Nessuno scandalo

Intervallo, sfoglio Twitter dando un’occhiata alle notizie.
Un tweet attira la mia attenzione.

“Italy, the home of the Catholic Church, rarely acknowledges the sexual abuse of minors by priests. For Italians, it’s hardly a scandal at all.”

“Italia, la casa della Chiesa Cattolica, raramente riconosce l’abuso sessuale di minori da parte di preti. Per gli italiani, non è quasi uno scandalo”.

Eh?
Il signore che così twitta, tal è il capo dell’ufficio romano del New York Times. L’articolo a corredo della perla di saggezza di cui sopra compare infatti su dato giornale. E’ da leggere, come esempio di pessimo giornalismo. La tesi è quella esposta: l’Italia è indifferente agli abusi. E perché? “Quell’indifferenza è largamente dovuta, gli esperti dicono, a come la Chiesa Cattolica Romana sia strettamente intrecciata con la storia e la cultura italiane“.

Notate quel “gli esperti dicono”, espressione che ritorna altre  volte nel testo. Chi sono questi esperti? Uno degli intervistati? Amici newyorkesi del giornalista? Il barista  da cui prende il cappuccino? Non ci è dato di saperlo, sono esperti e questo ci deve bastare.  Questi personaggi “considerano la risposta dell’Italia come una delle peggiori tra le nazioni Occidentali, paragonabile a quella in qualche chiesa africana o asiatica“. Capito? Siamo dei bagonghi baciapile, al livello dei rozzi gialli o neri, indegni di anche solo di pensare di potere sedere tra i veri occidentali liberal e di sinistra appartenenti agli stati civilizzati. Figuratevi, è detto nell’articolo, che quei buzzurri (noi) hanno approvato le Unioni Civili solo nel 2016, ed hanno una delle leggi più restrittive del mondo in fatto di riproduzione assistita. Gentaglia ignorante che siamo.

Troppo pochi casi di abuso, ci rimproverano. Chissà quanti sono in realtà. Il problema degli abusi clericali, dice il pezzo, è che l’Italia li ha approcciati con qualcosa di simile a un blackout mediatico.
E qui mi scattano – mi conoscete – un paio di pensieri cattivelli.

Il primo è che, se sono stati riportati meno abusi che altrove, potrebbe anche dipendere dal fatto che qui c’era un clero più sano di quello di altri paesi, dove la scristianizzazione è parecchio più elevata. Il problema di questi abusi infatti non è una Chiesa forte, ma una Chiesa debole nella sua ricerca di verità.

Il secondo pensiero è che in Italia, per quanto ne so, il monopolio pressoché totale delle notizie è appannaggio di una certa sinistra filoradicale. I giornali non hanno mai perso un’occasione per attaccare la Chiesa: come possono essersi lasciati sfuggire un’occasione così ghiotta per infangarla?

Davvero i media italiani sono succubi delle veline del Vaticano che vogliono impedire la “brutta figura”? Leggendoli, mi sembra che le uniche veline arrivino dal New York Times, i cui articoli e le cui tesi sono spessissimo copincollati sulle pagine nostrane.
Ma quale interesse avrebbe un giornale gemello del NYT a coprire gli abusi?

 

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 febbraio 2019 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Insomma lo stesso teorema usato contro il cardinal Pell: se nessuno lo accusa di abusi vuol dire che ha commesso abusi. E più o meno lo stesso teorema del fantasioso Fréderic Martel (“Sodoma”): se stigmatizzi le pratiche omosessuali vuol dire che sei un omosessuale represso. Ottimo sistema da tribunale delle guardie rosse di Mao.

  2. Si dice “omnia munda mundi”; qui siamo all’opposto, e ognuno può trarne le sue conclusioni.

  3. “Blackout mediatico” nostrano sui casi di pedofilia e pederastia clericale?
    Quelli del NYT non guardano — soprattutto non guardavano — la TV italiana (provincialotti)!

    Sì, perché mi ricordo chiaramente che l’ultimo giovedì di maggio dell’ormai lontano 2007 , su rai due, quindi su un canale di Stato, pagato — anche — con le tasse dei contribuenti, Michele Santoro presentava una puntata del suo programma di giornalismo d’inchiesta (Tempo Reale? Non rammento più bene il titolo) in cui attaccava per un paio d’ore filate, con tanto di filmati di interviste e documenti da mezzo mondo, la chiesa cattolica pedofila e perversa, e ciò senza remore nè censure di sorta; ospite speciale in studio, niente popo’ di meno che Monsignor Fisichella, in persona personalmente (come direbbe il quasi sosia del neo-eletto segretario del PD).

    O tempora, o mores.

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