Il quarto mago

Il sacerdote chiuse la porta della chiesa. La messa dell’Epifania era appena terminata, e i pochi fedeli erano già scomparsi diretti verso le loro case. “Sempre meno gente”, borbottò.
Un’ombra si mosse dietro il pesante portale, e lui ebbe un sussulto. Forse uno degli zingari che stazionavano all’ingresso che si attardava per estorcere l’usuale obolo? No, invece: un anziano ben vestito, il viso percorso da una fitta rete di rughe. Un parrocchiano? Il volto non gli era noto. “Buonasera”, salutò.
Il vecchio fece un passo avanti. “Buonasera. Buona Santa Epifania del Signore”, rispose.
Ah, uno di quelli, si disse il prete.
L’anziano riprese, con una voce che sembrava più giovane dei suoi anni: “Vorrei un chiarimento sull’omelia di stasera”. Fece una pausa, come raccogliendo le idee. “Se ho capito bene, lei sostiene che l’episodio dei Magi non è accaduto davvero ma è mitico, dato che lo racconta un solo Vangelo; che in realtà non erano in tre ma probabilmente una carovana di migranti in cerca di opportunità; che il termine esatto non è magi ma maghi, che la parola indicava dei ciarlatani, e che erano comunque degli sprovveduti perché persero la stella e sbagliarono andando a Gerusalemme da un assassino, Erode, anziché a Betlemme. Ho riassunto bene il suo pensiero?”
“Beh, direi che ha ascoltato l’omelia”, replicò il sacerdote, cautamente.
Il vecchio si fermò ancora, come raccogliendo le idee. Poi continuò. “Il termine può indicare anche ciarlatani nel senso in cui anche oggi un mago lo può essere. In realtà significava astrologi, una professione rispettata in quel tempo in cui conoscere il movimento dei pianeti e delle costellazioni era gran parte dell’astronomia. Quei nobili sapienti, perché lo erano, videro nei cieli due particolari congiunzioni a distanza di poco tempo, molto rare, le quali indicavano la nascita di un grande re in Giudea. Un segno potente e inequivocabile. Non dovevano credere a quello che era tutta la loro scienza? Si consultarono e si scambiarono pareri per lettera dai loro paesi, e infine decisero di trovarsi insieme per andare ad omaggiare quel re che le stelle predicevano. Non conoscevano le Scritture ebraiche, allora, se no si sarebbero recati subito a Betlemme; pensavano, come tutti, che un re non potesse nascere che in una famiglia regale, un loro pari.”
Fece una pausa. “Ma si sbagliavano. Quando videro il bambino, la piccola casa, quella famiglia di artigiani, dapprima pensarono di essersi ingannati. Ma poi… credettero. Capirono. Quasi tutti.”
Fissò il sacerdote. “Su una sola cosa non si è sbagliato. Non erano in tre, quegli antichi sapienti. Erano quattro. il quarto mago – sa, era anche lui un re, a suo modo – era molto più sapiente degli altri. Aveva particolari conoscenze segrete, e queste lo avevano reso troppo orgoglioso. Fu lui a consigliare gli altri di cercare Erode. Ma, arrivato a Betlemme, non poté credere che quel bambino fosse più di quello che sembrava, un uomo. Si rifiutò di dargli i regali che aveva preparato. E se ne andò via.” Strofinò i piedi per terra, come assorto in distanti ricordi. “I doni degli altri servirono per finanziare la fuga di quella famiglia fino in Egitto. I suoi se li tenne. Era venuto per conquistarsi i favori di un dominatore della Terra, che senso avrebbe avuto sprecarli così? Così adesso è ancora lì che cerca, che aspetta il ritorno di quel bambino, per potere correggere l’errore di allora. Per dargli quello che gli era dovuto.” Le mani nelle tasche del cappotto rovistarono un attimo, come per sincerarsi della presenza di qualcosa. Guardò direttamente negli occhi il sacerdote, che era rimasto immobile, stupito. “Sa qual è il suo problema? Quei re, quei magi videro un segno reale, e si mossero per cercare un sovrano reale per fede in quel segno. Lei pensa che la loro sia una solo una storia, si immagina che le cose accadano secondo il suo pensiero. E quindi non si muove verso quel bambino, a cui non crede davvero. Come quel quarto mago, lei pensa di sapere, e si perde ciò che è vero e che avrebbe solo bisogno di essere guardato per essere capito.”
Il prete a quelle parole si incupì, si riscosse. “Ma che dice? Si può sapere che vuole? Chi è lei?”
Ma il vecchio si era già voltato e si allontanava nell’oscurità. Alzò solo un attimo la testa verso le stelle che cominciavano a brillare nella notte limpida, come cercando qualcosa, sembrò averlo trovato, poi sospirò, voltò l’angolo e scomparve.
Anche il prete guardò verso le stelle, ma non vide niente.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 gennaio 2019 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Bellissimo……Grazie…..

    Inviato da Tablet Samsung.

  2. allegoria del tempo presente… a forza di cercare simboli da adattare al proprio limitato pensiero non si comprendono più le narrazioni di ciò che e avvenuto davvero… Grazie per il post :-)

  3. Grazie…

  4. Chissà cos’era il quarto regalo…

  5. Sterile il sapere colto dallo sguardo scettico di chi non sa vedere.

  6. Bel racconto, grazie!

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