Una polemica americana

Di questa polemica non è arrivata, che io sappia, eco in Italia. Forse perché è accaduta nel contorno di un avvenimento che per molti qui da noi non deve esistere: la Marcia per la Vita, l’annuale ritrovo a Washington di centinaia di migliaia di persone che protestano contro le leggi sull’aborto. Già, di solito non se ne parla da noi, se non per minimizzare, o strumentalizzare, o sbeffeggiare. Farlo vorrebbe dire suggerire che c’è gente, molta gente, per alcuni troppa, che non la pensa come la cultura dominante – almeno dominante il mondo dei media, se non altro quelli italiani. Ma tant’è.

Cos’è accaduto, dunque? Che sabato è cominciata a circolare in rete la notizia che un gruppo di liceali americani cattolici di ritorno dalla Marcia avevano aggredito e insultato un vecchio indiano, un veterano di guerra. La prova? Un breve filmato, dove si vedeva un ragazzino con un cappello trumpiano ghignare a pochi centimetri dal viso di un anziano pellirosse. Gli ha sbarrato la strada! E poi cantavano canti razzisti, “costruite quel muro”! Che vergogna!

Un coro unanime di condanne si era levato. Diocesi, sindaco e scuola avevano prese le distanze da quel comportamento irriguardoso. L’indiano si era lamentato “Ero lì per mettere pace, mi hanno assalito…”. Vergogna, vergogna e ancora vergogna. Il ragazzo e la sua famiglia, e anche un altro che non c’entrava niente, erano stati subissati di ingiurie, insulti, minacce, anche di morte.

Poi…
Poi erano cominciati ad arrivare gli altri filmati. Presi da altre angolazioni. Estesi a prima e dopo quel breve spezzone. E si era visto come quei ragazzini lì ad aspettare il loro autobus, e perciò impossibilitati ad andare  via, fossero stati aggrediti con pesantissimi insulti da alcuni adulti di un gruppo estremista. Per reazione avevano cominciato ad intonare canti collettivi della loro scuola, di quelli usati nelle partite: non cori razzisti. Di muri nessuna traccia. A questo punto era arrivato detto nativo americano, con telecamera al seguito che, fattosi largo in mezzo al gruppo, aveva cominciato a suonare il tamburello a pochi centimetri dalla faccia di uno di loro. Il quale aveva, con notevole autocontrollo, mantenuto la calma, e sopportato la provocazione con un sorriso, mentre i supporter del suonatore di tamburello invitavano in modo piuttosto acceso i ragazzi a tornarsene in Europa. Poi erano arrivati gli autobus, e i ragazzi se ne erano andati. Fine.

Uno dopo l’altro, coloro che avevano riversato sui ragazzini commenti ed apprezzamenti anche pesantissimi si sono dovuti scusare. Di fronte all’evidenza dei fatti, tutta la montatura si è sgonfiata, non senza seguito di polemiche e recriminazioni.

Potreste dire, e a noi che interessa una simile polemica americana? L’ho portata alla vostra attenzione proprio perché la distanza può aiutare a capire qualcosa di ciò che avviene non solo laggiù, ma ovunque.

Che rete e social media possono radunare in fretta una folla con i forconi. Come una volta la chiacchiera nel villaggio, ora nel villaggio globale.
Ma, nella stessa maniera, possono testimoniare quanto di vero c’è. Anche se può essere tardi per arrestare le teste più calde, per fermare il linciaggio.

Che si possono dare giudizi sui fatti,
Ma che questi giudizi, per essere giusti, detti fatti li devono conoscere tutti. La giustizia sommaria sottrae la ragione, e il conto non torna.

Che ci sono persone che, per portare avanti la loro agenda, non esitano a servirsi di ragazzi innocenti, distorcere il reale, incitare alla violenza verbale e fisica.
Ma che chi cade, imprudente, nella trappola, può avere la forza e il coraggio e l’onestà di scusarsi. Ammesso che le scuse siano sincere. Non tutti ci riescono: alcuni, pur di non ammetterlo, pontificano su come una differente inquadratura possa alterare la percezione.

E, l’insegnamento finale: anche se, come dice Peguy,

Una vita umana (…) non basta a conoscere l’uomo.
Tanto è grande. E tanto è piccolo.
Tanto è alto. E tanto è basso.

Una idea generale questo episodio ce la può dare. I ragazzini hanno insegnato a parecchi adulti. Evitiamo di cadere nelle stesse trappole.

