvolto nei progetti di “nido totale”. Uno può liquidarle, certo, e in fin dei conti una statistica non dice che per certo debba accadere a te. Però, come si dice: uomo avvisato, mezzo salvato.
    Può essere utile leggere questo articoletto, https://unapennaspuntata.com/2018/10/07/morte-bambini-medioevo/ , e poi domandarsi: quanto ci vuole per imparare davvero?

  27. Quente, nel mio intervento precedente non ho scritto che – nelle su forme più talebane (tipiche di alcuni corsi pre-parto altamente connotati ideologicamente) – il “naturismo” che caratterizza questi corsi arriva fino a lambire, se non proprio a sposare, alcune idee del movimento no vax. D’altra parte il carburante ideologico che sta dietro alla mentalità di questi corsi risiede in buona parte nelle narrative anticasta che hanno portato ad una sempre piu diffusa sfiducia nello specifico verso ogni forma di istituzione organizzata (che sia lo stato, le autorità scientifiche, le aziende o le organizzazioni religiose) e più in generale verso qualsiasi persona che abbia una conoscenza che non sia meno che approssimativa dei temi di cui parla. Detto questo mi stupisce – e mi interesserebbe approfondirla – la tua affermazione dubitativa sulla reale preferibilita dell’allattamento al seno (che, da non medico, ritenevo senz’altro positivo quanto meno per la sua capacità di rinforzare il sistema immunitario del piccolo). Una riflessione finale: chi è cattolico oggi, vive 1) in un contesto che quasi sempre ridicolizza o smentisce le proprie convinzioni; 2) è abituato a ragionare (se prende seriamente la propria fede) sulle tematiche etiche partendo da un punto di vista altro (quello del vangelo) che quasi mai coincide con quello che suggerirebbe la propria comodità. Questo, lumgi dal renderlo perfetto, fa si però che il cattolico che non vive la fede come una consuetudine sociale abbia una visione caratterizzata da uno spirito critico superiore alla media e difficilmente si abbandobi alla miseria intellettuale che, purtroppo vedo troppo spesso, del becero ed intollerante conformismo politicamente corretto di certi gruppo Facebook (e non solo).

  28. @Enrico Mi sono spiegato male sull’allattamento al seno. La raccomandazione di allattare al seno è condivisa dall’OMS e dalla stragrande maggioranza dei pediatri. Quello che volevo dire è che persino una cosa così di buon senso, e così probabilmente vantaggiosa, ha alle spalle basi scientifiche esili. Se nel Terzo Mondo è salvavita (se non altro in alternativa all’inutilmente costoso latte di formula sciolto in acqua contaminata, ma anche per l’effetto protettivo verso le infezioni respiratorie), da noi i vantaggi sono molto più difficili da quantificare. E a parte un paio di altre ragionevoli certezze, che so la proibizione della posizione prona per prevenire la morte in culla, tutto il resto è quello scontro caotico di scuole di pensiero che tutti i neo-genitori conoscono bene.

    Per questo sono scettico, @Berlicche, su chiunque abbia idee troppo chiare su cosa faccia bene e cosa faccia male. Ma per quanto riguarda l’articolo di The Federalist che hai linkato: non ho tempo di analizzare tutti gli studi citati, ti faccio notare solo due cose:
    1) per quanto riguarda gli asili nido, gli Stati Uniti stanno all’Italia* come lo Zimbabwe alla Svizzera.
    2) l’incredibile dissonanza cognitiva dell’autrice, che scrive per una testata liberista e di destra, e sostiene che un congedo di maternità pagato (cioè quello che in TUTTI gli altri paesi occidentali industrializzati è il minimo della decenza) è una forma di collettivizzazione, ancorché ‘soft’, e non si rende conto che i danni della child-care negli USA sono legati non all’agenda ‘anti-famiglie’ della sinistra ma al fatto che i genitori sono COSTRETTI a lasciare un bambino di sei settimane (SEI SETTIMANE!) in un asilo. **

