De parvulis

Era un tipo curioso. Lucio pensò che non l’avresti detto ebreo, anche se di quella gente lui non aveva che un’esperienza marginale. Curioso piccolo popolo, quello: fuggivano il contatto con gli stranieri, vestivano strano e mangiavano ancor più strano. Questo individuo invece non sembrava avere problemi a mangiare di tutto e a discorrere con quelli che loro chiamavano gentili, gli impuri. Probabilmente dipendeva dal fatto che, pur essendo stato educato nella loro strana Legge, non credeva alle stesse cose dei suoi compatrioti. Aveva questa idea folle che un certo predicatore messo a morte una trentina di anni prima fosse nientedimeno che un dio; fatto chiaramente impossibile, si diceva Lucio, perché che gli dei possano avere forma mortale è senza dubbio una leggenda priva di fondamento; e, anche fosse, perché dovrebbero permettere di essere uccisi addirittura in croce? Anche i fatti miracolosi che raccontava sembravano assolutamente assurdi. Eppure li narrava con tale sicurezza e tranquillità che talvolta il filosofo stesso era tentato di credergli.

Quel piccolo orientale era un uomo colto, di ottimo eloquio; Lucio l’aveva conosciuto a casa di Prisco, sempre pronto a cogliere quella che era la moda del momento. E sicuramente sulla bocca di tutti ora c’era questa strana religione con i suoi seguaci. Gente molto determinata, pronta a giustificare quella loro bislacca credenza con un impeto che trascendeva la normale decenza. Lucio non l’approvava certamente, ma era in una certa maniera ammirato della incrollabile certezza che dimostravano.

Aveva pensato che fosse solo l’ennesima religione orientale i cui riti promettevano fortuna e prosperità, ma dopo avere discusso a lungo con quell’ebreo adesso doveva ammettere che si trattava di qualcosa di molto più pericoloso. Questi avevano davvero la convinzione che non esistesse altro Dio al di fuori del loro, che non fosse lecito passare a questo o quell’altro rito o religione. Principio filosoficamente corretto, se davvero quel loro Dio fosse stato autentico; ma pericoloso per un Impero che aveva bisogno di tutto tranne che altre lotte. E’ per questo che quell’ebreo era a Roma agli arresti, accusato di irreligiosità; per questo gli occhi acuti del suo antico allievo Nerone erano già puntati su quel gruppuscolo potenzialmente sovversivo.
E questa anche la ragione per cui le conversazioni tra loro dovevano cessare. L’Imperatore non aspettava che un pretesto per sfogare la sua antipatia verso il suo vecchio maestro. Lucio non intendeva darglielo.

Ma era facile dimenticarsene mentre si discuteva così piacevolmente. Nonostante l’accento bizzarro quel particolare cittadino romano si faceva capire bene. Certo, ne aveva di idee strane. Tipo quella su cui dibattevano ora.

“Amico mio”, disse Lucio, “la pecora malata trova in fretta il coltello del pastore, prima che infetti tutto il gregge. I mostri, i bambini nati deformi, noi li anneghiamo. Un tempo si gettavano nei dirupi, oggi è il fiume che provvede a fare sparire il debole e lo sciancato. I cumuli di immondizia ne ospitano decine ogni giorno. Per quale motivo si dovrebbe permettere che essi vivano?”