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 gennaio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 18 commenti.

  1. Sì, ci sono molti cattolici che dovrebbero imparare dall’auto-controllo e dall’enorme senso di responsabilità civile di quel ragazzo, “colpevole” di indossare un “M.A.G.A. hat” — anche molti cattolici nostrani in posizioni influenti, come per esempio direttori di riviste che mostrano, in copertina, improbabili e schernitori riti esorcistici allestiti nei confronti di leaders politici poco graditi.

    Per non parlare poi dei non cattolici o degli anti-cattolici dichiarati e fieri, che da certi atteggiamenti assunti dai portabandiera della Chiesa si sentono ancora più autorizzati a vomitare insulti a getto continuo, come neanche Linda Blair nel noto film di William Friedkin.

    Un’ultima osservazione: quel venerando nativo americano così bisognoso di gridare, anzi tamburellare il suo sdegno verso un ragazzino che sostiene un Presidente a lui evidentemente odioso, quando era un Marine, quindi un convinto — e volontario — assertore della difesa della nazione statunitense, come riusciva a sopportare il fatto di dovere mettere a repentaglio la propria vita a protezione di così tanti non-nativi americani, per una così straripante maggioranza di discendenti da avi europei o africani?

  2. Nel frattempo, nello stato di New York, non ci si nasconde nemmeno più dietro al “grumo di cellule”:

    https://www.lifenews.com/2019/01/22/new-york-senate-passes-bill-legalizing-abortions-up-to-birth

  3. Cavaliere di San Michele

    Purtroppo la polemica è arrivata, Berlicche. Nel modo peggiore:

    https://video.repubblica.it/mondo/washington-se-questo-e-il-futuro-degli-usa-studenti-col-berretto-di-trump-irridono-nativo-americano/324941/325558?ref=drvr2-49

    Vuoi scommettere che non ci saranno correzioni, rettifiche, smentite o scuse?

  4. Su questo episodio ci sarebbe da dire molto.

    Ma il sorriso tranquillo di quel ragazzo mi conforta, e mi ricorda quella “gioia di servire” splendidamente descritta da Plinio Correa de Oliveira in una “lettera a un ateo” pubblicata sul Folha de S. Paulo del 13 settembre 1980.

    “[…] Nell’egoista frustrato che sei stato, comincia a sorgere, come un giglio che nascesse dal pantano, oppure una fonte in un arenile desertico, qualcosa di nuovo. È l’amore. Non l’egoismo, che è amore esclusivistico di te stesso. Ma l’amore dei principi eterni, degli ideali folgoranti, delle cause elevate e senza macchia, che vedi risplendere nella dama ineffabile, e che cominci a volere servire. Servire, dedicare te stesso, immolare te stesso, e tutto quanto ti appartiene, ecco il nome della tua nuova felicità.
    Questa felicità la trovi in tutto quanto evitavi: la dedizione non ricompensata, la buona volontà incompresa, la logica derisa da ipocriti oppure ignorata da sordi volontari, il confronto con la calunnia che ora ulula come un uragano, ora agita discreti sonagli come un serpente, ora, infine, mente come una brezza tiepida e carica di miasmi fatali. Ora la tua gioia consiste nel resistere a tanta infamia, nell’avanzare, nel vincere benché ferito, rifiutato, ignorato. […]”

  5. @ Marilù. In merito al signore che suonava il tamburello e alla sua militanza nei Marines e in Vietnam.
    In un sito americano di cui leggevo ieri, hanno fatto un po’ di conti. In base all’età del signore, può darsi che sia stato nei Marines ma certamente non nei Marines in Vietnam, a meno che non l’abbiano arruolato a sedici anni.
    Relata refero, tanto per ricordare che bisogna sempre controllare le fonti.

  6. E a proposito, dal link riportato nel primo commento di Berlicche, qui sopra, si arriva anche a un’altra notizia, sempre sullo stesso signore
    http://www.ncregister.com/daily-news/report-native-american-rights-activists-attempt-to-disrupt-mass-at-national

  7. Detto signore sembrerebbe abbia servito cinque anni con un curriculum non proprio impeccabile e mai in zone di combattimento, come manutentore di impianti frigoriferi. https://townhall.com/tipsheet/mattvespa/2019/01/23/revealed-nathan-phillips-discharge-papers-released-and-he-was-awol-a-lot-n2539951