    Ma di cosa stiamo parlando??? E’ ovvio che un bambino di sei settimane deve stare con la madre. Ha a mala pena imparato la termoregolazione, a quell’età. Come purtroppo spesso capita, stai applicando un dibattito (viziato e folle) statunitense a una realtà, quella italiana, in cui non c’entra nulla. In Italia nessuno (è un nessuno iperbolico: nessuno che conti qualcosa) propone di mettere in asilo bambini prima dei quattro mesi. E, idealmente, sarebbe stupendo evitarlo prima dell’anno di vita – ma questo non è sempre fattibile, e non per il carrierismo delle donne o per le diaboliche trame delle femministe genderiste, ma perché molte famiglie hanno bisogno di due stipendi. E per favore se qualcuno degli studi che citi dimostra che è dannoso per un bambino di 6, 9 o 12 mesi passare 4-6-8 ore (possibilmente con aumento graduale) in un asilo, indicamelo. Per quel poco che so di psicologia dello sviluppo, attorno a 6 mesi il bambino ha elaborato l’attaccamento alla madre***, comincia a capire che se si allontana prima o poi tornerà (attaccamento positivo) e a fidarsi di figure che non siano i genitori (tipicamente i nonni e gli educatori dell’asilo nido, che almeno in Italia sono figure iper-qualificate e che garantiscono una continuità – cioè non è che il bambino di 8 mesi ogni giorno si trova davanti a una faccia diversa).

    Sull’articolo del Medioevo: bé conferma la mia ipotesi, come umanità nel suo complesso stiamo migliorando : )

    * https://en.wikipedia.org/wiki/Reggio_Emilia_approach
    ** E addirittura dice che la soluzione sarebbe ‘ decrusting employment and child-care regulations to give families more freedom to care for their children according to their own preferences’ quindi praticamente invece di VIGILARE sulla qualità degli asili, liberalizziamoli completamente (non so se risponda al vero ma nei telefilm americani spesso si ironizza sui bambini depositati in uno scantinato con una signora della Guadalupe che non parla una parola di inglese). E ‘responsabilizziamo’ i genitori: che non si aspettino aiuti dallo stato, poi se si trovano ad avere un bambino piccolo e a dover lavorare per mantenersi si arrangino e non si aspettino che qualcuno paghi un congedo di maternità come nella Repubblica Socialista Svedese. Grazie per l’articolo, sul serio, se avevo qualche dubbio che il liberismo potesse arrivare a tali livelli di dissociazione della realtà hai fugato i miei dubbi
    *** che poi, c’è anche da discutere sull’esclusività del ruolo di madre e padre rispettivamente. Mia figlia ha sette mesi adesso e da subito si è abituata a passare brevi e poi meno brevi periodi solo con me, senza mia moglie. Non dico di essere equiparabile a lei ma, salvo per esigenze che non posso anatomicamente placare

  29. Quente,
    mi pare tu non abbia letto con attenzione l’articolo citato, o l’abbia equivocato. NB: io l’ho linkato più che altro per gli studi sui problemi della separazione troppo anticipata figlio\madre, che ci sono. Se noti, l’altro articolo linkato ha opinioni differenti in proposito alle cose da fare. Non è comunque per quello che li ho linkati. Comunque…
    Prima di tutto, esso rientra nell’opposizione alla “proposta Warren” e altre simili che mirano a statalizzare pesantemente gli asili (cfr i primi link). “This lack of access to high-quality, affordable care prevents parents from fully participating in the workforce, holding them back from career and educational opportunities and placing a drag on our entire economy“, recita quella proposta. E’ esattamente il tipo di approccio che trovo raccapricciante. “E’ ovvio che un bambino di sei settimane deve stare con la madre” non è così ovvio a tutti.
    Poi, “invece di VIGILARE sulla qualità degli asili, liberalizziamoli completamente”: quello che sta dicendo, se ho compreso bene, è che se diamo davvero la possibilità alla donna di scegliere SIA su come e quando lavorare che su quali strutture di supporto scegliere, questa sceglierà il meglio per sé e per i figli, di fatto avocando a sé quel controllo invece che ad uno Stato che spesso risulta troppo invasivo o di parte. Il che non è “non si aspettino aiuti dallo stato”.
    In ogni caso, la mia posizione in proposito è più morbida, e si basa sulla sussidiarietà: Lo Stato provvede solo dove il privato non può arrivare, e fa in modo che la scelta non debba essere forzatamente fatta per una necessità economica.