“Perché sono anche loro persone, esseri umani come te e me”, rispose l’ebreo. “Voluti da Dio. Non è lecito all’uomo uccidere innocenti per una ragione futile o senza motivo.”
“Ma il motivo esiste!” Ribatté il romano. “Separare quanto è inutile da ciò che è utile. Questo è un atto di virtù, e tu sai che per me la virtù è il bene più grande.”
“Quale virtù nell’omicidio? Quando, camminando sulle rive del Tevere, vedi quei corpicini gettati ai corvi, non ti prende la tristezza per tante vite sprecate? Sono bambini, non rifiuti; eppure sono trattati come tali.”
Lucio scosse la testa canuta. “La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. Perciò, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza. Questi figli indesiderati muoiono per la saggezza dei loro genitori, che piuttosto che condannarli ad una esistenza infelice li sopprimono prima che sia iniziata. Se fossero dei saggi e non dei piccoli anch’essi sarebbero d’accordo.”
“E allora perché si dibattono e piangono mentre li si soffoca, o li si annega, o si sfracella loro la testa? Loro vorrebbero vivere: la tua saggezza mi sembra più un cedere al proprio comodo ed evitare una bocca in più da sfamare.”
“Eppure è proprio questa la virtù che ci è stata tramandata dai nostri antenati. La vita dei bambini è in mano ai loro padri, che ne possono disporre finché essi non divengano a loro volta uomini. Aristotele invocava leggi perché a questi mostri non fosse concesso di vivere; persino le più remote tribù dai tempi più antichi , persino i cartaginesi e fenici vostri vicini si disfano dei bambini non voluti sacrificandoli nei loro tophet. E tu vorresti cambiare questa legge? Amico mio, se questo è ciò che vorreste per Roma allora potete anche fare subito i bagagli e tornare in Giudea. Questa usanza non attecchirà mai da noi.”
“Eppure nella nostra comunità non ci si libera dei figli esponendoli, anzi, c’è chi percorre le sponde dei fiumi e le discariche per cercare di salvare qualche piccolo abbandonato, che poi alleva come proprio.”
Seneca restò senza parole. “Dite che fate così? E una volta che sarete pieni di  – come vi chiamate – cristiani deformi, chi pensi che aderirà al vostro culto?” Rise, perplesso. “Non abortire i figli, questa è la vostra modernità. Io credo che Roma resterà invece con la tradizione. Tu valuti troppo la vita. La vita non è, infatti, uno di quei beni di cui nessuno ci può privare, quelli sono solo la saggezza e la virtù; la vita è piuttosto come la ricchezza, gli onori, gli affetti: uno di quei beni, dunque, che il saggio deve essere pronto a restituire, o a togliere, quando egli lo decida in piena ragione. E che ragione ci potrebbe essere per allevare orfani senza salute e nome, a scapito della salute dello Stato, che è sommo bene?”
Si alzò in piedi. “I bambini non sono che animaletti senza ragione o dignità, immondizia che può venire gettata. Quando Roma sarà piena d gente che raccoglierà quell’immondizia e la tratterà come tesoro prezioso invece di gettarla via, allora il tuo Dio avrà vinto, e Roma non sarà più. Ma questo non accadrà mai.”.  Sospirò. “Mi ha fatto piacere discorrere con te, ma adeso temo di doverti congedare. La sitazione politica si va scaldando: tanto non è bene che io sia visto in tua compagnia, che tu nella mia.”
Anche l’ebreo si alzò. “E’ stato piacevole discorrere con te, anche se non sono riuscito a convincerti, almeno per il momento. Se ti fa va, potremmo comunque scriverci talvolta.”
“Buona idea” disse il romano.
“Vale, Lucio Anneo Seneca.  Il Signore sia con te” salutò l’ebreo.
“Vale, Paolo. Spero che tu venga assolto dalle accuse e possa tornare nella tua terra”
Il piccolo ebreo sorrise. “Chissà cosa ci aspetta, Lucio. Ma non è ciò che è importante. Ciò che conta è che questo nuovo modo di vivere, questo Vangelo, giunga a tutti.”
Sorrise, di quei suoi strani dolci sorrisi. “E chissà, magari anche Roma si convertirà”, lo salutò, uscendo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 febbraio 2019 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Mi sembra molto criticabile il comportamento di questo Paolo. Egli, invece di limitarsi a un piacevole dialogo col proprio interlocutore, cercando ciò che unisce e lasciando ciò che divide, critica le idee dell’altro: ma come si permette! Questo è proselitismo! Una solenne sciocchezza, giustamente criticata dal Santo Padre. Un atteggiamento davvero poco cristiano da parte di Paolo.
    Addirittura alla fine si augura che l’intera Roma si converta! Cose da pazzi!
    A questo bigotto da sacrestia bisognerebbe dare qualche misericordiosa bastonata e ripetergli 100 volte quanto ci ha insegnato il Papa nella dichiarazione comune sottoscritta con l’imam musulmano:

    «La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le *diversità di religione*, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani»

    Dunque, se Dio desidera che ci siano più religioni al mondo, ogni tentativo di conversione potrebbe essere un peccato contro lo Spirito Santo. Forse al massimo Dio tollera casi individuali, passaggi di tizio o caio dall’una all’altra religione; ma augurarsi che interi popoli possano convertirsi, che una intera possa cessare… brr. Eresia, bestemmia, follia.

    Il peccato supremo sarebbe augurarsi che il mondo intero si converta e diventi cattolico. Questo distruggerebbe la pluralità di religioni che Dio nella sua sapienza volle fin dal principio. Un maestro che esprimesse un tale auspicio, mandando i suoi discepoli a convertire tutte le genti, sarebbe davvero diabolico!

  2. Beh, in effetti le diverse religioni possono essere un disegno divino. Ma poi, ad un certo punto, la svolta…
    “Quello che voi adorate senza conoscere, io ve l’annuncio”.

