Rinuncia

C’è pochissima differenza tra un uomo che sceglie una donna* per tutta la vita e chi non ne sceglie nessuna. Il secondo rinuncia a tutte le donne, il primo a tutte le donne tranne una. Uno rinuncia a 3.000.000.000 di donne, l’altro a 3.000.000.001. Una su tre miliardi, quella che si potrebbe chiamare una “quantità trascurabile”.

Ciò che forse non si capisce oggi è quel concetto, rinuncia. Perché mai uno dovrebbe rinunciare a qualcosa, qualcosa di così bello e appetibile? Diciamo anche solo a tre milioni di persone dell’altro sesso, alla donna, alla ragazza più bella tra mille. Non provi neanche a farla tua, a consumare un rapporto. Incomprensibile, in un mondo dove il consumo è l’ultima parola, dove la regola è lo sbeffeggiare le regole.

E’ come il viaggiatore che non percorre tutte le strade, solo quella che porta a destinazione. Rinuncia a tutte le altre per arrivare da qualche parte. A ciò che davvero gli interessa.

Ciò che davvero interessa. Forse è questo il perno della vicenda: indecisi, viziati, non capiamo cosa ci interessa davvero. Cosa è meglio per noi. Vogliamo tutto, senza renderci conto che tutto è come nulla. Vogliamo cosa abbiamo davanti agli occhi, senza accorgerci che non è ciò che vogliamo.

Esercizio: capire cosa vogliamo veramente, senza frasi fatte, maschere, infingimenti. Provate a scriverlo, adesso, proprio adesso, per non dimenticare. Fatto?

Ed ora, a cosa sareste disposti a rinunciare per ottenerlo?
Se c’è qualcosa a cui non potreste rinunciare, allora avete scritto una menzogna.


* e viceversa per le donne, ovviamente

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 gennaio 2019 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Una cosa sola… io desidero:

    Abitare tutta la vita
    nella Casa del Signore!

    …ma “devo” rinunciare a tutto.

  2. Se ci riferiamo a un desiderio terreno, per esempio il successo in una iniziativa professionale/culturale che rappresenta in fondo la mia vocazione, per quanto importante, non me la sentirei di rinunciare per ottenerla all’amore della mia famiglia e a Dio.

    Per cui, a pensarci bene, tutto quello che voglio ce l’ho già.

  3. Grazie, anche con questo post hai dato voce ai miei pensieri.. 💚

  4. Voglio tutto , non voglio rinunciare a niente.
    E così delle tre miliardi ne ho sposata una , che al suo interno ne contiene 2 miliardinovecentonovantanovemilioninovecentonovantanovemilanovecentonovantanove.Ho sposato tutte le donne in una donna.

  5. Parlando da ammogliato e da poco pure papà, la differenza tra rinunciare a 2.999.999.9999 donne o 3 miliardi di donne non è da poco. E non sto parlando, spero sia chiaro, di sesso. La matematica di questo post è accattivante ma ingannevole (d’altra parte anche il donnaiolo più impenitente, il Don Giovanni, Georges Simenon, il moderno sex-addicted dovrà comunque sempre rinunciare approssimativamente a 3 miliardi di donne).

    Il fatto è, come dici tu dopo, che la rinuncia è una scelta. Cioè, percorrere una strada anziché un’altra (come per ogni cosa nella vita). Ma la scelta, e la rinuncia che si porta dietro, è sempre suscettibile di essere giudicata e vagliata, soprattutto da chi deve prenderla, soprattutto quando le conseguenze sono così importanti.

    Io personalmente, per quello che posso capire della questione (e per quanto poco io ne sia coinvolto), non ne capisco a pieno il senso nel sacerdozio. O meglio: come conciliare quello che dice Paolo in Corinzi I (che poi è più o meno quello che dice Buddha ai suoi discepoli laici: ma all’interno del buddhismo il razionale che c’è dietro è molto più trasparente) con quello che il moderno catechismo dice sulla famiglia? E come conciliare quest’ultima visione con il celibato dei sacerdoti? So che pagine e pagine sono scritte al riguardo, ma quelle che ho letto non mi hanno convinto.

  6. Il donnaiolo impenitente non è che rinuncia a tre miliardi di donne meno qualcuna; non ha semplicemente la forza fisica o il tempo per tutte. Rinunciare significa dire no, non magari.
    Il fatto è che rinunci a qualcosa per qualcosa di più grande; ad una paternità per una paternità più allargata, ad un amore per un amore più profondo.
    Ti consiglio di leggere quello che scrive in proposito di quello che dici Padre Aldo Trento, che per poco qualche decennio fa non buttò la tonaca alle ortiche per una donna. Forse ti può non convincere un ragionamento, ma una vita testimoniata potrebbe essere meglio (per esempio, anchequi)

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