Piccoli oggetti insignificanti

Abbiamo tutti degli oggetti che abbiamo prediletto. Mi ricordo, quand’ero molto piccolo, della statuina di plastica di un cane che avevo trovato in un uovo di Pasqua. Mi rammento che la stringevo, in momenti dolorosi. Più tardi era stata la volta di un pupazzetto di gomma, “Flic”, un poliziotto baffuto dagli arti sproporzionatamente lunghi. C’era una tectite, un frammento di vetro meteorico, che tenevo in una vetrinetta; e poi una trilobite, antica di centinaia di milioni di anni, che avevo chiamato “Occhi”.

Chissà dove sono finiti. Le affezioni sono una cosa passeggera, come gli oggetti, come noi stessi. Non saprei dire con esattezza cosa mi legasse a quelle piccole cose. Mi piacevano, mi confortavano. Adesso sono andate, come quegli anni. Solo la loro memoria, ancora per poco, permane.

Erano oggetti che possiamo chiamare insignificanti, eppure un significato per me l’avevano. Che significato abbiamo noi stessi? Il loro valore nel mondo era forse essere amati da me; il mio valore è forse essere amato da altri?
Le cose che abbiamo amato, le persone che abbiamo amato, sono come i paracarri della nostra strada, li lasciamo indietro mentre andiamo. Come l’amore per certi oggetti, così anche l’amore per le persone nasce, cambia, a volte finisce. Siamo definiti dall’amore che ci è rivolto, come noi definiamo gli altri con la nostra affezione. Chi non è amato è come se non esistesse.

Eppure, anche se nessuna persona ci amasse, noi stessi saremmo comunque. Perché qualcuno nel mondo ci ha chiamati, ci fa esistere – un amore di cui siamo forse a malapena coscienti. Così la nostra strada va, intrecciandosi con mille altre, cosparsa di piccoli oggetti apparentemente insignificanti.

Ma davvero sappiamo cosa ha significato?

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 febbraio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Quante storie si potrebbero raccontare sui piccoli oggetti di scarso valore, cose a vista “insignificanti”.
    Mi torna in mente un pomeriggio di tanti (troppi) anni fa.
    Avrò avuto si e no 5 anni, ero nella camera dei genitori, le imposte delle finestre chiuse, a sinistra mia mamma era a letto e gemeva in preda a una fortissima emicrania; davanti a me, sopra il comodino, la piccola immagine del “sacro cuore” sembrava mi guardasse curiosa.
    Con gli occhi bassi mi avvicinai, mi frugai in tasca e posai sul comodino tutto quello che gelosamente vi conservavo: un cordino arrotolato, un piccolo elastico rosso, una figurina e qualche monetina da 10 lire. Rialzai gli occhi e dissi a Gesù che poteva venirsi a prendere tutte quelle belle cose se mia mamma fosse stata subito meglio.
    Non ricordo altro se non che mia mamma di lì a poco si alzò, quel tremendo dolore era d’improvviso cessato.

  2. @ ToniS
    questo fatto è meraviglioso. Grazie per avercelo raccontato.

    @ Berlicche

    Una volta sono stata così incauta e vanesia da mettere tutto un (piccolo) cofanetto di gioielli (regali per lo più della Prima Comunione e Cresima) dentro la valigia destinata al portabagagli dell’aereo, cioè non nel bagaglio a mano (scelta che sarbbe stata un tantino più sensata). Naturalmente all’arrivo il tutto era saccheggiato, eccetto qualche cianfrusaglia di bigiotteria.

    Le compagne di viaggio mi hanno riferito che, la prima notte di soggiorno in Grecia, gridavo in preda a qualche incubo. Nei giorni successivi ho dimenticato in fretta, sia per lo splendore del mare che nessuna opale australiana avrebbe potuto (allora, quasi 40 anni fa) eguagliare, sia perché, qualche giorno ancora più tardi, le contorsioni dolorose del mio intestino in preda a qualche infezione endemica nella pur squisita gastronomia locale hanno ancora più accelerato l’oblio dei piccoli — al confronto della salute e dell’equilibrio psicofisico, addirittura microscopici — “beni” perduti.

    Il buon Dio non smetteva di tampinarmi, anche quando io neppure mi sognavo di rivolgerGli un pigro e distratto pensiero.

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