  3. Bellissimo!
    Mi ha fatto pensare a tutte quelle volte in cui ho sentito dire “il mondo è cambiato” ;-)

  4. Se ho capito bene la filosofia di questi nazareni, direi che neppure per loro la vita è un bene assoluto, ma relativo, infatti è sacrificabile. Direi che la loro peculiarità sta nel fatto che non la considerano a loro disposizione.

  5. Hai mai letto “la gloriosa follia” di Louis de Wohl? E’ un romanzo sulla vita di san Paolo, anche lì c’è una discussione sul valore della vita.

  6. E’ quasi sulla cima del mucchio dei “da leggere”…

  7. Magari fosse così semplice…
    Uscendo dall’ironia, il problema di quella frase è proprio il riferimento alla creazione.

    Una cosa è dire che Dio, dopo il peccato originale e l’ingresso del male nel mondo, PERMETTE le altre religioni, permette il male (cioè il minor bene) inglobandolo in un disegno finalizzato a un bene più grande; e poi, al momento giusto, la rivelazione definitiva della religione pienamente vera. La verità integrale che Dio vuole offrire a ogni essere umano, che la Chiesa per mandato divino deve proporre al mondo intero.
    Ma dire “la diversità di religioni è una sapiente volontà divina con la quale Dio ha creato gli esseri umani” è tutta un’altra cosa. Quel riferimento alla creazione è agghiacciante perché implica che la differenza di religioni sia un bene in sé, nel piano originario di Dio, ancora prima del peccato originale. Se Dio VUOLE (non “permette”, ma proprio “vuole”) la differenza di religioni, allora Cristo non è la risposta definitiva e totale. Allora ci sono uomini a cui Dio non offre il cristianesimo, e per Dio stanno bene così. Allora Cristo ha sbagliato quando ha detto di andare e convertire tutte le genti. Oppure hanno sbagliato i Vangeli (eh, non c’era il registratore).

    Nel Concilio Vaticano II, e nel magistero dei papi postconciliari, la libertà religiosa è giustificata non come diritto all’errore ma come libertà dell’errante. Il musulmano va lasciato libero di essere tale, non perché sia un bene in sé l’essere musulmano, ma perché non gli si può imporre la fede cattolica, ma gliela si deve proporre.
    Adesso invece dal tenore di quella dichiarazione, e dal riferimento al Concilio fatto dal Papa nella successiva intervista volante, pare invece che la libertà religiosa implichi la giustificazione in sé, come cosa buona, dell’altra religione. Ma questa è un’assurdità, anzi “un delirio” (ricordo bene i tuoi post di spiegazione della Mirari Vos).
    In pratica, il Papa dà ragione ai lefebvriani quando sostengono che il Concilio Vaticano II sia eretico.

    Lo dico col cuore pesante, ma questa è un’eresia formale. Non vedo nessun’altra possibile interpretazione. È stato varcato l’ultimo Rubicone.
    Le conseguenze di ciò sono agghiaccianti, lo so.
    Mi consolo pensando che Dio permette tutta questa confusione affinché il male si manifesti pienamente prima di essere sconfitto, come dalla ferita ulcerata si deve fare uscire tutto il pus prima di cauterizzarla col fuoco.

  8. Uno potrebbe sempre dire: vabbé, ma il cristianesimo non è una religione…
    Si potrebbe pensare che le implicazioni di quanto sottoscritto non fossero del tutto chiare ai firmatari (certe frasi avvalorebbero questa interpretazione)
    Si potrebbe anche dire che quel documento ha contenuto dottrinale zero via zero;
    O che sia stato un trappolone. O cattiva teologia. O solamente una dichiarazione politica. Che sia incompleto, o travisato.
    O tante altre cose, che per il momento mi tengo nella punta delle dita.

  9. Berlicche, consiglio di lettura: prima de “la gloriosa follia”, leggere “la lancia di longino”, sempre di De Wohl. Sono gli stessi personaggi, leggere prima la “follia” vuol dire spoilerarsi la “lancia”, che è un bellissimo romanzo, forse il mio preferito di de wohl. Sono tuttora imbufalita con la casa editrice per aver pubblicato prima il secondo libro… :-)

  10. xCacciatrice: Per quello sono a posto :-)

  11. Buongiorno, ho sempre seguito in silenzio, ma questo brano è troppo bello per non commentare. Talmente è attuale che nelle prime righe ho pensato fosse ambientato in un futuro distopico. Spiega perfettamente da dove veniamo e dove stiamo andando. Ci aspettano tempi faticosi ma i cristiani non devono smettere di essere sale e luce

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