Rapsodia per uomo solo

Quando, nel 1991, vidi per la prima volta il video “Show must go on” dei Queen, capii subito che c’era qualcosa di molto grave sotto.
“Lo spettacolo deve continuare” è quello che si dice quando un artista muore in scena, da Chaplin ai Pajacci di Pascarella. Quel video in cui i componenti della band non apparivano mai se non con frammenti di altri filmati voleva dire solo una cosa: qualcuno di loro non era più in condizione di apparire.
La conferma arrivò poco dopo, nel modo peggiore. Non una vera sorpresa, dato i tempi e la scandalosa fama di Freddy Mercury. Allora l’Aids non perdonava.

Al mio orecchio ormai venerando le canzoni del gruppo non sono invecchiate di un giorno. A quelli che hanno oggi la mia età di allora, con gusti musicali profondamente cambiati, non so cosa dicano. Ho discusso a lungo con mio figlio su “Bohemian Rhapsody”; così sono rimasto un poco sorpreso quando ha deciso di venire pure lui a vedere il film omonimo, che il cinema parrocchiale proiettava a due passi da noi. Normalmente non il genere di spettacolo che mi piace andare a vedere in sala – io sono un tipo da effetti speciali – ma questa volta era un’uscita con tutta la famiglia al completo.

Data la vita del protagonista, temevo molto l’usuale apologia di certi comportamenti. Sono felice di essermi sbagliato. La vicenda è trattata con mano ferma e discreta, attraverso accenni, sguardi, mosse che è difficile che il nostro sguardo smaliziato non colga ma che non cadono mai nella volgarità gratuita o insistita. Invece del trionfo dello stile di vita gay, quello che traspare è lo squallore e la solitudine di quel mondo, il vuoto e la violenza dei rapporti. Mercury ha un disperato bisogno di amore che si illude di trovare nelle lodi dei cortigiani e nel sesso sfrenato; ma neanche la droga e l’alcool bastano a cancellare la consapevolezza dell’inutilità del tentativo. Il cantante appare nel film come un egocentrico di smisurato talento, che si danna con le proprie mani perdendo per egoismo e lussuria tutti i veri rapporti; quella “famiglia” che si è negato e che sempre invoca. Ciò che avrebbe potuto salvarlo e a cui ritornerà quando, per dirlo con le parole del film, “avrà capito chi è”.

Forse non proprio uno spettacolo a cui portare i bambini, comunque; che, se non afferrano le sfumature, nella loro innocenza colgono ciò che a noi adulti appare ormai scontato. “Mamma, perché quei due maschi si baciano?” ha domandato ad alta voce una piccola in sala. Già, perché?

Ottima regia, ottimi attori somiglianti, per quanto possibile, agli originali. Le musiche? Quelle dei Queen, ovviamente. Difficile trovare di meglio.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 gennaio 2019 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. esprit74follet

    Io sono rimasta scioccata nel constatare quanti bimbi ci fossero alla proiezione di questo film, e mi sono chiesta perché i loro genitori li avessero portati.

  2. @esprit74follet e anche @Berlicche: in senso strettamente quantitativo, vi sono molte scene di sesso (o preliminari allo stesso) in questo film?

  3. Nessuna scena di sesso esplicito, e anche se ci sono persone in atteggiamento intimo si mantiene nel limite del discreto e per lo stretto indispensabile. Non c’è insistenza e gratuità.

  4. Perfetto. Grazie dell’info.

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