  30. cachorroquente

    ‘è che se diamo davvero la possibilità alla donna di scegliere SIA su come e quando lavorare che su quali strutture di supporto scegliere, questa sceglierà il meglio per sé e per i figli’

    No scusa, Berlicche, non è così.
    Non è che Elizabeth Warren vuole costringere le donne a lavorare e a mettere i figli negli asili nido, al di là della retorica sulla ‘work force’: vuole rendere gli asili nido accessibili.
    Se non c’è un congedo di maternità pagato, la scelta per tantissime donne di mandare i bambini all’asilo è, come dici tu, una scelta fatta per ‘necessità economica’.

    Poi tra pagare un congedo di maternità e pagare l’asilo io ritengo più vantaggioso ed efficiente la prima opzione. Ma è chiarissimo che la posizione dell’autrice dell’articolo è ‘né l’una né l’altra’.

    ‘ “E’ ovvio che un bambino di sei settimane deve stare con la madre” non è così ovvio a tutti. ‘

    In Italia è ovvio a tutti (addirittura c’è l’eccesso opposto, specialmente al Sud, con l’idea che un bambino nei primi 40 giorni di vita NON POSSA USCIRE DI CASA). Gli statunitensi sono, su questa come su molte altre cose, fuori come balconi. Non per niente hanno la mortalità infantile più alta del primo mondo: le donne lavorano letteralmente fino a che non si rompono le acque. L’altro giorno su Quora ho letto la domanda di un americano che chiedeva: ‘ma come fanno i paesi con single-payer healthcare a gestire le pre-existing conditions’ senza rendersi conto che il problema delle ‘pre-existing conditions’ esiste solo in un sistema assicurativo privato puro.

    E comunque: gli articoli scientifici sono utilizzati dall’autrice nell’ambito del dibattito statunitense. Io ti chiedo: si possono applicare alla realtà italiana (dove per italiana puoi metterci anche spagnola, francese, svedese, ma credo pure israeliana, giapponese ecc. ecc…)? Esiste in Italia una corrente di pensiero che vorrebbe promuovere un modello di educazione dei bambini piccoli incompatibili con le evidenze scientifiche che quegli articoli presentano?

  31. Scusa questo decreto istituisce strutture statali che prendono in carico bambini di due o tre mesi? O impone l’obbligo scolastico a partire dai 6 mesi, al posto di quello dai 6 anni? Porterà alla chiusura i micro-nidi o i nidi domiciliari (cosiddette ‘tagesmutter’)? E’ accompagnato nella legge finanziaria da uno stanziamento di fondi per costruire nidi comunali che coprano il 100% delle richieste (e non l’attuale 20-30%)? Oppure è semplicemente una lista generica di propositi scritta in pessimo burocratese/psicologhese/didattichese?

    Non mi pare che risponda in nessun modo alla mia domanda (‘esiste in Italia’ ecc. ecc.).

  32. Scusa, ma la ratio qual è? Leggiti anche le dichiarazioni a corredo: che lo Stato, e non i genitori, sia quelo più abilitato ad educare i figli, e prima lo fa meglio è, perché così i genitori tornano ad essere produttivi.

  1. Pingback: Cuore di mamma | BloGod Vivere Il Bene

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