  8. Il bello di Internet è che – se c’è la buona volontà – è uno strumento utile. Anche i coltelli, le siringhe e i libri, del resto ;-)

  9. @ senm_wbmrs

    Non mi sono sentita spinta a cercare conferme ulteriori del fatto che quel fervido contestatore nativo americano, tale Mr. Phillips, avesse veramente prestato servizio come Marine, e per giunta in Vietnam (non l’avevo letto, nè immaginato, e nemmeno l’ho scritto, di conseguenza, nel mio commento precedente), perché mi sono fidata di quel che aveva letto e dichiarato in proposito, nel suo discorso, riportato sul sito linkato da Berlicche (cincinnati.com), lo stesso ragazzino protagonista, insieme all’ex militare, di questa vicenda. Copioincollo qui di seguito il passaggio in cui il collegiale sotto accusa parla della questione:

    “I have read that Mr. Phillips is a veteran of the United States Marines. I thank him for his service and am grateful to anyone who puts on the uniform to defend our nation. If anyone has earned the right to speak freely, it is a U.S. Marine veteran.”

    Però devo confessare – mea culpa, mea maxima culpa ! — di non aver letto ancora tutti gli altri articoli indicati da Berlicche nel suo post e nemmeno quelli suggeriti dal suo primo, secondo e terzo commento in calce al suo articolo; mi manca anche quello che segnalavi tu. Mi spiace, non ne ho avuto il tempo, ma prima o poi intendo rimediare. Grazie del consiglio, comunque.

    @ Berlicche

    Ammetto la mia colossale ignoranza, ma anche se il signor Phillips si è ridotto a fare il tecnico riparatore presso qualche base militare U.S.A. invece che il cecchino o l’assaltatore, se non in Vietnam, magari in Somalia o in Iraq, mi sembra(va) naturale pensare che chiunque faccia domanda e ottenga di entrare nel corpo speciale dei Marine, oltre ad aspettarsi un periodo di preparazione strettamente miitare molto duro e impegnativo, debba anche prevedere di finire, o presto o tardi, su un campo di battaglia e, quindi, in una situazione in cui non è poi così remota l’ipotesi di essere chiamato a mettere a rischio la vita per la difesa della propria nazione.

  10. “non è arrivata, che io sappia, eco in Italia”… incredibile come alla fine anche qui da noi ne abbiamo davvero scritto un po’ tutti, perlomeno nel nostro giro.
    Evidentemente ci rendiamo conto che insegna più del mondo di oggi questo non-evento che tante notizie oggettivamente da prima pagina

  11. @ senm_webmrs e @ Berlicche

    Riconosco di aver confuso il Corpo dei Marines con quello dei Navy S.E.A.L.S.: i primi sono un corpo militare REGOLARE delle forze armate U.S.A., a differenza dei secondi, che appartengono a un corpo speciale e, fin dal suo primo sorgere, formato da volontari, per giunta veterani e con uno stato di servizio più che esemplare.

    In ogni caso, al tempo in cui cominciò a vestire la divisa dei marines il nostro Mr. Phillips, cioè nel 1972, il servizio di leva era ancora obbligatorio dai 18 anni in poi, e con l’escalation dei combattimenti in Vietnam, dal 1966 in avanti, tutte le varie clausole e condizioni a cui ci si poteva appellare per evitare l’arruolamento, finirono con l’essere cancellate o notevolmente limitate.

    Soltanto un anno dopo l’entrata in servizio di Phillips, cioè nel 1973, il servizio di leva obbligatorio fu definitivamente abolito.

    (https://miles.forumcommunity.net/?t=41973488)

    Sulla base di questi dati storici e tecnici, devo ammettere di aver completamente travisato le ragioni dell’adesione del signor Phillips alla vita militare, adesione che corrispose molto probabilmente a una coscrizione forzata, più che a una scelta volontaria e meditata. I apologize.

  12. Si legge anche che Mr. Phillips “was discharged as a private”.
    Dunque se ne può dedurre che, dopo qualche mese di addestramento obbligatorio, sia stato associato a quello che è il personale civile all’interno delle strutture militari (nell’E.I. circa il 10% del totale).

  13. Ahem, credo che “private” corrisponda a “soldato semplice” – il grado più basso.

  14. In America qualcuno si è accorto dell’esagerazione delle reazioni di certe frange politiche (“What the hell is wrong with these people?”), e propone alcune risposte:

    http://edwardfeser.blogspot.com/2019/01/the-bizarro-world-of-left-wing-politics.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: